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Mitizzare, trasfigurare, deformare, allucinare, ci è indispensabile da quando sappiamo di che si tratta.
Cadono uno dopo l’altro gli dei dello sport. Oggi, fatichiamo a trovarne di altri, di nuovi. Di quelli che hanno entusiasmato e acceso intere generazioni. Ma siamo anche in carenza di mitomani, nell’accezione più alta del termine, ossia di spettatori in grado di eccitarsi perennemente, patologicamente, capaci di scolpire allucinazioni sul nulla, di trasfigurare, mitizzare, di confezionare l’origami a colori di un Dio che non c’è, un Dio qualunque. Giancarlo Dotto, da mitomane incallito, passa in rassegna un’epoca mitologica, quella che ha visto Maradona e Federer, Edberg e Jordan, e tutti quei nomi illustri che hanno narrato e sublimato le gesta di questi grandi atleti. Così si vedrà Carmelo Bene inginocchiato davanti alla televisione dopo una punizione al bacio di Platini, l’inquietudine di Foster Wallace per la finale degli Us Open che vide Federer trionfare su Agassi nel 2005, lo stesso Dotto che, con una radiolina a transistor, ascolta la telecronaca di Paolo Valenti durante l’incontro di pugilato tra Griffith e Benvenuti. Il Dio che non c’è è una lunga confessione, ma anche un invito a non lasciarsi triturare dalla nullificante banalità del quotidiano, consumatori spasmodici di uno sport ridotto a numeri, statistiche, prestazioni fisiche. E quindi un inno alla necessità di riscoprirsi mitomani, abili nel trasformare la materia grezza in estasi liquida con cui dissetarsi, a ingannare e a ingannarsi, anziché guardare lo spettacolo autistico di quella forza bruta di cui Nadal è solo l’esemplare più riuscito, «un soggetto privo di grazia – beninteso non di talento, del quale il ragazzo è certo dotato – che lui immagina di poter compensare con un’applicazione maniacale». E tuttavia lo sport qui è solo un pretesto, l’allegoria che rivela un fenomeno più ampio: il deficit mitologico che caratterizza la nostra società, per carenza di materia prima e crollo della domanda, per l’incapacità collettiva di riconoscere Dio o di inventarlo ex novo, quando non c’è.  
166
2021
Giancarlo Dotto

Il Dio che non c’è

Mitizzare, trasfigurare, deformare, allucinare, ci è indispensabile da quando sappiamo di che si tratta.
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