In una nazione isolata come la Russia le tradizioni culturali, politiche e sportive hanno avuto storicamente una matrice chiara, con princìpi fissi e indiscutibili. Per questo motivo lascia stupiti che uno dei costumi che più si è diffuso nel mondo occidentale dopo la Perestrojka abbia come criterio fondante l’esatto opposto di queste costanti: nessuna tecnica di base. Si tratta del Systema, un’arte marziale dalle radici antiche ed incerte caratterizzata da un solo comandamento: migliorare l’istinto guerriero.

 

 


Le origini


 

Ancora oggi vi è una certa incertezza sulle reali origini di questo stile di combattimento. La teoria più diffusa rimanda al X secolo (anno 948 per la precisione), periodo in cui i Cosacchi combattevano per difendersi dagli attacchi di vari nemici. A causa del suo vasto territorio la Russia subiva attacchi da Nord e Sud, così come da Est e da Ovest, e ai guerrieri costretti a difendersi veniva quindi richiesto di battersi sì valorosamente, ma anche con versatilità. In un’intervista risalente al 2015 Mikhail Ryabko, principale esponente della versione contemporanea del Systema, fa risalire l’introduzione di questo stile addirittura al Re Davide d’Israele; per rafforzare quest’ipotesi, Ryabko fa riferimento all’icona dell’Arcangelo Michele, che lo vede combattere impugnando una spada in una posa rilassata.

 

 

Il simbolo del Systema raffigura uno dei leggendari guerrieri russi narrati nelle bylinas, Ilya Muromets, all’interno di un ovale, con un sole sullo sfondo. Si narra che Ilya abbia sofferto problemi fisici che gli impedirono di camminare fino all’età di 33 anni, quando due pellegrini lo guarirono magicamente trasmettendogli una forza sovrumana. Ilya avrebbe quindi liberato la città di Kiev da un idolo pagano e protetto diverse altre città da varie creature mostruose, arrivando infine al servizio del principe Vladimir in quel di Kiev.

 

Ilya Muromets fieramente in sella al suo cavallo

 

 

Ad oggi, Ilya è l’unico eroe ad essere stato canonizzato dalla Chiesa russo-ortodossa. Un legame antico che giunge fino ai nostri giorni, dal momento che i principali maestri e molti dei loro seguaci sono associati al Patriarcato di Mosca. La Chiesa russo-ortodossa professa infatti che ogni cosa, buona o brutta, ci accade per un motivo: per capirlo, bisogna ricorrere all’introspezione. Allo stesso modo il Systema è un’arte marziale introspettiva, poiché solo una profonda conoscenza di sé stessi può portare al successo in combattimento.

 

 


Che cos’è il Systema


 

Negli ultimi anni la scuola di combattimento dell’Est Europa ha visto emergere diversi fighter: basti pensare a Khabib Nurmagomedov nelle MMA e Vasyl’ Lomačenko nel pugilato. Nessuno dei due però ha radici nel Systema: il primo ha una formazione che deriva principalmente dal sambo, mentre lo stile di combattimento del secondo si può riassumere parlando di impressionante intensità sul ring abbinata a grande elasticità fisica e mentale. Entrambi si contraddistinguono per dominare i loro incontri sul piano tecnico e mentale, eseguendo sempre un piano preciso.

 

 

Quello che fa il Systema è distruggere questi concetti, affidandosi largamente al singolo: la prima linea guida di quest’arte marziale è quella di non essere rigida e protocollare, ma al contrario molto flessibile. Anche per questo motivo è un’arte puramente difensiva: nel corso del combattimento deve essere l’avversario a fare la prima mossa, e a questo punto diventano fondamentali i tempi di reazione, necessariamente rapidi, e la capacità di fare la scelta giusta a livello motorio.

