Carrello vuoto
Storie
26 Novembre

Stella Rossa v Bayern 1991, scontro di mondi

Marco Gambaudo

10 articoli
Una doppia semifinale che riassume la grande Stella Rossa di Belgrado, con pregi e difetti.

«I desideri sono come il vento, spostano la polvere da un posto all’altro, oscurano a volte l’intero orizzonte, ma alla fine si placano, cadono lasciando dietro di sé l’eterna, immutabile immagine dell’universo». Questa frase, estratta dal libro “Il ponte sulla Drina” del premio Nobel bosniaco Ivo Andrić, indubbiamente il più importante autore jugoslavo di sempre, può rappresentare il glorioso e forse irripetibile cammino della la Stella Rossa di Belgrado (Crvena Zvezda in serbo) nella Coppa dei Campioni 1990/1991.

 

O forse anche l’intera storia di questa squadra di calcio. Sì, perché la Stella Rossa nasce con la Jugoslavia di Tito, nel 1945, e muore dopo essere arrivata sul gradino più alto del mondo, con la conquista della Coppa Intercontinentale nel dicembre del ’91 (vinta battendo 3-0 i cileni del Colo-Colo con doppietta di Vladimir Jugović e gol di Darko Pančev). Diciamo “muore” perché le guerre che negli anni novanta hanno portato via la Jugoslavia, hanno anche raso al suolo il calcio balcanico a livello di club.

 

I desideri dei tifosi jugoslavi hanno mosso polvere per 50 anni, si sono compiuti in una storica serata in terra pugliese e poi si sono placati, definitivamente. Nessuna squadra ex-jugoslava, dopo il 1991, è mai più riuscita a vincere una competizione europea e nemmeno a sfiorarla. E soprattutto, nel caso della Stella Rossa ma non solo, dal 1992 in avanti tutti i grandi campioni che incantavano l’esigente pubblico slavo del sud (perché Jugoslavia vuol dire terra degli slavi del sud) sono scappati al di fuori dei confini natii. Tra i più noti ricordiamo Dejan Savićević e Zvominir Boban al Milan, Siniša Mihajlović alla Roma o Predrag Mijatović al Valencia.

 

Stella Rossa
L’ultima festa del calcio jugoslavo, la Stella Rossa campione d’Europa

 

Ma veniamo all’oggetto dell’articolo, cioè alla sfida contro i bavaresi. In questa edizione della Champions League 2019/2020, infatti, la squadra di Belgrado si ritrova nel girone il Bayern Monaco, che eliminò nell’aprile del 1991 in semifinale della coppa dalle grandi orecchie e fu senz’ombra di dubbio la più difficile tra quelle affrontate dai belgradesi. Sì perché quando era ancora Coppa dei Campioni e non Coppa dei Milioni come ora, ci giocavano solamente le squadre che avevano vinto i rispettivi campionati nazionali, quindi il livello medio era sicuramente più basso rispetto ad oggi ma poteva riservare clamorose sorprese.

 

 

Nel caso delle nostre due compagini, effettivamente, il cammino fu piuttosto morbido. I tedeschi eliminarono nell’ordine (non erano previsti gironi, si partiva dai sedicesimi di finale andata e ritorno): APOEL Nicosia (con il risultato complessivo di 7 a 2), CSKA Sofia (7 a 0) e Porto (3 a 1). La Stella Rossa invece mandò a casa: Grasshoper (5 a 2), Glasgow Rangers (4 a 1) e Dinamo Dresda (6 a 0 ma con uno 0-3 a tavolino per intemperanze dei tifosi tedeschi). Quella semifinale parve ad alcuni una finale anticipata, calcolando che le altre due semifinaliste furono Spartak Mosca ed Olympique Marsiglia (quest’ultima era comunque un’ottima squadra).

 

 

Partita di andata in Germania. Il Bayern passa in vantaggio al 24’ del primo tempo con un bellissimo pallonetto di Wohlfarth a scavalcare Stojanović dopo un assist di tacco di Thon, ma si capisce subito che quella sera non finirà in goleada. Gary Lineker verrà smentito (famosa la sua frase “il calcio è uno sport giocato da 22 uomini che rincorrono un pallone ed alla fine vincono i tedeschi”), e al 45’ pareggia il “Cobra” Pančev al termine di un veloce contropiede in cinque passaggi. Nel secondo tempo, al 70’, ne bastano due per far sì che Binić, secondo assist del match, metta il “Genio” Savićević davanti ad Aumann che viene trafitto dal sinistro del montenegrino. Uno a due per gli jugoslavi che ipotecano la finale.

