La storia di Roberto D’Aversa inizia nel tardo autunno del 2016. L’idea romantica del nuovo corso del Parma Calcio 1913, nato dalle ceneri della precedente funesta gestione, di affidare la responsabilità tecnica ad alcuni dei suoi figli prediletti del passato (Nevio Scala alla presidenza, Luigi Apolloni in panchina, con Lorenzo Minotti Direttore Sportivo e Fausto Pizzi Responsabile del settore giovanile) è già arrivata alla fine del suo percorso, durato poco più di un anno. Un anno in cui il Parma, sprofondato in Serie D “grazie” alla premiata ditta “Ghirardi & Leonardi”, era riuscito immediatamente a risalire nella serie superiore.

 

Bastano però poche settimane nel campionato di Serie C per ricredersi su quell’affascinante progetto. La promozione alla serie cadetta, obiettivo dichiarato dalla giovane e ambiziosa dirigenza, è a rischio. A metà novembre la classifica è già deficitaria e le posizioni di vertice si stanno rapidamente allontanando. Come sempre, il primo a farne le spese, è “Mister” Gigi Apolloni. Il progetto crolla come un castello di carte. Gli altri ex del Parma dei primi trionfi se ne vanno con lui. Per un paio di settimane sarà un altro ex, Stefano Morrone, a guidare la squadra.

 

Il 3 dicembre arriva dalla società una comunicazione ufficiale. Il Parma Calcio 1913 ha scelto il nuovo allenatore: si chiama Roberto D’Aversa… Roberto Chi? Per i tifosi crociati la delusione è palpabile. Si pensava (e si sperava!) ad un nome di maggior impatto mediatico e soprattutto ad un allenatore di esperienza in grado di garantire ai ducali la possibilità di tornare immediatamente ai vertici di un campionato che invece stava sfuggendo di mano.

 

Neanche il tempo della consueta ricerca di informazioni su Google che il Parma fa un altro annuncio. Le sorti della gestione tecnica saranno condivise con il nuovo Direttore Sportivo Daniele Faggiano, dimessosi pochi giorni prima dal suo incarico nel Palermo, squadra militante nel campionato di Serie A, per divergenze con il presidente Zamparini.

 

D'Aversa Faggiano Getty Images

D’Aversa e Faggiano, gli artefici dei successi ducali

 

Roberto D’Aversa dimostra immediatamente di avere le idee chiare. Il Parma si schiera con un 4-3-3 molto moderno e dinamico, con gli esterni molto larghi in fase offensiva per permettere alla squadra di attaccare in ampiezza, un centrocampo con un regista “basso” e una difesa abbastanza “bloccata” con i terzini più portati ad appoggiare l’azione offensiva piuttosto che alle sovrapposizioni. Con un “bonus” non indifferente. Alessandro Lucarelli, capitano, icona, bandiera e soprattutto l’unico ad accettare di ripartire dalla serie D, ancora al centro della difesa a guidare e organizzare un reparto che diventerà a breve una garanzia assoluta.

 

D’Aversa cura inoltre con attenzione quasi maniacale i calci piazzati, altra arma che si rivelerà decisiva nella risalita verso le posizioni di vertice del campionato. Alla terza partita sulla panchina dei ducali arriva il derby con la Reggiana. A Parma probabilmente si potrà accettare di buon grado di non riuscire a risalire immediatamente in B, molto più difficile accettare di uscire sconfitti in un derby con i “cugini” reggiani.

 

L’incontro, giocato al Mapei Stadium di Reggio davanti a quasi 18.000 spettatori, vedrà la vittoria del Parma per due reti a zero, confermando quella solidità e quella organizzazione di gioco alla quale D’Aversa sta lavorando con grande dedizione fin dal suo arrivo. Sarà la prima grande svolta di una stagione che ci concluderà con la vittoria nella finale dei play-off contro l’Alessandria disputata al Franchi di Firenze che sancirà il ritorno del Parma Calcio nella serie cadetta.

