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Estero
9 Giugno

La guerra (delle radio) più assurda di sempre

Paolo Cammarano

4 articoli
Un potere che in Spagna superava quello dei club.

Uno spot dalla fotografia tipicamente anni ’80: controluce arditi, dettagli colti con lo zoom, colonna sonora elettronica; una voce fuori campo stentorea afferma che José Maria Garcia parla quando tutti per vigliaccheria stanno zitti, e per dire la verità al suo pubblico non dorme né lascia dormire. Garcia ha quarantacinque anni ed è il re incontrastato della radio con il suo programma SuperGarcia, una sorta di Gianni Brera per le invenzioni linguistiche e i neologismi che crea all’impronta.

È un tipo bassino, perennemente con il sigaro sulle labbra. Stronca gli allenatori che non gli piacciono provocandone l’esonero, è amico personale di alcuni presidenti e intimo nemico di altri, si permette il lusso di attaccare ministri e di sfidare i dirigenti sportivi. Eppure ancora non sa che il suo regno sta per essere messo in discussione.

José Garcia e il suo inseparabile sigaro.

In Italia la radio sportiva in quegli anni aveva il suo apice la domenica pomeriggio quando Ciotti e Ameri raccontavano le gesta sportive della Serie A in Tutto il calcio minuto per minuto. In Spagna lo sport invece era protagonista quotidiano nella fascia di mezzanotte, che diventò in breve tempo la più ascoltata della giornata.

Si diceva che Garcia cominciava a mezzanotte e finiva quando voleva: una star con uno stipendio annuale nel 1987 di mille milioni di pesetas – ovvero sei milioni di euro odierni – insomma guadagnava molto di piú dei fuoriclasse da lui raccontati. Il potere di Garcia era immenso: il contratto di Hugo Sanchez si firmó nel suo ufficio, la sua popolaritá si estendeva molto oltre i limiti del giornalismo sportivo, aveva il privilegio di chiamare direttamente il re Juan Carlos, che gli rilasciava interviste in esclusiva.

In quel momento nessuno sembrava avere il coraggio di sfidare Garcia eppure in un’altra emittente, Cadena Ser, alcuni giovani redattori cominciarono un programma in cui ogni giorno ruotava il presentatore. Il direttore della radio una notte lo ascoltó con la sua fidanzata, alla ragazza lo sport non interessava eppure, quella sera, rise. Al microfono c’era Ramon De la Morena: trent’anni, nato in un paesino vicino Madrid, raccontava la sue esperienze personali con un tono disteso e cordiale; il direttore comprese che poteva intercettare un pubblico differente, e gli affidó un nuovo programma dal titolo El Larguero.

De la Morena nell’interpretazione della serie prodotta da Movistar.

De la Morena sdrammatizzò la cronaca sportiva concedendo spazio ai suoi inviati e redattori, mentre Garcia era un accentratore monologante che ricorreva alla critica salace per attrarre il suo pubblico. Riempì il programma di interviste dal tono intimo e invitò allenatori disoccupati trasformandoli in opinionisti fissi, nel mentre si spacciava per un ragazzo di paese un po’ naif, accentuando volutamente il contrasto rispetto al potere e all’austerità di Garcia.

Quest’ultimo, intuendo da autentico predatore il pericolo, lo attaccò mettendo in campo tutta la sua autorità e gli diede del “ragazzino incompetente”; riconoscendogli il ruolo da antagonista commise il suo primo errore, anche se all’inizio la sua autodifesa dalla lesa maestà parve essere efficace. De la Morena era ancora troppo ingenuo, cadde nella provocazione e insinuò che i soldi guadagnati da Garcia fossero il prezzo incassato per vendersi: la sua emittente lo punì togliendogli la conduzione e facendolo rientrare nei ranghi. La guerra sembrava definitivamente vinta dal suo avversario, ma non era così.

Nel 1991 De la Morena ritornò in sella, mentre Garcia aveva cambiato emittente e continuava ad essere solido leader degli ascolti: erano ufficialmente riprese le ostilità. La guerra durò un decennio e gli ascoltatori di quell’epoca dovettero inevitabilmente scegliere se stare con l’uno o l’altro. Un dualismo tipico dello sport, ma che questa volta si estendeva a chi lo raccontava: il veterano professionista contro la rampante promessa.



I colpi bassi erano all’ordine del giorno: De la Morena registrava le interviste mentre Garcia voleva solo i protagonisti in diretta, motivo per cui alcune volte gli atleti guadagnavano il dono dell’ubiquità ritrovandosi nei due programmi contemporaneamente. I redattori dei due bandi usavano qualsiasi mezzo pur di prevalere sulla concorrenza: inseguimenti automobilistici, sequestri telefonici – nell’epoca del telefono fisso non mancavano trucchi per mettere fuori gioco l’avversario – fino ad autentici scontri con insulti.

De la Morena si rese conto che poteva trarre vantaggi dal corpo a corpo: il suo pubblico giovanile si divertiva con gli attacchi a Garcia, così decise di riempire lo studio con molte persone (la maggioranza erano studenti, e venivano ammessi applausi e risate). Garcia ribatté che si trattava di un circo e non più di un programma sportivo, eppure De la Morena insistette, portandolo sulla strada, in tour per il Paese.