 

Breve sintesi dell’andata a Monaco

 

Partita di ritorno al Rajko Mitić (anche noto come Marakana) di Belgrado, davanti ad 80.000 spettatori – gli altri 23.644.919 non sono riusciti ad entrare. Ma i presenti bastano per rendere il catino di Belgrado simile all’inferno. Le formazioni:


Stella Rossa: Stojanović, Radinović, Marović, Šabanadžović, Belodedici, Jugović, Prosinečki, Mihajlović, Pančev, Savićević, Binić. All. Ljupko Petrović.


Bayern Monaco: Aumann, Schwabl, Bender, Grahammer, Augenthaler, Effenberg, Strunz, Reuter, Wohlfarth, Thon, B. Laudrup. All. Jupp Heynckes.


 

Dejan Savićević è un numero dieci di classe cristallina ma che, da perfetto slavo, in qualche partita si dimentica di scendere in campo. Purtroppo per i tedeschi, però, quella sera se ne ricorda eccome. Al 24’ parte dalla propria metà campo, salta due tedeschi, il terzo, Strunz (sì, proprio quello vittima della sfuriata del Trap), lo stende intorno ai venti metri dalla porta. Punizione. Batte Mihajlović, bordata delle sue, gol. 1-0. Il Marakana esplode ed i Delije (gli “eroi”, soprannome dei tifosi belgradesi) già fanno i conti su quanto risparmiare per potersi comprare il biglietto direzione Bari, mentre il questore del capoluogo pugliese pensa a quali contromisure adottare per contenere i 20.000 slavi che arriveranno.

 

Ma alla squadra di casa non basta battere gli avversari, li vuole umiliare. Le occasioni si susseguono: Pančev di testa dopo uno scambio con Radinović colpisce troppo debolmente e finisce tra le braccia di Aumann; Jugović manda in porta Binić dopo un tacco di Pančev ma calcia incredibilmente a lato; con un numero da circo Barnum Prosinečki esce dalla marcatura di due avversari al limite della propria area ed innesca un’azione in cui Savićević salta come birilli Augenthaler e Reuter, entra in area sbilanciato e calcia alto. Se si andasse avanti così i bookmakers potrebbero chiudere le scommesse ed impedire ulteriori giocate, ma ricordiamoci che da una parte ci sono gli esponenti del calcio più incostante del dopoguerra e dall’altra…

 

Rricordate Lineker? Bene, perché al 62’ minuto il portiere e capitano serbo Stojanović si trasforma in Massimo Taibi (in un Manchester Utd – Southampton si fece passare un innocuo tiro di Le Tissier in mezzo alle gambe nella più classica delle papere) di qualche anno dopo e, su punizione senza pretese di Augenthaler, la combina grossa e riapre i giochi. 1 a 1 e qualificazione di nuovo in discussione. Passano appena quattro minuti e la difesa belgradese sembra venga trasportata nel 2003/2004 e cambiata con quella dell’Ancona di Pieroni per lasciar segnare Bender. 1 a 2 ed è tutto da rifare. A Bari stanno già ritoccando i prezzi dei menu per fottere i tifosi tedeschi.

 

Il boato del Marakana fa ancora oggi paura

 

Ma il calcio è lo sport più bello del mondo perché accadono cose che voi amanti del baseball non potreste neanche immaginarvi. Da lì al 90’ Binić sfiora il gol-qualificazione, Wohlfarth ancora di più perché colpisce un clamoroso palo e poi all’ultima azione succede questo: palla a Stojanović che la passa con le mani a Radinović, il quale tenta di servire Binić ma Effenberg intercetta e la palla torna al difensore serbo. Questo allora decide di passarla a Jugović che ne salta tre più l’arbitro, triangola con Pančev, ne salta altri due ma poi viene fermato da un difensore, arriva Prosinečki, prova ad entrare in area, viene chiuso, torna indietro e la passa a Mihajlović che senza pensarci due volte la mette in mezzo.

 

Interviene Augenthaler (man of the match si direbbe oggi) in scivolata e la palla si alza a campanile verso la porta. Sembrerebbe facile preda di Aumann che potrebbe smanacciarla sopra la traversa ma…abbozza un saltino goffo, non la tocca e la palla finisce incredibilmente in porta! No, non è una bomba sganciata dalla NATO con la complicità di “baffino” Massimo D’Alema, quello succederà otto anni dopo. È lo stadio Rajko Mitić che esplode. 2 a 2 e la Zvezda è in finale.

 

Eccoli qui, gli ultimi campioni jugoslavi

 

Quella finale, come detto, la Stella Rossa la vincerà, così come l’Intercontinentale a dicembre ma sarà il canto del cigno di quella squadra e di tutto il calcio jugoslavo. Le guerre che martorieranno quella terra, conseguenza delle pressioni delle potenze occidentali (USA, GB, Germania, Turchia e Vaticano in primis) e dei loro sanguinari organi economici (il FMI e la Banca Mondiale) che obbligarono il governo Marković ad adottare misure di “libero mercato” che affossarono l’economia socialista del Paese, nonché di forze ultranazionaliste sapientemente aizzate (l’HDZ croato di Franjo Tuđjman o il SDA bosniaco di Izetbegović), avranno conseguenze pesantissime anche sulle società di calcio costrette a vendere tutti i loro pezzi pregiati a prezzi contenuti.

