6 giugno 2005: il Ministro degli interni Giuseppe Pisanu, il Ministro per i Beni e le Attività culturali Rocco Buttiglione e il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca firmano i decreti ministeriali previsti dalla legge n.88 del 24 aprile 2003 in materia di videosorveglianza, biglietti e sicurezza degli impianti sportivi. Tali decreti nascono con l’obiettivo, nel breve periodo, di avere stadi in linea con le normative internazionali capaci di garantire sicurezza e servizi adeguati per i tifosi. La legge n. 210 del 17 ottobre 2005, infine, converte e modifica il decreto legge n. 162 del 17 agosto del medesimo anno. Tale legge va a integrarsi con i decreti ministeriali menzionati. Tutto ciò implica che le società e i proprietari degli impianti si assumano molte più responsabilità rispetto al passato. Esse, infatti, hanno l’obbligo di impiegare personale proprio, quale gli steward, al fine di controllare, accogliere e incanalare i tifosi all’interno degli stadi. Sugli steward il discorso rischia di ampliarsi ulteriormente. Ben lontana da quella inglese – anche in relazione ai diversi compiti e responsabilità regolati dal common law – tale figura, che viene selezionata attentamente dopo diversi test, in Italia è spesso buttata nella mischia un po’ per caso, badando le società più al risparmio che alla qualità. Ci si ritrova perciò di fronte a persone che hanno il difficile compito di affrontare e gestire gruppi di tifosi, spesso facinorosi, senza un’adeguata preparazione.

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La figura dello steward, una via di mezzo spesso priva di efficacia

Le stesse società hanno anche la responsabilità di vendita ed emissione dei tagliandi che saranno nominativi, numerati e abbinati a un posto. Infine chi è proprietario dell’impianto (le società dovranno collaborare qualora l’impianto sia di proprietà del comune ad esempio) è tenuto all’adeguamento dello stadio secondo gli standard europei di sicurezza. I risultati dell’epoca sono, da subito, incoraggianti. Durante le prime giornate della stagione calcistica successiva (2005/2006), i dati registrati sono sensibilmente migliorati:

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• -44% partite in cui si registrano feriti (si passa da 27 a 15);
• -31% operatori di polizia negli stadi (da 34.288 a 23.604);
• +35% arresti;
• +187 denunce a piede libero (da 111 a 319);

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E’ questo il primo passo verso quella che le frange del tifo estremo chiamano “repressione”. Misure restrittive quali biglietti nominativi, impianti di videosorveglianza a circuito chiuso e di registrazione che invadono, inevitabilmente, la privacy del tifoso/ultras/spettatore. Da aggiungere a tutto ciò c’è il divieto d’ingresso di striscioni senza una prestabilita autorizzazione. Il mondo del calcio si avvia verso un radicale, quasi irreversibile, cambiamento. Dal 2006 al 2010/2011, stagione in cui viene ufficialmente introdotta la tessera del tifoso, due eventi in particolare contribuiscono all’entrata in scena della suddetta. Eventi che scuotono dal profondo le fondamenta di un sistema che mostra tutte le proprie falle, le proprie debolezze e la tanto difficile quanto lenta assimilazione delle nuove leggi in materia di sicurezza. L’estate del 2006 è quella, infuocata, dello scandalo Calciopoli che restituisce, all’Europa e al mondo, l’immagine di un paese che fa del suo stereotipo la sua regola. Il 2007 è quello del sangue, innocente, versato. Perdono la vita l’ispettore Filippo Raciti e Gabriele Sandri. Il primo mentre svolgeva il suo lavoro, il secondo mentre raggiungeva la sua squadra del cuore in trasferta.

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La Curva Nord della Lazio rende omaggio a Gabriele Sandri

La misura è colma. I campionati nazionali vengono sospesi, i tifosi sono in rivolta. Si pensa subito a delle soluzioni radicali. Stadi chiusi e trasferte vietate sono solo l’antipasto della portata principale, la tessera del tifoso. Nata sotto l’impulso, nel 2009, dell’allora Ministro degli interni Roberto Maroni e resa obbligatoria solo la stagione successiva, la tessera del tifoso aveva (l’uso dell’imperfetto è in questo caso doveroso) come obiettivo principale quello di schedare e identificare i tifosi di tutte le squadre di calcio presenti nelle leghe professionistiche, inclusi quelli della Nazionale di calcio italiana. L’altro obiettivo, parallelo al primo, era quello di far riavvicinare al calcio la gente, le famiglie e le nuove generazioni per riempire stadi più sicuri e confortevoli rispetto ai precedenti. Non ultimo, l’obiettivo di eliminare i tifosi violenti. Chi aveva condanne per reati da stadio o era soggetto a Daspo (volgarmente la diffida ad assistere a manifestazioni sportive) non poteva sottoscrivere la tessera entro i cinque anni successivi alla condanna (Articolo 9).

