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Storie
22 Dicembre

Il calcio nell’URSS, una questione politica

Marco Gambaudo

10 articoli
Dinamo, Cska, Lokomotiv, Spartak: intrighi di potere nel pallone.

Spartak, Dinamo, CSKA, Lokomotiv… nei campionati calcistici dell’Est Europa, quelli cioè che erano sotto l’ombrello del Patto di Varsavia (mi scusi sig. Enrico Berlinguer), numerosissime sono le società che hanno una di queste denominazioni davanti al nome della città in cui hanno sede. Quelle dei territori parte dell’URSS al momento della sua nascita con la Rivoluzione d’ottobre, nacquero, o cambiarono il nome, negli anni ’20 (le squadre russe, bielorusse, ucraine o georgiane), mentre quelle di Nazioni che entrarono nell’influenza sovietica solo dopo la Seconda Guerra Mondiale (Romania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Germania Est o altre) ricevettero i vari prenomi d’arbitrio negli anni seguenti. Ma qual è il denominatore comune?


DINAMO


Questo il nome che le autorità sovietiche decisero di dare alle squadre di riferimento del Ministero dell’Interno: tutte le “Dinamo” d’Europa erano dunque sotto il controllo di quel ministero, sostanzialmente della polizia. Infatti la Dinamo Mosca (FK Dinamo Moskva), che prese questo nome nel 1923 cambiando quello originario di OKS Moskva, era sotto la “tutela” del comandante di turno della Čeka (poi GPU, NKVD, MGB, KGB), inizialmente Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, passando poi per il temibile Lavrentij Pavlovič Berija. Da ricordare anche la Dinamo Berlino, in Germania Est, che nel 1966 divenne di proprietà della Stasi sotto l’egida di Erik Mielke e che, grazie a qualche “aiuto”, riuscì a vincere ben 10 campionati di fila tra il 1979 ed il 1988.


CSKA


Caratterizza invece le squadre sotto il controllo dell’esercito, e la capostipite è il CSKA Mosca (CSKA Moskva). La vecchia società fondata nel 1911 venne rinominata varie volte nel dopoguerra (definitivamente soltanto nel 1960), ma fin dagli anni ’20 rimase di proprietà dell’Armata Rossa. L’influenza dell’esercito non era così invasiva come quella della polizia, ma il CSKA è sempre stata tra le più titolate squadre sovietiche ed ora russe, in quanto comunque una società di “apparato”. Tra quelle nei Paesi del blocco dell’est citiamo il CSKA Sofia, sicuramente quella che più ha collezionato successi in patria e si è fatta valere nelle competizioni internazionali.


LOKOMOTIV


Come dice chiaramente il nome, connota le società di proprietà delle aziende ferroviarie statali e, ancora oggi, la Lokomotiv Mosca (Futbol’nyj Klub Lokomotiv Moskva) è posseduta dalla Rossijskie železnye dorogi (RŽD). La compagine russa, nata nel 1922, raggruppava i migliori calciatori reclutati tra i KOR, i lavoratori delle ferrovie, e non ebbe le stesse fortune sportive delle più titolate DINAMO e CSKA. In giro per l’Europa Est molte sono le altre Lokomotiv, tra le quali ricordiamo la L. Plovdiv (Bulgaria) e la L. Tbilisi (Georgia).

Anche nella presentazione delle nuove maglie, guai a scordare le origini (foto da www.futbolgrad.com)

 


SPARTAK


Merita un discorso a sé, centrale per quanto ci riguarda, che ci ruberà un po’ più di spazio; molto utile per chi volesse approfondire il libro di Mario Alessandro Curletto: “Spartak Mosca. Storie di calcio e potere nell’URSS di Stalin”. Parte sempre, ovviamente, tutto dall’Unione Sovietica degli anni ’20, precisamente dal quartiere operaio moscovita della Krasnaja Presnja (Presnja Rossa – per chi fosse appassionato dell’urbanistica della capitale russa, è un quartiere centrale situato nei pressi della Casa Bianca, sede dell’attuale governo federale della Federazione Russa, subito dopo la caduta dell’URSS sede del parlamento russo e prima ancora utilizzato per ospitare le sedute del Soviet Supremo fino al 1991), dove nel 1922 venne fondato, ad opera di uno dei più noti esponenti del calcio moscovita, Ivan Artem’ev, il MKS (Moskovskij Kružkov Sporta, Circolo Moscovita dello Sport).

