Stucchevole, a dir poco. Una meringata così stopposa che proprio non ne vuol sapere di staccarsi e scivolare giù dal palato. E così finisce che oltre a rimanerti sul gozzo, ti spuntano pure le carie e dopo qualche giorno di indicibili sofferenze la fattura (sempre se te la fa) del dentista. Oltre il danno, eccoti la beffa insomma.

 

 

Per una volta, la notizia non riguarda, Dio ce ne scampi, l’emergenza sanitaria in corso e, venendo a cose di pedale, nemmeno l’esclusione da parte della corazzata Ineos di Chris Froome e di Geraint Thomas dal Tour de France che scatterà da Nizza il prossimo 29 agosto: il titolone dell’ultima ora se lo prendono gli organizzatori della Grande Boucle dopo aver accolto la protesta dei movimenti femministi d’Oltralpe che chiedevano, attraverso la raccolta di 38.000 firme, l’esclusione della coppia di Miss dal palco al momento delle premiazioni, usanza in auge dall’alba della storia del ciclismo.

Il motivo? La pratica, udite udite, è ritenuta sessista. Tanto che sul palco, a premiare i protagonisti delle 21 tappe della corsa in giallo, avremo ora un uomo e una donna.

Par condicio (anche qua!), emancipazione salvaguardata e onore al merito di anni di battaglie e conquiste femministe. Non più di due miss, non sia mai, ma una miss e un mister! Tutti contenti quindi? Mah…Permetteteci le perplessità (eufemismo dichiarato) se ci permettiamo di dire che a noi, questa geniale trovata annunciata in pompa magna progressista (ma de che…?) dal numero uno del Tour Christian Prudhomme, pare proprio un’operazione di maquillage da portare in scena sul palco del teatrino del politicamente corretto; esercizio che, quando palesemente in eccesso (come in questo caso), rischia seriamente di scivolare goffamente nell’alveo del penoso ridicolo.

 

 

D’altronde, come sottolinea un bell’articolo-intervista del Foglio, queste mosse così mediatiche non riescono a nascondere la reale condizione del ciclismo femminile: Anne Lettier, prima ciclista e poi modella, ha dichiarato al giornale di aver dovuto smettere con la bicicletta perché non riusciva a sostenersi economicamente (e a pagare la retta universitaria). Ed è addirittura dal 2009 che non non va più in scena il Tour de France femminile, per problemi economici ed organizzativi, mentre il ciclismo in rosa è costretto a basarsi sul lavoro di volontari. Tuttavia, come visto, il problema oggi sembra essere un podio sportivamente e sessualmente corretto.

 

 

Arrivati a questo punto però reclamiamo anche noi: e lo facciamo con quei beceri sessisti dell’Academy Awards di Hollywood. La celebra statuetta è un Toy Boy che offende la dignità maschile. Raus. Ci mettano Biancaneve. I sette nani vadano pure a prenderli a Parigi negli uffici della Societé Tour de France. Con ogni probabilità ne troveranno anche più di sette. Così va il mondo.