Carrello vuoto
Ritratti
18 Settembre

Ubaldo Fillol conquistò l’Argentina

Simone Galeotti

25 articoli
Difendere la Nazione a proprio modo.

El viejo è rimasto solo. La separazione con Cecilia fa ancora male. Si sono lasciati troppo presto. Incomprensioni, indifferenze, gelosie. Quello che resta del legame è un figlio da mantenere e proteggere: Ubaldo Matildo. La carne di manzo sfrigola sui ferri della griglia, cuoce lentamente, scola grasso sulla brace viva, pulsante. L’asado rosola con la sua corte dei miracoli ben stretta intorno: achuras, chorizos, morcillas. El viejo si chiama Luis, ha un grill a San Miguel del Monte, cento km di niente dalla grande Baires. Ubaldo lo aiuta, è in gamba, serve i clienti, sistema la merce.

La gratella fumante è appena fuori da quel buco di calce grigia del negozio. All’interno il vetro di una finestra dagli infissi di legno scoloriti fa filtrare una luce lattiginosa sopra il banco di lavoro posto al centro della stanza. Ai lati un paio di sedie impagliate e in un angolo, semiaperta, la porta che dà accesso al retrobottega dove appeso al braccio di uno sgangherato appendiabiti, pende disinvolta una maglia da calcio con il numero 5 stampato sulla schiena. Ubaldo ha dodici anni e gioca a calcio; gioca nel San Miguel ovvio, e fa il centrocampista. Ogni sera l’amico di sempre, Martillo Tolosa, passa a prenderlo al negozio e insieme vanno agli allenamenti.

"El abrazo del alma"
“El Abrazo del Alma”

C’è una foto. La foto. L’hanno chiamata El Abrazo del Alma. Uno scatto indovinato, rubato al frammento di storia che stava scorrendo e alla storia stessa subito riconsegnato. Al termine della finale mondiale del 24 giugno 1978, in un turbinio di papelitos, Ricardo Alfieri, straordinario fotografo argentino, immortala Ubaldo Fillol mentre stringe Alberto Tarantini. Un’immagine che diventerà la copertina della rivista El Grafico. L’albiceleste era diventata campione del mondo per la prima volta. Ubaldo è agilissimo, una molla, un autentico elastico. Un giorno nello spelacchiato campo del San Miguel si infortuna il portiere della prima squadra Pato Iglesias. E allora, come se improvvisamente fosse diventato il testimone più credibile di un’aula di tribunale, tutti guardano verso Ubaldo.

In fondo, pensano, è così veloce che potrebbe fare bene perfino in quel ruolo. Tentare non costa niente. Lo prendono e lo mettono fra i pali. Gli chiedono il nome e lui risponde… ma maldición, c’è troppo vento, troppa polvere, troppa confusione, e quasi nessuno capisce esattamente cosa dice, al punto che, durante la partita per non imbrogliarsi, tutti lo reclamano come il vecchio Pato, benché del papero Fillol non avesse davvero nulla.

Si, può andare anche così, alla fine un soprannome non sarà mica un problema, il problema casomai è per gli altri, perché cavolo, questo ci sa fare pure in porta. Ubaldo Matildo Fillol detto El Pato vincerà la coppa del mondo del 1978, quella del governo dei colonnelli, quella di Videla, quella dei desaparecidos e delle madri di Plaza de Mayo, quella dei complotti, quella che ad ogni costo doveva restare a Buenos Aires e ci restò. Ci fu chi gridò alla combine e continua a farlo.

Kempes ci aveva portato in vantaggio, – dirà Fillol – poi cominciò la sofferenza dopo il pareggio di Nanninga”.

Fillol non ci sta, non ci è mai stato. Lui era in campo con la sua elegantissima maglia verde numero 5, e ricorda sempre che se nell’incandescente coda di partita non avesse respinto il tiro di Rep e deviato la conclusione da un metro di Rob Rensenbrink, quella coppa sarebbe andata in Olanda; altro che intrigo, altro che favoritismi, l’Argentina vinse con merito.

