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Italia
2 Maggio

C’erano un coreano, un calabrese e la Sambenedettese

Una vicenda che farebbe ridere se non facesse piangere.

Mentre ci si appresta alla fase finale del campionato di Lega Pro, con i playoff ad attendere le 28 squadre partecipanti, ci sono da constatare i soliti problemi del campionato di Serie C. Ad inizio anno abbiamo assistito al forfait del Trapani, che ha lasciato il girone C privo di un club. Con il passare dei mesi, altre due piazze del campionato di Lega Pro hanno iniziato a vacillare. Stiamo parlando della Sambenedettese e del Livorno. Il club marchigiano vive una situazione societaria paradossale: i calciatori non percepiscono da mesi gli stipendi ed hanno messo in mora la società; allo stesso tempo i dipendenti, prime vittime di questa situazione, si ritrovano nelle medesime condizione del gruppo squadra.

A guida della Sambenedettese c’è l’eclettico Domenico Serafino. Nato nel 1967 a Fuscaldo, in provincia di Cosenza, migra da giovane in Argentina dove coltiva la sua passione per la musica. Tra un disco raggae e il ritmo ribelle di Alleluia, il cantautore calabrese acquisisce per circa 500mila euro la Sambenedettese dalle mani di Franco Fedeli. Serafino arriva a San Benedetto del Tronto rappresentando la società Sudaires srl, chiamata quindi a rilevare le quote del club.

Fin dall’inizio, la situazione non è ben chiara. Il suo arrivo fa storcere il naso ai molti tifosi della squadra marchigiana – una delle piazze più calde del calcio minore italiano, come sottolineato in passato anche dallo stesso De Rossi – che non riuscivano a comprendere chi rappresentasse il cantautore italo-argentino. Solo successivamente, Serafino ha confermato l’esistenza di un socio di minoranza: Kim Dae Jung, un imprenditore che opera nel settore di prodotti vegani.

“Io mi innamoro dei tifosi. I tifosi che sono passionali, mi fanno piangere. Tifo per quella squadra anche se non è la mia. Tifo per il Boca, mi piace vedere il Panathinaikos, il Galatasaray, o la Sambenedettese in Serie C in Italia perché hanno dei tifosi che credono in quello che vedono” (Daniele De Rossi).

Ritmo argentino nella terza serie italiana: da brividi

 


Dal Bangor alla Sambenedettese


Serafino e Kim non sono nuovi al mondo del calcio. Nel settembre 2019 il cantautore acquisisce il Bangor City FC, società gallese di Serie B, insieme a Kim e la Suidares Srl. Parliamo di un club che, attualmente, presenta evidenti difficoltà finanziarie, e che nel settembre 2020 vede passare le quote tra le mani della Suidares UK, società con sede a Nantporth Stadium, Holyhead Road a Bangor (in cui, improvvisamente, scompare dall’organigramma Kim).

Ma ritorniamo a San Benedetto del Tronto. Nonostante le perplessità iniziali dei tifosi, Serafino a Sambenedetto si presenta bene. Nei primi mesi completa il centro sportivo di allenamento e cambia il manto erboso dello stadio Riviera delle Palme. Il calciomercato è scoppiettante, con l’arrivo di Maxi Lopez in rosa, ma a febbraio qualcosa inizia a scricchiolare. Il tecnico Zironelli si dimette improvvisamente. Poi, agli inizi di marzo, Maxi Lopez lamenta l’assenza della società e il mancato pagamento degli stipendi, denunciando una situazione “pesante e poco chiara”.

Il presidente Serafino prova a mettere una pezza postando un video, poi rimosso, in cui tenta di dare una spiegazione di quanto sta accadendo (video, tra l’altro, con un sottofondo musicale degno di una televendita sudamericana). Peccato però che le parole di Serafino vengano smentite dai fatti. Ad oggi infatti la società è stata deferita per il mancato pagamento degli stipendi di novembre e dicembre 2020, a cui si aggiungono quattro punti di penalizzazione in classifica. Il procuratore, inoltre, ha deferito lo stesso Domenico Giuseppe Serafino e Luciana Andrenelli, all’epoca dei fatti revisore legale del club,

“per aver depositato presso la CO.VI.SO.C., il 16 febbraio 2021, una dichiarazione attestante circostanze non veridiche”.

Vi ricordate i lavori del manto erboso dello stadio Riviera delle Palme per un costo di 700mila euro?  Giuseppe Di Felice, della Cm.Ge. di Martinsicur, società che si occupa della manutenzione del campo, ha ottenuto il sequestro dell’attrezzatura in quanto finora, quei lavori, non sono mai stati pagati.

Domenico Serafino con indosso la sciarpa della Sambenedettese (Foto di YouTvrs.it)

Questa situazione di negligenza, però, era prevedibile. Andando a “fondo” notiamo che la Sudaires è una società con un capitale sociale di 10mila euro sottoscritto dai tre soci: Domenico Serafino (69,5% delle quote, pertanto socio di maggioranza e amministratore unico), Kim Dae Jung (30%) e Francesco Serafino (il figlio che gioca nel Bangor City con lo 0,5%). Al momento della riunione ordinaria del 20 novembre 2020 la liquidità della società Sudaires ammontava a 20.200 euro, dei quali 15.883 in depositi bancari e postali e 4.317 come denaro e altri valori in cassa. Non risulta, peraltro, che durante la riunione degli azionisti del 20 novembre 2020 sia stata richiesta o prevista alcuna immissione di liquidità.

Cosi come evidenziato dal giornalista Pier Paolo Flammini di “RivieraOggi.it”, alla luce di questi dati ci viene da chiedere: come può la Lega Pro permettere, nuovamente, che simili personaggi entrino nel sistema calcio? Dove sono finiti gli “organi di vigilanza”?

A questa domanda non è facile trovare una risposta. I burocrati della Lega Pro rimbalzano le responsabilità parlando di documentazione presentata affidabile ma, al tempo stesso, era evidente che il duo Serafino-Kim/Baram o in qualunque modo si chiami (qui ci sarebbe un altro mistero da raccontare ma vi rimandiamo a questo link) non fosse del tutto affidabile. Intanto Domenico Serafino ha mancato il versamento dei 25mila euro richiesti al Tribunale di Ascoli, dunque si è attivata la procedura che porterà la società verso il fallimento.

Nelle prossime settimane i curatori fallimentari, i quali verranno nominati dal Tribunale, dovranno ricostruire il passivo oggi esistente, e solo dopo potranno dare il via all’asta per la cessione del titolo sportivo. Un altro triste capitolo nella Serie C italiana, e l’ennesima società storica, piazza calda e riconosciuta, costretta a dichiarare fallimento. Nel frattempo si continua a parlare di Superlega, e forse conviene a tutti: a chi la vorrebbe fare e soprattutto a chi può pulirsi la coscienza autoproclamandosi “salvatore del calcio”. Quale calcio, non ci è dato saperlo.

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