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21 Ottobre

Una Superlega made in JP Morgan

Federico Brasile

66 articoli
Sembra tutto pronto per la stretta degli oligarchi.

Eccoci qui, sempre più vicini, dichiarazione dopo dichiarazione e indiscrezione dopo indiscrezione. Secondo quelle di Sky britannico, il gigante bancario JP Morgan (sic!) capeggerebbe una cordata pronta a mettere sul piatto 6 miliardi di euro per garantire la European Premier League, nome suadente e spettacolarizzato per indicare la nuova Superlega europea. A farne parte ovviamente i top club dei maggiori campionati del Vecchio Continente, dal Liverpool ai due Manchester passando per Real, Barcellona e nel caso in patria Juventus.

 

 

Finalmente il sogno oligarchico di Agnelli e tanti altri signori del calcio europeo diventerebbe realtà: un consesso esclusivo e ristretto, quasi aristocratico nel vecchio senso del termine (adesso però il lignaggio è determinato dagli introiti e dal posizionamento sul mercato), che sostituirebbe la Champions League assicurando alle società “elette” centinaia di milioni all’anno tra pubblicità, sponsorizzazioni, diritti televisivi e risultati sportivi. Il tutto garantito da una banca d’investimenti, uno tra i colossi più grandi e allo stesso tempo più feroci di quel capitalismo finanziario per cui Dante avrebbe studiato un girone dedicato nel suo Inferno.

 

 

Scrive Antonello Guerrera su Repubblica, riprendendo proprio la tv britannica, che «i negoziati sarebbero in fase così avanzata che entro la fine del mese potrebbe già arrivare un annuncio ufficiale. Dietro ci sarebbe la regia della FIFA, l’organismo massimo del calcio mondiale». Ecco allora il punto: non sarebbero più solo i club plutocratici a tirare i fili della nuova competizione europea, ma anche la FIFA. Si aprirebbe così uno scontro frontale tra FIFA e UEFA, che dal canto suo ha fatto trapelare la propria posizione in un duro quanto spaventato comunicato:

“La Uefa si oppone con forza a una Superlega. I principi di solidarietà, promozione e leghe aperte non sono negoziabili. Questi rendono la Champions League e il calcio europeo le migliori competizioni sportive del mondo. Una Superlega sarebbe distruttiva e noiosa”.

Stessa opposizione sempre mostrata ad esempio dal presidente della Liga, Javier Tebas, che è tornato per l’ennesima volta sulla questione esponendo la sua severissima contrarietà. Come riporta ESPN Tebas, a maggior ragione dovendo fronteggiare in patria le esigenze oligarchiche di due giganti come Barca e Real (si parla anche di un coinvolgimento di Florentino Perez in persona per la Superlega), non ha usato mezzi termini e ci è andato giù pesantissimo:

 

“Gli autori di questa idea, se esistono davvero perché non c’è nessuno che effettivamente la difenda, dimostrano non solo la totale ignoranza dell’organizzazione e dei costumi del calcio europeo e mondiale, ma anche una grave ignoranza del mercati dei diritti audiovisivi. Un progetto di questo tipo comporterà un grave danno economico per gli stessi organizzatori e per quelle entità che lo finanziano, se esistono, perché non sono mai ufficiali. Questi progetti ‘underground’ hanno un bell’aspetto solo se redatti in un bar alle 5 di mattina”

 

Insomma, la confusione regna sovrana ma ormai da anni la strada sembra tracciata. Il problema è in realtà anche nostro: sempre i più ricchi hanno provato ad imporre leggi e meccanismi che li favorissero con lo scopo di una selvaggia deregolamentazione, ma in passato si attivavano anticorpi culturali e sociali pronti ad intervenire o quantomeno a mettere all’indice, a condannare. Oggi la retorica del calcio come spettacolo, somministrata in grandi dosi a consumatori ormai totalmente sradicati, diventa il grimaldello con cui i padroni del football – a reti unificate – preparano il terreno per il futuro raccolto.

 

Se veramente dietro la Superlega ci fosse la FIFA, bisognerebbe aggiornare questa foto mettendo Infantino al posto di Blatter. Ma siamo ancora nel campo delle supposizioni, presto tutto sarà molto più chiaro (Photo by Philipp Schmidli/Getty Images)

 

 

Fino a quando noi continueremo a guardare al calcio come un intrattenimento, fra retorica ultra-individualista da top player e spettacolarizzazione continua, saremo noi stessi i migliori alleati di Andrea Agnelli, di Florentino Perez, delle proprietà americane di Liverpool e Manchester United. Ribadiamo qui allora, ancora una volta, che il football è fenomeno sociale, rito di popolo, tradizione e attaccamento irrazionale. Se pubblico e giornalisti rinnegassero la propaganda su cui poggia l’avanzata delle élite, queste sarebbero costrette a retrocedere o almeno a nascondersi meglio: oggi, al contrario, avanzano spavalde con il nostro sostegno, nella nostra indifferenza (ancora peggio), e soprattutto nella compiacenza di un clero giornalistico strutturalmente compromesso.

 

 

In Inghilterra comunque non l’hanno presa così sportivamente: come scrive sempre Guerrera su Repubblica «le associazioni di tifosi sono furiose. L’ex difensore dello United e della nazionale inglese Gary Neville chiede un’inchiesta indipendente. Mentre l’ex stella del Liverpool Jamie Carragher, su Twitter, è stato ancora più conciso: “Fuck off!”». Non a caso pochi giorni fa è stato sventato un “golpe” in Premier portato avanti da Liverpool, United e altri club: con la scusa di più soldi alle serie minori, l’obiettivo era quello di ridurre gli impegni “casalinghi”, agevolando così futuribili trasferte internazionali (l’European Premier League non andrebbe infatti a sostituire i campionati, bensì la Champions).

 

 

L’alternativa, per concludere e tornare in patria, la lanciarono più o meno provocatoriamente gli Ultras Tito Cucchiaroni della Sampdoria: Sì alla Superlega!, scrivevano senza tentennamenti in un loro comunicato, offrendo una sponda ideale agli oligarchi. Il ragionamento in breve era chiaro: se non possiamo fermare l’acqua con le mani, lasciamola scorrere e pensiamo a metterci in sicurezza noi. Magari lasciando il “calcio maggiore” ai consigli d’amministrazione delle banche, quello “minore” potrebbe ritrovare un briciolo di umanità.

 


Immagine di copertina © Rivista Contrasti 


 

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