Sabato 15 giugno inizierà la Copa America. Notti di sacra veglia ci attendono. Di Caffè e di Mate preparati con cura, fedeli compagni di viaggio delle piccole ore vissute con passione insieme al calcio sudamericano. Dodici squadre pronte a darsi battaglia in un mese di autentico fùtbol. Se doveste notare qualcosa di strano nel tabellone di partenza, non stupitevi. Non sarà il sonno a parlarvi, né il sogno ad ingannarvi, ma un incubo ad occhi aperti. Se doveste leggere Qatar, sappiate fin d’ora che è tutto reale.

 

Torna la competizione a 12 squadre dopo ben 26 anni. E’ infatti il 1993 e la Copa America si gioca ancora tra una nostalgica dozzina di nazionali. Dopo quell’edizione, cambia la formula. Sei squadre “extra”, tre dal Nord America e tre dall’Asia, sono invitate a partecipare dietro lauto compenso (in pubblicità e turismo, soprattutto; a ciascuno il suo). L’ultima edizione, quella del 2016 negli Stati Uniti, seguiva proprio questa formula. A maggio del 2018 la Conmebol ha deciso di cambiare nuovamente il regolamento, colpita da una ventata di Saudade.

 

 

Nella foto, da sinistra, l’ex emiro Hamad bin Khalifa Al Thani e la moglie Moza bint Nasser Al-Missned

 

 

Perché il Qatar? Qui entriamo nel regno dell’incomprensibile. Da che Copa America è Copa America, la formula è rimasta la stessa. Che siano 16 o 12 squadre (l’altra squadra invitata quest’anno è il Giappone), cambia poco; sempre di introiti si parla. Introiti per chi? Certo non solo per gli organizzatori. Il paese ospitante, metonimia di un’intera razza, quella sudamericana, ne ricava non solo in guadagni immediati, ma (possibilmente) futuri. D’altra parte, chi se non i veri appassionati (o i nerd come Lele Adani e Paolo Borghi, veri maestri della bola sudamericana) getteranno quest’estate, agli orari più improbabili, anche solo una rapida occhiata sui match del torneo?

 

Citando un’osservazione a dir poco cogente di Massimo Fini, il calcio sudamericano è il calcio italiano senza il grande mercato delle televisioni (e delle pay-tv). Povero, dunque bisognoso di denaro e visibilità: sempre e ad ogni costo. Il Qatar si abituerà a giocare un calcio d’alto livello, aspettando il mondiale venturo. Lì sapremo realmente riconoscere la nostra coerenza, le nostre ideologiche battaglie, tra bisogno e passione, denaro e amore, Qatar y Saudade.