 

Il tranello è, però, dietro l’angolo. Nella tessera era incorporata una carta di credito che, secondo gli ideatori, avrebbe portato vantaggi immediati ai possessori/tifosi. L’acquisizione diventava perciò un obbligo, un’imposizione forzata che non poteva assolutamente essere scissa dal solo possesso della tessera. Da strumento utile alla sicurezza a strumento di marketing il passo è brevissimo. Prendendo come modello le stime “prudenziali” di Federsupporter, quest’operazione, ovvero l’uso minimale della carta di credito, avrebbe comportato mediamente una spesa annua di 121 euro per ciascun tifoso. Tale costo avrebbe dato luogo a ricavi astronomici per le società e per il sistema creditizio. Le scarsissime sottoscrizioni e le continue proteste espresse sia dagli ultras, attraverso manifestazioni, sia da parte di alcuni addetti ai lavori (ad esempio il presidente della Lega di Serie B, Andrea Abodi, che contestava molti aspetti della tessera, ma anche l’inesausta battaglia legale di Federsupporter capeggiata da Alfredo Parisi), hanno fatto sì che il TAR del Lazio nel 2012, dopo un’accurata analisi e la sentenza del Consiglio di Stato, dichiarasse l’illiceità del collegamento obbligatorio della tessera del tifoso con una carta di credito o prepagata. Diverse tifoserie hanno cercato comunque di aggirare il sistema TDT e i risultati sono stati sicuramente negativi. Per le trasferte, in principio, gli obblighi di vendita dei tagliandi erano limitati al solo settore ospiti. Non c’era nulla che alludesse alla non vendita di biglietti per tifosi diversi da quelli di casa. Per questo motivo tante tifoserie acquistavano, con la consapevolezza della società ospitante, biglietti di settori diversi da quello a loro riservato. Una stessa tribuna, perciò, poteva essere occupata da entrambe le tifoserie che venivano divise da un solo cordone di steward. Come è facilmente deducibile ciò non ha impedito il contatto tra le tifoserie. E’ il caso degli avellinesi in trasferta a Brindisi e dei tifosi della Paganese in trasferta a Salerno (quest’ultima considerata dall’Osservatorio una partita addirittura non a rischio, visti i buoni rapporti tra le due tifoserie).

 

Scontri fra i tifosi della Paganese e della Salernitana (Settembre 2010)

 

La tessera inizia, da subito, a mostrare i propri limiti. Limiti che verranno poi aumentati nel tempo con l’impossibilità di acquistare biglietti di qualunque settore senza la sottoscrizione della stessa. Il Protocollo d’Intesa 4 Agosto 2017 sconfessa, allora, tutto ciò su cui si è basata dall’introduzione, la politica seguita dalle Istituzioni. Tale documento si riferisce, più in generale, al recupero della passione coniugata alla partecipazione. Riportare le famiglie allo stadio, semplificare gli ingressi e demistificare il pericolo che realmente si può correre negli impianti oltre, e non ultima, una maggiore fruizione dei ticket attraverso misure adatte agli utenti. Il fallimento della TDT non è stato espresso esplicitamente, ma la sola apertura alla revisione dei principi su cui si basa la tessera ne è la chiara prova. Se l’obiettivo era quello di riempire gli stadi, allontanando i facinorosi e i violenti (che appartenevano per la maggior parte alla classe media o bassa della società), attraverso l’aumento del costo dei biglietti e le modifiche degli impianti senza più posti in piedi per avvicinarsi al modello d’oltre manica, si può tranquillamente affermare che l’effetto prodotto è stato proprio quello contrario. Ad allontanarsi per prima è stata proprio la classe sociale che si sperava di avvicinare, quella dei tifosi meno assidui e occasionali. Inoltre, la media spettatori nel massimo campionato nazionale prima dell’entrata in vigore obbligatoria della tessera era, nella stagione 2008/2009, di 25.779 e di 25.570 in quella 2009/2010. Le successive (con obbligo di tesseramento) hanno visto un calo clamoroso e preoccupante degli spettatori. L’ultima stagione di Serie A ha visto un diminuzione degli spettatori di quasi il 10% rispetto a quella 2013/2014 (da 24.655 a 22.217). Stando ancora ai dati dell’Osservatorio sul calcio italiano, in nove stagioni di A si è perso il 14% degli spettatori.

