E sarebbero questi gli odierni signori del calcio, i suoi dirigenti più potenti e lungimiranti e? Agnelli, Florentino Perez e soci, “uniti da un patto di sangue”, dice il patron bianconero a Repubblica, la cui Superlega è diventata in 24 ore al massimo un Trofeo Birra Moretti; il cui golpe fa sembrare statisti Junio Valerio Borghese e soci, che nel 1970 organizzarono in Italia un colpo di stato sfumato nell’arco di un giorno. Così, mentre nella serata di ieri si sono sfilate le inglesi, ha nicchiato il Barcellona e si è tirata fuori la stessa Inter, le interviste di Agnelli uscite oggi su Corriere dello Sport e Repubblica sembrano le allucinazioni di un matto, i deliri di un führer che muove truppe inesistenti quando i Russi sono già entrati a Berlino.

 

– Ritiene che il progetto possa avere ancora successo?

– Sì, ha il 100% di possibilità di successo.

 

(Agnelli a Repubblica, oggi)

 

Patti di sangue tra broker internazionali (si vede quanto sono durati) prestati al pallone e suggellati dalla benedizione di JP Morgan, sicuri successi, «benefici da portare all’intera piramide calcio» – il funzionamento è simile a quello delle piramidi d’altronde, con gli schiavi fustigati a costruire le tombe dei faraoni. E poi ancora sempre la solita solfa, con i dati snocciolati sulla Generazione Z come un Salvini qualsiasi che fa l’appello delle categorie da tutelare – “poliziotti, barbieri, cassiere, da Bolzano a Lampedusa…” – o come una Murgia che tira in ballo le minoranze da proteggere – tutte, tra un po’ anche “le vipere sempre più rare e le zanzare”, per citare Giorgio Gaber.

 

“La nostra è una competizione, lo sottolineo, che rimane aperta e prevede cinque posti a disposizione degli altri club (…) I giovani vogliono grandi eventi e non sono più legati a elementi di campanilismo. Fino alla mia generazione lo erano molto di più. Il 40% dei ragazzi tra i 15 e 24 anni non è interessato al calcio”.

 

(Sempre Agnelli, al Corriere dello Sport)

 

Ah addirittura cinque posti! Grazie! E poi i ggiovani, alleati perfetti di Agnelli, Perez e soci (quei pochissimi rimasti) che continuano a fare tutto ciò per noi: novelli salvatori della patria – la loro –, Robin Hood intenzionati a “redistribuire i soldi” per darli a sé stessi. Questi personaggetti, imprenditori solo di titolo, come scrive Giancarlo Dotto sono «i miserevoli burattini di una scrittura che non ha forma visibile», ovvero quella che pian piano – e da decenni –  sta mungendo e privatizzando la vacca-pallone. La trama però è lì, visibile, e oggi UEFA e FIFA che fanno le “verginelle immacolate”, come ha detto qualcuno, rendono il tutto ancora più squallido e patetico. Ma su questo presto ci torneremo.

 

 

Per adesso ci vengono in mente le parole di Marx, che scriveva come la storia si ripetesse sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. Stavolta abbiamo saltato direttamente il primo passaggio, assistendo a una tragicommedia degna delle peggiori produzioni di Bollywood (e testimoniata anche, richiamandoci alla neo-lingua di questi signori, dal titolo della Juventus in borsa ormai in caduta libera).

 

La protesta dei tifosi del Chelsea fuori Stamford Bridge (Rob Pinney/Getty Images)

 

 

A mandare in frantumi i propositi di Superlega comunque sono state le inglesi, che secondo El Mundo Deportivo sarebbero state pagate dall’UEFA per rinunciare alla SL (permetteteci di dubitare, fosse stata una sola questione di soldi… insomma, ci siamo capiti). È bastata invece la pressione mediatica di tifosi (Chelsea su tutti), allenatori (Guardiola, Klopp), giocatori (quelli del Liverpool uniti, Kroos, a quanto pare anche Modric, Rashford e molti altri), ma soprattutto la pressione politica del governo Johnson per il più grottesco dei passi indietro delle squadre – e per un coro di scuse che fa il paio con l’ipocrisia di Ceferin e compagni.

 

Arsenal, Tottenham, Manchester United, Manchester City, Chelsea, Liverpool: tutte hanno candidamente ammesso di “aver sbagliato” e si sono “scusate” con i propri tifosi, precisando anche come questi ultimi le avessero “fatte riflettere” – sì, come no.

 

Un colpo di stato surreale in cui i vertici militari – anche qui si fa per dire – si scusano con i cittadini: «no guardate ci siamo sbagliati, come non detto». Quella che era stata chiamata “guerra civile del calcio”, “guerra tra ricchi” o semplicemente guerra, si è trasformata in un colpo di cannone e poco più, una guerra lampo, se vogliamo proseguire con le metafore belliche, persa ignominiosamente al primo assalto per opera di comandanti mitomani e incompetenti. Se ciò è successo, comunque, è proprio grazie all’Inghilterra, la quale ha dimostrato ancora una volta di essere uno Stato con la S maiuscola e di poter contare su un Popolo con una coscienza collettiva.

 

 

L’Inghilterra, dopo averlo creato, ha infatti “salvato” praticamente da sola il vecchio calcio (vecchio per modo di dire, e che comunque ora comunque sarà rimodellato sempre in senso elitario) tramite una presa di posizione di tifosi, allenatori, giocatori, dirigenti e soprattutto governo. Capiremo più in là, ma se c’è un uomo che ha fatto tornare a più miti consigli – e con la coda tra le gambe – i potenti del football, questo è certamente Sir Boris Johnson (sì, proprio quello che pochi mesi fa qui da noi veniva etichettato come idiota spettinato, comandante di una Nazione in cui sarebbero presto “mancate le medicine” – si è visto – dopo quella “follia” della Brexit).

 

 

E poi noi, eccoci! Sempre in prima fila nelle figure barbine – per non dire altro, parte 3. Noi Italiani, vigliacchi e paraculi come non mai, chiusi in casa (metaforicamente e non) come il ministro Speranza ci ha insegnato, ad aspettare che gli altri scendessero in piazza e nell’agone. Un silenzio assordante quello nazionale, rotto solo dalla reazione delle squadre escluse – e ci mancherebbe altro – e dai timidi squittii di governanti e intellettuali. In serata poi le “fonti nerazzurre” che hanno fatto trapelare: «il progetto della Superlega allo stato attuale non è più ritenuto di interesse dall’Inter». Della serie: se le scuse inglesi sono tristemente ipocrite, quantomeno sono ben accette.