Carrello vuoto
Italia
25 Settembre

Salvatore Bagni, il combattente

Diego Mariottini

52 articoli
Compie 65 anni un giocatore, più che di talento, indispensabile.

Non raggiungeva l’intensità e la completezza di Marco Tardelli, né la ferocia agonistica di un Benetti, ma prenderlo sotto gamba non era consigliabile. Anche perché, a differenza di altri centrocampisti, poteva svariare su tutti i fronti della metà campo e ovunque si trovasse non mollava mai un pallone. Cattivo spesso, sconsiderato mai. E con il vizio del gol, per giunta. Del resto, quando si ha un passato da attaccante e poi si arretra poco alla volta il raggio di azione, si possiede quel tempo d’inserimento in avanti che ad altri colleghi di ruolo fatalmente manca.

Non è un caso se Salvatore Bagni può vantare quasi 50 reti in serie A (48, per essere esatti), ben distribuite fra Perugia, Napoli e Inter. Buoni i fondamentali, temperamento in campo, molto mestiere in caso di necessità. Insomma, il classico “brutto cliente” da affrontare ogni maledetta domenica. La storia di un combattente nato. Il tipo di giocatore che si può anche non amare, specie se non appartiene alla propria squadra, ma che ad averlo in rosa non si può non apprezzare. Maradona, tanto per dirne uno, lo riteneva indispensabile.


FUORICLASSE NO, INDISPENSABILE SÌ


Lo scrittore Piervittorio Tondelli, il cantante Luciano Ligabue e il maratoneta Dorando Pietri (famoso più che altro per non aver vinto/perso in circostanze drammatiche la maratona alle Olimpiadi di Londra 1908) hanno qualcosa in comune: sono tutti nati a Correggio, provincia di Reggio Emilia. A loro si associa un altro concittadino famoso e a suo modo importante, Salvatore Bagni. Nel calcio ci sono essenzialmente due categorie: primedonne e gregari. Poi esiste anche una terza via, quella che percorrono quelli come lui.

C’è quella strada quasi mai lineare e con poche stazioni di servizio che però porta a un traguardo invidiabile: diventare fondamentale anche senza essere un fuoriclasse. Gli ingredienti per una ricetta così complessa sono parecchi e vanno mescolati con cura. Carattere, senso del dovere, capacità d’esempio per i compagni, saper fare la differenza nei momenti che contano. Bagni ha assommato tutte le qualità indicate secondo percentuali variabili fin dai tempi della serie D, quando quelle qualità in lui ancora non le vedeva nessuno. Anzi no, uno le ha viste fin da subito. E non era certo Ligabue quando scrisse “Una vita da mediano”.

L’abbraccio tra Bagni e Maradona: la normalità e l’eccezionalità, qui dopo essersi sfidati in campo con le rispettive Nazionali

DALLA SERIE D ALLA A 


Salvatore Bagni è un ragazzo che gioca nella Kennedy Carpi e ha un estimatore, forse l’unico. Si chiama Giorgio Forghieri ed è l’allenatore. Forghieri lo spinge a non mollare, credere sempre in se stesso e ad andare avanti fregandosene delle critiche. Ma che ne sanno quelli che guardano la vita da una tribuna cadente. Per ammissione dello stesso Bagni, il mister è l’unico a vedere l’invisibile. Il consiglio è semplice e molto pratico. Fare il provino al Carpi (serie D) e vedere come va. Il provino va bene. In quel momento il ragazzo gioca in attacco. Tempo al tempo e il Perugia si interessa alle qualità di quella punta che fa anche lavoro di quantità e all’improvviso, come per magia, l’invisibile sono già in due a vederlo.

Il secondo “veggente” si chiama Silvano Ramaccioni ed è il direttore sportivo della squadra umbra. Ramaccioni sarà il vero artefice del “Perugia dei miracoli” 1978/79, e quando nel ’77 il DS osserva Bagni in azione vede in prospettiva un tornante destro di qualità. Il passaggio dalla serie D alla A è fatto. Non ci sono trafile nelle categorie intermedie, un’opportunità che non capita certo a tutti. Il primo anno il ragazzo di Correggio gioca 27 partite (con 5 reti). L’anno successivo, quello in cui il Perugia “rischia” fino all’ultimo di vincere lo scudetto segna 8 volte in 28 partite. Un rendimento alto e costante, che gli apre le porte della prima convocazione in Nazionale. La serie D sembra già lontana anni luce.


