Carrello vuoto
Italia
19 Febbraio

SLA, il male oscuro del calcio

Luca Pulsoni

72 articoli
La sclerosi laterale amiotrofica non cessa di mietere vittime nel mondo calcistico.

Lou Gehrig di fatiche ne ha sopportate tante. 2130 partite giocate consecutivamente da battitore dei New York Yankees: dall’esordio del 1925 fino al giorno del ritiro, il 4 luglio 1939. La “stronza” era appena arrivata. The Iron Horse avrebbe continuato a giocare, se non fosse stato per lei. 14 anni in mezzo a un diamante d’erba, a colpire, lanciare, scaraventare la pallina il più lontano possibile. Una mazza di legno pesante come un macigno, i duri allenamenti, le 17 fratture sul corpo, tutte saldate da sole. La forza non gli mancava. Eppure nulla poté contro il dolore più grande. La battaglia di Gehrig durò appena due anni: si spense il 2 giugno 1941. Aveva vinto lei.

 

Stefano Borgonovo ha deciso di mostrarla al mondo, la “stronza”. L’ha spinta in mezzo ad un prato verde davanti a 35mila persone. Roberto Baggio, l’amico di sempre, ad accompagnarlo al centro del campo, per raccogliere l’applauso dei presenti. Era il 2008, l’Artemio Franchi lo stadio. Baggio e Borgonovo, la B2 di nuovo insieme per un unico, immenso abbraccio contro quel male terribile. Uniti si vince, perché per battere quel morbo bastardo la forza non basta. Serve una spinta extra.

 

Parlava con lo sguardo, Stefano. Occhi magnetici a scrutare emozioni, raccontando il dolore, urlando di rabbia. Ha lottato fino al novantesimo giocando da attaccante vero, fuggendo fin quando ha potuto da una marcatura asfissiante. Borgonovo ha perso quella partita segnando il suo gol più bello.

 

Roby Baggio e Massaro assieme a Borgonovo in quella emozionante serata fiorentina

 

Tre lettere che nascondono un male oscuro: SLA. Acronimo di Sclerosi Laterale Amiotrofica, detta anche morbo di Lou Gehrig, dal nome del primo sportivo che contrasse la malattia. La “stronza” colpisce i motoneuroni, che non danno più impulsi ai muscoli. Il corpo non risponde alle sollecitazioni del cervello: si paralizza a poco a poco, si spegne lentamente. Il morbo blocca respirazione e deglutizione; la tracheotomia è l’unico modo per provare a sopravvivere. L’incubo è quello di morire soffocati. Perché la SLA tortura prima di uccidere, lasciando la mente lucida e cosciente mentre il fisico si consegna impotente alla morte.

 

 

SLA e calcio

 

Secondo l’OMAR, Osservatorio Malattie Rare, l’incidenza del morbo in Italia è di 1-3 casi su 100mila abitanti, con 3 nuove diagnosi al giorno. La prevalenza, ovvero il numero di pazienti che convive con la SLA, è in media 5-7 casi all’anno ogni 100mila abitanti. In Italia si contano circa 5 mila pazienti affetti dal morbo.

 

Un filo oscuro lega la SLA al mondo del calcio. Il magistrato Raffaele Guariniello l’ha definita la “malattia professionale” dei calciatori. Nel 1999 l’ex PM torinese aprì un’inchiesta per far luce su questo legame. Risultato: ipotesi più o meno fondate e la sensazione di essere ancora distanti dal punto. L’unica certezza restano i numeri che descrivono una casistica inquietante: il rischio di contrarre la SLA tra gli ex calciatori è due volte superiore a quello della popolazione generale. Lo conferma anche una ricerca dell’Istituto Mario Negri del marzo 2019. Ma non è tutto. Secondo lo studio dell’Istituto Negri, coordinato dal Dott. Ettore Beghi e dalla Dott.ssa Elisabetta Pupillo, il rischio Gehrig è addirittura sei volte superiore al normale per i giocatori che hanno militato in Serie A.

