Carrello vuoto
Calcio
27 Settembre

Il Qarabag è la speranza del Nagorno

Alla scoperta del calcio nel Nagorno Karabakh.

Esplorando il Caucaso o guardando una cartina geografica nessuno troverà traccia del Nagorno Karabakh. Un fazzoletto di terra, il ponte fra Europa ed Asia, situato tra la cristiana Armenia e l’Azerbaigian musulmano. Un territorio capace di connettere il 70% della popolazione e delle risorse energetiche mondiali, e da sempre conteso fra i due Stati; inizialmente fece parte dell’ URSS e solo nel 1923 entrò a far parte dell’Azerbaigian. Gli scontri tra armeni ed azeri iniziarono, tuttavia, ben prima del definitivo crollo dell’URSS. Già tra il 1987/88 Baku lanciò dei veri e propri programmi anti-armeni per contrastare le rivendicazioni dell’Alto Karabakh ad unirsi alla Repubblica Armena.

 

 

Le relazioni precipitarono con il crollo dell’Unione sovietica a cavallo degli anni 90: infatti, dopo un referendum indetto nel 1991 sulla possibilità di annessione allo stato armeno, la situazione degenerò del tutto sfociando in una guerra violentissima, con l’esercito azero che apri il fuoco sulla popolazione. Una guerra che non fu segnata dall’odio etnico fra la maggioranza armena (cristiana) e gli azeri (musulmani), ma fu invece una vera e propria guerra identitaria da parte degli abitanti del Nagorno, i quali chiedevano autonomia ed indipendenza da uno stato vicino territorialmente ma culturalmente lontano. Gli armeni e i territori del Nagorno furono appoggiati dalla Russia e dall’Iran, l’Azerbaigian invece da Turchia e dagli Stati Uniti.

 

 

Le stime parlano di più di 30.000 morti, con quasi un milione di profughi e città andate completamente distrutte per la violenza inaudita del conflitto. Durato formalmente dal 1988 al 1994, si è concluso con la vittoria delle forze armate armene e l’indipendenza de facto del Nagorno Karabakh, una Nazione riconosciuta solo dai sui abitanti, ma da nessun membro dell’ONU né tantomeno dall’Azerbaigian o dall’Armenia. Tra l’altro, le cicatrici della guerra non si sono ancora rimarginate del tutto: basti pensare all’escalation militare di Aprile 2016 che ha infiammato nuovamente gli animi, con il sostegno del Presidente turco Erdogan a favore del governo azero.

 

image-20160404-27115-1n4qbuy
La situazione nel Nagorno Karabakh in una cartina

 

 

La popolazione del Nagorno ha di necessità dovuto adattare il proprio stile di vita in base ai bombardamenti: i bambini impararono a disputare partite di calcio di diciotto minuti ad esempio, in quanto venti sono i minuti per ricaricare le granate dell’ultima esplosione. Agdam in tal senso, importante centro nella pianura azera proprio sotto i rilievi del Karabakh, è una città simbolo della violenza del conflitto. La città è andata completamente distrutta dopo un pesante bombardamento, costringendo l’intera popolazione di circa 60.000 abitanti a migrare nelle zone limitrofe, disperdendosi sul territorio.

 

 

Il territorio della città di Agdam, dal 24 luglio del 1993, fa parte dei territori dello stato del Nagorno Karabakh ed è considerato fondamentale oltre che strategico dalle forze armene, giacché da lì erano partite tutte le offensive azere. Attualmente quel che ne rimane è solo una città fantasma, non più abitata e ridotta completamente in macerie, con solo la memoria di una città fiorente. L’unica cosa che ancora resta viva, però, è proprio la squadra di calcio di Agdam, il Qarabag. Una squadra itinerante, in perenne trasferta dal 1993: oltre ventiquattro anni di partite giocate lontane dal proprio covo, lo stadio Imaret di Agdam, inaugurato nel 1952 e andato distrutto con la guerra.

.

Più di un club verrebbe da dire, attualmente il Qarabag rappresenta la memoria storica di una città che non esiste più. E allora il Qarabag è il punto di partenza per la ricostruzione di Agdam, ed anche un modo per non dimenticare la guerra del Nagorno Karabakh.