Sapevamo poco di quello che stava succedendo, la politica c’entra fino a un certo punto, le partite sul campo occorre vincerle. Andate a rivedervi la gara di finale e giudicate, dopo parliamo, come no, anche del 6-0 al Perù e di Quiroga, e non scordatevi che ci fu un altro bel 6-0 in quel torneo, opera della Germania contro il Messico; un complotto anche quello?

Capiamoci: contro i peruviani Mario Kempes risultò una furia, immarcabile, imprendibile. Aprì le marcature nel primo tempo dopo una caparbia azione personale, sciogliendo così le paure di tutta la squadra. Indirizzò le azioni del secondo, quarto e quinto goal, realizzando il 3-0 miscelando opportunismo e scatto. Daniel Passarella el caudillo non si erse unicamente a pilastro della retroguardia, si dimostrò scaltro altresì come attaccante aggiunto, partecipando da protagonista a diverse azioni offensive, servendo a Luque il cioccolatino del 4-0.  Omar Larrosa non fece rimpiangere Ardiles messo fuori squadra a causa di un brutto colpo ricevuto nelle partite del girone eliminatorio. Omar sbuffò come un treno nella pampa, corse a una velocità sempre superiore rispetto agli avversari e ci mise lo zampino quando ce n’era bisogno.

Alberto Tarantini, racchiuso nel suo dispotico sinistro, si alternò sulle fasce con Oscar Ortiz con un sincronismo perfetto. Segnò anche un goal di testa e un altro lo sfiorerà, al termine di una poderosa percussione. Leopoldo Luque spesso sembrava estraneo al gioco, tuttavia quando ebbe fra i piedi la palla giusta non perdonò mai e la sua doppietta pesò come un macigno sull’esito finale. Quel Perù non era il gruppo di quattro anni addietro e faceva acqua da tutte le parti. Quiroga avrà pure fatto dubitare sul suo comportamento ma non risulta che dopo quella partita sia diventato un nababbo e sia fuggito a vivere in Florida, anzi Chupete oggi vive a Cuzco, non propriamente Miami.

La formazione dell'Argentina campione del mondo nel '78
La formazione dell’Argentina campione del mondo nel ’78

La squadra intanto, ve la ricordate? Una litania. Fillol, Olguin, Galvan, Passarella, Tarantini, Larrosa, Gallego, Luque, Ortiz, Kempes, Bertoni. Al campo di San Miguel, Ubaldo si metterà sempre più in evidenza fra i pali. Ama la linea di porta, è un tradizionalista, un riflessivo, non si allontana mai dal suo regno, vi mette radici. Quella riga in gesso delimita non solo il perimetro ma parimenti la discrepanza fra lui e chi in questo ruolo cerca disinvolte licenze.

Un pomeriggio qualcuno lo vede e lo vuole portare al River Plate. Proprio al River, un salto enorme, pazzesco. Eppure colui che propone l’affare non è affatto uno sconosciuto, è Renato Cesarini l’ex Juventus, quello che ha involontariamente prestato il suo cognome a un particolare momento della partita quando segnare una rete si scontra con l’esiguità del tempo a disposizione. Tuttavia niente da fare, Ubaldo non accetta, resta a San Miguel, non si sente pronto, ciò nonostante il River rimane nel suo destino, occorreva soltanto aspettare.

Noi giocavamo a calcio – dice Fillol. Volenti o nolenti, nei giorni del mondiale la nazione era con noi. Tutta. Eravamo venticinque milioni di argentini contro il mondo intero. Venticinque milioni di persone dipendevano da noi, vivevano insieme a noi, respiravano con noi.

