Carrello vuoto
storie
24 Maggio

Victor Hugo Morales, Maradona e l’aquilone cosmico

Luca Pulsoni

72 articoli
Quando la narrazione sportiva diventa letteratura.

Lo stregone lo guarda con aria di sfida. “Lascerai a me ogni tentazione”. Gli poggia una mano sul petto e l’altra sulla nuca. Lui, seduto con le gambe incrociate, si sente pervaso da un insolito tremito. Sfila il pacchetto di sigarette dalla tasca dei pantaloni e lo poggia sul tavolo, quasi spinto da una forza occulta.

 

 

È andato fino a Zurigo per sconfiggere il suo vizio, tra una schiera di viali simmetrici e un maniacale rincorrersi di giardini in fiore. Qualcuno gli ha suggerito un parapsicologo per rimediare alle tentazioni del fumo. Dicono faccia miracoli: studio di presunti fenomeni paranormali, poteri nascosti e percezioni telepatiche. Quelle diavolerie lo inquietano. Ma lo stregone garantisce. E avrà ragione.

 

 

Quando arriva in Messico, nel giugno del 1986, Victor Hugo Morales ha smesso di fumare da oltre un mese. In compenso ha quattordici chili in più sotto la camicia. Victor è un relator, che in Sudamerica è una ascensione letteraria del più anacronistico ‘radiocronista’. Il relator è qualcosa di più: non si limita a raccontare ma trascende, spazia, immagina, sogna.

 

Nonostante abbia dato un taglio alle sigarette, non è un segreto che Morales continui a concedersi il piacere dei sigari

 

 

Sotto il cielo di Città del Messico, nel cuore del tempio che porta il nome dell’antica civiltà degli Aztechi, il futbol compie l’ultimo passo verso la redenzione. Sul prato verde baciato da una luce mistica, a Diego Armando Maradona bastano 10 secondi, 52 metri, 44 passi e 12 carezze al pallone (tutte con il piede sinistro) per trascendere dal calcio. Ondeggia come un aquilone che si libra nel cielo, decolla dalla realtà terrestre, lo aspetta qualcosa di più grande.

 

 

Victor Hugo Morales non è soltanto la voce di quell’istante: si lascia prendere per mano, rapito da tanto splendore. Volteggia insieme a Diego. Qualcosa di magico li unisce, come un filo invisibile che lega il calcio alla purezza dell’arte. L’Argentina vincerà la Coppa del Mondo e quello del 22 giugno sarà ricordato come il “Gol del secolo”, l’attimo che consegnerà il futbol nelle mani di una entità superiore. Averlo raccontato, per Victor Hugo, significa aver vissuto un’esperienza mistica.

 

 

Victor Hugo Morales è un uruguagio trapiantato a Buenos Aires. Le sue conoscenze sconfinano dal pallone e scrutano orizzonti diversi. È affascinato dall’odore della carta dei libri, dal rumore delle pagine che si adagiano una sull’altra. Ama anche il cinema, soprattutto quello italiano: Mastroianni, De Sica e Tognazzi rappresentano risorse inestimabili per la propria formazione culturale.

“Ma io non sono colto” – confessa in un’intervista al Corriere dello Sport – “Alessandro Baricco è colto, Tomasi da Lampedusa era colto. Io amo soltanto la cultura”.

 

Maradona e il gol del secolo: capolavoro dei capolavori calcistici (Ph: AFP/Getty Images)

 

 

Victor Hugo viene da Cardona, seimila anime sulla sponda uruguagia del Rio de La Plata. A 16 anni lavora per Radio Colonia, a 18 è “il più giovane giornalista d’America”. Nel 1981 la svolta: lascia l’Uruguay e si trasferisce in Argentina. La dittatura uruguaiana lo guarda con occhi torvi, si sente perseguitato. Finisce addirittura in prigione per 27 giorni a causa di una banale lite dopo una partita tra dilettanti. Victor, che si era dato al futbol giocato con scarsi risultati, viene rinchiuso in cella e riceve la solidarietà di alcuni colleghi argentini.