 

La ricerca è stata condotta su un campione di ex calciatori di Serie A, B e C dal ‘59/’60 al ‘99/2000. 32 calciatori italiani morti di SLA fino al 2018; a questi si aggiungono l’ex stopper di Roma e Fiorentina Giovanni Bertini, scomparso il 3 dicembre 2019, e l’ex attaccante di Juventus e Inter Pietro Anastasi, morto lo scorso 17 gennaio dopo aver rinunciato all’accanimento terapeutico. In totale 34 vittime su 23.875 calciatori analizzati. Un’incidenza di gran lunga superiore alla media. I più colpiti sono i centrocampisti (14 morti), seguiti da difensori (10), attaccanti (7) e portieri (3).

 

Lou Gehrig, il primo a contrarre il morbo

 

Un altro dato allarmante è quello riguardante l’insorgenza del morbo: 43,3 anni per gli ex calciatori, 65,2 per il resto della popolazione. I calciatori si ammalano in età meno avanzata. Un’insorgenza anticipata di 22 anni per una malattia che, secondo la medicina, viene determinata da una predisposizione genetica e da un concorso di fattori.

 

Esiste dunque una connessione tra calcio e SLA? Naturalmente. Lo dice la scienza. Per la FIGC, però, “quello tra la SLA e il calcio rimane solamente un dato statistico”. Lo ha affermato il professor Mauro Sabatelli, uno dei membri della Commissione SLA della Federcalcio, in una ricerca del 2013 che ha stabilito come “a provocare la malattia non è solo una proteina anomala, ma anche una proteina normale in eccesso”.

“Nessuno – continua Sabelli – può escludere un ruolo di concausa con la pratica sportiva e con il calcio, ma l’attività fisica potrebbe favorire l’insorgenza della malattia solo in chi è geneticamente predisposto”.

 

Le ipotesi: erba killer

 

Il dato certo e inequivocabile è uno soltanto: le cause della SLA sono ancora sconosciute. Si tratta di una malattia multifattoriale, determinata dal concorso di più circostanze. Tra queste, i ricercatori elencano l’uso di sostanze dopanti, l’abuso di antinfiammatori, i continui traumi a gambe e capo e il contatto con pesticidi e diserbanti utilizzati nei campi di calcio. Quest’ultimo aspetto porta ad un’osservazione interessante: la seconda categoria di lavoratori più colpita da SLA (dopo i calciatori) è quella degli agricoltori.

 

Sul tema è intervenuto ancora una volta il PM Guariniello nel 2012. Raccogliendo i dati delle ASL del Piemonte, la Procura di Torino censì nel 2011 ben 123 agricoltori affetti da SLA in tutta la regione. Incidenza molto al di sopra della media: “Visto che sia in questo settore, sia sui campi da calcio, si fa uso di pesticidi e diserbanti – dichiarava Guariniello in un’intervista al Corriere di Como – questa potrebbe essere, e sottolineo il condizionale, una causa della Sla, che ha colpito molti calciatori e molte persone che lavorano la terra, con un’incidenza superiore alla media”. Anche in Sardegna è stato provato che gli agricoltori si ammalano con frequenza doppia rispetto al resto della popolazione.

 

Il PM Raffaele Guariniello (1941), in prima linea sul tema

 

Le connessioni con il mondo agrario vengono rimarcate dal dottor Walter Bradley, dell’università di Miami, tra i primi a stabilire un legame tra Gehrig e i pesticidi utilizzati nei campi di calcio italiani. Una chiara presa di posizione arriva anche da Davide Manucra, dell’Arpae Emilia Romagna, in un articolo pubblicato sulla rivista Ecoscienza (Numero 5 / 6 – Anno 2011). Secondo Manucra il campo di calcio rappresenta al momento

“il solo fattore comune al calcio e agli altri sport praticati dai giocatori morti di SLA negli USA, in Italia e in Inghilterra”.

Da quanto si legge nell’articolo, le concause sarebbero riconducibili all’uso di erbicidi, defolianti e insetticidi. L’insorgenza della SLA sarebbe dovuta all’esposizione ambientale dei calciatori attraverso “abrasioni cutanee o grazie alla pressione transdermica che si crea quando la palla colpisce le gambe”. Teoria che sembrerebbe essere confermata anche dai dati raccolti per altre discipline su campi d’erba, come football americano e rugby. Una ricerca pubblicata da Neurology nel 2012 dimostra come l’incidenza della SLA tra 3.400 giocatori di Nfl sia quattro volte superiore a quella della media statunitense.