Fu Omar Sivori il primo tecnico a convocare Ubaldo Fillol nella Selección. Era il 1974 e da un anno circa si era trasferito dal Racing al River Plate. El Pato si accontentò di essere il terzo portiere di una spedizione che non raccolse niente fermandosi nella seconda fase, sconfitta malamente e perentoriamente dall’arancia meccanica allenata da Rinus Michels, e battuta amaramente anche da un Brasile ormai orfano di Pelé. Poi sulla panchina argentina arriva El Flaco Menotti e Fillol diventa titolare per qualche partita di una tournée. César Luis Menotti fu esplicito: «A settembre quando torna Hugo dall’infortunio, gli ridai il posto».

Altrettanto chiara la risposta. Evangelica. «No, se credi in me, devo giocare sempre». E Ubaldo Fillol diventò titolare inamovibile, con buona pace del Loco Gatti. A Quilmes, nel sud est di Buenos Aires in Avenida Vicente López, ce lo porterà un certo Pando nel 1968. Dalle sei di mattina alle due del pomeriggio deve però lavorare in una panetteria per pagarsi le spese di mantenimento visto che la società gli passa solo i soldi sufficienti a dormire in una modesta pensione dei dintorni. In quel crepuscolo dei ‘60 il club dei “birrai” stava attraversando una terribile crisi economica, eppure la sua covata lo salverà facendo emergere elementi di ottima qualità.

Fillol para il rigore a Deyna contro la Polonia. Mondiale '78
Ubaldo Fillol para il rigore a Deyna contro la Polonia, Mondiale ’78

Qui Fillol si tempra a dovere, qui conoscerà Olga Inès (sua futura moglie), qui prenderà l’abitudine di bagnarsi la maglia all’altezza del petto prima di scendere in campo come aveva visto fare al portiere titolare Oscar Cavallero con l’alcol etilico. Questo gesto gli piace, lo carica, lo ripete. La svolta avverrà quando Cavallero si becca un guaio muscolare e il secondo portiere Michelangelo Tete Sanchez non darà particolari garanzie al tecnico Carmelo Faraone per aver beccato quattro reti nella partita contro l’Estudiantes.

E Fillol ancora una volta salta sul carro della fortuna non tradendo la buona sorte, anzi: ripaga subito le aspettative nel miglior modo possibile. Indossa El Buzo a collo alto griffato “Olimpia” e ci gioca sotto l’acqua e sotto il sole. E’ l’unica maglia disponibile, caldo o freddo deve bastare. Tre anni dopo sbarca a Avellaneda sponda Racing in cui si consolida definitivamente diventando lo spauracchio dei rigoristi e dove giungerà inevitabile il trampolino di lancio verso il Barrio di Núñez e il River Plate. Undici anni consecutivi, sette campionati vinti.

L’ultima partita della sua vita professionale meriterebbe una storia a parte. Fillol gioca nel Velez e deve affrontare, in un ribollente e stracolmo Monumental, il suo River alla disperata ricerca di una vittoria per poter sperare di agguantare o sorpassare il Newell’s allenato da Marcelo Bielsa. E’ il 1990. Ubaldo Matildo Fillol ha 40 anni sulla carta d’identità ma ne dimostra la metà nel fisico. Compie almeno un paio di parate prodigiose e si prende la briga di parare un rigore a Rubén Da Silva. Il Velez vincerà 2-1, dissolvendo ogni residua illusione di titolo dei millonarios.


Copertina: Rivista Contrasti


Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Cultura
Diego Mariottini
2 Aprile 2022

Entrenamos en suelo argentino!