Nel 1994 Cadena Ser lanciò addirittura una campagna pubblicitaria in cui Garcia venne ritratto come Hitler, utilizzando un’immagine de Il Grande dittatore di Charlie Chaplin. De la Morena cercava in tutti i modi di trasmettere l’idea che Garcia rappresentasse il passato, e l’operazione diede i suoi frutti: se nel 1992 la differenza di audience fra i due programmi era di mezzo milione a favore di Garcia, alla fine del 1994 la distanza si era ridotta a soli 80.000.

guerra radio spagna
Qui invece Garcia, sempre nella serie tv uscita recentemente.

De la Morena disse di Garcia che “non aveva amici, ma solo complici”, lo etichettó come “un delinquente abituato a ricattare” e nel frattempo tutti i nemici di Garcia diventavano automaticamente amici di De la Morena (fra questi spiccavano Jorge Valdano, Pedro Delgado, il ct della nazionale Javier Clemente). Lo scontro era feroce, ai limiti dellossessione: basti pensare che Garcia aveva ordinato la registrazione ogni notte del programma dell’avversario e, appena terminata la diretta, raccoglieva i nastri sulla sua scrivania e li ascoltava mentre il suo autista percorreva la strada diretta alla sua villa, in un sobborgo ricco di Madrid.

Ognuno dei due contendenti aveva sempre un redattore in marcatura sull’altro per sapere in tempo reale cosa dicesse, e reagire così di conseguenza. In uno scambio particolarmente acceso Garcia accusò De la Morena di pretendere di “essere un amante della corrida, ma di preferire i toreros ai tori”; l’altro, dopo pochi minuti, ammise di stimare i toreros come atleti aggiungendo che, a differenza di altri, “non sarebbe mai andato a letto con una vacca”.

Il limite era stato ormai superato, con sullo sfondo una Spagna sospesa fra tradizione e modernità, in cui il politicamente corretto non aveva ancora limitato le possibilità della libera espressione. Lo scontro fra i due giornalisti fu duro, ma anche funzionale a stimolare la caccia alla notizia, in un miglioramento reciproco al fine di guadagnare ascolti: fu così, ad esempio, che De la Morena scoprì una rete di partite truccate la quale coinvolgeva calciatori di prima e seconda serie.



La storia delle acerrima rivalità tra i due giornalisti è tanto famosa in Spagna che è stata oggetto di programmi televisivi, reportage e ora persino di una serie di Movistar, fra la commedia e il grottesco. Si intitola “I re della notte e racconta, romanzando ma nemmeno tanto, i retroscena di quella battaglia, segnata da una popolarità che anno dopo anno premiava sempre di più il giovane sfidante fino al sorpasso negli ascolti del 1995.

La guerra continuerà alcuni anni ancora, con De la Morena sempre in testa, e terminerà nel 2002 quando Garcia – dopo l’ennesimo cambio d’antenna – un giorno qualsiasi entrò nel suo ufficio, scrisse qualcosa a macchina, lasciò una busta alla sua segretaria e salutò la redazione senza proferire una parola di commiato. Garcia non tornerà mai più a condurre in radio e si ritirerà a vita privata, rilasciando solo interviste e partecipando al massimo a conferenze.

La foto in cui De la Morena e la sua redazione celebrano il sorpasso di ascolti su Garcia.

Eppure, probabilmente, quel giorno fu anche l’inizio della fine per De la Morena: come sempre accade lo scontro fra i due aveva scatenato i peggiori istinti ma anche le migliori qualità, e di solito tutto finisce con uno più lesto di te nel captare la temperie culturale di un’epoca. La cosa paradossale è che la serie sia uscita solo due mesi dopo l’annuncio del ritiro di La Morena, attualmente conduttore de “El Transistor” a Onda Cero, e reduce da vari anni di sconfitte patite contro conduttori piú giovani.

De la Morena ha dichiarato di avere altre priorità: un figlio di pochi mesi, una nuova compagna, la sua fondazione dedicata alla promozione del calcio fra i bambini; insomma, se ne va in pensione e cerca buone ragioni per accettarlo. D’altronde da anni manifestava la sua contrarietà al dominio degli uffici comunicazione delle società di calcio, ai media che si occupano delle storie Instagram degli sportivi come se contenessero notizie, agli stessi atleti che preferiscono dare interviste allo youtuber del momento o autoprodursi orrendi documentari agiografici con il sostegno di Netflix e Amazon.

All Or Nothing, il format targato Amazon Prime che ha ribaltato le categorie tradizionali della narrazione sportiva.

Nelle sue parole c’è la nostalgia di chi inizia a sentire inesorabile il peso dell’età, ma forse anche la lucida consapevolezza di chi fa parte di un mondo destinato a sparire. Forse proprio per questo, qualche anno fa, decise di telefonare al suo antico nemico per dargli un appuntamento privato in un ristorante del centro di Madrid, lontano dai riflettori.

De la Morena confessò mesi dopo di avergli portato una foto rara in cui i due stavano assieme – lui come stagista, all’inizio della sua carriera, e Garcia seduto – e che la riconciliazione di quella cena fosse passata attraverso una lunga conversazione sulla radio, sullo sport, sui loro errori e sui loro successi. Negli ultimi tempi hanno avuto modo di conversare davanti a una telecamera, e Garcia è persino intervenuto brevemente nel programma di De la Morena nel ruolo surreale di presidente di una squadra di calcetto: i loro dialoghi sono sempre apparsi corretti, anche troppo, a tratti e un poco insipidi. In fondo le cose più interessanti (non) se le erano mandati a dire anni prima, oppure se le erano confessate, davanti a una buona bottiglia di vino, in quel ristorante di Madrid.


Nell’immagine di copertina Garcia, istrionico, con la sua redazione attenta alle quote rosa.


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