«Il surf è rivelazione, ti cambia la vita». E così è stato anche per Luca Marsaglia, romano, classe 1994. A scandire il ritmo del suo spirito prima però ci pensava il vento tra le vele. Sul litorale laziale, dove tutto ha avuto origine, quando il mare era troppo grosso e le barche da regata quindi costrette a rimanere a terra, l’unica alternativa a disposizione di Luca per provare a sfidare Poseidone era quella di cavalcare le onde generate dal cattivo umore di Madre Natura. Sono passati tanti anni da quei primi appuntamenti in mezzo all’acqua. Preludio di un grande amore. Il suo flirt con il surf è proseguito oltreoceano, a Vancouver, dove l’ormai ex liceale dai capelli lunghi e ribelli ha iniziato a capire cosa significhi essere un uomo. Oggi Luca e il surf sono felicemente sposati. Da questo matrimonio è nato uno splendido figlio: il progetto “Casa Congo”.

 

Le persone che animano Casa Congo

Le persone che animano Casa Congo

 

In terra canadese, infatti, quel ragazzo venuto da lontano ha coltivato la sua affinità con il mare e la natura anche in chiave accademica, iscrivendosi al corso di laurea di biologia della conservazione presso la “University of British Columbia”. Ed è in questo ambito che ha avuto il piacere di conoscere Sol Lewites, un ragazzo nicaraguènse che come lui di kilometri con il borsone sulle spalle ne ha macinati parecchi. Ben presto Sol è diventato uno dei suoi più cari amici. Grazie anche al contributo dall’Italia di Tommaso Bellelli, ha preso vita un’idea, che ha i tratti di una visione onirica. Casa Congo è un’organizzazione sorta con lo scopo di promuovere la conservazione del ricco ecosistema che circonda El Astillero, un villaggio situato in Nicaragua sulla costa che si affaccia verso l’Oceano Pacifico. Ad aiutare Luca e Sol nella progettazione e nell’applicazione dei quattro programmi che caratterizzano il progetto sono stati tanti attivisti, esperti e uomini di governo. Stesso discorso vale per la comunità locale, che ha voluto cullare sin da subito insieme a loro questo sogno. Il primo programma è stato affidato alla direzione di Sol, laureando in ingegneria, e riguarda la costruzione sostenibile.

 

L’obiettivo è specializzarsi nella costruzione con il bamboo, un materiale facilmente reperibile a quelle latitudini che si presta bene sia per i lavori di carpenteria che per quelli edilizi ideati dal team. Il secondo programma interessa la sfera ecologica ed è sotto la supervisione di Luca, che ha messo in moto un corso di educazione ambientale presso il liceo locale al fine di insegnare agli studenti i principi base di conservazione. Per riuscirci Luca si è servito del prezioso aiuto di Manuel Cortez, un membro di spicco della comunità di El Astillero, che forte delle conoscenze in materia ora ricopre il ruolo di referente ufficiale dell’organizzazione in questo settore. L’azione ecologica di Casa Congo non si limita però soltanto ai banchi di scuola. Luca e i volontari che si sono avvicinati al progetto infatti sostengono sul campo l’operato del Ministero dell’Ambiente nella zona protetta di Chacocente: una foresta tropicale secca di cinquemila ettari che si estende fino alla spiaggia. In questo contesto sconfinato le forze in gioco prima del loro arrivo erano solamente quattro rangers nicaraguènsi stipendiati dallo Stato. Il contributo di Casa Congo nel monitoraggio delle tartarughe, che da quelle parti si recano in massa per nidificare, e nei processi di forestazione e rigenerazione è stato e continuerà ad essere cruciale.

 

Luca nelle vesti di insegnante

Luca nelle vesti di insegnante

 

Il terzo programma invece ha a che fare con l’avvocatura dell’oceano e presenta una veste sia sportiva che solidale. Il Dio del surf ad El Astillero srotola onde che possono raggiungere i quattro o cinque metri d’altezza e risulta chiaro quindi il motivo per cui alcuni locals abbiano iniziato a venerarne il culto. È proprio ai ragazzi del piccolo Astillero Surf Club che Luca si è rivolto per gettare le basi del suo asset surfistico. La missione è concedere la possibilità di diventare un tutt’uno con l’oceano alle persone che prima dell’arrivo di Casa Congo non potevano permetterselo. Nell’estate appena trascorsa sono state spedite una quarantina di tavole dal Canada, grazie agli sforzi di Adam Tory, il responsabile del programma in questione. Lezioni di surf gratuite ed equipaggiamento a disposizione: ora si che è lecito sognare in grande. Chissà, uno dei bambini che oggi si diverte a danzare sugli schiumoni vicino a riva, un domani potrebbe essere coronato campione del mondo.

 

El Astillero in ogni caso già ha una bella speranza che risponde al nome di Joel Chavez. La punta di diamante dell’Astillero Surf Club infatti è reduce dagli ISA world surfing games 2017 con la selezione del Nicaragua e punta ad entrare nel giro della World Surf League. Quando l’oceano non regala gioie, la veste sportiva fa spazio a quella solidale. I locali e gli attivisti di Casa Congo infatti si rimboccano le maniche per pulire le strade del villaggio ed i kilometri di lingue sabbiose. Il quarto programma ideato da Luca e compagni, infine, interessa l’arte come veicolo di sensibilizzazione sui temi della conservazione ambientale. Il progetto in estate si è avvalso dell’inventiva di Lily Keenan, un’artista australiana che mettendosi al servizio della comunità ha curato dei corsi di pittura per bambini oltre ad impreziosire il centro della cittadina di El Astillero con dei bellissimi murales. Casa Congo è un’avventura portata avanti nell’interesse delle persone e delle creature che popolano quelle terre baciate dai raggi del sole e coccolate dalle carezze dell’oceano. Un’avventura nella quale credere fortemente perché seppur solo all’inizio già capace di dare i suoi frutti.

 

“Penso che l’avventura sia una componente molto bella della natura umana, ma è necessario saperla vedere, cercare, incontrare. La si può trovare dappertutto, se si ha abbastanza fantasia, perché è una cosa di cui l’uomo ha bisogno e che spesso gli viene tolta. L’avventura è cercare qualche cosa, che può essere bella o pericolosa, ma che vale sempre la pena di vivere”. Hugo Pratt.

 

Contributi fotografici: Tim Nathan.