Tutti però la chiamavano Krasnaja Presnja e già l’anno seguente il nome cambiò in Krasnopresnenskij Sportivnyj Klub. Per capire l’origine popolare di questa squadra, basti pensare che l’impianto sportivo, in cui il 18 aprile 1922 giocò la sua prima partita ufficiale, venne costruito dai calciatori stessi, dai giovani del Komsomol (l’organizzazione per la gioventù comunista) del quartiere e dai carpentieri specializzati – pagati con il denaro derivante da collette e dall’incasso di spettacoli per palati non proprio fini. In tutto ciò le autorità non ci misero becco né denaro, per questo l’origine dello Spartak Mosca è ben diversa da quelle di Dinamo e CSKA.

Storie di calcio e potere nell'URSS di Stalin
Il libro di Mario Alessandro Curletto, uno dei tanti dell’autore sul calcio sovietico

In breve la Krasnaja Presnja – che così veniva chiamata per brevità dai primi sostenitori – divenne la squadra più popolare di Mosca, in tempi certo non facili per la popolazione che doveva necessariamente cercare uno sfogo in attività ludico/sportive, per “distrarsi” dalla durissima situazione quotidiana che la giovane Unione Sovietica stava affrontando. Una “Футбо́льный клуб” (squadra di calcio) oltre che popolare anche vincente, tanto che addirittura il leggendario futurista Vladimir Majakovskij la citò con questo breve canto:

“In Russia anche a crepare squadra migliore della Krasnaja Presnja non puoi trovare!”.

Per quanto sorta dalla volontà popolare, la società non poteva comunque permettersi di non sottostare alle regole imposte al mondo dello sport e la Krasnaja Presnja, ora guidata dai quattro fratelli Starostin (Nikolaj, Aleksandr, Andrej e Pëtr, cofondatori del club) dopo l’addio di Artem’ev passato alla rivale Dinamo, venne associata al sindacato degli alimentaristi e cambiò nuovamente nome in Piščeviki.

Nel 1931 il sindacato fu smantellato e la squadra prese il nome di Promkooperacija (Cooperativa di Produzione); nel 1935 nuove regole imposero nuovi assetti societari e la Promkooperacija, per opera soprattutto di Nikolaj Starostin e delle sue conoscenze, riuscì a trasformarsi in una polisportiva di dimensioni simili a quella delle più importanti squadre di Mosca, sotto l’egida del Komsomol e del Ministero del Commercio.

Da lì ci fu la necessità di cambiare nome alla polisportiva. Varie sono le leggende sulle motivazioni che spinsero gli Starostin a chiamarla “Spartak”. La più romantica, raccontata dallo stesso Andrej, narra di una notte insonne tra loro ed altri calciatori di spicco della squadra passata a bocciare possibili denominazioni, finché all’alba lo sguardo di Nikolaj cadde sul romanzo “Spartaco” di Raffaello Romagnoli: ecco allora l’illuminazione, utilizzare il ricordo del gladiatore condottiero che guidò la rivolta degli schiavi contro Roma (Terza guerra servile).

La statua di Spartaco di fronte alla Otkritie Arena, casa dello Spartak Mosca

La versione venne poi smentita da Nikolaj, che disse di aver “copiato” il nome da un’associazione di atleti-lavoratori tedeschi durante una tournée in Germania, all’epoca ancora liberi di poter scegliere termini poi proibiti dal Terzo Reich. Ma al di là dell’iter decisionale, la sostanza è che “Spartak” fa comunque riferimento ad un eroe simbolo per la rivolta degli oppressi contro l’oppressore, ed ovviamente in uno Stato nato da una rivoluzione, innescata da un movimento che si fonda sulla sollevazione degli sfruttati, quel prenome non poteva che essere approvato e gradito: dalle autorità in primis, ma anche dalla classe operaia moscovita e da buona parte della popolazione.