 

La ventilata abolizione della tessera vista come una vittoria – se di vittoria si può parlare – è però parziale. La tessera ritratta il suo essere per aprire al passato ma lo fa gradualmente. Molte delle restrizioni sono ancora in atto e anche le società necessitano di tempo per assimilare il nuovo diktat (quello, cioè, del sopracitato Protocollo d’Intesa 4 agosto 2017). Intanto sparirà la campagna “porta un amico”, che consentiva ai possessori di tessera del tifoso l’acquisto di un tagliando per un amico, non ci sarà l’obbligo di esibire la TDT per acquistare un biglietto o un abbonamento e i tagliandi potranno essere acquistati fino a qualche ora prima della partita (anche i tifosi ospiti potranno farlo ma solo per settori non dedicati a loro fatta eccezione delle gare con un indice di rischio elevato); infine verranno eliminati i mini abbonamenti. Dunque la tessera resterà una mera fidelity card con la quale ottenere sconti e agevolazioni su determinati acquisti (materiale ufficiale della squadra, gadget, abbonamenti e/o tagliandi). Potranno, inoltre, essere reintrodotti gli strumenti del tifo come tamburi, megafoni e striscioni non offensivi, sempre però, seguendo delle norme preimpostate per la sicurezza di ogni singolo impianto. Infine le società hanno la facoltà, decisamente discutibile e quanto mai contestabile, di imporre condizioni vessatorie e limitative per quel che riguarda l’acquisto sia di biglietti che abbonamenti da parte di tifosi indigesti.

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Un esempio di carta/tessera del tifoso

Tali norme saranno attuate a partire dal mese di settembre e avranno una durata di prova di tre anni prima di essere confermate definitivamente. In questo lasso temporale non dovranno esserci episodi di violenza legati a eventi sportivi, altrimenti ci sarà un ulteriore passo indietro da parte dell’Osservatorio che – si legge sempre nel Protocollo – potrà reintrodurre la tessera insindacabilmente secondo il giudizio dello stesso. Per tutti i motivi appena elencati, l’apertura da parte delle Istituzioni, che riservano ancora nelle proprie mani il potere tutto, è sicuramente da prendere con le molle. In un periodo di calma apparente in cui si sente parlare più di milioni spesi per l’acquisto di un cartellino che di curve e dei relativi problemi, la notizia della sospensione della tessera è come un fulmine a ciel sereno che riaccende gli animi. Per gli ultras, almeno per parte di essi, si tratta di una vittoria. La dura battaglia e le tante rinunce di molti tifosi hanno portato, dopo più di sei anni dall’introduzione, a una svolta in positivo. Niente più tessera e trasferte libere. E’, però, una vittoria di Pirro. Il biglietto nominale non sparisce così come l’Articolo 9. La questione DASPO resta, infatti, a discrezione della singola società che potrà – come detto, ma è questa la novità più clamorosa e sottaciuta – revocare l’abbonamento ai tifosi non graditi.

 

La questione resta dunque aperta perché non ancora definita. Intanto il nuovo campionato promette bene. Gli stadi sembra si stiano riscaldando nuovamente. Le due sponde di Milano hanno già registrato oltre cinquantamila spettatori alla prima casalinga sia dei nerazzurri che dei rossoneri. L’entusiasmo non è mancato anche a Bologna, Firenze e Genova, senza contare le neopromosse che registrano numeri importanti sia in casa che fuori (oltre duemila gli spallini in trasferta all’Olimpico e oltre mille i beneventani presenti al Ferraris alla prima giornata). Il vento sta cambiando e soffia in direzione, apparentemente, favorevole. La tessera potrebbe sparire definitivamente nel giro di qualche anno, ma conserverà alcuni dei suoi principi. L’unico neo, certamente per nulla trascurabile, è la totale assenza dei protagonisti in questo cambiamento. I tifosi non hanno coperto nessun ruolo in tale vicenda e rimangono, ancora una volta, le vittime di un sistema che costringe proprio gli affezionatissimi a cambiare ab aeterno. Come ogni ritrattazione che si rispetti, l’inganno resta.