 

La gioia di giocatori e tifosi dopo la vittoria nel derby (Foto di Marco Vasini da La Repubblica Parma)

 

Il salto però è importante e la rosa va rinnovata e “puntellata” con innesti di qualità. Faggiano ha già dimostrato di conoscere i calciatori e di sapersi muovere sul mercato con assoluta disinvoltura. A giocatori che si riveleranno fondamentali nel futuro dei crociati acquistati durante la sessione invernale (Scozzarella, Iacoponi, Munari e Frattali) nell’estate arriveranno Gagliolo, Siligardi, Barillà, Di Gaudio, Ceravolo, Dezi e Insigne, ma l’acquisto più importante ancora una volta sarà la decisione di Capitan Lucarelli di prolungare per un altro anno l’attività agonistica.

 

Il 4-3-3 di D’Aversa dà garanzie importanti. I giocatori si riconoscono in questo sistema di gioco e chiunque scenda in campo dimostra di trovarsi a proprio agio e di conoscere alla perfezione i movimenti richiesti. Nelle intenzioni della vigilia c’è la volontà di affrontare una stagione di adattamento alla categoria, senza patemi d’animo relativi alla permanenza nella serie cadetta ma con la consapevolezza che almeno una stagione sarà necessaria per capire limiti e possibilità della rosa a disposizione, prima magari di investire l’anno successivo per arrivare a risultati più ambiziosi.

 

Per i bookmakers (che “sanno”) il Parma è poco più di un’outsider, che potrà puntare a finire nella prima metà della classifica ma con scarse possibilità di promozione. Senza contare il fatto che nessuna squadra nella storia del calcio italiano è mai riuscita sul campo a fare il “salto triplo” dalla serie D alla A. E anche questo vorrà dire qualcosa! Esiste però a Parma una parte consistente della tifoseria a cui queste previsioni non piacciono minimamente.

 

La “grandeur” di cui Parma si è nutrita per oltre tre secoli è difficile da estirpare dalle abitudini di tanti suoi abitanti che continuano imperterriti a pensare che Parma abbia il diritto divino di primeggiare in tutto quello che fa. Che si parli di lirica, di cibo, di bellezze artistica e di sport. È quello zoccolo duro di tifosi che generalmente popolano le poltroncine più costose, che vivono ancora negli anni ’90 del grande Parma del cavalier Tanzi e che si avvicinano al calcio allo stesso modo con cui vanno a teatro o si siedono a tavola: pretendono semplicemente il meglio.

 

Gli stessi che, Parma Calcio a parte, guardano l’Italia ai Mondiali di calcio e la loro conoscenza calcistica finisce lì. A questi basta un inizio di stagione “normale”, dove c’è la necessità di conoscere la categoria, dove gli errori inizi a pagarli duramente, dove ci sono avversari con un tasso tecnico superiore e dove l’inesperienza di tanti giocatori del Parma che la B la conoscono relativamente necessita di tempo e un po’ di pazienza.

 

Il Parma di fine anni ’90, una squadra straordinaria che incantò in Italia e in Europa

 

Una sola vittoria nelle prime nove partite trasforma molto velocemente i mugugni iniziali in una vera e propria contestazione che arriva al suo zenit nel gennaio del 2018, con il Parma fuori dalla zona play-off e Roberto D’Aversa al centro di attacchi sempre più duri da parte di “tifosi” che talvolta perdono il senso della misura stridendo anche con l’immagine di Parma, cioè una città non solo accogliente e civile ma anche profondamente equilibrata ed educata.

 

Per fortuna in quel periodo dove quattro/quinti dei supporter ducali chiedono la testa di Roberto D’Aversa ci sono diverse eccezioni, e tutte importantissime. Innanzitutto la squadra, compattissima e coesa a fianco del suo allenatore. Ci sono i principali giornalisti locali che, pur non riservando le critiche necessarie a tenere sempre alta la concentrazione, vedono e riconoscono il grande lavoro svolto da D’Aversa e dai suoi ragazzi.