PRONTO ALLA LOTTA


Cattivo in campo, dicevamo. Sicuramente ruvido. Una specie di sceriffo giustizialista che mal sopporta chi pensa di spadroneggiare fuori dalle regole. Oltre a trascinare la squadra con il temperamento, Salvatore Bagni è uno che manda precisi messaggi agli avversari. Vincere, perdere, in ogni caso giocare pulito. Nessuna scorrettezza sarà tollerata. Azione, reazione. Una buona somma di cartellini gialli e qualche rosso di troppo in 15 anni di carriera ma non importa, la controparte è avvertita. Così come i compagni che non danno il massimo durante la partita.

Salvatore Bagni in azione (o reazione) contro il danese Klaus Berggren

IL GRANDE SALTO


Nell’estate del 1981 Salvatore Bagni passa all’Inter. «Avevo richieste da parecchie squadre – dirà un giorno il diretto interessato – semplicemente l’Inter pagò più delle altre. E così io, che da ragazzino ero tifoso del Milan, mi ritrovai dall’altra parte». Dopo Forghieri e Ramaccioni c’è per il nuovo acquisto nerazzurro un terzo incontro, fondamentale almeno quanto i precedenti. L’allenatore è Rino Marchesi e sotto la sua guida tecnica Bagni cambia ancora una volta ruolo. Si trasforma a buon bisogno in centrocampista d’interdizione, con incarico di costruire e licenza di segnare. Inevitabilmente la media gol si abbassa ma non certo la costanza nel rendimento.

Nelle tre stagioni all’Inter vince soltanto una Coppa Italia nel 1982, ma è in quei momenti che si compie la maturità tattica.

Quando nel 1984 Bagni lascia l’Inter dopo una brutta lite con il presidente Pellegrini, Marchesi è pronto a riabbracciarlo. Stavolta a Napoli e con Diego Armando Maradona. Intorno all’asso argentino viene costruita a poco a poco una squadra molto valida, della quale l’ex nerazzurro è uno dei perni, anche all’interno dello spogliatoio. Se Marchesi è il primo allenatore italiano di Maradona, Ottavio Bianchi è quello che porta la squadra allo scudetto nel 1987. Quell’anno il trionfo si completa con la conquista della Coppa Italia in uno storico double, ma malgrado i risultati a qualche giocatore Bianchi non va proprio giù sul piano personale. Alla parola “Ottavio” lo spogliatoio sembra disunirsi. 

Salvatore Bagni e Maurizio Venturi, derby 1981/1982

LA ROTTURA CON IL NAPOLI


Nel campionato successivo il Napoli, Tricolore cucito sulla maglia, per diversi mesi saldamente in testa alla classifica, conosce un calo di forma e una strana crisi di risultati che consegna il titolo, dopo un’appassionante rimonta, al Milan di Gullit e Van Basten. Al termine della stagione scatta la resa dei conti. Il calo finale del Napoli viene attribuito all’aperta ribellione di Bagni e di tre altri calciatori (Giordano, Garella e Ferrario) nei confronti dell’allenatore. Vero non vero, il general manager Luciano Moggi procede all’epurazione.

La società sta dalla parte del tecnico e si regola di conseguenza. L’epilogo amaro del campionato 1987/88 segna la chiusura del rapporto tra i quattro e il club azzurro. Salvatore Bagni, che ha ormai superato la trentina, deve trovare una sistemazione. Sembra ormai tutto fatto con il Bologna, un cavillo contrattuale blocca l’operazione.

«Avevo altri due anni contratto con il Napoli – spiega il diretto interessato – ma dopo quello che era successo non potevo più rimanere. Sembrava tutto fatto con il Bologna di Maifredi, ma l’intenzione della dirigenza del Napoli era quella di non cedermi a una squadra di serie A».

