«Praga non ci lascia più andare. Questa piccola madre ha gli artigli. Non c’è altro da fare che cedere. Per potersene liberare bisognerebbe darle fuoco da due lati, il Vyšehrad e il Hradčany». Così Frank Kafka descrisse la sua città natale. Praga è una città meravigliosa in cui si intrecciano stili e culture, un museo a cielo aperto di cui è difficile non innamorarsi.

 

 

Questa città piena di storia e di cultura ha però anche una marcata impronta calcistica. Infatti sono ben 14 le squadre della città e il calcio è parte integrante della capitale boema. Impossibile non citare il Dukla, vecchia gloria del calcio cecoslovacco legata alle forze armate e ora finita nel dimenticatoio, o il Bohemians 1905, indissolubilmente connesso alla figura talentuosa di Antonín Panenka, leggenda del club, che nel 1976 portò la sua nazionale sul tetto d’Europa con l’invenzione del “cucchiaio” nel rigore decisivo. Ma le squadre più importanti del Paese sono senza dubbio Slavia e Sparta Praga, due opposti che non si attraggono anzi si ripudiano.

 

 

 


Sparta vs Slavia, il derby di Praga dalle origini


 

Il primo dissidio riguarda la data di fondazione. La storia dice infatti che lo Slavia venne fondato nel 1892 mentre lo Sparta l’anno seguente. Tuttavia il primo incontro tra le due squadre si giocò solo nel 1896 poiché, prima di quell’anno, la società sportiva dello Slavia si concentrava sul ciclismo e non aveva una sezione calcistica – rimane negli annali la coreografia dei rivali che recitava cyklistika není fotbal, cioè «il ciclismo non è calcio».

 

 

D’altra parte, come spesso accade nel contesto dei derby, l’antagonismo sportivo tra le due squadre ha contorni che vanno ben oltre il lato calcistico. L’incolmabile distanza è innanzitutto geografica dal momento che a dividerle c’è un fiume, la Moldava, che spacca in due l’affascinante capitale ceca e separa Letná e Holešovice, zone dello Sparta sulla riva occidentale, da Vršovice, zona a “tinte Slavia” sulla riva orientale. L’appartenenza territoriale è quindi un fattore rilevante per le due fazioni che orgogliosamente si identificano e vivono nella propria zona. Un esempio emblematico sono proprio i tifosi dello Sparta, che in svariati cortei cittadini si raggruppano tutti dietro uno striscione con scritto Letenští, ovvero “di Letná”.

 

 

C’è poi da considerare l’aspetto sociale: storicamente lo Sparta rappresenta la working-class locale mentre lo Slavia fu fondato da alcuni studenti di medicina, ed è ideologicamente legato alla borghesia e agli intellettuali. Una simile differenza, quasi ancestrale, ha avuto anche ripercussioni storiche che hanno segnato in maniera indelebile l’ultracentenaria vita dei club.

 

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La passione dei tifo ceco in una foto: qui alcuni tifosi del Viktoria Plzen prima della sfida contro lo Sparta Praga nel maggio del 2020, in modalità drive-in (foto di Gabriel Kuchta/Getty Images)

 

 


La vittoria del comunismo e il monopolio del Dukla Praga


 

Dopo la seconda guerra mondiale, più precisamente nel 1948, il partito comunista cecoslovacco vinse le elezioni e la storia del Paese cambiò radicalmente. Oltre ai mutamenti socio-politici cui andò incontro il Paese, anche a livello sportivo ci fu un drastico sconvolgimento: molte squadre tanto per iniziare dovettero cambiare nome – ad esempio lo Slavia fu ribattezzato Dynamo, e l’allora Bohemians AFK Vršovice divenne Spartak Praha Stalingrad – ma poi il calcio si ritrovò improvvisamente con un nuovo padrone, il Dukla Praga, fondato dalle forze armate nel 1947.

 

 

Per volere dichiarato del governo questa squadra sarebbe dovuta diventare la società calcistica più importante di tutto il Paese: fu così che ebbe inizio il declino inesorabile dello Slavia che, malvisto per via della sua connotazione borghese, fu “perseguitato” e volutamente fatto cadere nel baratro. Il Dukla al contrario si avvalse addirittura di una regola ad hoc, per formare la propria rosa, che gli permise di ingaggiare automaticamente ogni giocatore che avesse prestato servizio militare di leva, a prescindere dal fatto che giocasse in un altro club.