 

C’è la società e in primis il vice presidente Pietro Pizzarotti, che non solo confermano il loro apprezzamento e il pieno appoggio a D’Aversa ma che, proprio nel momento di maggiore difficoltà, decidono di rinnovargli il contratto per la stagione successiva, con lo stesso Pizzarotti che aggiunge

“se fosse per me a D’Aversa farei un contratto di dieci anni!”

Infine c’è la curva Nord. Il cuore pulsante della tifoseria dei crociati che non ha mai fatto mancare un solo secondo il proprio incitamento e sostegno a squadra e allenatore. Quella formata da ragazzi che solo due stagioni prima spendevano i loro soldi per seguire il Parma ad Arzignano, a Rovigo o a Chioggia e che sanno cosa sia la “sofferenza” molto di più dei “soloni” seduti in tribuna. Passato il periodo difficile (giocato tra l’altro senza entrambi i centravanti titolari Calaiò e Ceravolo) il Parma inizia a risalire la classifica, e la promozione comincia a diventare una seria possibilità.

 

A Cesena un’inopinata sconfitta arrivata nei minuti finali rimette tutto in discussione. Si arriva all’ultima partita di campionato ma le carte migliori le ha in mano il Frosinone, a cui basta battere un Foggia ormai fuori dalla mischia per garantirsi il secondo posto valido per la promozione diretta, costringendo i crociati ai play-off. Come è andata lo sappiamo tutti. Il Parma fa il suo dovere vincendo a La Spezia e la dea bendata, tramite il piede destro del giocatore del Foggia Roberto Floriano, fa il resto. Il Parma compie un autentico miracolo sportivo, destinato ad entrare nella leggenda del calcio italiano: la terza promozione consecutiva ottenuta sul campo.

 

parma D'Aversa promozione

I giocatori del Parma festeggiano l’impresa della tripla promozione consecutiva in quel di La Spezia (Foto di Alessandro Sabattini/Getty Images)

 

La gioia è però di breve durata. Alcuni messaggi scambiati tra giocatori del Parma e dello Spezia nei giorni antecedenti l’ultima di campionato tengono con il fiato sospeso tutti i supporter dei crociati. E soprattutto bloccano i movimenti di mercato della società per quasi tutta l’estate. Comprare per la serie A o per un altro campionato di B? La differenza è sostanziale.

 

Per ora ci si limita a piangere l’addio di Capitan Lucarelli e a confermare buona parte dell’ossatura che ha conquistato la promozione. Sono rimasti in tanti e non per fare i comprimari. Iacoponi, Gagliolo, Scozzarella, Barillà, Siligardi, Di Gaudio. Quando arriva il (logico) verdetto che garantisce al Parma il ritorno nella massima serie il mercato è ormai agli sgoccioli.

 

Nonostante questo il D.S. Faggiano (fino a quel momento praticamente infallibile) a giovani di belle speranze come Di Marco, Stulac, Grassi, Bastoni e altri più esperti come Sepe, Inglese, Gobbi e Biabiany porta a Parma due calciatori di grande esperienza e con un passato importante: il difensore centrale portoghese Bruno Alves e l’attaccante ivoriano Gervinho. Arrivano come svincolati e da due campionati “minori” come quello scozzese e quello cinese: sono entrambi ormai al crepuscolo delle loro carriere, ma si riveleranno fondamentali.

 

Qui Gervinho e Bruno Alves ai mondiali del 2010, all’apice – in teoria – delle rispettive carriere (Foto di Jamie McDonald/Getty Images)

 

Può sembrare incredibile ma anche in quell’estate i mugugni non si placano. I leoncini da tastiera si scatenano sui social. L’obiettivo è sempre lo stesso. «Se vogliamo tornare in B subito basta che confermiamo D’Aversa» oppure «D’Aversa non è un allenatore da Serie A. Occorre qualcuno d’esperienza»È con queste premesse che inizia il campionato di Serie A, stagione 2018-2019.