 

La nazionale Jugoslava venne estromessa da Euro ’92 e l’UEFA estromise le squadre jugoslave dalle competizioni europee. Tutto si disfece. Ma quella formazione talentuosa ed incostante, che tra fine anni ’80 ed inizio anni ’90 fece tremare i ben più ricchi e potenti club dell’Europa atlantica e sognare un popolo che di lì a brevissimo finirà con lo scannarsi, non potrà che rimanere impressa nella memoria di chi, alla meccanicità di un CR7, preferirà sempre e comunque l’imprevedibilità di un Dragan “Piksi” Stojković.

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Altro
Simone Galeotti
13 Febbraio

L’oro di Spalato

Tre Coppe dei Campioni consecutive vinte prima della guerra che spezzò una Nazione, per cambiare per sempre la pallacanestro Jugoslava.
Calcio
Andrea Antonioli
24 Agosto

Il Bayern Monaco non è un top club qualsiasi

Affrontare la modernità con la forza della tradizione.
Calcio
Mattia Curmà
7 Gennaio

Frank Rijkaard, l’olandese sparito

La parabola misteriosa dell'allenatore che ha rimesso Barcelona sulla mappa del calcio.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
27 Dicembre

Roberto Firmino: l’attaccante invisibile

Celebrazione di Roberto Firmino, l'attaccante invisibile della squadra più forte al mondo.
Tifosi
Marco Gambaudo
14 Aprile

Kosovska Mitrovica è la Berlino dei Balcani

In Kosovo nemmeno lo sport riesce ad unire, soprattutto a Kosovska Mitrovica.
Interviste
Michelangelo Freda
9 Gennaio

Shkendija, non chiamateci macedoni

Intervista ai Ballistet, ultras dello Shkendija, tra nazionalismo albanese e supporto alla causa kosovara.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
14 Febbraio

La forza del Tottenham

Gli Spurs dominano (e domano) la Vecchia Signora. Nella sua casa.
Cultura
Niccolò Maria de Vincenti
9 Dicembre

L’Inno della Champions

Storia della melica più celebre del Calcio.
Ritratti
Enrico Leo
30 Gennaio

Dejan Savicevic, il Genio

Il Genio nato all'ombra dei Balcani che ha stregato l'Europa.
Calcio
Maurizio Fierro
6 Febbraio

La promessa di Bobby Charlton

Dalla tragedia alla gloria: gli storici decenni del Manchester United.
Calcio
Gianluca Losito
7 Novembre

Mario Götze in fuga da se stesso

Una carriera tra aspettative e ricerca di se stesso.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Ritratti
Giacomo Amorati
29 Maggio

Miroslav Klose, l’umiltà porta alla gloria

Controritratto di un fuoriclasse.
Editoriali
Andrea Antonioli
15 Maggio

Occidentali’s karma

Da predatore a preda: la parabola sportiva e spirituale di Novak Djokovic.
Papelitos
Marco Armocida
13 Marzo

È troppo facile prendersela con Cristiano Ronaldo

Da leggenda vivente a fardello il passo è in un click.
Ritratti
Lorenzo Santucci
7 Aprile

Le follie di Massimo Moratti

Sbagliare per amore. E vincere.
Calcio
Gianluca Palamidessi
16 Agosto

Dottore chiami un dottore

Tutti contro il PSG. Con qualche anno di ritardo.
Calcio
Gianluigi Sottile
27 Ottobre

All or nothing: la strategia di Amazon nel calcio

Lo sport come nuova frontiera da conquistare.
Tifosi
Alberto Fabbri
2 Marzo

I tifosi sono cattivi e Dietmar Hopp è un santo

Questa la versione che passa a reti unificate, e invoca addirittura il protocollo razzismo.
Calcio
Michelangelo Freda
27 Settembre

Il Qarabag è la speranza del Nagorno

Alla scoperta del calcio nel Nagorno Karabakh.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
16 Febbraio

Nulla è perduto

Un Napoli tirato a lucido si perde in pragmatismo nella notte del Bernabeu. Ma i conti sono aperti.
Ritratti
Andrea Angelucci
11 Febbraio

Lo strano caso di Aritz Aduriz

Compie oggi 40 anni un simbolo del calcio basco.
Calcio
Gianluca Palamidessi
13 Aprile

