Carrello vuoto
Storie
19 Giugno

Sangue catalano

Jacopo Falanga

3 articoli
Da Santpedor a Barcellona: Pep Guardiola, una vita da ambasciatore della causa catalana.

L’uomo ha lo sguardo fiero e il pugno stretto levato al cielo. Visca Catalunya!, le ultime parole. L’immagine è ricorrente, non è la prima volta che Guardiola sorride orgoglioso ad una folla in estasi. Questa volta, però, non ha niente a che vedere con le precedenti cornici (spesso idilliache) di trionfi sportivi. Nel cuore di Barcellona, davanti alle quanto mai simboliche quattro colonne di Puig y Cadafalch, Pep ha appena finito di leggere il Manifesto per l’Indipendenza della Catalogna, con quarantamila persone all’ascolto che solo per pochi istanti si sono permesse di interromperlo al grido “libertà!”, “indipendenza!”.

 

La Catalogna in cui nasce nel 1971 e in cui diviene contemporaneamente calciatore, allenatore, uomo. Guardiola nasce a Santpedor, un comune da ottomila anime con il bar, la farmacia e un negozio di alimentari. Intorno, le sfumature gialle di campi che corrono a perdita d’occhio; sotto il cartello che ti annuncia l’entrata in paese, la scritta Municipì per la Indipendencia, quella con la “I” maiuscola.

 

Barcellona dista quasi ottanta chilometri e Guardiola si innamora “presto” della sua terra: a meno di dieci anni il primo impatto con il mastodontico Camp Nou, durante il quale non possono che tremare le gambe. Poco tempo dopo inizierà a respirare l’aria de “La Masia”, scuola di calcio e di vita. Le viscere si smuovono e si colorano di giallo e di rosso, i colori dell’Estelada.

 

Il discorso di Pep davanti ai quarantamila di Barcellona e in mezzo alle Esteladas

 

La Catalogna, con la sua particolare dimensione storica e antropologica ma aperta a contaminazioni, è il filo conduttore. I catalani da sempre aperti a selettivi metissage culturali – parole di Sandro Modeo che lo ricorda nella sua opera Il Barca – durante tutto l’Ottocento vedono in successione le prime macchine a vapore, le prime rivendicazioni per il diritto allo sciopero e la nascita di focolai a forte vocazione anarco-insurrezionalista. Questi arrivano dalla Francia, e Barcellona è il teatro in cui vanno in scena.

 

Molto prima, i catalani trasformeranno il diritto romano, importeranno l’agricoltura dai Franchi e dalla Provenza riceveranno poesie trobadoriche e musiche. Il giovane Guardiola queste cose le studia e non gioca solo a calcio, ma si avvicina anche alla poesia e alla musica: nello specifico, neanche a dirlo, a quella catalana. L’educazione che riceve dai suoi genitori lo rende orgoglioso di essere catalano. Ha solo quattro anni quando l’esilio di Lluís Llach termina con il rientro in Spagna dell’artista, dopo la morte di Franco; vent’anni dopo, Pep e Lluis diventeranno grandi amici.

 

Llach – insieme a Joan Manuel Serrat il più noto rappresentante della Nova cançó catalana – negli anni in cui Pep viene al mondo ha già scritto autentici e noti inni di lotta e resistenza. Avvicinarvisi è un processo quasi inevitabile per chi nasce in questa terra. Guardiola è giovane, un intellettuale in erba con il carisma dei grandi condottieri, ed è facile intuire perché nelle giovanili blaugrana diverrà sin da subito un faro mentre all’atto pratico, fuori dalla “sua” Catalogna, porterà la fascia di capitano nella Spagna olimpica del 1992. E’ già leader: quando pochi mesi prima Koeman stende la Samp nella finale di Coppa dei Campioni a Wembley, parla ormai da capo popolo affacciandosi dal Palazzo della Generalitat durante la parata celebrativa:

Cittadini della Catalogna, adesso la coppa è qui”.

 

Final wembley 1992
Il Barca campione d’Europa 1992 (da sinistra a destra: Zubizarreta, Nando, Salinas, Koeman, Michael Laudrup, Stoitchkov, Eusebio, Bakero, Ferrer, Guardiola, Juan Carlos)

 

Così cresce e frequenta gli intellettuali catalani del tempo, e di pari passo diviene riferimento: vicino alla gente catalana da subito. Nel 1997 un popolo intero insorge quando Tanzi prova a portarlo a Parma, nel 2002 un poeta di Girona lo omaggia con un’Ode. Lui nel frattempo gioca – e vince, con un’altra contaminazione superba di scuola olandese – con la camiseta blaugrana.

