Calcio
25 Settembre 2021

Salvatore Bagni, il combattente

Compie 65 anni un giocatore, più che di talento, indispensabile.

Non raggiungeva l’intensità e la completezza di Marco Tardelli, né la ferocia agonistica di un Benetti, ma prenderlo sotto gamba non era consigliabile. Anche perché, a differenza di altri centrocampisti, poteva svariare su tutti i fronti della metà campo e ovunque si trovasse non mollava mai un pallone. Cattivo spesso, sconsiderato mai. E con il vizio del gol, per giunta. Del resto, quando si ha un passato da attaccante e poi si arretra poco alla volta il raggio di azione, si possiede quel tempo d’inserimento in avanti che ad altri colleghi di ruolo fatalmente manca.

Non è un caso se Salvatore Bagni può vantare quasi 50 reti in serie A (48, per essere esatti), ben distribuite fra Perugia, Napoli e Inter. Buoni i fondamentali, temperamento in campo, molto mestiere in caso di necessità. Insomma, il classico “brutto cliente” da affrontare ogni maledetta domenica. La storia di un combattente nato. Il tipo di giocatore che si può anche non amare, specie se non appartiene alla propria squadra, ma che ad averlo in rosa non si può non apprezzare. Maradona, tanto per dirne uno, lo riteneva indispensabile.


FUORICLASSE NO, INDISPENSABILE SÌ


Lo scrittore Piervittorio Tondelli, il cantante Luciano Ligabue e il maratoneta Dorando Pietri (famoso più che altro per non aver vinto/perso in circostanze drammatiche la maratona alle Olimpiadi di Londra 1908) hanno qualcosa in comune: sono tutti nati a Correggio, provincia di Reggio Emilia. A loro si associa un altro concittadino famoso e a suo modo importante, Salvatore Bagni. Nel calcio ci sono essenzialmente due categorie: primedonne e gregari. Poi esiste anche una terza via, quella che percorrono quelli come lui.

C’è quella strada quasi mai lineare e con poche stazioni di servizio che però porta a un traguardo invidiabile: diventare fondamentale anche senza essere un fuoriclasse. Gli ingredienti per una ricetta così complessa sono parecchi e vanno mescolati con cura. Carattere, senso del dovere, capacità d’esempio per i compagni, saper fare la differenza nei momenti che contano. Bagni ha assommato tutte le qualità indicate secondo percentuali variabili fin dai tempi della serie D, quando quelle qualità in lui ancora non le vedeva nessuno. Anzi no, uno le ha viste fin da subito. E non era certo Ligabue quando scrisse “Una vita da mediano”.

L’abbraccio tra Bagni e Maradona: la normalità e l’eccezionalità, qui dopo essersi sfidati in campo con le rispettive Nazionali

DALLA SERIE D ALLA A 


Salvatore Bagni è un ragazzo che gioca nella Kennedy Carpi e ha un estimatore, forse l’unico. Si chiama Giorgio Forghieri ed è l’allenatore. Forghieri lo spinge a non mollare, credere sempre in se stesso e ad andare avanti fregandosene delle critiche. Ma che ne sanno quelli che guardano la vita da una tribuna cadente. Per ammissione dello stesso Bagni, il mister è l’unico a vedere l’invisibile. Il consiglio è semplice e molto pratico. Fare il provino al Carpi (serie D) e vedere come va. Il provino va bene. In quel momento il ragazzo gioca in attacco. Tempo al tempo e il Perugia si interessa alle qualità di quella punta che fa anche lavoro di quantità e all’improvviso, come per magia, l’invisibile sono già in due a vederlo.

Il secondo “veggente” si chiama Silvano Ramaccioni ed è il direttore sportivo della squadra umbra. Ramaccioni sarà il vero artefice del “Perugia dei miracoli” 1978/79, e quando nel ’77 il DS osserva Bagni in azione vede in prospettiva un tornante destro di qualità. Il passaggio dalla serie D alla A è fatto. Non ci sono trafile nelle categorie intermedie, un’opportunità che non capita certo a tutti. Il primo anno il ragazzo di Correggio gioca 27 partite (con 5 reti). L’anno successivo, quello in cui il Perugia “rischia” fino all’ultimo di vincere lo scudetto segna 8 volte in 28 partite. Un rendimento alto e costante, che gli apre le porte della prima convocazione in Nazionale. La serie D sembra già lontana anni luce.


PRONTO ALLA LOTTA


Cattivo in campo, dicevamo. Sicuramente ruvido. Una specie di sceriffo giustizialista che mal sopporta chi pensa di spadroneggiare fuori dalle regole. Oltre a trascinare la squadra con il temperamento, Salvatore Bagni è uno che manda precisi messaggi agli avversari. Vincere, perdere, in ogni caso giocare pulito. Nessuna scorrettezza sarà tollerata. Azione, reazione. Una buona somma di cartellini gialli e qualche rosso di troppo in 15 anni di carriera ma non importa, la controparte è avvertita. Così come i compagni che non danno il massimo durante la partita.