 

 

I relatores di Buenos Aires lo sostengono nella battaglia contro il regime, ormai apertamente avverso. Lascia il carcere dietro cauzione, in tempo per accettare l’offerta di Radio El Mundo e trasferirsi nella capitale argentina. L’Uruguay rimarrà per sempre un dolce ricordo. Victor attraversa il Rio de La Plata come Cesare fece con il Rubicone. Quella con l’antica Roma è qualcosa che va oltre la passione: la colonna di Traiano è il simbolo dei suoi viaggi italiani. “Mi sensibilizza, ha un valore per me”, dice a La Nacion. Ma Roma non è l’unica città a conquistarlo:

“Sulla base di ciò che ho assimilato, posso preparare un esame della storia di qualsiasi città in Europa in una settimana”.

Ama le grandi città. I luoghi in cui poter ammirare, conoscere, studiare. Si lascia ammaliare dal caos frenetico che accompagna le giornate fino al calar del sole. Ogni città ha una sua anima, quella di Montevideo lo rapisce: la notte è più lunga tra i vicoli della Ciudad Vieja, dove i club tirano fino a tardi e nei cafè il fumo dei cigarillos (che lo stregone gli avrà per sempre sottratto da ogni tentazione) partorisce nuvole che inghiottiscono le parole.

 

“Partido de fútbol” di Carmelo de Arzadun (1888-1968)

 

 

Victor Hugo raccoglie l’eredità di Carlos Salè, relator famoso per le radiocronache calcistiche dal sapore letterario, artistico e musicale. Il Maestro è cresciuto con il mito degli eroi del Maracanazo. La sua immaginazione ha riprodotto istantanee nitide di quella partita: il caudillo Obdulio Varela, le invenzioni di Schiaffino, e poi il gol decisivo di Ghiggia.

 

 

Del Maracanazo non esistono filmati, eppure Victor Hugo è riuscito a relatarlo magnificamente. Un lavoro certosino di ricerca tra le cronache dell’epoca unito allo spazio dell’immaginazione, che ha dato forma e voce a ciò che albergava soltanto nelle fantasie. Immaginare e far immaginare è il grande amore di Victor, “le armi più importanti per l’uomo della radio”, dice.

 

 

Lo ha immaginato di nuovo, Obdulio Varela. Al Mundialito 1980 la finale è ancora Uruguay-Brasile. Tra gli spalti del Monumental di Montevideo siedono idealmente gli eroi uruguagi del ‘50. Al gol vittoria dell’Uruguay di Victorino, Victor Hugo chiude gli occhi percependo la presenza di Varela. Le labbra disegnano un sorriso, un sospiro lo accompagna, poi l’estasi:

“Obdulio stai tranquillo, i ragazzi non permetteranno che la storia cambi”.

 

La formazione al completo dell’Uruguay al Mundialito 1980

 

 

La prima radiocronaca argentina di Victor Hugo Morales è alla Bombonera: Boca Juniors – Talleres di Cordoba, 22 febbraio 1981. Quel giorno esordisce con gli Xeneizes Diego Armando Maradona. La partita finisce 4-1 per il Boca e Diego mette a segno due gol. I loro destini si incontrano per la prima volta. Il viaggio verso l’Azteca ha inizio quel pomeriggio.

 

 

Prima della Coppa del Mondo 1986, e prima ancora dell’incontro con lo stregone svizzero, le strade di Morales e Maradona si incrociano di nuovo. La Seleccion di Carlos Biliardo è di ritorno da una partita in Colombia per le qualificazioni mondiali. Il velivolo dell’Aerolineas Argentinas ha un guasto e fa scalo a Lima, dove i passeggeri sono costretti a trascorrere la notte. A bordo, nella coda dell’aereo, c’è anche Victor Hugo. Intorno alle tre del mattino Diego passeggia nervosamente per il corridoio, a un tratto i suoi occhi si restringono: “Che stai leggendo, Victor Hugo?”. Victor distoglie lo sguardo dalle pagine di Cortàzar, lo guarda e sorride: “Come va, Diego?”. Iniziano a parlare, a conoscersi, a confrontarsi.

