Papelitos
27 Agosto 2022

Sarri 3 Inzaghi 1

Anche tra gli allenatori esistono le categorie.

Pochi giorni fa qualcuno ha detto – anzi, ribadito – che «nel calcio ci sono le categorie». È vero, ma non solo in campo. Lazio vs Inter di ieri sera si può descrivere in tanti modi, ma in fondo quello che rimane è la lezione impartita da un maestro di calcio (Sarri) ad un apprendista (Inzaghi) che è ancora lontano dalla completa maturità. Il problema però è che Inzaghi allena l’Inter, non più la Lazio. O meglio, quella Lazio che aveva obiettivi e orizzonti assai diversi rispetto a quelli di oggi.

La Lazio di oggi è una squadra vera, finalmente profonda nella rosa come dimostrano i due ingressi dalla panchina (Luis Alberto e Pedro) che hanno cambiato la partita. Soprattutto, è una squadra solida: appena due gol subiti in tre partite, tre tiri nello specchio da inizio anno, non possono casualmente coincidere col secondo anno di Sarri. Lo avevamo già scritto in tempi non sospetti: il sarrismo non esiste, Sarri sì. Dopo ieri definitivamente: nel fraseggio, nella linea tenuta alta da Romagnoli – che ha finalmente vinto la propria sfida contro Lukaku, impalpabile –, nel dominio del campo che ha fatto girare la testa a due giocatori come Barella e Brozovic.

Ma anche nella lettura della partita, un punto sul quale spesso Sarri è stato criticato: i cambi sono stati perfetti, soprattutto hanno lanciato un segnale ambizioso e inequivocabile alla squadra. «Loro erano in calo, ho rischiato il Mago e Pedro, due giocatori leggeri ma molto tecnici».

Quando Sarri li ha inseriti, l’Inter non sembrava in calo, semmai stava rifiatando consapevole di aver rimesso la partita sui giusti binari. Al gol di Lautaro Martinez ad inizio ripresa era seguita immediatamente dopo l’occasione di Dumfries (paratona di Provedel). La Lazio sembrava scossa, ma è proprio in quel momento che è uscita alla ribalta. I cambi di Sarri, poi, hanno fatto il resto. Al contrario di quelli di Inzaghi, confuso e spaesato in uno stadio che lui conosce benissimo (anche da avversario, adesso). Sebastiano Vernazza su Gazzetta ha scritto non a caso: «più di tutto pesa però la retromarcia di strategia, il conservatorismo da cui è stato posseduto Inzaghi ieri sera».

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Poi però, insieme al disequilibrio della sfida tra i due tecnici, c’è stata comunque quella sul terreno di gioco. E anche qui, come lì, non c’è stata partita. È vero che l’Inter è indietro a livello di condizione fisica – soprattutto in alcuni uomini di peso, come Lukaku e Dumfries, comunque il migliore dei suoi – ma lo stesso discorso vale per la Lazio. La scioccante verità di ieri sera è che un giocatore come Milinkovic-Savic, illuminante anche da fermo, l’Inter non ce l’ha. Non ce li ha, l’Inter, due ingressi dalla panchina come Pedro e Luis Alberto. Forse li avrà, ma al momento non li ha.

La pensa così anche Matteo Pinci su Repubblica: «è stato il tecnico laziale (non quello interista, ndr) che, pescando nel proprio serbatoio, ha trovato le risorse per prendersi la vittoria». In questo senso rimane inspiegabile la scelta di lasciare Cahlanoglu in panchina per oltre 60’; Gagliardini non può giocare a certi livelli. Non ai livelli delle tre perle biancocelesti, quantomeno: quella di Felipe Anderson su assist da fuoriclasse (quale è) di Milinkovic-Savic e quelle dei due spagnoli Luis Alberto e Pedro, elogiati anche da Marca (“Luis Alberto y Pedro, dos golazos”).

L’Inter rimane la squadra da battere, e al momento la favorita per lo scudetto. Ma deve svegliarsi. Inzaghi soprattutto, che sembra preparare partita e cambi a priori. Con il Lecce il tutti dentro era servito, anche se con estrema fatica. Con lo Spezia non ce ne era stato bisogno, con la Lazio di ieri non sarebbe bastato in ogni caso. Come ha scritto Luigi Garlando su Gazzetta «ormai il gioco di Sarri è entrato in circolo e si è mescolato felicemente con la tradizione verticale della squadra. Una combinazione che trasmette equilibrio alla Lazio e ne arricchisce le opzioni. Sarri primo protagonista dell’impresa e non solo perché ha scolpito l’anima della squadra, anche per i cambi illuminati». L’unico commento possibile alla partita di ieri è l’elogio di Sarri e della sua Lazio, lasciando da parte i commenti disfattisti sull’Inter di Inzaghi. Purtroppo o per fortuna, siamo ancora alla terza giornata.

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