 

E in barba a “soloni” e “leoncini” il Parma e D’Aversa si adattano immediatamente alla realtà della massima serie: intelligenza e pragmatismo sono doti fondamentali per qualsiasi allenatore. Per D’Aversa sono probabilmente le due peculiarità principali. Capisce che le qualità tecniche del “nemico” (le altre 19 squadre della Serie A) sono praticamente tutte superiori a quelle dei suoi ragazzi. Giocarsela alla pari o “a viso aperto”, come si diceva un tempo, vuol dire andare al martirio.

D’Aversa ricorre ad un calcio diverso, talmente diverso da risultare diametralmente opposto a quello “trendy” e globalizzato.

Il centrocampo del Parma in particolare è probabilmente, da un punto di vista tecnico, il più debole di tutto il campionato. Occorre allora limitare al minimo le qualità dell’avversario ed esaltare le proprie che saranno corsa, agonismo, attenzione tattica e sacrificio. D’Aversa fa esattamente questo. Sembra quasi attingere da “L’arte della Guerra” di Sun Tzu. Studiare l’avversario nei minimi dettagli per neutralizzarne la forza diventa la chiave della vittoria.

 

E mentre il mondo del calcio ormai ad ogni latitudine continua a scimmiottare se stesso in quello stucchevole “possesso palla” fatto di decine e decine di noiosi passaggi in orizzontale per guadagnare magari cinque metri di campo, D’Aversa ricorre ad un calcio diverso, talmente diverso da risultare diametralmente opposto a quello “trendy” e globalizzato.

 

La difesa rimane “bassa” a presidiare la propria area di rigore, i terzini stanno “a casa” preoccupandosi innanzitutto di difendere e quando i difensori sono in possesso della sfera non devono guardare al compagno di fianco ma davanti a loro, in verticale. E i passaggi non sono di 5 metri ma di 30 o 40.

 

Parma Roberto D'Aversa, Bruno Alves Bastoni Iacoponi

Bruno Alves, Bastoni e Iacoponi: qui festeggiano addirittura il gol vittoria nel derby emiliano contro il Sassuolo. (Foto di Marco Luzzani/Getty Images)

 

Davanti c’è un centravanti come Inglese che, come aveva fatto Calaiò nelle stagioni precedenti, è lì apposta per rendere giocabili quei palloni, “sgonfiandoli” per i compagni di squadra, che siano i centrocampisti che salgono in appoggio e gli esterni su cui scaricare il pallone. L’obiettivo è dichiarato: fare densità nella propria metà campo e avere più spazio possibile in quella avversaria. Gli uomini per questo tipo di gioco sono perfetti, a cominciare da Gervinho che quando ha spazi a disposizione diventa incontenibile.

 

Ogni partita è una battaglia ma la squadra è compatta, tosta e organizzata. Si soffre, ma si sapeva. I mugugni, il famoso “brusio” delle zone nobili del Tardini non si sono mai placati del tutto. Adesso che si è in Serie A, che si stanno facendo i punti necessari a garantire la permanenza occorre trovare qualcos’altro su cui polemizzare, qualcosa per cui attaccare D’Aversa, mai troppo amato neppure adesso. E i “santoni” del Tardini e i “leoncini” da tastiera l’argomento lo trovano anche stavolta. Il gioco. 
O meglio … l’assenza di gioco.

 

Hai tempo di spiegargli che “il gioco” non è fare 10 passaggi laterali di fila ma che la parola gioco di per se non vuole dire nulla se non è accompagnata dalla parola organizzazione. Allora sì che ha un senso; e il Parma è una delle squadre più organizzate di tutta la Serie A. Perché quando tutti sanno esattamente cosa fare in campo, quando i compiti sono chiari, quando sono alla portata dei giocatori e quando tutti, comprese le seconde linee, sanno entrare e fare il loro dovere … quella si chiama “organizzazione di gioco”, che alcuni allenatori sanno dare e altri no.

