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Italia
23 Marzo

Totonero 1980, una classica storia all’italiana

Lorenzo Fabiano

9 articoli
Alla vigilia dell'Europeo casalingo del 1980, il calcio si scopriva corrotto.

È il pomeriggio del 23 marzo del 1980, Paolo Valenti è come di consueto alla sua scrivania a condurre la finestra di Novantesimo Minuto all’interno di Domenica In. La ventiseiesima giornata di Serie A è incentrata sulla sfida incrociata tra le milanesi e le torinesi: a San Siro il Milan campione d’Italia è caduto sotto i colpi del Toro inferti da Zaccarelli e Pulici; al Comunale di Torino Bettega e Fanna hanno messo la firma sul successo della Juve sull’Inter nel Derby d’Italia. Da Firenze Marcello Giannini sta raccontando la vittoria per 3-1 dei viola sull’Ascoli, quando da Roma Giampiero Galeazzi chiede improvvisamente la linea: i giallorossi hanno calato il poker sul Perugia, ma la partita non c’entra.

Sulla pista di atletica dello Stadio Olimpico sostano misteriosamente un taxi e una macchina della polizia; Galeazzi racconta che gli accessi agli spogliatoi sono rimasti chiusi alla stampa: qualcosa non va. Sono momenti di frenesia, la trasmissione va ai titoli di coda col giallo: ma che sta succedendo? Un episodio di “Attenti a quei due” e la linea torna a Paolo Valenti con a fianco proprio Giampiero Galeazzi che, appena arrivato a Via Teulada dallo Stadio Olimpico, chiarisce ogni cosa: la Guardia di Finanza è venuta ad arrestare due giocatori del Perugia, Mauro Della Martira e Luciano Zecchini. Ordine di cattura anche per un terzo, Gianfranco Casarsa (sarà poi assolto) che però a Roma non c’è, in quanto si trova dalla famiglia Friuli.

È esploso lo scandalo del Totonero che sta mettendo a soqquadro il calcio italiano, non certo un bel biglietto da visita per un Paese che si appresta ad ospitare il Campionato d’Europa da lì a poco più di due mesi. All’uscita dall’Olimpico, si assiste a scene grottesche: giocatori che tornano a casa a piedi e chi, come Santarini, trova un passaggio di fortuna su un’Ape Car. Davanti ai giornalisti Francesco Rocca liquida il pandemonio con una battuta:

«Noi ce semo contati. Ce stamo tutti».

Su ordine della Procura di Roma, l’operazione della Guardia di Finanza si sta svolgendo contemporaneamente in altri stadi d’Italia: a Pescara vengono fermati quattro giocatori della Lazio, il capitano Pino Wilson, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia e il portiere Massimo Cacciatori; a San Siro i milanisti Ricky Albertosi e Giorgio Morini, insieme al presidente Felice Colombo; ad Avellino ad attendere Stefano Pellegrini all’uscita dal campo al momento della sostituzione, anziché il magazziniere ci sono gli agenti.

Quella a suo modo storica edizione di Novantesimo Minuto

La Serie B non è da meno: a Genova al portiere rossoblù Sergio Girardi danno giusto il tempo di fare la doccia; a Palermo Guido Magherini son venuti a prenderlo in tribuna; in serata a Lecce si costituisce Claudio Merlo. In manette finiscono in 12, i mandati di comparizione sono invece 21, e su tutti spiccano i nomi di Paolo Rossi, Beppe Savoldi e Franco Cordova. Il calcio Italiano va alla sbarra: ce lo hanno mandato due faccendieri romani, Alvaro Trinca titolare del ristorante “La Lampara” dalle parti di Piazza del Popolo, locale frequentato dai calciatori, e il suo fornitore di ortofrutta Massimo Cruciani.

