Carrello vuoto
Estero
22 Marzo

Walter Samuel, l’ultimo muro difensivo

Marco Metelli

20 articoli
La nobile arte dello Stopper.

La sparizione degli stopper vecchia maniera dai campi di calcio non ha una data precisa, ma forse un giorno che può essere inserito negli almanacchi di storia del fútbol: è il 25 maggio 2016, quando Walter Samuel gioca la sua ultima partita, Grasshopper-Basilea, al termine di un’appendice di carriera in terra elvetica, dopo gli anni passati a calcare i prati più prestigiosi d’Europa e Sudamerica, con l’obiettivo permanente di sbarrare la strada, con le buone o le cattive, ai fuoriclasse avversari lanciati verso la propria area di rigore.

Alcuni mesi prima del ritiro arriva la consapevolezza che quell’obiettivo non era più raggiungibile. “Arriva un momento in cui bisogna prendere coscienza del proprio corpo. Se tutto fa male, anche la mente comincia a stancarsi” sentenziava Walter, spiegando che le sue condizioni fisiche lo obbligavano ad ammainare la bandiera di cui era portatore, quella degli stopper d’antan, quelli per cui distruggere il gioco è più importante che crearlo, o meglio quelli per cui la pars destruens si fa anche pars construens.

Generazione d’oro sulla pagine di El Grafico.

Nato come Walter Adrián Luján e cresciuto a Firmat, provincia di Santa Fe, con il cognome cambiato in Samuel, in onore del padre adottivo, il giovane Walter si mette in mostra nella provincia santafesina, a Rosario, nelle file del Newell’s Old Boys. Classe 1978 e quindi parte della generazione di talenti purissimi come Juan Román Riquelme e Pablo Aimar, con i quali costituisce la base dell’Albiceleste campione del mondo under20 nel 1997. Nello stesso anno la carriera del difensore cambia con il trasferimento a Buenos Aires: varcando i cancelli della Bombonera inaugura definitivamente il salto nel grande calcio.

Con l’arrivo sulla panchina del Boca de El Virrey Carlos Bianchi, ci sarà l’incontro che gli cambierà la carriera. Walter apprende dal suo maestro il ripudio per il gol subito, considerato un’onta da evitare anche in allenamento, per non passare il resto della partita a macerarsi interiormente all’idea di non aver fatto abbastanza per murare la propria area all’ingresso degli avversari. Un apprendistato alla corte del viceré che lo fa mettere sotto l’osservazione dalla Roma, che con un anno di anticipo lo prenota per il 2000, quando lascerà gli Xeneizes alzando la Copa Libertadores.

Tutta la passione del giovane Samuel in maglia Boca Juniors

Nella Città Eterna ci vuole poco tempo per diventare un idolo della Curva Sud e di tutta la tifoseria giallorossa, che vede nel suo baluardo difensivo un’icona di quella stagione trionfale oltre, ovviamente, al Pupone e al Re Leone Batistuta. Nonostante sia il più giovane degli acquisti di quella Roma targata Franco Sensi, Samuel è subito leader. Tanto è perentorio il suo modo di comandare la difesa e braccare gli attaccanti dell’ancora campionato più bello del mondo che si merita il soprannome di The Wall.

Svezzato da Carlos Bianchi, è consacrato definitivamente da Fabio Capello, che ha bene in mente come si vincono gli scudetti in Italia. La sacra regola del “prima non prenderle” si assume ben volentieri il rischio di risultare noiosi. Nessuno meglio del ragazzo arrivato dall’Argentina risulta prezioso nelle fondamenta di una squadra destinata a uno storico Scudetto. Insieme a tutto il popolo giallorosso è in primis il presidente Sensi a coccolare il suo pupillo, considerandolo “il vero valore aggiunto: con lui non ci fanno più gol”.

