Che negli ultimi venti anni il tifo organizzato stesse attraversando una profonda crisi era evidente agli stessi protagonisti, tuttavia nemmeno i più pessimisti avrebbero potuto prevedere una sparizione così repentina. Messi all’angolo dagli sconvolgimenti dell’ecosistema calcistico, colpiti da misure repressive sempre più feroci e resi ancora più vulnerabili agli occhi dell’opinione pubblica dalle derive criminali ed affaristiche di diverse piazze, gli ultras italiani erano ormai abituati a lottare per la sopravvivenza: la curva era diventata una riserva naturale sempre più esposta e loro una specie (non protetta) a serio rischio di estinzione.

 

 

Dopo il Decreto Amato del 2007, la Tessera del tifoso ed il famigerato articolo 9, il Daspo di gruppo, il codice di gradimento ed il Decreto Sicurezza Bis, sembrava che non ci potesse essere limite al peggio. Invece, ecco la ripartenza del calcio post Covid.

Porte chiuse e palla al centro: il finale della storia iniziata oltre cinquant’anni fa non sarebbe potuto essere più triste.

E dire che i tifosi, di curva ma non solo, erano riusciti ad attirare nuovamente l’attenzione dei media, anche durante il lockdown, quando gli unici palloni che rimbalzavano erano quelli virtuali. Puntuali le accuse sul fatto che la partita Atalanta-Valencia a San Siro avrebbe rappresentato un sospetto focolaio, così come le edizioni della Coppa Italia di basket e pallavolo, disputate rispettivamente a Pesaro e Casalecchio di Reno, poco prima dell’inaugurazione della fase 1. Insomma, nemmeno tanto velatamente si puntava il dito contro i sostenitori e si preparava il terreno per una ripartenza dello sport senza pubblico.

 

 

Nel frattempo anche i funzionari di polizia avvertivano la mancanza degli ultras e, vinti dalla nostalgia, li convocavano in questura per il rispetto della misura cautelare della firma. Considerando che all’epoca gli spostamenti erano fortemente sconsigliati (i paesaggi lunari sugli spalti facevano da sfondo alle partite), e i problemi prioritari del Paese sembravano ben altri, più che un eccesso di zelo sarebbe tutto ciò appariva come puro accanimento.

 

Entusiasmo a La Spezia per l’arrivo della squadra: una scena che speriamo si possa ripetere presto in tutta Italia (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images for Lega Serie B)

 

 

Successivamente, numerose male lingue e penne ancora più malevole avevano dovuto ricredersi di fronte all’impegno sociale profuso dai gruppi organizzati in tutta la penisola. Negli spazi di manovra delle riaperture, ma perfino nelle poche libertà concesse dalla fase 1, i tifosi  scendevano in strada a difesa del territorio, organizzando svariate iniziative solidali, come raccolte fondi per gli ospedali e collette alimentari per le famiglie in difficoltà. Grande risonanza riscuoteva anche il servizio de Le Iene, che approfondiva la partecipazione di alcuni volontari della Curva Nord di Bergamo alla costruzione dell’ospedale presso la Fiera della città orobica.

 

 

Sembrava addirittura che il solito costume da “panico morale” fosse stato cucito addosso a nuove sventurate categorie, quali i “corridori della domenica” (i “joggers” per intenderci), i passeggiatori solitari ed in seguito gli animali notturni della movida. Invece è bastata una manifestazione, forse politica, sicuramente non “ultras”, organizzata al Circo Massimo il 6 giugno, per rispolverare i soliti cliché. Nonostante un’infinità di gruppi avesse smentito preventivamente la partecipazione all’iniziativa, il suo epilogo violento aveva suscitato il tradizionale coro di voci indignate, che condannavano i rapporti tra le curve e l’estremismo di destra.

 

 

A queste si univa anche il Ministro dello Sport Spadafora che qualche tempo prima, alla trasmissione Dodicesimo in campo, aveva riconosciuto pubblicamente il ruolo dei tifosi nel tessuto sociale, aprendo inoltre ad un loro ritorno allo stadio. Oggi, quando manca un mese al calcio di inizio del campionato 20/21, dopo promesse (da marinai) e relativi dietrofront da parte delle istituzioni sportive e politiche, l’orizzonte appare estremamente cupo per gli ultras, che però hanno deciso di non subire inermi questa situazione di totale incertezza.

Ad inizio agosto si è tenuto infatti un incontro tra alcuni membri delle istituzioni ed una delegazione di rappresentanti di gruppi ultras italiani (di calcio, ma anche basket per esattezza).

Presso le sale del Maschio Angioino di Napoli amministratori ed esponenti politici, come il sindaco napoletano De Magistris e il Viceministro dell’Interno Crimi, hanno ascoltato le istanze degli esponenti del tifo organizzato: alla base del confronto l’interessante dossier “Ridimensionamento del Sistema Calcio – Uno sport a misura di tifoso”, un documento che indaga la deriva imboccata dal pallone e dalle sue strutture.

 

 

Sul banco degli imputati il doping finanziario da cui dipende ormai il calcio tele-centrico, lo strapotere degli agenti, la pratica delle plusvalenze fittizie ed il crescente ammontare di debiti. In sintesi, si auspica il ripensamento di un sistema divenuto ormai insostenibile non più solo dal punto di vista morale ma anche da quello economico, con un nuovo paradigma che ponga il tifoso al centro. Allo stesso tempo si è chiesto di dare seguito al superamento delle criticità repressive della Tessera del tifoso, strumento che ha ormai dimostrato la sua inutilità e che andrebbe destinato ad un impiego esclusivamente commerciale.

 

 

Inoltre, coerentemente con il Protocollo di Intesa già approvato nel 2017 dai ministri Minniti e Lotti, i tifosi chiedono l’introduzione di settori effettivamente popolari, in cui possano sostenere la loro squadra senza il rischio di incorrere in multe e sanzioni varie per l’utilizzo dei tipici strumenti del tifo. Un incontro tra gruppi di tifosi organizzati ed esponenti della politica si era già verificato nel 2016, i cui frutti però non erano maturati in seguito agli stravolgimenti parlamentari; senza considerare il rischio, sempre concreto, che questi episodi si tramutino in mere passerelle elettorali.

 

 

Questa volta però si spera che gli esiti siano più positivi e duraturi, tenendo sempre a mente da un lato la caducità dei politici e delle loro visioni, dall’altro le divisioni di un mondo che fa dell’eterogeneità una delle sue massime caratteristiche. Allo stesso modo, la tenacia e la grinta sono tra i pregi che hanno sempre accomunato i gruppi organizzati di tutta la penisola. Quel che appare certo, allora, è che gli ultras sono pronti a vendere cara la pelle, oggi paradossalmente ancora più di ieri.

 


Immagine di copertina di Francesco Pecoraro/Getty Images