 

Il primo titolo del campionato azero arriva proprio nel 1993 – una settimana dopo la presa e la distruzione di Agdam – ovviamente oscurato nelle notizie dell’epoca, occupate a raccontare la violenza della guerra. Protagonisti della guerra anche alcuni membri dello stesso Qarabag, basti pensare all’allenatore Allahverdi Teymur oglu Bagirov che si arruolò, raggiungendo il grado di comandante, e morì sul fronte mentre aiutava dei rifugiati a scappare nel giugno del 1992. Le sue gesta non passeranno inosservate, ed anzi lo elevarono al rango di eroe nazionale e conseguentemente a punto di riferimento per i sostenitori del Qarabag, che ne perpetuano ancora il ricordo con uno stendardo a lui dedicato esposto in tutte le partite del club.

 

82523
Bagirov accompagna tutte le partite del Qarabag

 

 

Il Qarabag è un modello identitario dell’Azerbaigian, un modello per esportare un’immagine positiva anche all’estero. Lo sport e il calcio, in particolare, sono stati sfruttati per migliorare l’immagine di un Paese afflitto da evidenti problemi sul fronte dei diritti umani. Non è quindi una sorpresa che il governo dell’Azerbaigian sia pronto ad investire sul Qarabag, unico club azero ad aver raggiunto la fase a gironi della Champions League e quest’oggi avversario dell’As Roma. Riprendendo le parole del portavoce del Ministero degli Affari Esteri dell’Azerbaigian possiamo ben capire cosa rappresenti il Qarabag nello stato azero:

“Il Qarabag rappresenta non solo l’Azerbaigian, ma anche la speranza di un milione di rifugiati guidati dalla loro casa”.

L’interesse per lo sport da parte del governo azero è evidenziato dalla trasformazione che ha investito la città di Baku, che da anonima città sovietica si è trasformata in una dinamica metropoli occidentale attraverso l’organizzazione di diversi eventi culturali e sportivi (dal 2002 ad oggi Baku ha ospitato trentasei manifestazioni sportive differenti). L’idea di ripulire l’immagine del paese – macchiata da brogli elettorali, arresti di giornalisti e repressione – attraverso lo sport, ed il calcio in particolare, era d’altronde un obiettivo dichiarato nell’agenda politica, con ogni probabilità voluto dallo stesso Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaigian dal 2003.

 

 

Essere tifosi del Qarabag in un contesto simile non è semplice, ma permette di vivere il tifo con una spinta, un sentimento in più; non è questa una squadra come un’altra, è il ricordo di migliaia di rifugiati, simbolo degli orrori della guerra e forse da quel momento in poi strumento di potere dell’Azerbaigian. I tifosi del Qarabag anche per questo sono estremamente fieri del proprio team, talmente orgogliosi da chiudersi nel riserbo. Raccontare la loro storia è molto difficile poiché in molti non vogliono ricordare le atrocità degli anni 90 ed altri invece, che non erano ancora nati, si aggrappano al club ed al mondo ultras degli “Imaret Tayfa” creando un rapporto diretto con la propria vecchia terra d’origine, attualmente lontana da loro da una cortina di fuoco che separa il Nagorno Karabakh dall’Azerbaigian.

 

73651
Una panoramica sulla curva del Qarabag

 

 

Gli Imaret Tayfa sono un gruppo ultras fiero, moderato, fedele all’immagine del soldato ed ex allenatore Allahverdi Teymur Oglu Bagirov, che portano con se in ogni match disputato dal Qarabag: una sorta di gagliardetto identificativo. Nascono nel 2009 ed il nome, come loro stessi ci raccontano avvicinati pochi giorni prima del match di Champions League contro il Chelsea di Antonio Conte, riprende il nome del vecchio stadio del Qarabag, l’Imaret stadium di Agdam costruito nel 1952 ed andato distrutto durante un bombardamento del 1993. Tayfa invece significa tribù, clan, gruppo, e rimanda a quell’incancellabile senso di appartenenza con il territorio di Agdam: così nasce l’Imaret Tribù.

“Il Qarabag è la nostra patria, anche se alcuni di noi non sono nati lì, le nostre anime appartengono a quella terra” cosi uno di loro esclama durante il nostro incontro “il Qarabag è un simbolo per tutti noi e per tutto l’Azerbaigian, anche se la guerra ci tiene lontani da quel territorio il Qarabag esiste ancora”.

Si percepisce il grado di orgoglio di questi tifosi a pelle, e toccar l’argomento della guerra non è dei più facili. Anche se molti di loro sono nati e cresciuti lontani dal conflitto, diversi familiari invece mantengono vivo il ricordo di quei giorni; il rancore e la voglia di ritornare sono forti, ed il grado di tensione sull’argomento è tale da rendere impossibile rubar loro più di due parole. Nel 2016 gli animi lungo il confine si riaccesero con numerose esercitazioni da parte di entrambi i fronti, in attesa del passo falso dell’avversario per scatenare l’indicibile.

