Tifo
17 Aprile 2022

La guerra intestina del River Plate

La dirigenza (e le autorità) contro i tifosi.

Il River Plate formato europeo di Marcelo Gallardo continua a stupire e a mettere in mostra i suoi gioielli, Enzo Fernandez e Julian Alvarez; eppure a riempire le pagine di cronaca, soprattutto dei principali quotidiani nazionali, è quello che accade fuori dal campo. Prima dell’ultimo match del Monumental infatti, vinto per 4-2 dal River contro l’Argentinos Jrs, la polizia ha arrestato 150 membri della Barra del River, saliti a oltre 250 dopo le prime ricostruzioni, fermando i Los Borrachos del Tablon – LBDT, nome del gruppo organizzato – che si stavano dirigendo verso lo stadio incuranti del “derecho de admisión” emanato il 4 aprile dal “Ministerio de seguridad” (il quale impediva loro, per l’appunto, l’ingresso nell’impianto). L’accusa è di associazione illecita ma le sanzioni vanno inquadrate nel più ampio disegno, appoggiato dalla dirigenza del club, di “ripulire” le tribune.

Ripercorrendo i fatti di domenica scorsa, innanzitutto gli autobus che trasportano la banda guidata da Héctor Caverna Godoy vengono perquisiti da parte della polizia; poi, considerato che molti sono parte della lista “tribuna segura”, c’è un immediato tentativo di fuga che porta ai successivi scontri con gli agenti e alla detenzione di circa 253 persone nella zona di Cantilo y General Paz. Con il passare delle ore emergono ulteriori informazioni e si arriva al sequestro di armi bianche, stupefacenti e tessere dei soci. A primo impatto tutto questo può ricordare la repressione riservata ad alcuni dei maggiori gruppi ultras europei, sacrificati dai grandi club in nome del “cliente” tipo della Superlega. In realtà la situazione e il contesto sudamericano sono radicalmente diversi.

Sebbene in Europa non manchino gruppi divenuti vere e proprie organizzazioni criminali, con la collaborazione di istituzioni statali deboli, il raggio d’azione delle Barras arriva ben oltre il classico traffico di droga o il bagarinaggio.

Esse influenzano persino le politiche dei club, le scelte societarie in tema di mercato, ottenendo addirittura una percentuale sulla futura rivendita dei calciatori, ed esercitano un controllo pressoché totale su ogni attività commerciale nel loro quartiere di riferimento. Non a caso il ritorno sulla scena degli LBDT, avvenuto lo scorso 26 novembre 2021, è stato coordinato dal suo leader Caverna Godoy da una pizzeria, vero e proprio centro operativo dei loro affari, situata in zona Congreso y Libertador.

Tutto è (re)iniziato nella scorsa stagione, nella quale il River Plate si è laureato campione d’Argentina battendo il Racing: dopo tre anni di da quel lontano 2018 – giorno della finale di ritorno di Copa Libertadores contro il Boca, mai giocata, e poi spostata a Madrid – la barra si è infatti affacciata nuovamente, per usare un eufemismo, al Monumental. In tale occasione la polizia aveva sequestrato 300 carnet (tessere dei soci) e un somma pari a 7 milioni di pesos trovati a casa di “Caverna” Godoy. Da quel momento in poi la società, nell’occhio del ciclone anche internazionale e su cui gravava un procedimento penale, si impegna assieme alla procura di Nunez ad impedire l’ingresso a coloro su cui pendeva il “derecho de admisión”.

La fine della “tregua” però ha un significato ben preciso, che si muove in un contesto nel quale vi sono fazioni in lotta ormai da anni: i dissidenti, composti dai membri di La Banda del Oeste, Palermo e Zona Sud, e la barra “oficial”. Questi ultimi sono rappresentati in gran parte dalla vecchia guardia dei Los Borrachos del Tablon, tutti volti noti alle autorità e in gran parte colpiti dal divieto d’ingresso sin dai primi anni ‘90 con la presidenza di Daniel Passarella. Durante un River-Independiente del 2014, tuttavia, molti di loro si presentano comunque ai tornelli e ingaggiano una battaglia con gli agenti; poi, grazie all’aiuto di altri uomini meno noti entrati regolarmente all’interno dello stadio, li costringono a spostarsi e tornano ad occupare la Tribuna Centenario.



