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12 Settembre

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.

Fare paragoni oggi è inglorioso, ma preferiamo prendere gli insulti che parlare senza metterci il cuore: Ronaldo allo United sta a Messi al PSG come le Dolomiti alle piste artificiali di Dubai. C’è un tale abisso “spirituale” tra i due colpi di mercato dell’estate che Lionel Messi – tornato tardi dal Sudamerica e dunque assente nell’ultima sfida del PSG – quasi sembra appartenere a un tempo passato. Visto che parliamo col cuore, sciogliamoci fino in fondo. Nel post-partita ai microfoni di Sky Sport – che non ha trasmesso la partita in diretta per motivi ormai noti – Cristiano ha detto (lo ha detto davvero!) che «prima della sfida [era] nervoso».

Lui nervoso? Impossibile, ma c’è da fidarsi questa volta. Massimiliano Gallo, sul CdS, si è chiesto «se davvero è Cristiano Ronaldo quello con la 7 del Manchester United», e non per la tiritera sul passaggio di consegne numeriche tra Cavani e il fuoriclasse portoghese, ma per l’atteggiamento dell’ex Juventus, mai scontroso coi compagni, né geloso (il suo abbraccio dopo il golazo di Bruno Fernandes del 3-1 è sintomatico). Davvero, come lui stesso ha dichiarato, Ronaldo «belong to», cioè appartiene, al Manchester United. E viceversa. Perché i tifosi che sono rimasti mezzora dopo la fine della partita ad invocare il suo nome, come rapiti da un’esperienza inspiegabile, ne sono la testimonianza. La partita è finita, Ronaldo non è più dentro lo stadio; eppure, è ancora lì dentro. Se lo dicono i tifosi, deve essere vero. Impossibile dunque certo diceva Tertulliano.

Mentre Cristiano si lasciava andare a dichiarazioni da leader puro («ora dobbiamo tutti pensare a riportare lo United dove merita»), la “sua” ex Signora, ancor più Vecchia da quando lui se n’è andato, prendeva due pizze napoletane tornandosene a casa con 0 punti e un bottino macabro: 1 punto in 3 partite. Certo fa effetto vedere Cristiano e Lukaku (doppietta da urlo ieri all’Aston Villa) segnare e sognare in Premier League – come se giocassero qui da secoli. Entrambi in testa, in un duello che fa venire il magone alle bimbe dei top player.

Perché a prescindere dalle emozioni suscitate dai ritorni di Big Rom e CR7 nella terra di Sua Maestà la Regina, c’è anche un discorso tecnico da prendere in considerazione. Su Repubblica, Maurizio Crosetti ha scritto che «ora sembra persino incredibile che fino a qualche giorno fa, Ronaldo abitasse lo stesso spogliatoio di questi pischelli». Ed è vero. È una sensazione stranissima e quasi inspiegabile, e che però ha una parola latina ben precisa per dirlo: melancholia. Il cui opposto è chiaramente gaudium, gioia.

«When Cristiano Ronaldo returned to the pitch, that mega-watt smile lighting up Old Trafford once again».

Tyron Marshall qui sul Manchester Evening News

Persino Paul Merson, che come Di Canio (e due) nutriva seri dubbi sull’efficacia dell’acquisto di Ronaldo da parte del Man U, ha dovuto ricredersi. Tra il tecnico e il faceto, c’è sempre di mezzo l’atmosfera. E come ha detto giustamente Solskjaer, sotto gli occhi di un Ferguson tornato bambino come noi, «you sensed the atmosphere around the club when he signed. He has delivered today». Il calcio è l’unica religione che non ha atei, ripetiamo insieme a Galeano. Aggiungendo che quando scendono in campo delle divinità, la fede ne trae un grande beneficio.

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