In contatto con un giro di scommettitori clandestini, i due combinavano le partite grazie alle amicizie con alcuni giocatori. Per un po’ tutto è filato liscio, poi però i risultati sul campo non son più stati quelli pattuiti così i due hanno cominciato a perdere soldi fino ad affogare in un mare di debiti. Sentendosi raggirati dai calciatori, si sono decisi a svuotare il sacco davanti ai magistrati. Il calcio è nella bufera. Lo scandalo ha una cassa di risonanza enorme; qualche spiffero a dire il vero già filtrava, ma nessuno poteva pensare a tanto.

Vedere i calciatori a processo, è qualcosa di scioccante che desta sconcerto e indignazione nel Paese. Arrivano le sentenze e se per la giustizia penale il fatto non sussiste, quella sportiva non ci va leggera: per prima volta nella sua storia il Milan retrocede in serie B (radiazione per il presidente Felice Colombo), stessa sorte per la Lazio. Vengono squalificati in tutto 18 giocatori, e tra questi Enrico Albertosi (4 anni), Pino Wilson (3 anni), Bruno Giordano e Lionello Manfredonia (3 anni e 6 mesi), Paolo Rossi (2 anni), Giuseppe Savoldi (3 anni e 6 mesi), Luciano Zecchini (3 anni) e Franco Cordova (1 anno e due mesi); le condanne più pesanti sono inflitte a Stefano Pellegrini (6 anni), Massimo Cacciatori e Mauro Della Martira (entrambi 5 anni).

Totonero 1980
Così apriva la Gazzetta dello Sport all’indomani

È il momento più basso mai toccato dal nostro calcio. Un malcostume che ciclicamente a distanza di anni purtroppo si riproporrà, come se nulla quella vicenda avesse insegnato. Lo scudetto del 1980 lo vince l’Inter del sergente Eugenio Bersellini, ma lo scandalo del calcioscommesse pesa come un macigno sulla nazionale che punta a vincere l’Europeo davanti alla propria gente. La squalifica priva Enzo Bearzot di Paolo Rossi, il Pablito al mondiale argentino due anni prima. Gli azzurri sono nel girone con Spagna, Inghilterra e Belgio; dell’altro raggruppamento fanno parte Germania Ovest, Olanda, i campioni in carica della Cecoslovacchia e la Grecia.

Le prime dei due gironi vanno in finale. Dopo lo scialbo pareggio di San Siro contro la Spagna, al termine di un’epica battaglia pieghiamo gli inglesi a Torino con un gol di Tardelli: per accedere alla finale bisognerebbe superare a Roma il Belgio che gode di una migliore differenza reti; c’è fiducia, ma in campo non andiamo oltre lo 0-0. Nell’altro girone, spinti da un incontenibile Bernd Schuster, i tedeschi stendono con una tripletta di Klaus Allofs quel che resta dell’Olanda e volano in finale dove conquistano il titolo battendo all’Olimpico i belgi 2-1 grazie a due gol del panzer Horst Hrubesch. Per l’Italia, sconfitta ai rigori nella finalina di Napoli contro la Cecoslovacchia, non arriva nemmeno la consolazione di una medaglietta. È l’ultima goccia di fiele nel calice di un annus horribilis.

Il trionfo del 1982 al mundial spagnolo, che segnerà la resurrezione di Paolo Rossi dalle ceneri, indurrà la Figc a chiudere la triste vicenda dello scandalo del calcioscommesse con la concessione dell’amnistia. Sull’imbarazzo, il Palazzo ci mise una pietra sopra, all’italiana, in cavalleria tra vino e tarallucci. Ma scoprire che la piaga della corruzione dilagava anche nello sport più amato, fu avvertito da milioni di italiani come un tradimento. Lo stesso sentimento che traspariva sul volto attonito del buon Paolo Valenti dinanzi a quelle due auto ferme sulla pista di atletica dello Stadio Olimpico durante il suo Novantesimo Minuto del 23 marzo di quarant’anni fa. Un’immagine che nessuno potrà mai cancellare.

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