Tutti gli indizi sul come siano riusciti ad entrare, compresa l’analisi delle telecamere di sicurezza, portano la polizia al nome di Diego Rodriguez, il cui nome d’arte è “El Boletero” (bigliettaio): quest’ultimo è l’uomo di fiducia dei vecchi membri della Barra, ma anche il fratello dell’allora ministro della sicurezza Maria Cecilia Rodriguez, a proposito di coinvolgimento politico. Durante il match comunque i due gruppi lanciano cori l’uno contro l’altro relativamente dalla Sivori Alta e dalla Tribuna Centenario, mentre il resto dei tifosi millionarios canta sempre più forte “Soy de River, Soy de River” per coprirli. Quest’ultima speranza, di godersi il River Plate in pace e senza guerre intestine, viene in parte soddisfatta dal 2018 al 2021 con la perdita di influenza della “oficial” dopo il duro colpo del sequestro di denaro.

Dalla scorsa stagione però Godoy getta le basi per il ritorno: dapprima comincia a reclutare facce nuove e pulite senza divieto d’ingresso, poi propone un accordo alla barra dissidente per tornare come una sola anima, il tutto avallato dal ministero della sicurezza e dal club. La proposta ben presto salta ma l’opera di reclutamento va avanti. La pandemia offre quindi un terreno comune per gli affari, con gli ingressi contingentati che permettono la prevendita dei biglietti a peso d’oro. Al ritorno del pubblico i due gruppi sono presenti, poco meno di 100 uomini ciascuno, ma senza alcuna bandiera o segno distintivo.

Con il ritorno della capienza al 100% e la possibilità di vedere il River laurearsi campione, la “oficial” sfrutta l’occasione. La dissidente decide di vendere i biglietti a sua disposizione su consiglio della polizia, al contrario la banda di Godoy opta per “el regreso” riprendendosi la Sivori. Così, in un Monumental ovviamente sovrappopolato, il gruppo supera i tornelli prendendo il posto dei soci paganti con tessere e biglietti alla mano, rimasti fuori dall’impianto con le porte chiuse 40 minuti prima dell’inizio della partita.

A dettare questa scelta sono anche motivi economici: dato l’alto numero di spettatori, la barra racimola una vera e propria fortuna, impadronendosi di nuovo degli esercizi commerciali all’esterno dello stadio.

E il fatto che il River continui con un ruolino di marcia invidiabile a macinare risultati utili, accompagnato ormai per svariate partite da più di 72 000 spettatori, induce anche la “disidente” a riprendere il proprio posto nella tribuna Centenario. Con l’inizio della stagione 2022, sin dalla partita con il Gimnasia La Plata, molti di loro riescono a superare il primo anello dei controlli nonostante il derecho de admisión o biglietti di un settore diverso da loro. Tuttavia non c’è alcun arresto, solo 20 contravvenzioni e nessun disordine registrato negli ingressi della Sivori.

Gli arresti che sono arrivati invece domenica scorsa, in una città militarizzata nei pressi del Monumental

Al contrario per la partita di Copa Argentina a Salta contro il Deportivo Laferrere, una delle tifoserie più calde e pericolose della serie cadetta Argentina, la polizia ferma 4 autobus dei LBDT, arrestando varie persone tra cui Godoy per possesso di armi da fuoco, armi bianche e droga. La goccia però che fa traboccare il vaso, e che convince la dirigenza del River Plate a collaborare fermamente con gli organi di giustizia per la sicurezza delle tribune, è il lancio, durante l’ultimo Superclasìco, di 2 bengalas marinas (razzi segnalatori), scagliati proprio da un uomo che occupava la Popular verso la tribuna Centenario – chiaramente rivolti a colpire La Banda del Oeste, il tutto nel solito schema di ingressi senza biglietto o con divieti pendenti.

La risposta del ministero di Giustizia e Sicurezza è proprio il derecho de admisión per 319 persone, gran parte delle quali decidono ugualmente di dirigersi verso il Monumental andando incontro agli arresti prima descritti. Leggendo le prime reazioni dei tifosi del River Plate, anche social, parecchi sembrano sollevati, ma altri giustamente ricordano al PM Celsa Ramirez che il problema in Argentina esiste e non riguarda solo i Millonarios (sempre nello stesso turno infatti il Libertador de America, dove l’Independiente sfida il Tigre, è drammaticamente semivuoto per i disordini di un’annunciata faida tra due fazioni della barra del Rojo, quella di “Bebote” Alvarez e di “Loquillo” Rodriguez).

Insomma se in Europa in molti casi possiamo parlare di “repressione”, a volte esagerata e funzionale ad obiettivi dei club che la attuano, in Argentina la situazione è molto diversa, e dubitiamo fortemente che il clima degli stadi possa risentire della mancanza di organizzazioni che sono un vero e proprio problema per la società civile. Anche perché “l’altro” tifo del River è presente e numeroso, come evidenziato dalla media spettatori, a conferma che la voglia di gridare “Soy de River, Soy de River” – senza secondi fini – prevale su ogni altro interesse.

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