Salvatore Bagni in azione (o reazione) contro il danese Klaus Berggren

IL GRANDE SALTO


Nell’estate del 1981 Salvatore Bagni passa all’Inter. «Avevo richieste da parecchie squadre – dirà un giorno il diretto interessato – semplicemente l’Inter pagò più delle altre. E così io, che da ragazzino ero tifoso del Milan, mi ritrovai dall’altra parte». Dopo Forghieri e Ramaccioni c’è per il nuovo acquisto nerazzurro un terzo incontro, fondamentale almeno quanto i precedenti. L’allenatore è Rino Marchesi e sotto la sua guida tecnica Bagni cambia ancora una volta ruolo. Si trasforma a buon bisogno in centrocampista d’interdizione, con incarico di costruire e licenza di segnare. Inevitabilmente la media gol si abbassa ma non certo la costanza nel rendimento.

Nelle tre stagioni all’Inter vince soltanto una Coppa Italia nel 1982, ma è in quei momenti che si compie la maturità tattica.

Quando nel 1984 Bagni lascia l’Inter dopo una brutta lite con il presidente Pellegrini, Marchesi è pronto a riabbracciarlo. Stavolta a Napoli e con Diego Armando Maradona. Intorno all’asso argentino viene costruita a poco a poco una squadra molto valida, della quale l’ex nerazzurro è uno dei perni, anche all’interno dello spogliatoio. Se Marchesi è il primo allenatore italiano di Maradona, Ottavio Bianchi è quello che porta la squadra allo scudetto nel 1987. Quell’anno il trionfo si completa con la conquista della Coppa Italia in uno storico double, ma malgrado i risultati a qualche giocatore Bianchi non va proprio giù sul piano personale. Alla parola “Ottavio” lo spogliatoio sembra disunirsi. 

Salvatore Bagni e Maurizio Venturi, derby 1981/1982

LA ROTTURA CON IL NAPOLI


Nel campionato successivo il Napoli, Tricolore cucito sulla maglia, per diversi mesi saldamente in testa alla classifica, conosce un calo di forma e una strana crisi di risultati che consegna il titolo, dopo un’appassionante rimonta, al Milan di Gullit e Van Basten. Al termine della stagione scatta la resa dei conti. Il calo finale del Napoli viene attribuito all’aperta ribellione di Bagni e di tre altri calciatori (Giordano, Garella e Ferrario) nei confronti dell’allenatore. Vero non vero, il general manager Luciano Moggi procede all’epurazione.

La società sta dalla parte del tecnico e si regola di conseguenza. L’epilogo amaro del campionato 1987/88 segna la chiusura del rapporto tra i quattro e il club azzurro. Salvatore Bagni, che ha ormai superato la trentina, deve trovare una sistemazione. Sembra ormai tutto fatto con il Bologna, un cavillo contrattuale blocca l’operazione.

«Avevo altri due anni contratto con il Napoli – spiega il diretto interessato – ma dopo quello che era successo non potevo più rimanere. Sembrava tutto fatto con il Bologna di Maifredi, ma l’intenzione della dirigenza del Napoli era quella di non cedermi a una squadra di serie A».

Così, uno dei più grandi centrocampisti italiani del suo tempo trova l’accordo economico con l’Avellino, in serie B. Stagione 1988/89, 23 presenze 2 gol. Poi, a 33 anni Salvatore Bagni decide che può bastare. Chiude qui la carriera un centrocampista completo: visione di gioco, capacità d’interdizione, grinta e buoni fondamentali. Un calciatore che ancor oggi, con qualche decennio in meno e alla luce di un calcio diverso, potrebbe essere molto utile in una buona squadra di Serie A e in Nazionale. I combattenti non hanno età.


A PROPOSITO DI NAZIONALE


Nella sua carriera Salvatore Bagni indossa la maglia azzurra per 41 volte e va a segno in 5 occasioni. Esordisce nel gennaio del 1981 in occasione del Mundialito, un torneo oggi caduto nell’oblio che quell’anno si disputa in Uruguay. Poi, dopo altre due apparizioni in altrettante amichevoli, sparisce temporaneamente dal giro. Nel 1983 il Commissario Tecnico Enzo Bearzot lo prende di nuovo in considerazione. Gioca tutte le partite della Nazionale italiana nella sfortunata edizione messicana nel 1986. La sua ultima apparizione porta la data del 5 dicembre 1987. Quel pomeriggio l’Italia batte il Portogallo per 3-0 a Milano al termine di una partita valida per le qualificazioni per Euro 1988. Per i Campionati europei in Germania Bagni non viene convocato. È tempo di fare spazio al nuovo che avanza.

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