 

 

Gli Imaret Tayfa nel momento in cui si parla di guerra cambiano atteggiamento: la disponibilità mostrata in un primo momento svanisce e la conversazione assume toni distanti, seccati, concludendosi con un chiaro “No, non ne vogliamo parlare. Noi siamo ultras e di questi argomenti ne possono parlare solo i superiori, i patrioti del nostro gruppo”. Una chiusura ermetica che non fa trapelare nessuna parola in merito, ma che rispecchia la situazione di tensione interna al Paese in merito al Nagorno Karabakh.

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Papelitos
Andrea Antonioli
5 Maggio 2022

Tradizione, mistica, religione

Así gana el Madrid.
Papelitos
Gianluca Palamidessi e Andrea Antonioli
27 Aprile 2022

Manchester City-Real è stata utopia

Tra orrori difensivi e talento smisurato dei singoli.
Cultura
Diego Mariottini
2 Aprile 2022

Entrenamos en suelo argentino!

Lo sport argentino nel conflitto delle Malvinas.
Papelitos
La Redazione
31 Marzo 2022

La nuova Champions sarà una Superlega

Tanto valeva fare quella originale.
Tifo
Lorenzo Serafinelli
27 Marzo 2022

L’anima nera degli ultras ucraini

Dalle curve al fronte, tra guerra e ultranazionalismo.
Italia
Vito Alberto Amendolara
13 Gennaio 2022

L’anno del Serpente

L'Inter è ancora la squadra da battere.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
9 Dicembre 2021

Non studio, non lavoro, non guardo la tv

Non vado al cinema, non faccio sport.
Cultura
Niccolò Maria de Vincenti
9 Dicembre 2021

L’Inno della Champions

Storia della melica più celebre del Calcio.
Papelitos
Federico Brasile
8 Dicembre 2021

Siamo periferia d’Europa

Mai così impotente e lontana del centro.
Papelitos
Federico Brasile
20 Ottobre 2021

L’Europa chiama, l’Italia non risponde

Il calcio italiano deve guardarsi allo specchio.
Calcio
Gianluigi Sottile
1 Ottobre 2021

I campionati non valgono più nulla

Ormai, per le grandi squadre, è solo la Champions il metro della stagione.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Settembre 2021

Non ditelo a Florentino

Lo Sheriff Tiraspol dà una lezione al Real e ai (pre)potenti del calcio.
Papelitos
Valerio Santori
15 Settembre 2021

Da Malmö a Malmö

Sta tornando la Juventus di Allegri?
Cultura
Francesca Lezzi
10 Settembre 2021

Lo sport nel Nazismo

Una preparazione alla guerra.
Tifo
Lorenzo Santucci
6 Settembre 2021

State attenti ad insultare i tifosi

La protesta dei tifosi del Milan è sacrosanta ma non sufficiente.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Ritratti
Marco Armocida
5 Maggio 2021

Toni Kroos, il principe

Elegante, intelligente, colonna del Real Madrid.
Papelitos
Guglielmo Russo Walti
14 Aprile 2021

Le follie dell’imperatore

Le spese del City e l'obbligo di vincere la Champions.
Estero
Gianluca Palamidessi
13 Aprile 2021

La difesa è il miglior attacco

Il Chelsea di Tuchel lo dimostra.
Cultura
Leonardo Palma
7 Aprile 2021

La vita da romanzo di Graham Greene

Un viaggiatore ed esploratore in fuga dalla noia e dall’inquietudine.
Italia
Federico Brasile
18 Marzo 2021

Il fallimento italiano non è colpa del “gioco”

Ma del ritardo (tecnico, fisico e caratteriale) del nostro calcio.
Papelitos
Marco Armocida
13 Marzo 2021

È troppo facile prendersela con Cristiano Ronaldo

Da leggenda vivente a fardello il passo è in un click.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
10 Marzo 2021

L’identità non è un’opzione

Cosa ci ha detto l'eliminazione della Juventus.
Ritratti
Andrea Angelucci
11 Febbraio 2021

Lo strano caso di Aritz Aduriz

Compie oggi 40 anni un simbolo del calcio basco.
Ritratti
Gianluigi Sottile
22 Dicembre 2020