 

 

È facile perdersi insieme a Victor, le cui parole trattengono il potere di far salpare la mente verso lidi inesplorati. Si danno rigorosamente del Lei, e lo fanno ancora oggi nonostante un’amicizia ormai decennale. Poi arriva il giorno, quello del Gol del secolo. Argentina-Inghilterra, quarti di finale. Prima il gol più controverso: la mano de dios. Dagli spalti dell’Azteca soltanto uno riesce a vedere il tocco beffardo della mano sinistra di Diego: lui, Victor Hugo.

 

Può il calcio diventare religione?

 

 

Dopo l’irriverenza è il turno della magnificenza. Diego Armando Maradona riceve palla a centrocampo, se la porta sul sinistro, punta verso la gloria, si invola. Salta tutti gli inglesi che incontra lungo il cammino. Come Leopardi davanti la siepe, Victor Hugo Morales inizia a immaginare l’infinito. Sa che sta per accadere qualcosa di grande. Non narra, non racconta, vive trepidante quell’attesa spasmodica.

 

 

Victor Hugo non è più lui, viene travolto da un impulso irrefrenabile. Danza con le parole, accompagna Diego in un cammino spirituale, lo decanta. Apre le porte all’infinito calcistico. Il suo racconto frenetico è parte del tutto: trasforma l’estasi del futbol in qualcosa di più importante.

 

 

“¡Genio! ¡Genio! ¡Genio! ta-ta-ta-ta-…” sono gli ultimi passi prima dell’oceano. Il suo “ta-ta-ta-ta”, che dalle parti di Montevideo è una curiosa espressione per indicare qualcosa “che è concluso o sta per concludersi”, è una mitraglietta onomatopeica che preannuncia uno tsunami di emozioni. Quando il pallone è alle spalle di Peter Shilton, Victor esplode nell’ode al calcio più famosa della storia. È una preghiera che assapora il metafisico. Chiede scusa per quello che dirà, le emozioni si impadroniscono di lui. Urla, freme, piange:

“¡Quiero llorar! ¡Dios Santo, viva el fútbol!”.

 

Victor Hugo Morales e il microfono son un tutt’uno

 

 

Tra le tante, una è l’immagine che resta impressa: “barrilete cosmico”. Maradona è paragonato a un aquilone che svolazza nel cielo sbeffeggiando le correnti. Vola leggiadro, libero. Il “cosmico” indica qualcosa in grado di andare oltre la dimensione terrestre, un gesto così immenso da proiettarsi nello spazio, lontano dalla portata dell’ordinario.

 

 

L’elemento ‘extraterrestre’ viene ripreso in “¿de qué planeta viniste? ¡Para dejar en el camino a tanto inglés! ¡”. E poi: “Para que el país sea un puño apretado, gritando por Argentina!”. Victor Hugo immagina il popolo festante, fiero, che si comprime in un pugno chiuso che esulta, insorge e risorge. La folla torna unita sotto un’unica bandiera, in una sfida dai forti contorni politici a causa della guerra di quattro anni prima nelle Isole Falkland (per gli argentini Islas Malvinas), in cui migliaia di giovani soldati argentini morirono per mano dell’esercito inglese. Il calcio, quello di Maradona e Morales, rappresenta qualcosa in più di un semplice gioco.

 

 

Eppure non ha mai amato quella radiocronaca, Victor Hugo.

 

“È stato uno striptease spirituale, sono stato totalmente rapito”.

 

Quello che (secondo lui) lo ha tradito è “l’eccesso emozionale che trascende quello che deve essere il lavoro di un professionista, che deve sempre cercare di mantenere una distanza dai fatti”. Ma è proprio l’eccesso di emozione che ha reso quel relato il più famoso della storia. Come a comporre la Santissima Trinità del futbol: Maradona, Argentina-Inghilterra e Victor Hugo Morales. Con una radiocronaca normale non sarebbe stato lo stesso.

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Interviste
Mattia Di Lorenzo
13 Febbraio

A Napoli Bruscolotti è storia

Una carriera legata al Napoli e cinque stagioni da capitano, poi la fascia ceduta a Maradona per raggiungere la gloria. La nostra intervista a Beppe Bruscolotti.
Estero
Diego Mariottini
27 Aprile

L’Argentina è una Repubblica fondata sullo Sport

Quando lo sport diventa mito fondativo dell'identità nazionale.
Ritratti
Vito Alberto Amendolara
28 Gennaio

El Trinche Carlovich è un atto di fede

L'antieroe che devi amare.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
1 Novembre

È Superclasico in finale!