 

Un po’ meno, con quella della Spagna: già, la Spagna, capitale Madrid, da sempre il nemico giurato dell’indipendentismo catalano. Solo a carriera conclusa oserà dire che “le leggi ordinavano di giocare con la Nazionale spagnola, perché quella catalana non era riconosciuta e legittimata a giocare in campo internazionale”. Perciò come naturale conseguenza, giocando nella Liga spagnola “veniva convocato e doveva rispondere”. Parole forti, salvo poi addrizzare il tiro:

“Ero contento di giocare per la Spagna certo, però non posso nascondere quello che sento e amo. La mia terra è la Catalogna. Possiede una sua lingua da 800 anni e io ci sono molto legato. E’ il mio Paese”.

Nel 2004, arrivato alla fine della corsa con il calcio giocato, ad un intervistatore che chiede quale sia il suo miglior ricordo, risponde: «Essere nato in un paese così stupendo come il mio: la Catalogna». Il Guardiola che si è fatto uomo e ha smesso di giocare adesso è un animale da campo come allenatore, vulcano attivo durante le sedute e nei novanta minuti, al contrario di quanto facciano intuire il golfino di cashmere e la cravatta con i quali siede in panchina.

 

Il Barcellona sotto la sua guida diviene davvero – oltre che negli slogan anche nei fatti – mes que un club. La forte matrice identitaria della squadra si irrobustisce, l’orgoglio e la rivendicazione autonomista della gente catalana si fa eco più forte. Il Barcellona, in questi anni, si trasforma nella più potente arma di autodeterminazione di un intero popolo, con posizioni radicali, dalla panchina ai più alti vertici del club. Negli spogliatoi circolano i versi di Lluis Llach e per giocatori come Puyol, Xavi e Piqué, l’influenza delle sue idee politiche e culturali è viscerale.

 

Mosaic-Freedom-Catalonia-Concert-Llibertat_947315391_9237574_1000x668
La lotta per l’indipendenza fa tappa obbligata al Camp Nou

 

Jaume Collell, autore del libro Pep Guardiola. De Santpedor a la Banqueta del Camp Nou, ci racconta come le umili origini dei genitori lo abbiano legato a doppio filo alla sua terra e lo abbiano stimolato a rimboccarsi più volte le maniche. Quando inizia ad allenare, l’avidità con la quale trangugia sapere non lo lascia mai, anzi. Se possibile, parallelamente alle contaminazioni culturali proprie della sua terra, Guardiola si lascia a sua volta contaminare.

 

Nel 2013 lo presentano a Monaco di Baviera davanti a duecento giornalisti accreditati, e lui parla per due ore in tedesco: lo ha studiato meticolosamente nell’anno lontano dalla panchina vissuto a New York. Ma Guardiola parla anche il francese e l’inglese, altra lingua in cui ha letto il Manifesto per l’Indipendenza – sempre quella con la “I” maiuscola – della Catalogna, davanti ai quarantamila di Barcellona. A voler essere retorici, performance migliori di alcuni politici. E a proposito di politici, Max Weber nel 1919 in un coinvolgente dibattito divenuto testo, dal titolo “Politica come professione” (Politik als Beruf) scriveva così:

“Tre qualità possono dirsi sommamente decisive per l’uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza. Passione nel senso di Sachlichkeit: dedizione appassionata a una “causa” (Sache), al dio o al diavolo che la dirige. […] Essa non crea l’uomo politico se non mettendolo al servizio di una “causa” e quindi facendo della responsabilità, nei confronti appunto di questa causa, la guida determinante dell’azione”.

All’allenatore catalano sembra non mancare niente. Nel settembre del 2012 partecipa alla commemorazione della presa di Barcellona da parte delle truppe borboniche, avvenuta l’11 settembre 1714. Nel 2014, in giugno, è presente alla manifestazione catalanista di Berlino, e da vero ultras veste una maglietta con su scritto in inglese (a proposito di contaminazioni) che i catalani vogliono votare. Il 9 novembre dello stesso anno, i numeri dicono che l’80% dei votanti si è espresso a favore dell’indipendenza. Se prima era un riferimento, ora è un ambasciatore del movimento indipendentista.

 

aaa
Un ambasciatore di lusso, per una volta addirittura in maniche corte

 

Il dialogo tra Governo spagnolo e Catalogna è venuto a mancare molto tempo prima, con il sentimento indipendentista in rapida ascesa e pronto all’atto definitivo. Nel 2015 il gesto simbolico da parte di Pep di presentarsi all’ultimo posto della lista della coalizione per l’indipendenza, non senza conseguenti polemiche sull’appetibilità del suo nome utilizzato esclusivamente per guadagnare voti. Oggi, giugno 2017, si trova sul palco per il referendum del primo giorno di ottobre, che il popolo catalano attende per divenire Stato sovrano all’interno dell’Unione Europea, e vedere così riconosciute la propria storia, la propria lingua e la propria cultura.

