Calcio
29 Ottobre 2023

Il calcio dei momenti e delle giocate estemporanee

Cosa ci ha detto la 10a giornata di Serie A.

In uno splendido editoriale uscito in settimana su Il Napolista, Massimiliano Gallo chiedeva di analizzare il calcio con maggiore complessità. Non quella che viene dalla tattica e si rifugia nei moduli, ma quella che si interroga sull’evento-partita. Modificando il vecchio e saggio adagio per cui “il pallone è rotondo”, verrebbe quasi da dire che “i momenti del pallone sono rotondi”. Quindi fuggevoli, imprevedibili, persino assurdi.

Prendete Napoli-Milan, 2-2. Una partita bellissima, certo piena di errori da una parte e dall’altra, ma viva Dio! Che agonismo, che intensità, soprattutto che voglia – il Milan nel primo tempo, il Napoli nel secondo – di andarsi a mangiare il pallone strappandolo dal controllo dell’avversario. Ecco, analizzare una partita del genere col telescopio significherebbe romperne e corromperne l’epica, non capire – soprattutto – che in questa partita di partite ce ne sono state centinaia.

Sfidiamo chiunque a credere che dopo quel primo tempo dei rossoneri, perfetto nell’imperfezione quasi ridicola dell’opposizione partenopea, la partita nella ripresa si sarebbe ribaltata. Eppure, ecco i cambi del non-più-Spalletti Rudi Garcia a cambiarne l’inerzia, completamente. Ecco soprattutto due giocate da urlo: quella di Politano e di Raspadori, che con una botta terrificante da fuori area ha aperto la stagione dei gol su punizione in Serie A – dopo 10 giornate, non era mai accaduto. Alla fine il Napoli, che ha chiuso in dieci uomini, quasi la stava per vincere col solito funambolico strabiliante Kvaratskhelia, uno che gli schemi può inventarli e infrangerli ma di certo non seguirli.

In un’atmosfera di visibilio a metà tra il commosso e lo sconvolto, il Maradona ha ringraziato i giocatori a fine partita con un applauso che supera le barriere troppo ristrette del belgioco. È vero: Garcia non è Spalletti, ma questo Napoli è ancora tanto forte, e scagliarsi contro l’allenatore francese – a tanto così dal passaggio del turno in Champions e comunque in piena corsa europea in Serie A – forse è un esercizio troppo facile.

“Al di là degli aspetti tattici, quello che ha cambiato tutto oggi è stata la reazione”.

Giacomo Raspadori a Sky Calcio Club

Lo sarebbe pure accusare Pioli di alcuni cambi che, di certo, non hanno aiutato la sua squadra a reggere botta ed eventualmente a vincere la partita. Ma è questo il bello, in fondo: la lettura dei momenti, una questione certo riferibile agli allenatori ma soprattutto ai giocatori in campo (anche quelli che dal campo escono lamentandosi, come Giroud e Leao).

“Mi sono arrabbiato perché potevo ancora dare tanto. Sono un uomo, non un robot: ho dei sentimenti”.

Olivier Giroud a Sky Calcio Club

Chiedetelo a Ranieri di parlarvi di schemi, moduli e fisime tattiche. Cosa c’è di tattico in una rimonta da 0-3 a 4-3 nell’arco di venti minuti? C’è molto altro però, ed è tutto il calcio: c’è l’amore dei cagliaritani, che hanno incitato la squadra anche dopo il gol di Brescianini a inizio ripresa; ci sono le lacrime di Sir Claudio e quelle di Pavoletti, l’immortale, dopo la miracolosa doppietta siglata al 92’ e al 96’. Lo stesso minuto di gioco nel quale, tra le altre cose, Cambiaso ha inciso il proprio nome nella storia della Juventus. Perché siamo sicuri che quel gol, ennesimo capitolo del cortomusismo allegriano, è uno dei momenti decisivi della stagione bianconera – che ora si proietta di prepotenza in ottica scudetto.

Quello che al momento, comunque, rimane nelle mani dell’Inter. I nerazzurri hanno costretto una Roma decimata ma concentrata e credibile – almeno in fase difensiva – a restringere il proprio campo d’azione a non più di 50 metri dalla porta di Rui Patricio – salva l’occasione di Cristante a metà secondo tempo, che avrebbe potuto cambiare tutto, a proposito di momenti.

L’Inter ha vinto con merito grazie a un gol di Marcus Thuram, nel giorno in cui il più atteso era il suo omologo Lukaku. La zampata dell’ex Gladbach sul cross di Dimarco vale tantissimo in ottica titolo: quello che all’Inter è sfuggito, nelle due passate stagioni, mica per questioni tattiche, di schemi e moduli. No, ma per non aver saputo leggere i momenti. È una questione di testa e di cuore, non di geometria. Ed Eupalla da sempre, alla ragione, preferisce il sentimento.

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