 

 

La situazione si aggravò quando nel 1951 lo Slavia si ritrovò praticamente senza alcun giocatore (furono tutti reclutati dalla casa centrale dell’Esercito) e dovette schierare la squadra giovanile, indebolendosi al punto che arrivò la prima storica e sofferta retrocessione.

 

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Tifosi dello Slavia Praga a Genova, nel 2009 (foto di Massimo Cebrelli/Getty Images)

 

 

Prima di questo monopolio, SK Slavia Praha e AC Sparta Praha fotbal avevano dominato la scena nazionale e internazionale: i Červenobílí, che tradotto significa biancorossi, diedero una svolta nel 1905 quando arrivò John Madden, uno scozzese proveniente dal Celtic che portò nuove tattiche, idee e una filosofia calcistica all’avanguardia. Il risultato? Un’epoca d’oro in cui lo Slavia vinse 134 partite su 169 aggiudicandosi il soprannome di Věčná Slavia, ovvero “Slavia Eterno”.

 

 

Dal canto suo lo Sparta – che inizialmente giocava con la maglia nera finché nel 1906 il presidente di allora, Petřík, si innamorò della maglia dell’Arsenal durante una tournée nel Regno Unito e decise di portare in patria un set di maglie rosse – visse il momento di maggior splendore a cavallo degli Anni ’20 e ’30. La squadra fu infatti ribattezzata Zelezna Sparta (Sparta d’acciaio) dopo che tra il 1920 e il 1923 riuscì a non perdere nemmeno una partita.

 

 

Va poi ricordato un dato importante: il calcio cecoslovacco dell’epoca era una fucina di talenti. Basti pensare alla nazionale, che raggiunse la finale dei mondiali del 1934 (poi persa 2 a 1 contro l’Italia di Pozzo), la quale aveva un undici titolare formato da otto giocatori dello Slavia e tre dello Sparta, di cui uno era Oldrich Nejdelý, capocannoniere della competizione.

 

 

 

 


La Rivoluzione di Velluto e il cambiamento del calcio cecoslovacco


 

Venendo a tempi più recenti, nel 1989 si registrò un altro stravolgimento: otto giorni dopo la caduta del muro di Berlino, il 17 novembre, le strade di Praga furono invase da milioni di persone che chiedevano a gran voce un cambiamento politico e sociale. Così ebbe inizio la famigerata Rivoluzione di Velluto, una rivolta pacifica guidata dal dissidente Václav Havel che riuscì infine a sovvertire il regime comunista in vigore da oltre quarant’anni e condusse la Cecoslovacchia verso la repubblica parlamentare.

 

 

I travagli di questa tormentata nazione non erano però ancora giunti al termine. Il 1º gennaio 1993 venne ufficializzata la dissoluzione, anch’essa pacifica, della Cecoslovacchia e la creazione di due Stati indipendenti: Repubblica Ceca e Slovacchia. Pertanto nacque la česká fotbalová liga, il nuovo campionato nazionale ceco. Questo cambiamento coincise con il ritorno in pompa magna dello Sparta, che fu padrone assoluto nel primo decennio vincendo ben otto scudetti. Il predominio fu interrotto proprio dai rivali di sempre nella stagione 95/96 (prima vittoria dopo ben 49 anni di digiuno) e dallo Slovan Liberec nel 2001/2002. Nei quasi trent’anni dalla nascita delle due distinte identità nazionali, salvo qualche exploit del Viktoria Plzeň, lo scettro è sempre passato alternativamente tra le mani delle due compagini di Praga.

 

 

Sin dagli albori, essere di una o dell’altra sponda è, letteralmente, una questione di sangue e tradizione di famiglia. La sfida sul campo è il climax della stagione per tutta la Repubblica Ceca, che si spacca in due nell’attesa febbrile per l’incontro dell’anno. Vincere il derby a Praga significa allora battere il nemico di sempre. Significa consolidare la supremazia cittadina e nazionale. Significa soprattutto essere l’orgoglio praghese, e questo per molti è la cosa più importante di tutte.