In un’epoca culturale “progredita” in cui è sempre meno presente l’esorcizzazione del tragico, accade che non si sappia nulla sulle condizioni di vita di un uomo straordinario come Michael Schumacher. E’ giusto?

 

Oggi – 3 Gennaio 2020 – si celebra il cinquantunesimo compleanno di uno dei più grandi talenti sportivi di tutti i tempi, un personaggio rivoluzionario che è diventato leggenda nell’epica del motorsport: Michael Schumacher. Compie gli anni il pilota di Formula 1 che ha unito l’Italia rappresentando la Ferrari più forte e vincente dell’epoca moderna (prima del ritorno-pugnalata in tuta Mercedes), un tedesco che fu in grado di diventare personaggio nazional-popolare italiano. Una figura trasversale capace di attirare dal più sfegatato appassionato di motori alla più strapaesana delle nonne.

 

Schumi e Jean Todt: simboli assoluti di un’era F1

 

Sono da poco passati 6 anni da quando il pilota di F1 è caduto sulle piste di sci a Meribel, sulle Alpi francesi. Episodio diventato esempio dell’imponderabilità della vita e della relatività del rischio. Da quel maledetto giorno che d’improvviso ha cambiato l’esistenza del Kaiser, non si è più saputo nulla sulle sue condizioni di vita, per volontà della famiglia. Ma anche noi estimatori siamo la famiglia di Michael: fino a che punto si può rispettare questo riserbo istituzionale?

 

Schumacher rimane, pur essendo un uomo riservato nella vita privata, un personaggio pubblico il cui successo e la conseguente popolarità sono stati illimitati. Folle di tedeschi e italiani in primis e gran parte degli appassionati di motorsport di tutto il mondo hanno guidato con lui o contro di lui, un idolo impareggiabile, il nemico più ostico da battere. La sua epopea ha scritto nuove pagine del mito del pilota di auto da corsa, la Ferrari ha visto aumentare con lui l’aurea del sogno che la contraddistingue.

 

In qualche modo, tutti coloro che hanno guidato con lui, tutti i tifosi che hanno sofferto, gioito, vissuto con Michael la grande cavalcata verso il record di 7 titoli mondiali, il pubblico che lo ha sostenuto nel successo, tutti fanno parte della sua epopea, una grande famiglia che ha diritto a sapere di più.

 

Tutta la passione di Schumi

 

Niente è rimasto intentato per velocizzare la guarigione di Schumacher”, “potete stare certi che è nelle migliori mani possibili“, “le grandi cose iniziano con piccoli passi”. Possibile che nel mondo in cui tutto è virale, pubblico e senza intermediazioni, non ci si possa chiedere come sta Schumacher senza sentirsi impotenti? E’ letale non sapere la verità, la condivisione di questo dolore potrebbe portare la coscienza collettiva a sperare per Michael con più consapevolezza e senso di riflessione. Invece, come ormai è unica e dominante consuetudine, dobbiamo accettare uno sterile hashtag.

 

Più il tempo passa e più il ricordo di questo gigante si appanna e si trasforma in un’entità lontana e astratta, presente solo nei video e nelle foto che l’era digitale ci conserva. Chissà se, come per i Pink Floyd con Syd Barrett nel 1975, arriverà il momento in cui rincontreremo Michael. E chissà se riusciremo a riconoscerlo.