Lo sport argentino nel conflitto delle Malvinas.
Cultura
Lorenzo Serafinelli
15 Febbraio 2022

Peronismo, futbol e rivoluzione

Per una nuova Argentina fondata sullo sport.
Estero
Luca Pulsoni
25 Novembre 2021

Orfani di Maradona

Un anno senza Diego e al calcio è già successo di tutto.
Estero
Vito Alberto Amendolara
17 Novembre 2021

Il tempo del Kun

Una carriera vissuta in un attimo.
Interviste
Antonio Aloi
8 Ottobre 2021

Il pallone è rotondo come il mondo

Intervista ad Antonio Stelitano, tornato a Messina dopo aver giocato (quasi) ovunque.
Papelitos
Luca Pulsoni
1 Ottobre 2021

Carlos Bilardo e il fantasma di Maradona

Il mitico ct dell'Argentina campione del mondo non sa ancora che Diego è morto.
Estero
Vito Alberto Amendolara
6 Settembre 2021

Una follia studiata a tavolino

La sospensione di Brasile-Argentina non è puro teatro.
Cultura
Lorenzo Serafinelli
22 Agosto 2021

Quella canalla di Fontanarrosa

In una vita spesa tra china e parole il Rosario Central è stata la vera passione del 'Negro'.
Ritratti
Paolo Cammarano
14 Agosto 2021

Jorge Valdano e il gioco infinito

L'ultimo poeta del fútbol.
Interviste
Mattia Di Lorenzo
4 Agosto 2021

Fernando Signorini, all’ombra di Maradona

Due chiacchiere con lo storico preparatore di Diego.
Interviste
Leonardo Aresi
30 Luglio 2021

Conversazione con Jorge Burruchaga

A tu per tu con il campione argentino.
Ritratti
Marco Metelli
23 Luglio 2021

Julio Cruz, il giardiniere di San Siro

Il dodicesimo uomo nerazzurro.
Cultura
Sergio Taccone
20 Luglio 2021

Osvaldo Soriano, del San Lorenzo

Il fútbol come riassunto dell'esistenza.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
11 Luglio 2021

Finalmente Leo, finalmente Argentina!

L'Albiceleste vince la Copa America.
Tennis
Enrico Ricciulli
26 Giugno 2021

Juan Martìn Del Potro, eroe del popolo

Un gigante dal cuore d'oro che lotta per non arrendersi.
Ritratti
Luca Giannelli
29 Maggio 2021

Bruno Pesaola, napoletano d’adozione

Le estrose geometrie calcistiche attraverso il fumo delle sigarette.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Maggio 2021

La lezione del calcio sudamericano

E la brutta figura del nostro calcio.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
6 Aprile 2021

Lasciate riposare Maradona

Non l'abbiamo fatto vivere, e neanche morire, in pace.
Ritratti
Antonio Torrisi
3 Aprile 2021

La vita di Maxi Lopez è una serie tv

Con l'evoluzione umana del protagonista.
Estero
Marco Metelli
22 Marzo 2021

Walter Samuel, l’ultimo muro difensivo

La nobile arte dello Stopper.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
15 Marzo 2021

Certe giocate ti rimettono al mondo

De Paul, Lautaro, Lamela: semplicemente grazie.
Ritratti
Marco Metelli
1 Febbraio 2021

Batistuta giocava con il cuore e segnava come un pazzo

Compie oggi 52 anni Gabriel Omar Batistuta.
Ritratti
Mattia Di Lorenzo
25 Gennaio 2021

Le due facce di Daniel Passarella

Chi meglio di Luciano Wernicke per mostrarle?
Ritratti
Remo Gandolfi
21 Dicembre 2020

Matias Almeyda, non mollare mai

Compie 47 anni un uomo capace di lasciare il segno.
Altro
Raffaele Scarpellini
13 Dicembre 2020

Classismo e razzismo del rugby argentino

La palla ovale come specchio delle diseguaglianze sociali.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
25 Novembre 2020

Nessuno tocchi Maradona

L'arte è arte perché amorale, al di là del bene e del male.
Ritratti
Vito Alberto Amendolara
9 Novembre 2020

Marcelo Salas, l’autentico Matador

L'attaccante più forte della storia cilena.
Calcio
Andrea Meccia
30 Ottobre 2020

Il Maradona politico

Populista, socialista e terzomondista, ma soprattutto Diego.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
5 Settembre 2020

