«È la nostra ora più disperata, aiutami Obi Wan Kenobi. Sei la mia unica speranza».

Scomodando una citazione che ha fatto la storia del cinema fantascientifico, intendiamo rendere l’idea dell’aria che tira in casa Rangers. La prima di una lunga serie di telefonate tra Dave King, chairman dei Light Blues, e Steven Gerrard deve essere andata più o meno come il celebre appello della Principessa Leila al maestro Jedi Obi Wan Kenobi, nella pellicola che ha aperto la serie di “Guerre Stellari”. Le parti però si sono invertite in questo caso: sono i figli prediletti dell’Impero britannico ad aver chiesto aiuto e non i ribelli biancoverdi dalle origini irlandesi. I Fenians, come li chiamano i loro rivali, se la passano alla grande infatti. Nelle ultime due stagioni gli scontri diretti tra le padrone di Scozia hanno messo in luce un enorme divario tecnicotattico a favore del Celtic. Parkhead incomincia a prendere le sembianze della celebre Morte Nera, e i suoi bersagli brancolano nel buio. Disperati.

Bhoys in giùbilo, Gers a testa bassa: una prassi di questi tempi. (Getty Images)

«Tanto tempo fa in una galassia lontana, lontana….»

Gli ultimi fasti dei Rangers nella massima serie scozzese risalgono addirittura alla stagione 2010/11, quando in panchina a predicare gioco c’era ancora il santone Walter Smith. Da lì in avanti sono stati solo dolori. Il controverso fallimento per bancarotta finanziaria concretizzatosi l’anno successivo spinse in una spirale infernale gli uomini della Regina ed i loro seguaci. Costretti a ripartire dai remoti e fangosi campi della League Two, sono stati capaci di risalire nel giro di 4 anni in Premiership. Nelle ultime due annate dunque hanno dovuto fare nuovamente i conti con i cuginastri, che nel frattempo hanno consolidato un progetto di tutto rispetto guidato dall’ex Liverpool Brendan Rodgers. Ed è proprio da un altro uomo simbolo della contea del Merseyside che i Rangers ripartiranno dopo le tormentate esperienze di Mark Warburton, Pedro Caixinha e Graeme Murty.

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Steven Gerrard ha firmato un contratto che lo legherà al club per i prossimi quattro anni. Al suo fianco siederà Gary McAllister, navigato uomo di calcio con un passato come manager di Leeds United e Aston Villa. Tra le primissime reazioni non sono mancate le battute dei più maligni che, in chiaro riferimento alla sciagurata scivolata contro il Chelsea, hanno messo in evidenza come Stevie G abbia già impedito a Rodgers di festeggiare un titolo, e che quindi sia l’uomo giusto. Umorismo a parte, il filo rosso che lega Liverpool a questa storia non si esaurisce al duello che vedrà protagonisti i due a partire dalla prossima stagione ma affonda le sue radici negli anni ’80 ed ha il volto baffuto di Graeme Souness.

Walter Smith e Graeme Souness: condottieri devoti alla vittoria. (FourFourTwo)

Allora come oggi i Rangers si trovavano nei guai fino al collo. Non riuscivano ad imporsi come campioni da nove anni e subivano tremendamente la concorrenza di squadre come gli Hearts, l’Aberdeen e il Dundee United, oltre a quella spietata dei nemici di sempre. A togliere le castagne dal fuoco ci pensò un appena 33enne Graeme Souness. La sua rivoluzione si risolse in uno stravolgimento esistenziale ancor prima che tecnico.

 

L’ex trascinatore di Samp e Reds infatti fece approdare ad Ibrox Mo Johnston: il primo giocatore apertamente cattolico con un passato nelle fila del Celtic a vestire in blu. Una scelta coraggiosa che destò scalpore tra i tifosi più intransigenti. I Gers avevano bei soldi da spendere e potevano vantare la prospettiva di giocare nelle coppe europee a differenza della maggior parte delle grandi compagini inglesi, colpite dalle sanzioni hooligans. Fior, fior di campioni quindi giunsero a Govan per rimettere il tempio protestante al centro del villaggio. Ed è questo l’unico aspetto che differenzia il déjà vu in atto.

La svolta epocale di Johnston.

.I Rangers di oggi possono contare su un budget spese ridicolo in confronto a quello e sono lontani anni luce da un’appropriata dimensione europea. D‘altro canto il campionato non è più competitivo come un tempo, quindi basterebbe qualche acquisto mirato ed una chiara identità in campo per poter raddrizzare la rotta e promettere battaglia. La benedizione di Souness in ogni caso non ha tardato ad arrivare. Si è detto contento della scelta di Gerrard, che secondo lui sarà capace di fare i conti con le esigenze di una istituzione che non ha eguali nel Regno Unito alla pari del Liverpool. Il ritorno dello Jedi o l’ennesima delusione?

 

La minaccia del 10 in a row degli Hoops incombe….