 

Il rischio Gehrig sarebbe alimentato dai cosiddetti prodotti fitosanitari, utilizzati per proteggere e conservare i vegetali ma che racchiudono un alto grado di tossicità. Dal 2014 l’uso dei fitosanitari (pesticidi e biocidi) è regolato da una normativa europea recepita anche dall’Italia attraverso il Piano d’azione nazionale.

 

 

Il doping

 

L’inchiesta sul “calcio malato” del pool Guariniello ipotizzava una concausa legata all’uso di sostanze dopanti. A tale proposito è utile analizzare gli esiti della ricerca condotta dal professor Adriano Chiò e dal dottor Gabriele Mora. Il ragionamento basilare è molto semplice: se la concausa fosse il doping, allora la SLA sarebbe diffusa anche negli altri sport in cui è stato accertato l’utilizzo di sostanze proibite.

 

Nel ciclismo e nell’atletica leggera, ad esempio, il morbo non risulta radicato come nel mondo del pallone. Dato “sorprendente” se si considera che molti sport (tra i quali quelli appena citati) hanno condiviso con il calcio l’uso di medesime sostanze dopanti, su tutte l’EPO. Dalla ricerca di Chiò e Mora non risultano casi di SLA nelle analisi di 1500 cartelle cliniche di ciclisti. Numeri limitati ma indicativi.

 

Il professor Adriano Chiò, tra i massimi esperti in materia di SLA

 

Un altro studio innovativo arriva dal dottor Stefano Belli e dal dottor Nicola Vanacore. Secondo le ricerche l’eccessiva assunzione di integratori contenenti aminoacidi ramificati giocherebbe un ruolo arrivo nell’insorgenza della SLA. Non si esclude nemmeno un collegamento con l’abuso di antidolorifici.

 

In “Amyotrophic lateral sclerosis in an Italian professional soccer player” (2006) Belli e Vanacore presentano la storia clinica e professionale di un calciatore professionista italiano affetto da SLA sporadica. 17 anni di professionismo, ruolo centrocampista. Il paziente racconta del consumo frequente di bifosfato di fruttosio 1,6, estratti di corteccia soprarenale, crotetamide e cropropamide e integratori alimentari (aminoacidi a catena ramificata e creatina) durante la sua carriera.

 

 

Traumi e rischio SLA

 

Più numerosi sono i traumi fisici subiti nel corso della vita, maggiore è il rischio di sviluppare la SLA. Lo si è appreso da una ricerca dell’Istituto Negri del 2011. Rischio e non causa di SLA: “L’evento ‘trauma’ – spiega Ettore Beghi, coordinatore dello studio – è un fattore di rischio, soprattutto se ripetuto”. “Non mi sembra esserci – conclude – correlazione tra il sito di insorgenza della malattia e la sede dei traumi”.

 

Il primo caso riconosciuto legalmente di calciatore vittima di SLA arriva dall’Inghilterra: Jeff Astle, centravanti del West Bromwich Albion e della nazionale inglese degli anni ’60 e ’70, scomparso nel 2002 all’età di 59 anni. Il coroner che si occupò della sua morte stabilì che questa “è stata provocata dai numerosi traumi riportati al cervello a causa dei frequenti colpi di testa dati al pallone”. Astle era conosciuto per le sue grandi qualità di colpitore di testa.

 

Jeff Astle in tuffo per colpire di testa: un destino tragico

 

Uno studio dell’Università di Glasgow dello scorso anno evidenzia come i vecchi palloni di cuoio, molto più pesanti di quelli moderni, fossero dei veri e propri pericoli per la salute dei calciatori. Il caso Astle destò scalpore tra l’opinione pubblica d’oltremanica tanto da portare la Football Association a finanziare un ulteriore studio dei ricercatori di Glasgow, che forniscono ulteriori elementi a riguardo: analizzando un campione di 7.676 ex calciatori scozzesi dal 1900 al 1976, il rischio di contrarre l’Alzheimer è cinque volte superiore a quello della popolazione generica. Incidenza quattro volte più alta per le altre malattie psicomotorie (tra cui la SLA) e due volte superiore per il Parkinson.