Così, uno dei più grandi centrocampisti italiani del suo tempo trova l’accordo economico con l’Avellino, in serie B. Stagione 1988/89, 23 presenze 2 gol. Poi, a 33 anni Salvatore Bagni decide che può bastare. Chiude qui la carriera un centrocampista completo: visione di gioco, capacità d’interdizione, grinta e buoni fondamentali. Un calciatore che ancor oggi, con qualche decennio in meno e alla luce di un calcio diverso, potrebbe essere molto utile in una buona squadra di Serie A e in Nazionale. I combattenti non hanno età.


A PROPOSITO DI NAZIONALE


Nella sua carriera Salvatore Bagni indossa la maglia azzurra per 41 volte e va a segno in 5 occasioni. Esordisce nel gennaio del 1981 in occasione del Mundialito, un torneo oggi caduto nell’oblio che quell’anno si disputa in Uruguay. Poi, dopo altre due apparizioni in altrettante amichevoli, sparisce temporaneamente dal giro. Nel 1983 il Commissario Tecnico Enzo Bearzot lo prende di nuovo in considerazione. Gioca tutte le partite della Nazionale italiana nella sfortunata edizione messicana nel 1986. La sua ultima apparizione porta la data del 5 dicembre 1987. Quel pomeriggio l’Italia batte il Portogallo per 3-0 a Milano al termine di una partita valida per le qualificazioni per Euro 1988. Per i Campionati europei in Germania Bagni non viene convocato. È tempo di fare spazio al nuovo che avanza.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Italia
Luca Pulsoni
30 Marzo 2022

I ragazzi che diventeranno uomini senza l’Italia ai mondiali

Storia di un disamore antico: quello tra i ragazzi italiani e il pallone.
Italia
Valerio Santori
28 Marzo 2022

La disfatta dell’Italia senza un capro espiatorio

Perché la conferma di Mancini è una buona notizia per il movimento.
Papelitos
Andrea Antonioli
25 Marzo 2022

È giusto così

Il male oscuro dell'Italia è tornato.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Novembre 2021

Serie A isola Felix (per gli stranieri)

Cosa ci dice la doppietta del classe 2003 giallorosso.
Italia
Federico Brasile
19 Novembre 2021

Balotelli, Joao Pedro… chi offre di più?

La Nazionale è una cosa seria.
Ritratti
Alberto Fabbri
16 Novembre 2021

Edmondo Fabbri, il controritratto

Verità e bugie sull'allenatore della Nazionale eliminata dalla Corea del Nord.
Altri Sport
Gabriele Fredianelli
26 Ottobre 2021

Stefano Cerioni diventerà il Mancini della scherma?

Un parallelo tra i CT del fioretto e del calcio.
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Ritratti
Lorenzo Santucci
18 Agosto 2021

Cambiasso, il cervello in campo

Storia del Cuchu, il nobile proletario.
Italia
Diego Mariottini
15 Agosto 2021

Berlino 1936, il Ferragosto d’oro del calcio italiano

La nazionale di Pozzo che vinse l'oro alle Olimpiadi.
Italia
Lorenzo Ottone
18 Luglio 2021

Il (difficile) Rinascimento italiano

La patria del tifo non ha un tifo nazionale.
Podcast
La Redazione
13 Luglio 2021

Lasciateci il pallone

Due chiacchiere con Francesco Repice.
Papelitos
Paolo Pollo
5 Luglio 2021

Il mediano che diventò domatore di leoni

Breve elogio di Lele Oriali.
Basket
Giacomo Rossetti
5 Luglio 2021

L’Italia del basket rinasce a Belgrado

Con una gara da consegnare ai posteri, gli azzurri di Meo Sacchetti conquistano l’accesso alle Olimpiadi di Tokyo.
Papelitos
Luca Pulsoni
17 Giugno 2021

Governare l’entusiasmo

Non soffiare sul fuoco, ma nemmeno spegnerlo.
Ritratti
Alberto Fabbri
12 Febbraio 2021

Giacomo Bulgarelli, eterna bandiera

Di Bologna figlio, del Bologna sposo.
Storie
Diego Mariottini
17 Settembre 2020

Chiedi chi era Angelo Schiavio

Il più grande cannoniere del Bologna, l’uomo della Provvidenza in azzurro.
Storie
Gianluigi Sottile
16 Maggio 2020

Con Barzagli saluta il carattere italiano

L'importanza di preservare la nostra sacra arte difensiva.
Recensioni
Massimiliano Vino
9 Aprile 2020

