Papelitos
07 Settembre 2022

PSG-Juventus, un equilibrio solo apparente

Se c'è stata partita è per la hybris francese.

Un po’ amichevole estiva, un po’ partita da regular season NBA. Oggi è tutto un ripetere di come la Juventus sia uscita dal Parco dei Principi a testa alta, e certamente è vero per il risultato e le occasioni avute. Ma diciamoci le cose come stanno, ciò è stato possibile grazie ad un PSG arrogante, presuntuoso, indolente, che un po’ è uscito dalla partita nel secondo tempo, un po’ ha dato proprio l’impressione di essere allergico al concetto stesso di applicazione difensiva.

Ci lascia un po’ perplessi sentire opinionisti e leggere editorialisti che analizzano la partita come se la Juventus se la fosse giocata alla pari. Questo famigerato “secondo tempo”, nel quale il PSG è sceso in campo in pantofole, non può di certo cancellare l’abisso tecnico tra le due squadre. D’accordo che nel calcio contano poco i se, i ma e i distinguo, d’accordo le assenze e d’accordo pure che nessuno si aspettava di più dalla Juventus (e infatti questa non è un’accusa, anzi, e ai bianconeri vanno riconosciuti più meriti che altro) ma non possiamo far passare il messaggio che sia stata una partita equilibrata, o meglio che sia stata una partita tra due squadre equilibrate.

Probabilmente se si potesse scambiarli i giocatori, come le figurine, neanche uno dei titolari di ieri sera della Juventus giocherebbe nel PSG.

E la sproporzione si è vista tutta, soprattutto nel primo tempo e soprattutto nella tecnica individuale, nella tecnica nello stretto e nella tecnica in velocità: una differenza di caratura, di “categorie”, rappresentata plasticamente dagli uno-due con i quali i fenomeni del Paris ubriacavano agilmente i bianconeri, li superavano come fossero birilli, o più semplicemente giocatori di una serie minore. Appena quelli là davanti alzavano i ritmi, la tenera retroguardia bianconera si scioglieva come neve al sole. Altro che potenziali campioni come Vlahovic, con tutto il rispetto più potenziali che campioni, per cui si sono sprecati addirittura i paragoni con Halaand ma che nei fondamentali (stop, movimenti, appoggi) è ancora distante anni luce dai migliori del suo ruolo.

“Mbappè è un fuoriclasse, un campione. Haaland è una macchina, un robot. Lui è più veloce di me, ma per il resto ce la giochiamo”.

Dusan Vlahovic, settembre 2021, DAZN

Se poi c’è stata partita lo si deve alla tracotanza dei parigini, i quali hanno rischiato di scontare la loro hybris concedendo diverse occasioni alla Juventus e rischiando di concederle anche un punto. E non vorremmo che oggi gli episodi, le occasioni e il risultato siano l’alibi per accontentarsi e non guardare in faccia la realtà. La partita di ieri sera ci ha ricordato ancora una volta come il calcio spremuto con le statistiche e le heat maps possa dire tutto ma non dire niente e come i numeri, a forza di torturarli, possano confessare qualsiasi cosa (copyright di Roberto Beccantini via Gregg Easterbrook).



Sia chiaro, a queste condizioni fa bene la Juventus a recriminare – nelle voci di giocatore e allenatore – per il risultato. Avendoci creduto un po’ di più forse sarebbe anche tornata a Torino con un pareggio, ma ciò non toglie il fatto che si tratti di due squadre di galassie diverse, e che se il PSG ci avesse messo un briciolo di attenzione in più (quella da riservare magari alle fasi ad eliminazioni diretta) probabilmente staremmo parlando di un risultato ben più rotondo. Questo forse oggi bisognerebbe sottolineare, più del – seppur ottimo – “secondo tempo”, come se le due squadre si fossero divise a metà la partita.

Una partita, in realtà, che si può riassumere con le parole con cui Allegri ha descritto Paredes: «i giocatori forti si vede da come stappano la palla, da come la passano, da come pensano quando giocano». Vero, ma sembrava stesse parlando degli avversari e della partita in generale. Perché a volte il calcio è davvero più semplice di quello che si crede. Semplice come la facilità con cui Neymar, un’opera d’arte vivente, accarezza il pallone e scucchiaia per quel fenomeno del numero 7; semplice come il modo in cui Mbappé dribbla, tira al volo, segna, e si butta la palla avanti bruciando i sudatissimi difensori bianconeri.

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