«Quando ero piccolo chiesi a mio padre: “Papà, perché tifi per lo Spartak?”, e lui rispose: “Perché lo Spartak non è legata a nessuna parte definita della società sovietica”. La Dinamo, gli aveva spiegato suo padre, era la squadra del Kgb, il Cska quella dell’esercito, la Torpedo quella della fabbrica Zil, la Lokomotiv quella delle ferrovie e solo lo Spartak era indipendente. Tifare Spartak era una piccola maniera di dire “no!” ».

Tratto da “Calcio e Potere”, di Simon Kuper

A Spartaco, non solo in Unione Sovietica, sono stati dedicati film – su tutti il kolossal di Stanley Kubrik del 1960 -, opere letterarie, musicali (in URSS per mano del grande compositore armeno Aram Il’ič Chačaturjan, da noi conosciuto per la Danza delle spade utilizzata nello spot di un noto prodotto per le pulizie) e filosofiche…insomma, un nome una garanzia. Numerose sono poi le altre Spartak sorte in giro per l’Europa dell’Est, ad esempio lo S. Trnava (Bulgaria), lo S. Subotica (Serbia), S. Varna (Bulgaria), S. Myjava (Rep. Slovacca) e altre minori, tutte prendendo spunto dalla formazione russa.

Un aneddoto piuttosto noto agli appassionati di calcio sovietico, riguardante lo Spartak Mosca e ben descritto nel libro di Curletto, è quello della partita celebrativa disputatasi il 6 luglio 1936 nella Piazza Rossa in occasione della giornata della cultura fisica. Dato che l’organizzazione dell’evento era a cura del Komsomol, il segretario Aleksandr Kosarev non poté che farla disputare da 22 giocatori dello Spartak, titolari contro riserve/giovani.


E non si trattava di un’amichevole qualunque, perché si sarebbe disputata davanti alla nomenklatura del Partito, Stalin compreso, tutti assiepati sulla tribuna del mausoleo di Lenin! Per poter giocare una partita di calcio sul selciato di una piazza vennero cuciti insieme, durante molte notti, 10.000 mq di feltro; poi al fine di rendere il tutto più verosimile quel grosso manto fu verniciato di verde, vennero tracciate le linee di bianco e venne anche dipinta una pista di atletica sul bordo. Un lavoraccio, ma ne valse la pena.

A qualcuno, però, quella decisione di scegliere lo Spartak come testimonial non andava tanto giù: parliamo dell’NKVD (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), responsabile della Dinamo Mosca, che cercò di sabotare l’evento in svariati modi, senza tuttavia riuscirci. La manifestazione fu un successo. La partita, che sarebbe dovuta durare 30 minuti con risultato e azioni concordate, finì 4-3 per i titolari, ma piacque così tanto all’Uomo d’Acciaio che la rappresentazione proseguì per altri 13 minuti.

Purtroppo, ma questa è un’altra storia, le fortune dei fratelli Starostin non durarono a lungo, perché nel 1938 venne nominato a capo dell’NKVD Lavrentij Pavlovič Berija, appassionato di calcio ed ex-calciatore che prese molto sul serio la sua carica di presidente onorario della Dinamo e le sorti della squadra…La storia dello Spartak Mosca non finì comunque con Berija e diventò una delle società più titolate e più tifate dell’URSS prima e della Russia oggi, mentre la Dinamo, con la fine dell’Unione Sovietica, iniziò un declino non vincendo alcun campionato nazionale.

Spartak, CSKA, Dinamo, Lokomotiv, Metalurg, Torpedo e altri prenomi sono parte di un calcio lontano anni luce da quello moderno, nel bene e nel male.

Il calcio ex-sovietico (intendendo anche quello di tutti i Paesi sotto l’influenza di Mosca) era il “prodotto” più antitetico possibile a quello che oggi riempie TG sportivi e pagine di giornali, in cui gravitano milioni di euro e migliaia di speculatori. Piaccia o no è esistito, fa parte della storia e dimostra un assunto di fondo: il calcio, a latitudini diverse e con esiti differenti, è sempre stato in senso etimologico cultura.

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