“Giochiamo da schifo” oppure “Non facciamo due passaggi di fila” “La mano dell’allenatore non si vede per niente”, sono le frasi più ricorrenti dei nostri “amici”.

Insomma, lo stesso medesimo meccanismo che per fortuna mette in moto gli stessi medesimi meccanismi della stagione precedente. La lungimiranza e il senso di riconoscenza di Pizzarotti e della società che rinnovano il contratto a D’Aversa, la squadra che si compatta e alza ulteriormente il livello delle proprie prestazioni e la curva Nord che la sostiene anche e soprattutto nei momenti più difficili e delicati delle partite. Il Parma conquista la salvezza, faticando sì ma senza alcun patema d’animo.

 

Il settore più caldo del tifo parmense non ha mai abbandonato la squadra, e ora si gode nuovamente il palcoscenico della Serie A (Foto di Alessandro Sabattini/Getty Images)

 

Si arriva così alla stagione in corso. Faggiano consegna a D’Aversa giocatori perfetti per “l’organizzazione di gioco” del Parma e soprattutto a centrocampo si uniscono a Kucka, arrivato nel mercato invernale precedente, giocatori come Hernani, Brugman e l’ultimo arrivato Kurtic che permettono al Parma di alzare in modo esponenziale il tasso tecnico in quel reparto nevralgico. Con questi “ingredienti” si può pensare ad un piatto più prelibato, anche esteticamente. Non solo che tolga la fame ma che abbia anche gusto.

 

D’Aversa “alza” la linea difensiva del Parma e pur mantenendo inalterate le sue preziose qualità di squadra contropiedista (saper fare bene un contropiede non sarà mica diventato un difetto?!) ora è in grado anche all’occorrenza di “fare” la partita, di attaccare in numero e di fare densità anche nella metà campo avversaria.

 

Attaccanti veloci e tecnici, due prime punte da poter alternare, entrambe potenti, forti in acrobazia e capaci di far salire la squadra, un centrocampo dinamico e con un discreto tasso tecnico e una difesa solida nella quale al fianco di Bruno Alves e del neo-acquisto Darmian continuano ad essere giocatori imprescindibili Iacoponi e Gagliolo, protagonisti già della promozione dalla serie cadetta.

 

Il primo settembre il Parma di Roberto D’Aversa vince alla Dacia Arena di Udine, è l’inizio di un’ottima stagione (Foto di Alessandro Sabattini/Getty Images)

 

E così, da un giorno all’altro, il Mister è diventato, anche per gli aristocratici del Tardini e i leoncini dei social, il nuovo “Special One” della Pianura Padana. In queste ultime settimane lo sport preferito di Parma e provincia si chiama “Tutti sul carro” a festeggiare il Parma Calcio e il suo Profeta. Sono già arrivati copiosi i “Io l’ho sempre difeso!” oppure “Mai avuto dubbi su di lui. Erano i giocatori che non lo seguivano !” e anche “Che era bravo si vedeva dai ! Era solo questione di tempo !” e perfino un “Tatticamente bravi come lui non ce ne sono !”.

 

Tranquilli, è solo questione di tempo. Alla terza sconfitta consecutiva (che arriverà prima o poi, perché in nove mesi di campionato un calo è fisiologico per tutte le squadre di tutto il pianeta) torneranno tutti fuori come lupetti dalle loro tane. E saranno più agguerriti che mai! Li stiamo già aspettando al varco. Chi ha invece lo ha visto lavorare, chi conosce la sua meticolosità, la sua eccellente gestione del gruppo e la sua professionalità di certezze ne ha un’altra: che Parma e i parmigiani, presto o tardi, arriveranno a rimpiangere il Signor Roberto D’Aversa.