 

Un’antica raffigurazione del grappling nel Systema

 

 

Nell’insegnamento della disciplina recitano una parte fondamentale anche la componente psicologica e quella spirituale. D’altronde un’altra denominazione con cui il Systema è conosciuto è “познай себя”, che trascritto vuol dire “poznay sebya”, cioè “conosci te stesso”. Ryabko ha optato per il nome “canonico”, ritenendolo più universale e immediato; come lui anche Vladimir Vasiliev il quale, al pari di Ryabko, ha un passato nel mondo militare russo. Vasiliev, maestro eccezionale, dà una grande importanza a due componenti: i movimenti e la respirazione. I primi devono essere quanto più essenziali possibile, senza sbilanciare il corpo.

“Quanta più flessibilità e scioltezza hai, tanto meglio […] Possiamo provare movimenti liberi durante l’allenamento; l’importante è trovare i propri movimenti senza imitare qualcun altro. Ognuno ha un suo modo personale per muoversi”.

La respirazione, invece, aiuta a “moltiplicare” i secondi a disposizione e risulta preziosa soprattutto nelle situazioni inaspettate, come le risse in strada. Vasiliev ritiene che con la giusta respirazione e il giusto approccio si possa anche disarmare un avversario che dispone di bastoni o coltelli.

 

Vladimir Vasiliev durante una lezione

 

 

Tutto sta, ancora una volta, nel “guardare dentro sé stessi”, secondo Vasiliev.

“Se qualcuno prova a colpirti, non dovresti osservarlo o analizzare i suoi movimenti. In quel momento devi guardare dentro di te, così ti conosci e ti muovi di conseguenza”.

L’istruttore russo, che ha fondato una palestra di Systema a Toronto, ritiene che altre arti marziali trasmettano troppa enfasi ai propri allievi, mentre al contrario chi pratica il Systema deve mantenere la calma anche nella fase d’attacco. Difatti, un’altra novità introdotta in questo stile è quella di usare colpi calibrati, non troppo potenti, ma in punti inusuali del corpo. Per riassumere, nel Systema le componenti del guerriero perfetto sono tre: abilità in combattimento, corpo salutare e spirito temprato.

 

 


Il Systema nel corso della storia e oggi


 

Praticato in Russia per molti secoli, il Systema venne messo al bando con l’avvento del comunismo, che vietò tutte le tradizioni pre-sovietiche. I vertici dell’URSS, tuttavia, rendendosi conto delle potenzialità di quest’arte marziale ne trasmisero i princìpi ad alcuni corpi speciali, come il KGB e gli Specnaz; lo stesso Vladimir Vladimirovich Putin ha appreso il Systema durante il suo periodo nelle fila del KGB. Questa tecnica è rimasta segreta fino al termine della guerra fredda, per poi rivelarsi al resto del mondo proprio a partire dagli anni ’90.

 

 

Non solo ambienti militari. A praticare quest’arte marziale, infatti, sono anche i “Night Wolves”: un gruppo di motociclisti russi, sulle strade sin dal 1989, molto vicini a Putin e al Cremlino; non semplici bikers, ma veri e propri soldati della causa russa (come dimostrato nel conflitto in Donbass). Alcune fonti riportano anche le gesta di fight club, sparsi in tutta Europa, nei quali viene praticato il Systema. Tra i maggiori promotori di questi circoli occulti spicca il nome di Denis Ryauzov, soprannominato “Il Lupo”.

 

Vladimir Putin assieme ad Alexander Zaldostanov, leader dei “Lupi della notte”, in quel di Novorossiisk.

 

 

Ryauzov, fuoriuscito proprio dai reparti degli Specnaz, più precisamente dalla sezione dei GRU (il servizio segreto militare), è stato accusato dagli USA di aver formato paramilitari per la guerra in Ucraina. Anche Ryabko ha stretti legami con la politica: dopo una decorata carriera da colonnello, è considerato uno dei principali consiglieri del Ministero di Giustizia russo, nonostante sia formalmente in pensione.

 

 

La formazione marziale, quella che viene comunemente definita “educazione siberiana”, è in sostanza una componente culturale fondamentale della grande Madre Russia. I risultati ottenuti nei vari sport di combattimento non sono perciò casuali: eco di tradizioni secolari, sono frutto di una formazione ben mirata e consolidata nel tempo.