La difesa è il miglior attacco

Il Chelsea di Tuchel lo dimostra.
Tifosi
Michelangelo Freda
16 Dicembre

Lo Shakhtar a Kiev non è di casa

Uno striscione apparso durante il match di Champions League evidenzia la tensione interna allo stato ucraino.
Calcio
Gennaro Malgieri
14 Dicembre

Davide contro Golia

Tra Napoli e Madrid si combatterà una battaglia che ricorda quella di Salamina (480 a.C.), tramandataci nella sua epicità dolorosa e gloriosa da Eschilo nella tragedia "I Persiani".
Altro
Diego Mariottini
30 Giugno

Lo sport non avrebbe mai salvato la Jugoslavia

L'illusione che i successi potessero evitare il collasso.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
13 Gennaio

L’anno del Serpente

L'Inter è ancora la squadra da battere.
Altro
Filippo Chili
31 Maggio

L’incredibile impresa del Partizan de Fuenlabrada

Una vicenda immortale (e surreale).
Papelitos
Umberto De Marchi
5 Luglio

Buffon e la schiavitù dei record

La triste parabola di un ossessionato Gianluigi Buffon.
Interviste
Gianluca Palamidessi
15 Agosto

Il cacciatore di stadi

Intervista a Federico Roccio.
Calcio
Niccolò Maria de Vincenti
11 Maggio

Rule, Britannia!

Quattro finaliste su quattro segnano una tirannia. Perché il successo non va ricercato in bilanci e diritti TV: il beatissimus annus inglese e un po' di appunti per l'Italia.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
13 Agosto

L’Italia che dorme aggrappata al sogno dell’Atalanta

Siamo stati costretti a credere in un miracolo.
Critica
Pippo Russo
3 Novembre

Il portafoglio dagli occhi a mandorla

Champions League, Fritti Misti e letture esilaranti.
Ritratti
Gianluigi Sottile
22 Dicembre

La guerra di Mario Mandzukic

Un uomo contro lo spirito del suo tempo.
Critica
Pippo Russo
24 Novembre

Consoliamoci col Mondiale del 2020

Alla Gazzetta dello Sport titolisti e direttore fanno a gara a chi ha meno idee. E poi c'è sempre lui, il Vate Fabio Caressa.
Ritratti
Marco Armocida
5 Maggio

Toni Kroos, il principe

Elegante, intelligente, colonna del Real Madrid.
Tifosi
Lorenzo Serafinelli
17 Dicembre

La Jugoslavia degli ultras

Umesto Top Liste, la prospettiva dagli spalti.
Papelitos
Matteo D'Argenio
19 Marzo

Perché il Leicester dovrebbe vincere la Champions League

Il Leicester è l'ultima squadra inglese sopravvissuta in Champions League ed è anche la nostra unica speranza di veder trionfare il vero calcio inglese, quello delle vecchie abitudini, di una classe operaia ormai stuprata da soldi e idealisti del pallone.
Recensioni
Gezim Qadraku
10 Maggio

Curva Est

Un viaggio calcistico nella cultura dei Balcani.
Papelitos
Federico Brasile
21 Ottobre

Una Superlega made in JP Morgan

Sembra tutto pronto per la stretta degli oligarchi.
Calcio
Andrea Fantucchio
15 Febbraio

Goodbye Manchester city

Chi c'è dietro alla maxi squalifica inflitta ai Cityzens.
Papelitos
Giuseppe Gerardi
13 Settembre

Piedi per terra

La Juventus per vincere in Europa deve costruire e lavorare sempre da capo, anno dopo anno, senza presunzioni.
Calcio
Luca Giannelli
24 Aprile

Gli slavi e il senso del calcio

Estrosi, litigiosi, naturalmente perdenti.
Calcio
Luigi Fattore
6 Luglio

Alle origini del carisma

Italia '90 non è stato il miglior mondiale di Maradona, ma è stato il Mondiale migliore per comprenderne l'essenza.
Calcio
Antonio Aloi
27 Agosto

Manuel Neuer ha rivoluzionato il ruolo di portiere

Come costruire le vittorie dalle fondamenta.
Papelitos
Federico Brasile
20 Ottobre

L’Europa chiama, l’Italia non risponde

Il calcio italiano deve guardarsi allo specchio.
Tifosi
Lorenzo Santucci
6 Settembre

State attenti ad insultare i tifosi

La protesta dei tifosi del Milan è sacrosanta ma non sufficiente.
Papelitos
Lorenzo Santucci
19 Settembre

A riveder le stelle

L'Inter è tornata in Champions League.
Papelitos
Luca Rubeo
13 Aprile

Ancora tu

Lo scontro tra titani termina con una netta vittoria dei blancos, guidati dal solito CR7.
Papelitos
Luigi Fattore
27 Maggio

Gli anni d’oro

La decimotercera.