La guerra di Mario Mandzukic

Un uomo contro lo spirito del suo tempo.
Ritratti
Luca Pulsoni
5 Dicembre 2020

Jay Jay Okocha ha dilatato spazio e tempo

La magia del 10 africano più forte di sempre.
Storie
Simone Galeotti
21 Novembre 2020

L’Aston Villa è un pilastro del calcio inglese

Compie oggi 146 anni una squadra simbolo d'Inghilterra.
Calcio
Gianluigi Sottile
27 Ottobre 2020

All or nothing: la strategia di Amazon nel calcio

Lo sport come nuova frontiera da conquistare.
Papelitos
Federico Brasile
21 Ottobre 2020

Una Superlega made in JP Morgan

Sembra tutto pronto per la stretta degli oligarchi.
Calcio
Andrea Antonioli
24 Agosto 2020

Il Bayern Monaco non è un top club qualsiasi

Affrontare la modernità con la forza della tradizione.
Tennis
Lorenzo Ottone
23 Agosto 2020

Il calcio post-Covid è più finto della Playstation

Quanto è triste alzare una coppa in uno stadio vuoto?
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
16 Agosto 2020

In un calcio sballato, il solito Pep

Tutto cambia in questa Champions, tranne la sfortuna di Guardiola.
Tennis
Gianluca Palamidessi
15 Agosto 2020

È questo il calcio che volete?

Se quello di ieri è football, meglio votarsi al tennis.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
13 Agosto 2020

L’Italia che dorme aggrappata al sogno dell’Atalanta

Siamo stati costretti a credere in un miracolo.
Papelitos
Alberto Fabbri
7 Agosto 2020

Champions League 19/20: prove tecniche di Superlega

E se l'élite europea se ne andasse davvero per conto suo?
Ritratti
Andrea Catalano
18 Luglio 2020

Giacinto Facchetti, capitano mio capitano

Il 18 Luglio del '42 nasceva una leggenda dell'Inter e colonna della Nazionale.
Storie
Alberto Fabbri
25 Aprile 2020

Paradiso-inferno, andata e risorto

La drammatica vicenda di Mario Pagotto, dai campi della massima serie ai lager, morto e risorto.
Storie
Rudy Galetti
22 Aprile 2020

Il miracolo di Brian Clough

La straordinaria epopea del Nottingham Forest.
Calcio
Gianluigi Sottile
10 Aprile 2020

Le radici di Sadio Mané

Conservare Dio e la propria cultura. Ignorare i media. Vincere.
Recensioni
Massimiliano Vino
9 Aprile 2020

I primi cinquant’anni del calcio in Italia

Enrico Brizzi racconta il pallone tricolore, dalle sue origini fino al Grande Torino.
Storie
Massimiliano Vino
13 Marzo 2020

Solo la guerra aveva fermato il calcio italiano

Maggio 1915, l'Italia entra in guerra: il campionato viene interrotto e poi assegnato al Genoa.
Calcio
Alberto Fabbri
12 Marzo 2020

Dammi solo un minuto, un soffio di fiato, un attimo ancora

Ad Anfield ci siamo dimenticati di tutto il resto.
Storie
Alberto Fabbri
12 Marzo 2020

Il D’Annunzio sportivo

Un ritratto del Vate attraverso lo sport.
Calcio
Federico Brasile
6 Marzo 2020

Agnelli, era meglio tacere

Il presidente bianconero ha in testa un modello di calcio esclusivo, elitario e antidemocratico.
Calcio
Andrea Fantucchio
15 Febbraio 2020

Goodbye Manchester city

Chi c'è dietro alla maxi squalifica inflitta ai Cityzens.
Ritratti
Enrico Leo
30 Gennaio 2020

Dejan Savicevic, il Genio

Il Genio nato all'ombra dei Balcani che ha stregato l'Europa.
Calcio
Federico Brasile
23 Gennaio 2020

Il Mihajlovic politico

Non possiamo giudicare Sinisa Mihajlovic con le nostre categorie.
Calcio
Mattia Curmà
7 Gennaio 2020

Frank Rijkaard, l’olandese sparito

La parabola misteriosa dell'allenatore che ha rimesso Barcelona sulla mappa del calcio.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
27 Dicembre 2019

Roberto Firmino: l’attaccante invisibile

Celebrazione di Roberto Firmino, l'attaccante invisibile della squadra più forte al mondo.
Papelitos
Federico Brasile
12 Dicembre 2019

L’Atalanta ci fa tornare bambini

Il trionfo dell'Atalanta è la vittoria dei belli e dei giusti.