Messi male

L'amaro (non) finale di una storia che avrebbe meritato ben altro esito.
Storie
Andrea Meccia
22 Giugno 2020

L’altra faccia di Argentina v Inghilterra 1986

22/06/1986: oltre la mano di Dio, il gol del secolo e le Falkland/Malvinas.
Interviste
Leonardo Aresi
15 Giugno 2020

L’epica di Hugo Pratt, tra sport e avventura

Marco Steiner racconta il padre nobile della letteratura disegnata italiana.
Storie
Vito Alberto Amendolara
14 Giugno 2020

Il Che Guevara sportivo

Se la dimensione sportiva segna la vita del guerrigliero più famoso.
Calcio
Giacomo Proia
7 Giugno 2020

Papa Francesco non poteva che tifare San Lorenzo

L'azzurro e il rosso, la Vergine Maria Ausiliatrice, il calcio e il cattolicesimo.
Ritratti
Giacomo Amorati
29 Maggio 2020

Miroslav Klose, l’umiltà porta alla gloria

Controritratto di un fuoriclasse.
Storie
Luca Pulsoni
24 Maggio 2020

Victor Hugo Morales, Maradona e l’aquilone cosmico

Quando la narrazione sportiva diventa letteratura.
Calcio
Diego Mariottini
27 Aprile 2020

L’Argentina è una Repubblica fondata sullo Sport

Quando lo sport diventa mito fondativo dell'identità nazionale.
Calcio
Remo Gandolfi
26 Aprile 2020

Andare in guerra con Marcelo Gallardo

Il Muñeco è figlio della più pura tradizione River Plate.
Storie
Remo Gandolfi
17 Aprile 2020

Marcelo Bielsa e Bilbao si sono tanto amati

Dalla stima alla rottura, un amore argentino nei Paesi Baschi.
Storie
Vito Alberto Amendolara
13 Aprile 2020

La maglia di Maradona

Storia reale di una vicenda incredibile.
Storie
Sergio Taccone
6 Aprile 2020

Osvaldo Soriano racconta il San Lorenzo

La vittoria di un campionato raccontata dal tifoso più nobile.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
3 Aprile 2020

Boca Juniors significa La Bombonera

Il 3 Aprile del 1905 nasceva il Boca Juniors, una squadra inscindibile dal suo stadio.
Ritratti
Luigi Fattore
16 Marzo 2020

Claudio Caniggia, l’antieroe

Uno dei calciatori più sottovalutati della storia, che ha pagato a caro prezzo un gol di troppo.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
8 Marzo 2020

La maledizione di Zielinski

Tevez urla, Maradona ride, Román osserva: il Boca torna campione, nella notte dei campioni.
Ritratti
Vito Alberto Amendolara
4 Gennaio 2020

Pablo Daniel Osvaldo, uomo libero

In una carriera divisa equamente tra spettacolari acrobazie e assurde follie, El Loco - non a caso - ci ha regalato l’ennesimo colpo di scena.
Storie
Diego Mariottini
9 Dicembre 2019

Quando l’Independiente vendicò le Falkland/Malvinas

Il riscatto argentino contro gli Inglesi, prima della Mano de Dios.
Ritratti
Edoardo Salvati
12 Novembre 2019

Julio Velasco, la filosofia al potere

Allenatore, filosofo, leader, vate.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
24 Ottobre 2019

Di Maria, ultimo tango a Parigi

La corsa contro il tempo di Ángel Di Maria.
Calcio
Alberto Maresca
9 Ottobre 2019

La lunga crisi del talento argentino

Le ragioni di un tracollo socio-culturale.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
7 Settembre 2019

Piuttosto che mollare, morire. Maradona torna ad allenare

El Pibe de Oro è il nuovo allenatore del Gimnasia.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
18 Luglio 2019

De Rossi al Boca è il finale perfetto

L'utopia si sta concretizzando: Daniele De Rossi, nel segno della tradizione, ha scelto il Boca Juniors.