 

 

Storie di SLA

 

La SLA non è solo il male. È anche storie, vite, battaglie. Il calcio, la sua passione. Il campionato di Prima Categoria è un mondo a sé: il martedì l’allenamento, il giovedì la partitella. Storie che si intrecciano, racconti che si mescolano. E la vita quotidiana confinata fuori dalle mura del campo, per novanta minuti appena. Nessuna rifinitura, si va dritti alla domenica. La sosta al bar dopo la sfida sulla pozzolana: polvere nei polmoni, fango sulla pelle, indumenti che si macchiano di un calcio antico e selvaggio.

 

Per anni Luca ha vissuto quel mondo, a Capranica, in provincia di Viterbo. Romaria la sua squadra: un nome che evoca la Roma giallorossa ma che porta i colori dei rivali laziali. Con il biancoceleste della Romania Luca ha trascorso una parte della sua vita, divisa tra il calcio e il lavoro in banca. “Ma sognavo di fare l’archeologo o il biologo”. Le scoperte, la ricerca e le curiosità lo affascinano. Poi è arrivata la “stronza”:

 

“Anche se nemmeno nei miei peggiori incubi avrei mai immaginato di dover combattere contro un nemico così terribile, non ho mai smesso di credere che un giorno sarei guarito. Vorrei addormentarmi e svegliarmi proprio il giorno in cui fosse trovata una soluzione contro la SLA”.

 

Ci sono due modi per affrontare il nemico: “Lasciarsi andare o combattere”. Luca ha iniziato a combattere sin da subito.

 

“Oggi con il senno di poi posso dire forse di aver abusato di “movimento” e che forse, insieme ai traumi di gioco, ad un periodo di forte stress emotivo e ad una predisposizione genetica, questo possa essere l’elemento scatenante della malattia… Forse…”.

 

Luca Pulino ha voluto raccontare la sua lunga battaglia. Lo ha fatto attraverso il blog “Le Porte della Speranza”, uno spazio aperto a chi combatte ogni giorno la “stronza”, che Luca chiama “bastarda”. Cambia il nome ma non la sostanza. La SLA è incubo anche per chi vive un altro calcio: quello dilettantistico.

 

“E il meglio deve ancora venire!” è il motto che lancia Luca attraverso il suo libro (La Caravella Editrice, 2016). Un libro scritto con gli occhi perchè lui, così come molti malati di SLA, comunica attraverso un sintetizzatore vocale. Il suono metallico delle parole scandisce il dolore, riecheggia assordante nell’aria.

 

Un libro che merita una menzione speciale

 

In Le porte della Speranza sono custodite altre storie. Di calcio e non solo. Hemerson Cara non ha mai giocato in Serie A. Sognava di arrivarci, magari nel Cagliari, la sua squadra del cuore. Viene dalla Sardegna: Selargius, area metropolitana cagliaritana. A 31 anni il sogno svanisce: “Lei è affetto da SLA”. I muscoli lo abbandonano, inizia la battaglia. Le cure in Thailandia, il ritorno in Italia, il corpo paralizzato: lo sguardo è la sua voce, il suo racconto. Gli occhi racchiudono la sua storia. Come quelli di Borgonovo nella notte di Firenze. Non c’è Baggio accanto a Hemerson, nemmeno Maldini e Gullit.

 

C’è un esercito silenzioso che combatte al suo fianco. “Ciao cara Sla, è da tempo che dividiamo lo stesso corpo – scrive in una lettera – Da ben 8 anni mi hai reso la vita difficile”. E ancora:

 

“Mi hai fatto entrare nello sconforto più grande, poi mi sono detto che avrei potuto farcela a conviverci anche se con l’andare del tempo sarebbe stato molto più difficile perché quando i muscoli respiratori e quelli della deglutizione smetteranno di funzionare respirerò meccanicamente e mangerò attraverso un sondino nello stomaco e non parlerò più”.

 

Poi la speranza:

 

“Ma una cosa, cara Sla, non mi hai preso e non mi prenderai mai ed è il sorriso! Ora ti lascio anche se so che continuerai a farmi dannare ma sappi che non mi arrenderò mai”.

