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22 Marzo

Il ricordo di un’estate italiana

Alberto Fabbri

77 articoli
Dopo il Mondiale delle Notti Magiche l'Italia ed il calcio non sarebbero stati più gli stessi.

Dopo aver inseguito i cavalli selvaggi, che hanno scorrazzato sui campi dei nostri campionati negli Anni di Piombo, Matteo Fontana racconta il gran ballo che segna inconsciamente la fine di un’epoca, ovvero il mondiale di Italia 90. Nelle pagine di Un’estate in Italia. 1990, il Mondiale delle Notti Magiche il pallone offre il pretesto per indagare lo spirito del tempo, gli umori e la cronache della fine degli Anni Ottanta, decade onirica da cui il Paese si sveglierà bruscamente con l’esplosione di Tangentopoli.

 

Proprio nel decennio inaugurato dal vittorioso Mundial di Spagna la Serie A raggiunge il suo apice, una supremazia incarnata dalla moltitudine di campioni che animano i sogni domenicali degli Italiani. In questo caso sarà la semifinale del San Paolo a sancire il tramonto di un’età aurea.

 

 

L’Italia che esce dagli anni Settanta è un Paese che ha saputo sconfiggere il terrorismo, una penisola in cui si respira ottimismo e dove il sogno americano è stato tradotto in chiave mediterranea. L’apparato politico-economico, sistema pentapartitico rotante alla figura di Bettino Craxi, conduce l’industria tricolore a sedersi al tavolo delle potenze del G7. Se Milano è il fulcro del potere finanziario, la vetrata di un ufficio spalancata sul mercato globalizzato, negli ambienti dei dicasteri capitolini si vede e provvede.

 

L’export del lusso, trainato in primis dai settori dell’auto e della moda, definisce il Made in Italy nell’immaginario estero, un gaudente stile di vita che suscita invidia e soprattuto desiderio d’emulazione. Dalle Alpi in giù si spende e si gode, declinando l’epicureismo nel quotidiano.

 

I due maestri cerimonieri di Italia 90

 

In questo contesto, il campionato del mondo del 1990 è l’occasione per celebrare il successo della classe dirigente nostrana, la festa a cui l’Italia invita il mondo per ammirare il suo radioso sorriso. Gli onori di casa sono affidati a Luca Cordero di Montezemolo, protetto di Casa Agnelli, nonché vertice del comitato organizzatore, e Franco Carraro, sindaco di Roma e figura onnipresente negli incontri tra sport e politica degli ultimi vent’anni.

 

La torta, decorata con il geniale profilo della mascotte Ciao, è farcita da un succulento ripieno di appalti miliardari assegnati tramite trattativa privata: le fette sono spartite tra affaristi e costruttori, politici e palazzinari, mentre le loro dimensioni lievitano magicamente. La grande abbuffata è servita ed i postumi dell’indigestione debitoria appesantiscono il bilancio pubblico ancora oggi.

 

“Realizzare il sogno: fare del Mondiale una vetrina dell’Italia tecnologica e industriale proiettata verso il Duemila” – Luca Cordero di Montezemolo (1)

 

Sui campi invece, il torneo appare come una prosecuzione della Serie A, considerata la quantità di fuoriclasse militanti nel nostro campionato. Nella Germania Ovest giocano i nerazzurri Matthaus, Brehme e Klinsmann, insieme all’idolo romanista Voeller, tutti protagonisti dell’ultimo successo della Mannschaft divisa. Tra i deludenti tulipani figurano i fenomenali milanisti Gullit e Van Basten, mentre il Brasile del contestato ct Lazaroni ripone le sue speranze in Careca, fresco campione d’Italia con il Napoli.

 

 

Come i partenopei, ovviamente gli Argentini affidano le loro suppliche a Maradona, che diviene la principale nemesi degli Italiani, scindendo il cuore di una città. Nei ricordi dei calciofili rimane un colorato ed esotico mosaico in cui spiccano l’ultima e tragica Yugoslavia, il sorprendente Camerun dell’eterno Milla e la folle Colombia di Higuita e Valderrama. Infine il cammino dell’Inghilterra che, preceduto dai disordini che coinvolgono i suoi tifosi e le tifoserie indigene, si perde tra le lacrime del trascinatore Gascoigne.

 

L’11 azzurro schierato nella semifinale di Napoli

 

Capitolo Italia: la nazionale di Azeglio Vicini è chiamata a realizzare i sogni di gloria del Paese. L’ambiente del ritiro di Coverciano è subito arroventato dal traumatico passaggio di Baggio in bianconero, ma l’incantesimo che scende sul prato dell’Olimpico protegge gli Azzurri da ogni avversario. La difesa è insuperabile, il centrocampo ha polmoni e fosforo, mentre davanti si è imposto Totò Schillaci a suon di gol.

 

L’attaccante proveniente dal quartiere Cep di Palermo è l’eroe di una storia dal lieto fine già scritto, o almeno così ci si illude. Infatti ad un passo dalla finale, nella funesta notte del San Paolo l’incerta uscita di Zenga e le stregonerie di Goycochea fanno sprofondare l’Italia nel dramma. La festa è finita, a terra rimangono i festoni ed i frammenti del sogno spezzato. Presto li raggiungeranno i calcinacci piovuti dagli stadi appena ristrutturati.

 

“L’Argentina è finalista in Coppa del Mondo. Sono immagini che non avremmo mai voluto commentare” Bruno Pizzul (2)

 

Prendendo spunto da testate quali La Repubblica e La Stampa e citando le penne di Brera, Bortolotti e Bartoletti del GS, Matteo Fontana restituisce un vivido affresco del sentimento che ha investito la nostra penisola nell’estate del 1990, quando gli occhi del mondo si sono posati su di essa per un mese. Tra sport e politica, note musicali e pellicole l’autore approfondisce gli intrighi e le vicissitudini dei protagonisti di un evento che sarà spartiacque nella storia di una nazione e che muterà per sempre anche il concetto di calcio.

 

Se con la caduta del muro berlinese l’Italia perde il suo ruolo strategico tra cortina di ferro e blocco occidentale, allo stesso tempo il pallone abbandona i connotati di rito collettivo, cedendo alla lusinghe della finanza ed adeguandosi alle fredde logiche della commercializzazione. 

 


Bibliografia
“Un’estate in Italia. 1990, il Mondiale delle Notti Magiche” di Matteo Fontana (Eclettica Edizioni, prima edizione 2020).
Note
Le note (1) e (2) sono tratte da pagina 15 e 36.

 

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