Dopo i maltrattamenti subiti in Champions League da Juventus e Napoli, mentre la Roma è riuscita a cavarsela per un pelo, era doveroso aspettarsi un sussulto d’orgoglio del calcio italiano sulla scena internazionale. L’Europa League ha finalmente sorriso al tricolore, con tutte e tre le squadre impegnate ieri sera uscite vittoriose dai rispettivi impegni. Ma non ce ne vogliano Milan e Lazio, protagoniste di autoritarie spedizioni in terra straniera: la vittoria dell’Atalanta è quella che ci ha emozionato di più. Gli uomini di Gasperini hanno malmenato senza pietà l’Everton di Koeman mettendo al tappeto i Toffees dopo soli 45 minuti di gioco. Un 3-0 con cui la Dea rifiuta ufficialmente il ruolo di comparsa per cui era stata scritturata dopo i sorteggi, per imporsi con prepotenza come protagonista e, perché no, possibile rivelazione del torneo. D’altra parte la storia insegna che gli orobici in Europa, all’occorrenza, ci sanno stare: semifinale della Coppa delle Coppe 1987-88, tuttora record per una formazione cadetta (nel 1987 retrocessero in B, ma il raggiungimento della finale di Coppa Italia, vinta dal Napoli già scudettato, garantì ai bergamaschi l’accesso all’Europa ndr), e quarti di finale della Coppa Uefa 1990-91 (eliminazione ad opera dell’Inter che poi avrebbe vinto il trofeo ndr), ultima traccia internazionale degli atalantini.

La carica del Papu

La carica del Papu

Difficile dire se questi precedenti europei di tutto rispetto abbiano pesato nella testa dei giocatori e nel cuore dei tifosi, certo è che l’entusiasmo dei ventimila del Mapei Stadium (si è giocato a Reggio Emilia perché l’Atleti Azzurri d’Italia non ha ottenuto il via libera dall’UEFA) era troppo coinvolgente perché la formazione di Gasperini non tirasse fuori la prestazione perfetta. A protezione sì della storia passata, ma anche di quella recente. Perché non va dimenticato che il quarto posto della scorsa stagione è stato un autentico miracolo sportivo italiano non dissimile da quello che il Leicester un anno prima aveva rappresentato per gli inglesi. E quando si accarezza la dimensione favolistica riabituarsi alla realtà di tutti i giorni non è semplice, tanto più che quest’anno, complice il ritorno in pompa magna delle milanesi, sarà pressoché impossibile ripetersi in campionato. E allora perché non proseguire il sogno in Europa? Detto, fatto. I ben più ricchi e blasonati Rooney e compagni hanno dovuto prendere atto di questa malcelata volontà neroazzurra, sublimata dall’acume tattico di Gasperini, dal prodigio di Gomez e dalla voglia matta di Masiello. Già, Masiello. Forse il protagonista più luminoso della serata. Voleva il gol più di tutti, lui che di lavoro fa il difensore, lui che ha alle spalle un passato non cristallino, fatto anche di calcioscommesse, squalifiche e patteggiamenti. E’ stato reintegrato nella rosa dell’Atalanta, dopo oltre due anni di squalifica, appena a gennaio 2015. Ma per far sì che quella storia restasse soltanto un brutto capitolo, un errore (pagato) da non rifare, si è allenato in silenzio, a testa bassa, giorno dopo giorno. E da due anni a questa parte si è ripreso il posto da titolare sfoderando un rendimento costantemente alto, condito anche da vincenti incursioni offensive, che gli è valso una riabilitazione completa: il calcio è sempre pronto a perdonarti se dimostri di tenerci davvero. La storia di Masiello è un meraviglioso esempio di come rialzarsi dopo una caduta possa essere riduttivo: si può addirittura volare, se lo si vuole. Ecco perché quel faticatore ieri sera era bramoso di qualcosa di diverso, di regalare la ribalta internazionale alla sua redenzione. E non è un caso che sia stato proprio lui a desiderare, cercare e segnare il primo gol dell’Atalanta in questa nuova stagione europea. Una favola nella favola.