 

Luca e Hemerson, ma anche Antonio, malato di SLA e laureato in Economia e Commercio con 110 e lode. E Jack, che parla di una “battaglia eroica che sai già di perdere”. E ancora Paolo Palumbo, che ha portato il morbo sotto i riflettori dell’Ariston di Sanremo. Angeli che combattono e che non smettono di farlo. In attesa del giorno in cui il loro sacrificio aprirà la strada a un mondo nuovo, migliore. Senza quella stronza bastarda.

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Ritratti
Lorenzo Santucci
18 Agosto

Cambiasso, il cervello in campo

Storia del Cuchu, il nobile proletario.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
1 Novembre

Elogio del pareggio

Una questione filosofica.
Interviste
Luigi Fattore
22 Giugno

Un passo indietro al gioco

Intervista a Lele Adani, rivoluzionario della dialettica sportiva contemporanea.
Papelitos
Beniamino Scermani
2 Settembre

Il calcio femminile contro le regole base dell’economia

Il professionismo femminile non può salvare il calcio italiano.
Editoriali
Niccolò Maria de Vincenti
20 Febbraio

J’accuse

Chi è che davvero non vuole lo stadio della Roma?
storie
Raffaele Arabia
20 Maggio

El Coloso de Santa Úrsula

Storia e leggende dello Stadio Azteca.
Italia
Francesco Andreose
9 Maggio

La maglia più bella è quella Made in Italy

Un viaggio nei marchi storici della provincia italiana.
Cultura
Giacomo Proia
1 Luglio

Antonio Gramsci tra il football e lo scopone

L'originale rapporto tra il celebre intellettuale e lo sport.
Cultura
Leonardo Aresi
17 Maggio

Il Bar Sport è l’Italia

Le corti dei baristi come crocevia del nostro vivere sportivo.
storie
Alberto Fabbri
12 Marzo

Il D’Annunzio sportivo

Un ritratto del Vate attraverso lo sport.
Papelitos
Alberto Fabbri
9 Maggio

La superiorità del Gioco

Ajax-Tottenham: la nostra definitiva resa di fronte all'imponderabilità del calcio.
Ritratti
Matteo Mancin
9 Novembre

Sandro Ciotti

L'uomo, l'artista, l'inconfondibile voce.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
13 Febbraio

Contro l’ Ünder-mania

Si plachi l’entusiasmo per il calciatore, si plachi la turcofilia (governativa) che comporta.
Ritratti
Pierfilippo Saviotti
20 Maggio

Nereo Rocco, il Paròn degli italiani

A lui il nostro calcio deve successi e identità.
Papelitos
Filippo Peci
18 Aprile

Il crepuscolo degli idoli

Le polemiche degli ultimi giorni non fanno altro che dimostrare come i vecchi eroi sportivi italiani non siano più in grado di competere.
storie
Domenico Rocca
11 Dicembre

La mafia nel pallone

Le mafie nel calcio sono entrate dal fischio d’inizio, e non subentrate a partita iniziata.
Altro
Andrea Catalano
28 Maggio

Elogio del riscatto per sopravvivere in tempi difficili

Cadere, rialzarsi, cadere di nuovo, ballare.
Interviste
Niccolò Maria de Vincenti
7 Marzo

Quel mitomane di Giancarlo Dotto

Federer e Nadal, Carmelo Bene e il ping pong, Totti: abbiamo scambiato due chiacchiere con un giornalista extra-ordinario.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Dicembre

Elogio del sercio, il pallone di una volta

Quanti chili pesava la sfera della nostra scuola calcio?
Papelitos
Luca Pulsoni
12 Agosto

Il ciclismo italiano è a un punto di non ritorno

L'allontanamento di Cassani è solo la punta dell'iceberg.
Papelitos
Alberto Girardello
28 Dicembre

Il calcio naturale di Patrick Cutrone

L'Inter sbatte nella terza sconfitta consecutiva, in un derby deciso dal miglior fiore rossonero
Editoriali
Gianluca Palamidessi
13 Settembre

Lo spogliatoio è l’ultimo luogo sacro

In un mondo privo di regole, c'è un posto che impone ancora la propria legge.
Tifo
Alberto Fabbri
6 Agosto

No allo stadio teatro!