Il sogno diventa realtà, sarà il primo Superclasico di sempre in finale di Libertadores.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
25 Novembre

Nessuno tocchi Maradona

L'arte è arte perché amorale, al di là del bene e del male.
Ritratti
Marco Metelli
1 Febbraio

Batistuta giocava con il cuore e segnava come un pazzo

Compie oggi 52 anni Gabriel Omar Batistuta.
storie
Sergio Taccone
6 Aprile

Osvaldo Soriano racconta il San Lorenzo

La vittoria di un campionato raccontata dal tifoso più nobile.
Estero
Giacomo Proia
7 Giugno

Papa Francesco non poteva che tifare San Lorenzo

L'azzurro e il rosso, la Vergine Maria Ausiliatrice, il calcio e il cattolicesimo.
storie
Andrea Meccia
22 Giugno

L’altra faccia di Argentina v Inghilterra 1986

22/06/1986: oltre la mano di Dio, il gol del secolo e le Falkland/Malvinas.
Interviste
Leonardo Aresi
30 Luglio

Conversazione con Jorge Burruchaga

A tu per tu con il campione argentino.
storie
Simone Galeotti
28 Settembre

Boca de mi vida

Origini e storia del club più affascinante al mondo.
Estero
Vito Alberto Amendolara
24 Ottobre

Di Maria, ultimo tango a Parigi

La corsa contro il tempo di Ángel Di Maria.
storie
Remo Gandolfi
17 Aprile

Marcelo Bielsa e Bilbao si sono tanto amati

Dalla stima alla rottura, un amore argentino nei Paesi Baschi.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
8 Marzo

La maledizione di Zielinski

Tevez urla, Maradona ride, Román osserva: il Boca torna campione, nella notte dei campioni.
Altro
Raffaele Scarpellini
13 Dicembre

Classismo e razzismo del rugby argentino

La palla ovale come specchio delle diseguaglianze sociali.
Ritratti
Marco Metelli
23 Novembre

Hector Cúper

Fenomenologia di un antieroe.
Estero
Jacopo Falanga
13 Ottobre

Paradosso argentino

Debiti, lotte intestine e contraddizioni scuotono la federazione sudamericana.
Interviste
Leonardo Aresi
15 Giugno

L’epica di Hugo Pratt, tra sport e avventura

Marco Steiner racconta il padre nobile della letteratura disegnata italiana.
Ritratti
Nicola Ventura
6 Febbraio

Giampiero Galeazzi

Bisteccone e la sua genuinità, una storia da raccontare.
Tennis
Enrico Ricciulli
26 Giugno

Juan Martìn Del Potro, eroe del popolo

Un gigante dal cuore d'oro che lotta per non arrendersi.
Italia
Luigi Fattore
30 Novembre

Delirio da fantacalcio

La deriva fantacalcistica ci porta in un mondo distopico, in cui i numeri dettano la legge della mente e del cuore.
Ritratti
Remo Gandolfi
21 Dicembre

Matias Almeyda, non mollare mai

Compie 47 anni un uomo capace di lasciare il segno.
maestri
La Redazione
28 Giugno

I colletti bianchi

Maestri, Episodio II: Vladimir Dimitrijević.
Ritratti
Alberto Maresca
14 Ottobre

Fabian O’Neill, un altro bicchiere grazie

Brindiamo ai 48 anni (e al talento perduto).
Estero
Remo Gandolfi
26 Aprile

Andare in guerra con Marcelo Gallardo

Il Muñeco è figlio della più pura tradizione River Plate.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
7 Settembre

Piuttosto che mollare, morire. Maradona torna ad allenare

El Pibe de Oro è il nuovo allenatore del Gimnasia.
Estero
Vito Alberto Amendolara
3 Aprile

Boca Juniors significa La Bombonera

Il 3 Aprile del 1905 nasceva il Boca Juniors, una squadra inscindibile dal suo stadio.
storie
Remo Gandolfi
5 Novembre

Mirko Saric

Pare proprio che nessuno riesca a capire. Sto male. Sto male come un cane ma nessuno pare darci peso. Tutti a minimizzare o addirittura a scherzarci sopra.   “Hai 20 anni figliolo ! Giochi a calcio in una delle più grandi squadre del Paese ! ma di cosa ti lamenti ???”. Oppure “hai più soldi […]
Estero
Vito Alberto Amendolara
17 Novembre

Il tempo del Kun

Una carriera vissuta in un attimo.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
11 Luglio

Finalmente Leo, finalmente Argentina!