“Siamo, come Catalogna, vittime di uno Stato che attua una persecuzione politica indegna”.

Guardiola ha letto il suo discorso in tre lingue, rivolgendosi alla comunità internazionale perché appoggi il referendum: «In questa ora tanto importante per la storia del nostro Paese la sola risposta possibile, la sola via d’uscita, è votare… Lo faremo per decidere il nostro futuro. Voteremo anche se lo Stato spagnolo non vuole». Parola di Pep, ormai politiker als beruf.

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Papelitos
Andrea Antonioli
5 Maggio 2022

Tradizione, mistica, religione

Así gana el Madrid.
Estero
Vito Alberto Amendolara
11 Aprile 2022

Manchester City-Liverpool, e tutto il mondo fuori

Da qui passano i destini del calcio attuale (non solo inglese).
Editoriali
Andrea Antonioli
6 Aprile 2022

Il dibattito sportivo non è mai caduto così in basso

Stupido, rabbioso e ultra-ideologicizzato.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
26 Marzo 2022

Capello: seguire il modello tedesco, non quello (defunto) di Guardiola

Don Fabio indica la via al calcio italiano.
Ritratti
Diego Mariottini
29 Gennaio 2022

Romário, dall’anarchia al socialismo

Dalla leggenda in campo alla vicepresidenza del Senato.
Ritratti
Marco Metelli
17 Novembre 2021

Louis van Gaal, maestro di vita

L'evoluzione di un allenatore incredibile.
Papelitos
Eduardo Accorroni
6 Settembre 2021

Griezmann l’eterno indeciso

Dallo strappo con la Cina (Huawei) al ritorno all'Atletico (Wanda Metropolitano).
Ritratti
Marco Metelli
29 Agosto 2021

Enzo Maresca il saggio

Un allenatore da seguire.
Estero
Gianluca Palamidessi
16 Agosto 2021

Dottore chiami un dottore

Tutti contro il PSG. Con qualche anno di ritardo.
Italia
Alessandro Imperiali
10 Agosto 2021

Sarri alla Lazio è una rivoluzione

Ambientale, culturale, politica.
Estero
Eduardo Accorroni
9 Agosto 2021

Il calcio in Cina è pura propaganda?

Per il governo cinese, il calcio è molto più di un semplice sport.
Ritratti
Gianluigi Sottile
14 Luglio 2021

Luis Enrique, leader e gentiluomo

L'allenatore che non accetta compromessi.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
7 Luglio 2021

Occhi lucidi

Il cuore dell'Italia non muore mai.
Estero
Paolo Cammarano
6 Luglio 2021

La Spagna che non tifa Spagna

La Roja non unisce tutto il Paese.
Papelitos
Marco Armocida
1 Luglio 2021

La Spagna gioca al ritmo di Sergio Busquets

Un giocatore insostituibile.
Estero
Paolo Cammarano
9 Giugno 2021

La guerra (delle radio) più assurda di sempre

Un potere che in Spagna superava quello dei club.
Estero
Valerio Santori
2 Giugno 2021

Guardiola non vuole più essere Guardiola

La dura vita del profeta, fuori dalla patria.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
25 Maggio 2021

Lasciare a casa Sergio Ramos non è una scelta di campo

Un leader tanto decisivo da risultare scomodo.
Estero
Gianluca Losito
23 Maggio 2021

L’Atletico Madrid non muore mai

Gli uomini di Simeone hanno vinto l'undicesimo titolo.
Ritratti
Marco Armocida
5 Maggio 2021

Toni Kroos, il principe

Elegante, intelligente, colonna del Real Madrid.
Estero
Luca Pulsoni
23 Aprile 2021

La Brexit nel calcio di Boris Johnson

Il primo ministro britannico ha deciso la partita.
Papelitos
Guglielmo Russo Walti
14 Aprile 2021

Le follie dell’imperatore

Le spese del City e l'obbligo di vincere la Champions.
Basket
Diego Mariottini
29 Marzo 2021

Prima che il Banco Roma sballasse

29 marzo 1984, il grande trionfo europeo prima del declino.
Editoriali
Valerio Santori
24 Marzo 2021

Lo sport è politica, non propaganda

Gli atleti impegnati non sono tutti uguali.
Estero
Alberto Maresca
26 Febbraio 2021

