Il termine spagnolo duende assume un’accezione retorica soltanto in una città: Sevilla. Questo particolare vocabolo è stato sensualmente avvolto al capoluogo andaluso dalla penna, melanconica, di Federico García Lorca. Il poeta spagnolo ci restituisce un’immagine astratta del duende; concetto d’introspettiva fattura che riposa nell’oscurità dell’arte, o talvolta di un luogo. Una forza misteriosa inspiegabile a parole, intrisa nell’anima dell’uomo di cultura.

«Un potere misterioso che tutti sentono e nessun filosofo spiega».

A Sevilla il duende si gioca fra corrida e flamenco, nello strenuo e fiero ardore tipico dei sivigliani. Una celebre canzone recita: “Sevilla tiene un color especial, Sevilla sigue teniendo su duende…”. Laddove l’inspiegabile si manifesta con la passione, ciò che si vede si dispiega in due colori: il rosso del Sevilla o il verde del Betis, ma solo il primo convive ancora con il suo duende.

Il più celebre motto del Sevilla Futbol Club recita: “Todos los hombres de cualquier nivel social, ideas religiosas o políticas tendrán aquí cabida”. Chi venera il quartiere di Nerviòn ha difeso un ideale che costa la vita. Sevilla, città libera, rinnega dall’inizio alla fine il franchismo. La città splende di luce propria grazie alla ricchezza dell’Islam e del Cattolicesimo, unite dalla storia in un connubio unico al mondo; al sacro delle due religioni si aggiunge poi il profano dell’impronta gitana, cornice di una comunità sorda al celebre concetto monarchico della limpieza de sangre. Sevilla libera non per scelta ma per essenza, dunque.

sevilla biris norte

La curva sevillana in occasione di una partita di Liga contro il Barcellona, nel 2007 (foto Denis Doyle/Getty Images)

Nel 1975 nasce il gruppo ultras Biris Norte, caldissima frangia della tifoseria sevillana. I Biris nascono contemporaneamente al tramonto del regime franchista, incarnando l’influente movimento metallaro che imperversa nella polveriera giovanile iberica. I ragazzi di quella Spagna inetta e confusa, autoritaria e anarchica allo stesso modo, sono il motore della rinascita democratica del Paese, riuniti sotto un vigoroso antifascismo.

Il sentimento resistente che si radica nella curva del Sevilla è traslato nel derby, inasprito dagli estremismi politici: mentre i Biris virano a sinistra, sulla sponda opposta del Guadalquivir vige la legge del gruppo Chupe, falange nazionalista betica. La morte di Francisco Franco dà il via libera alla crescita esponenziale del calcio spagnolo, con la conseguente diffusione delle tifoserie organizzate sugli spalti della Penisola, spesso sotto l’ala protettiva delle nuove forze partitiche presenti.

La sinistra parlamentare sostiene apertamente gli oltre 1000 ultras che ogni domenica abitano la grada nord del Sanchez Pizjuan, costruendo un clamoroso bacino elettorale.

Il retrogusto d’ispirazione sudamericana dei Biris, che con fumogeni, tamburi e parecchi scontri terrorizzano la nazione, attira però il partito socialista del PSOE che ne intuisce l’influenza sui giovani votanti. Negli anni ottanta, ad affiancare la stella simbolo dei BN in curva c’è la sigla del partito operaio: il premier più longevo di Spagna, infatti, viene da Siviglia e sanguina rojiblanco.

Felipe Gonzàlez raccoglie un vero e proprio plebiscito che lo mantiene all’esecutivo per ben quattro mandati consecutivi, concentrando nel sud del Paese la maggior parte delle controverse misure economiche. L’importanza dei Biris Norte per il Premier si avvalora con la pomposa campagna acquisti volta ad attenuare l’uragano corruttivo attorno a Gonzàlez, il quale tenta di salvare il proprio covo di voti finanziando l’arrivo della dupla argentina Maradona-Bilardo a Sevilla.

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L’amore dei tifosi del Sevilla per i fumogeni poco prima dell’incontro con il Liverpool, nel 2017 (foto David Ramos/Getty Images)

Nell’agosto del ’95 il Sevilla, indebitato fino al collo, subisce la retrocessione in Segunda Divisiòn: uno smacco senza precedenti per l’orgoglio sevillano. La tifoseria organizzata, disillusa dalle promesse governative, si spacca. Ad allontanarsi sono i destristi di Sukar Sur che occupano il settore opposto ai Biris. Le due fazioni si riuniscono soltanto per protestare in favore del ripescaggio, con una veemenza tanto forte da costringere la Federazione a un’improbabile edizione della Liga con 22 partecipanti.

La crisi del gruppo si acuisce con la progressiva mortificazione del fenomeno ultras da parte delle autorità. La scomparsa dei rivali storici dei Biris – gli Ultras Sur e i Bokeròn di Màlaga – riduce la tifoseria sevillana a un gruppo esiguo rispetto agli anni precedenti. Inoltre, come se non bastasse, le dirigenze susseguitesi al comando del Sevilla adottano una decisa propaganda per screditare i Biris agli occhi del resto dei paganti al Sanchez-Pizjuan.

I dirigenti Cruz, Del Nido e Castro sono tuttora i destinatari principali dei cori, accusati di rispondere alle direttive della Capitale e quindi corrodere la popolarità del gruppo. Malgrado il progressivo allontanamento dei leader storici, tuttavia, i saldi rapporti degli ultras con i Bukaneros del Rayo Vallecano e i marsigliesi del Commando Ultrà 84 hanno conservato lo spirito e i connotati antifascisti del gruppo.

Sevilla para herir.

¡Siempre Sevilla para herir!

– Federico Garcia Lorca

Durante le varie conquiste europee, i Biris sono sbarcati a Torino, ricordando ai Drughi quanto disprezzassero l’orientamento della tifoseria bianconera già nelle strade piemontesi. In occasione dell’ultimo Sevilla-Juve, gli juventini sono stati accolti alla Taberna del Papelòn, feudo del centro storico, dove le lame hanno avuto la meglio. Ma l’ostico legame con le curve italiane vede una e una sola rivalità, quella con gli Irriducibili. I motivi sono molteplici, in primis la contrastante visione politica, passando per l’odio trasversale fra Lazio e Marsiglia e Real Madrid e Sevilla.

In occasione di Lazio v Sevilla dello scorso 14 febbraio 2019, sono stati ben 5 cinque i feriti prima e dopo il sedicesimo di finale. Gli episodi isolati di reviviscenza ultras da parte dei Biris Norte restano però i tristi focolai del movimento spagnolo, ormai messo al bando e ostracizzato. Lo stesso futuro dei BN risulta poco chiaro, in un ambiguo dualismo di interpretazioni tra il patron Carmona e Javier Tebas, numero uno della Liga. Sono il bastone e la carota a guidare le sorti dei Biris Norte, aggrappati alla mentalità ereditata dalla Storia cittadina.