L'Albiceleste vince la Copa America.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
3 Luglio

Come mangiarsi l’Asado

Semifinale senza storia. Brasile superiore, Argentina in crisi d'identità.
Estero
Simone Galeotti
8 Dicembre

El Bocha

Storia di Ricardo Bochini, leggenda del calcio argentino.
Interviste
Mattia Di Lorenzo
4 Agosto

Fernando Signorini, all’ombra di Maradona

Due chiacchiere con lo storico preparatore di Diego.
recensioni
Luigi Fattore
30 Ottobre

Maradonapoli

La narrazione collettiva di un mito che va ben oltre il calcio.
Interviste
Giuseppe Gerardi
20 Dicembre

Locos Por El Fùtbol

Leggendo le pagine di "Locos Por El Fùtbol" si ha come un senso di alienazione. Le pareti della stanza intorno a voi si trasformano in posti diversi: una volta diventano i potrero, un'altra strade o stadi colmi di gente. Tutti luoghi che sconfinano quasi nel misticismo.
Altro
Cristian Lovisetto
22 Novembre

Il morso dei Pumas

L'Italia dell'ovale torna con i piedi per terra dopo la vittoria contro le Fiji.
Cultura
Lorenzo Serafinelli
22 Agosto

Quella canalla di Fontanarrosa

In una vita spesa tra china e parole il Rosario Central è stata la vera passione del 'Negro'.
Italia
Andrea Meccia
30 Ottobre

Il Maradona politico

Populista, socialista e terzomondista, ma soprattutto Diego.
Estero
Luigi Fattore
3 Maggio

Messico 86

Il mondiale di Diego.
storie
Gianpaolo Mascaro
18 Maggio

Una storia cilena

Seppelliremo il dolore ed in quell’ora giustiziera il Paese alzerà la sua bandiera.
Italia
Luigi Fattore
23 Gennaio

L’equivoco Higuain

Il deprezzamento del Pipita nella percezione calcistica collettiva segue quello sul piano economico. L'approdo al Chelsea come ultima spiaggia per tornare a sorridere.
Ritratti
Giacomo Amorati
29 Maggio

Miroslav Klose, l’umiltà porta alla gloria

Controritratto di un fuoriclasse.
Ritratti
Marco Metelli
17 Agosto

Álvaro Recoba, il più grande talento sprecato di sempre

La leggendaria pigrizia del venerato Chino.
Ritratti
Diego Mariottini
2 Gennaio

Mazurkiewicz, il gatto con gli scarpini

Il più grande portiere nella storia dell'Uruguay.
storie
Raffaele Arabia
20 Maggio

El Coloso de Santa Úrsula

Storia e leggende dello Stadio Azteca.
Cultura
Sergio Taccone
20 Luglio

Osvaldo Soriano, del San Lorenzo

Il fútbol come riassunto dell'esistenza.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
6 Ottobre

L’eterno ritorno

Argentina e Perù, di fronte ancora una volta.
Interviste
Luigi Fattore
26 Giugno

Che vi siete persi

Scrittore di gialli tradotti in tutto il mondo, autore di successo di opere teatrali, racconti sportivi e serie tv, ma prima di tutto tifoso del Napoli. Maurizio de Giovanni ce ne parla in questa lunga chiacchierata.
Interviste
Mattia Di Lorenzo
2 Marzo

Patrizio Oliva, da Poggioreale all’oro olimpico

Uno dei più grandi rappresentanti del pugilato tricolore ci ha raccontato la sua storia, umana ancor prima che sportiva.
Ritratti
Vito Alberto Amendolara
9 Novembre

Marcelo Salas, l’autentico Matador

L'attaccante più forte della storia cilena.