I primi cinquant’anni del calcio in Italia

Enrico Brizzi racconta il pallone tricolore, dalle sue origini fino al Grande Torino.
Recensioni
Alberto Fabbri
22 Marzo 2020

Il ricordo di un’estate italiana

Dopo il Mondiale delle Notti Magiche l'Italia ed il calcio non sarebbero stati più gli stessi.
Ritratti
Matteo Mancin
8 Marzo 2020

Bruno Pizzul, un’icona nazionale

Uno dei più grandi artigiani della parola sportiva.
Ritratti
Alberto Fabbri
1 Marzo 2020

Giuseppe Meazza, il divo dai piedi d’oro

Alla scoperta di Peppìn, icona nerazzurra e monumento del calcio nazionale.
Calcio
Gianluigi Sottile
18 Febbraio 2020

Giorgio Chiellini è la Juventus

Il rientro del capitano è cruciale per i bianconeri.
Recensioni
Luigi Fattore
19 Novembre 2019

La storia del calcio in 50 ritratti

Paolo Condò torna in libreria con l'elenco dei cinquanta uomini di calcio che a, modo loro, hanno fatto la differenza.
Ritratti
Edoardo Salvati
12 Novembre 2019

Julio Velasco, la filosofia al potere

Allenatore, filosofo, leader, vate.
Papelitos
Federico Brasile
11 Ottobre 2019

Chissenefrega della maglia verde dell’Italia

La nuova maglia verde dell'Italia in un Paese conservatore che non ha più nulla da conservare.
Papelitos
Federico Brasile
13 Giugno 2019

Per non vivere di solo entusiasmo

Il primo anno dell'Italia di Mancini non poteva essere migliore, ma il lavoro da fare è ancora tanto.
Papelitos
Federico Brasile
27 Marzo 2019

Cronache Nazionali dall’Italia profonda

La Nazionale vista da un bar della provincia italiana.
Papelitos
Federico Brasile
20 Marzo 2019

Noi stiamo con Rino Gattuso

Un allenatore e ancor prima un uomo che riavvicina al calcio.
Ritratti
Vito Alberto Amendolara
24 Settembre 2018

Paolo Rossi vuol dire Italia

Icona popolare e nazionale.
Basket
Simone Spada
21 Giugno 2018

Basket italiano, la rinascita passa dalla Nazionale

Chiuso il campionato con la vittoria dell'Olimpia Milano, i tifosi italiani hanno potuto applaudire le affermazioni di Niccolò Melli e Gigi Datome in Turchia. Ora tocca alla Nazionale Italiana confermare le buone premesse di una stagione positiva.
Storie
Maurizio Fierro
6 Giugno 2018

Germania 2006

Contro tutto e tutti.
Storie
Maurizio Fierro
15 Maggio 2018

USA 94

Di rigori e lacrime.
Storie
Maurizio Fierro
17 Aprile 2018

Spagna 82

Campioni del mondo.
Interviste
Domenico Rocca
29 Marzo 2018

Il livello successivo di Davide Nicola

Intervista a Davide Nicola, tra calcio e filosofia.
Calcio
Nicola Caineri Zenati
17 Marzo 2018

Di Biagio e la ricostruzione dell’Italia

Ripartire da zero (o quasi).
Interviste
La Redazione
16 Gennaio 2018

British storytelling

La parola a Matthew Lorenzo, fra i più noti presentatori calcistici del Regno Unito.
Storie
Mattia Di Lorenzo
4 Dicembre 2017

La battaglia di Belfast

Una delle più violente partite internazionali mai disputate.
Altro
Cristian Lovisetto
22 Novembre 2017

Il morso dei Pumas

L'Italia dell'ovale torna con i piedi per terra dopo la vittoria contro le Fiji.
Calcio
Gennaro Malgieri
14 Novembre 2017

Crisi di identità

L'apocalisse dell'Italia calcistica si inscrive in un più generale fallimento culturale, sociale e programmatico.
Interviste
Sebastiano Caputo
25 Novembre 2016

Una vita in tribuna stampa

Abbiamo parlato di calcio italiano e di narrazione sportiva con Alessandro Vocalelli, direttore del Corriere dello Sport e del Guerin Sportivo.