Tunisia andata e ritorno: il calcio del popolo

Reportage dall'Africa settentrionale.
Ritratti
Andrea Angelucci
11 Febbraio 2021

Lo strano caso di Aritz Aduriz

Compie oggi 40 anni un simbolo del calcio basco.
Papelitos
Alberto Fabbri
3 Febbraio 2021

Chi si stupisce dell’ingaggio di Messi si è svegliato tardi

Trovare un colpevole per non considerare il quadro della situazione.
Storie
Gianpaolo Mascaro
23 Dicembre 2020

(Piccola) Patria basca

Orgoglio e radici dell'Euskal Selekzioa.
Altro
Alessandro Imperiali
6 Dicembre 2020

Vladimir Putin, lo sport per la Russia

Patriottismo e soft power declinati in ambito sportivo.
Tennis
Diego Mariottini
22 Settembre 2020

Ronaldo, una storia semplice

44 anni di un uomo nato per giocare a pallone.
Papelitos
Federico Brasile
17 Agosto 2020

Gli Stati (dis)Uniti nello sport

Black lives matter divide anche nel basket e nel calcio.
Recensioni
Roberto Tortora
29 Luglio 2020

I giusti dello sport

Un libro collettivo, con racconti tra gli altri di Gianni Mura e Darwin Pastorin, sugli sportivi impegnati in nobili lotte politiche e sociali.
Calcio
Antonio Torrisi
14 Luglio 2020

La supremazia della Premier è un falso storico

Non è tutto inglese quel che luccica, anzi.
Cultura
Giacomo Proia
1 Luglio 2020

Antonio Gramsci tra il football e lo scopone

L'originale rapporto tra il celebre intellettuale e lo sport.
Storie
Luigi Della Penna
15 Giugno 2020

Mussolini e il calcio come arma di consenso

Il Duce intuì il valore politico e sociale del pallone.
Editoriali
Andrea Antonioli
20 Maggio 2020

Trump, il wrestling e l’America profonda

Il successo sta tutto nella conquista dell'immaginario.
Storie
Remo Gandolfi
17 Aprile 2020

Marcelo Bielsa e Bilbao si sono tanto amati

Dalla stima alla rottura, un amore argentino nei Paesi Baschi.
Tifo
Mattia Curmà
30 Marzo 2020

Cosa significa essere del Betis

Tifare blanquiverde è da sempre un'esperienza totalizzante.
Papelitos
Federico Brasile
29 Marzo 2020

La Juventus fa da esempio

I giocatori bianconeri hanno deciso di tagliarsi lo stipendio.
Calcio
Gianluca Palamidessi
10 Marzo 2020

Il Getafe di Bordalás o lo amate o lo odiate

Chi è il prossimo avversario dell'Inter in Europa League.
Ritratti
Nicola Ventura
3 Marzo 2020

Oscar Washington Tabarez, filosofo e guerriero

El camino es la recompensa.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
27 Febbraio 2020

Kevin De Bruyne, l’ultimo dei poeti

Un fenomeno introverso è sempre più il leader tecnico del Manchester City.
Calcio
Andrea Fantucchio
15 Febbraio 2020

Goodbye Manchester city

Chi c'è dietro alla maxi squalifica inflitta ai Cityzens.
Calcio
Jacopo Benefico
6 Febbraio 2020

Il calcio in Libano tra guerra, politica e religione

Crocevia di culture e religioni, il Libano è oggi un Paese sconvolto e senza futuro (anche nel calcio).
Calcio
Antonio Aloi
29 Gennaio 2020

I difensori non sanno più marcare?

Come si è evoluto il ruolo del difensore negli anni tra cambiamenti tecnici, tattici e regolamentari.
Calcio
Federico Brasile
23 Gennaio 2020

Il Mihajlovic politico

Non possiamo giudicare Sinisa Mihajlovic con le nostre categorie.
Papelitos
Lorenzo Santucci
22 Gennaio 2020

Nel calcio di oggi si giocano troppe partite?

Un problema comune, ma evidente in Premier League.
Papelitos
Mattia Curmà
17 Gennaio 2020

Da Valverde a Valverde

La settimana dei Valverde: Federico ed Ernesto, tra gloria e fallimento.
Calcio
Alessandro Previdi
15 Gennaio 2020

La Cina si è presa l’Africa, anche nel calcio

Un riassunto di come la Cina, attraverso la diplomazia degli stadi, ha colonizzato sportivamente l'Africa.
Calcio
Marco Gambaudo
5 Dicembre 2019

Gli sportivi e la politica, una breve storia conformista

Le battaglie degli sportivi sono, ormai, l'infallibile ritornello del mediaticamente corretto.