Diffidate da chi rinnega il valore emotivo degli spalti.
Interviste
Antonio Aloi
26 Marzo

Giovanni De Carolis e il senso della boxe

Intervista con Giovanni De Carolis, degno rappresentante del vero spirito italiano: umile e talentuoso lavoratore con lo spirito in fiamme ed il sorriso gentile.
Editoriali
Sebastiano Caputo
10 Novembre

La prima rivista sportiva per gentiluomini

Signore e Signori, nasce "Contrasti", finalmente.
Estero
Giovanni Pigozzo
11 Settembre

2000: Odissea a Calais

L'inspiegabile semplicità dell'eroismo.
Estero
Luca Giannelli
24 Aprile

Gli slavi e il senso del calcio

Estrosi, litigiosi, naturalmente perdenti.
Italia
Alberto Fabbri
25 Giugno

Breviario di stile dello scarpino da calcio

La lotta alla degenerazione dei costumi continua in campo.
Editoriali
Niccolò Maria de Vincenti
30 Aprile

Il calcio o cambia o muore

Il nostro manifesto per una rinascita del pallone.
pellicole
La Redazione
11 Aprile

L’anti-gioco italiano

Secondo Carmelo Bene.
Ritratti
Nicola Ventura
6 Febbraio

Giampiero Galeazzi

Bisteccone e la sua genuinità, una storia da raccontare.
Estero
Alberto Maresca
8 Novembre

Narcofùtbol

Il realismo magico colombiano tra storia e mito.
Altro
Andrea Muratore
12 Giugno

Il Giro pedala nella storia d’Italia

Caleidoscopio dell’italianità, il Giro ci ricorda come la nostra nazione sia sempre, al contempo, centro e periferia.
Papelitos
Alberto Fabbri
7 Agosto

Tifa, consuma e crepa

L'umiliazione fisica e morale del tifoso.
Italia
Lorenzo Santucci
3 Luglio

San Francesco

29 giugno 2000.
Interviste
Alberto Fabbri
4 Aprile

Nella culla del Football

Intervista all'autore Stefano Faccendini, impareggiabile appassionato di calcio inglese.
Papelitos
Alberto Fabbri
6 Marzo

Giù le mani dal Meazza!

Contro l'abbattimento dello stadio di San Siro.
recensioni
Gezim Qadraku
1 Luglio

Jimmy Grimble

Quando tifare il Manchester City era una questione d’amore.
Interviste
Leonardo Aresi
15 Giugno

L’epica di Hugo Pratt, tra sport e avventura

Marco Steiner racconta il padre nobile della letteratura disegnata italiana.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Novembre

A nessuno frega più niente della nazionale

E forse a nessuno gliene è mai importato davvero.
recensioni
Lorenzo Santucci
15 Aprile

Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita

Il Pasolino calciofilo, calciatore e amante dello sport più bello del mondo. L'opera di Curcio diventa essenziale nelle nostre biblioteche sportive.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
27 Giugno

A dover correre è la palla

Ode ai giocatori flemmatici.
Italia
14 Gennaio

Damiano Tommasi

Dalla Roma a San Marino, una vita da mediano controcorrente.
Estero
Jacopo Benefico
6 Febbraio

Il calcio in Libano tra guerra, politica e religione

Crocevia di culture e religioni, il Libano è oggi un Paese sconvolto e senza futuro (anche nel calcio).
Estero
Gezim Qadraku
3 Dicembre

Tutto fuorchè una favola

Quattro squadre in due continenti, disponibilità di capitale immensa, totale mancanza di rispetto nei confronti dei valori di questo sport. Ecco come la Red Bull è entrata nel mondo del pallone.
Ritratti
Marco Metelli
28 Settembre

Hernán Crespo

Innamorarsi a Parma.
Altro
Leonardo Aresi
17 Marzo

Luna Rossa ci ha fatto sognare

La sconfitta in Coppa America non scalfisce la portata dell'impresa.
Estero
Alessandro Previdi
15 Gennaio

La Cina si è presa l’Africa, anche nel calcio

Un riassunto di come la Cina, attraverso la diplomazia degli stadi, ha colonizzato sportivamente l'Africa.
storie
Maurizio Fierro
14 Giugno

Il Cagliari alla conquista degli States

Il torneo USA e l'estate d'oltreoceano alla testa di Manlio Scopigno.
Italia
Annibale Gagliani
28 Aprile

Mandzukic, il cervo bianco

Vivere lottando.