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7 Aprile

Il Real Madrid è già nostalgia

Una squadra iconica eppure viva.

Le opere d’arte, diceva Levinas, raccontano la morte degli autori che le hanno prodotte. In effetti tutto ciò che viene esposto nei musei questo è: assenze in carne ed ossa. Non a caso Roland Barthes (ne La camera chiara) scrive che la fotografia è «un’immagine viva di una cosa morta». Questo pensiero, limpido come l’intelligenza dei suoi artefici, è stato smentito dal Real Madrid di Ancelotti ieri sera. L’andata col Chelsea nei quarti di Champions League se ci ha lasciato un messaggio è questo qui: il Real Madrid è già nostalgia. È un ricordo vivente, è l’incarnazione di un sentimento, l’emozione che non accetta di essere misurata con le parole.

real madrid chelsea
Il calcio è un gioco semplice

È Luka Modric che ha una chioma tanto folta quanto iconica, con due piedi (questi sì) da museo e un cervello da geometra: immagine e somiglianza del Real Madrid, una squadra collettivamente individuale – dove cioè la forza del gruppo è data dalla stratosferica classe dei singoli. Ma questo Real è anche Toni Kroos, principesco come sempre, e Casemiro, che ringhia sulle caviglie degli avversari e fa volentieri il lavoro sporco, ma con una pulizia nel fraseggio che ti fa sentire a casa. Al sicuro e protetto, soprattutto se sull’esterno agisce quel treno instancabile di Valverde. È Vinicius Junior, brasiliano vero con una testa da giocatore europeo. Un talento mostruoso, capace di assistere i compagni ma anche di dribblare tutti come e quando vuole.

Però l’onnipotenza lasciatela al franco-algerino con la nove sulle spalle. Più che sindrome di Stendhal, chiamatela sindrome di Benzema.

Farci emozionare così due volte nella stessa stagione (e in meno di trenta giorni) è un dono del quale dobbiamo essere grati. Lo ha detto meglio di chiunque altro Patrice Evra all’intervallo della sfida: «Vorrei ringraziare i protagonisti della partita». Noi ringraziamo soprattutto Benzema che, contro il Barcellona, nel Clasico perso (non a caso) malamente dai blancos, era assente.

37 gol in 36 partite, queste le cifre quest’anno di Karim Benzema per chi ama cibarsi delle statistiche. Noi, invece, che abbiamo la testa dura e il cuore sempre bisognoso d’amore, ci ricorderemo delle due partite che ci hanno rivelato – come può farlo solo un’opera d’arte vivente – il più forte attaccante del pianeta. Estasi pura, in grado di unire sacro e profano. Leader tecnico, morale, capitano assoluto di un Real che rischia di diventare iconico quanto quello della Decima – quando in panchina c’era sempre Carletto Ancelotti, il re della Champions. Aspettando a cantare vittoria, date a Karim quello che gli avete sempre negato: non un posto tra i grandi, ma il trono.

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