Walter Samuel
Walter Samuel all’Olimpico contro il suo futuro. (Michael Steele /Allsport)

Confermatosi stopper di livello mondiale negli anni in giallorosso, nell’estate 2004 il Real Madrid bussa alla porta per averlo. In quel contesto non stupisce vedere Samuel arrancare, finito com’è nella fase crepuscolare dell’era dei Galacticos di Zidane, Ronaldo, Raul, Beckham e compagnia, in cui la dottrina tattica della squadra è tutto tranne che il caro e vecchio adagio italiano del prima non prenderle. Meglio tornare, appunto, dopo una sola stagione, nel campionato che ha reso grande Walter, per approdare all’Inter.

L’orgoglio ferito di The Wall si sposa alla perfezione con la voglia di rivalsa della sponda nerazzurra di Milano, costretta da ben tre lustri a osservare i cugini festeggiare scudetti e Champions League. L’ultima volta sul tetto d’Europa, per il Biscione, risale addirittura a quarant’anni prima, quando un certo Helenio Herrera, con il suo catenaccio, consegnava alla storia l’Inter di quegli anni, insieme all’inseparabile aggettivo di Grande. Il tutto per dire che qui il mestiere di Walter Samuel è richiesto come il pane.

Walter Samuel e Lucio
Insieme a Lucio, in una delle coppie difensive più iconiche della storia nerazzurra. (Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images)

Il difensore argentino può tornare ad assestare le sue stecche intimidatorie nei primi minuti, o addirittura secondi di gioco, per far capire a qualche irriverente bomber o funambolo quale sarà il suo cliente nei successivi novanta minuti. L’astuzia di Samuel, inoltre, sta anche nel fare falli che non si vedono e non attirano l’attenzione dell’arbitro. Mestiere, appunto e con lui tornano quindi anche i trofei.

«Quando un attaccante ti vuole umiliare con dribbling, veroniche e slalom, fagli sentire lo spessore dei tacchetti sullo stinco»

(W. Samuel)

Walter, in cerca di una consacrazione definitiva, trova però sulla sua strada un macigno come la rottura del crociato anteriore del ginocchio sinistro. Nel derby del dicembre 2007, come in uno scherzo del destino, Kakà con un doppio passo manda in confusione Samuel che, con un movimento scomposto, stramazza al suolo. Il tutto nel momento migliore della sua carriera, dopo l’addio alla Roma.

Walter Samuel Argentina
Walter Samuel a contrasto con Michael Owen nel Mondiale del 2002. Quella in Giappone e Corea del Sud è la delusione più grande per quella generazioni di talenti che sembrava dovesse conquistare il mondo e non vinse nulla. (Alex Livesey/Getty Images)

Undici mesi lontano dai campi di gioco, aggiunti allo scoccare dei trent’anni, fanno pensare alla critica che il meglio sia ormai passato e che forse The Wall all’apice lo si sia visto ai tempi della Roma. Intanto il rientro, lento e graduale, è accompagnato dall’arrivo sulla panchina nerazzurra di José Mourinho, che fa tesoro dei primi mesi italiani per capire, come successe a Mago Helenio di fronte al Padova di Rocco quasi cinquant’anni prima, che tra la teoria e la pratica c’è un abisso. Risultato: tanti saluti al tridente con Quaresma e Mancini e spazio alla compattezza e al gioco in contropiede.

Dopo una stagione necessaria per tornare ad affilare gli attrezzi del mestiere, il 2009-2010 vede Walter tornare al centro della difesa da protagonista, stavolta affiancato dal coetaneo Lucio, anche lui in cerca di riscatto. I due trentunenni vanno a formare una coppia sudamericana che unisce classe, esperienza e furore agonistico. Furore che sublima nei grandi appuntamenti per cui è stata costruita quell’Inter, come nei derby, in cui Samuel si esalta sin dai tempi della Bombonera e in Italia, periodo giallorosso compreso, non ne ha perso neanche uno.

Walter Samuel e Julio Cesar
Il Muro e l’Acchiappasogni, le guardie a difesa del tesoro più prezioso: la porta. (Claudio Villa/Getty Images)

La prova del fuoco della miglior stagione nella carriera di Samuel passa però dalle notti europee. Si arriva in semifinale di Champions League e allora chi meglio del Barcellona, al suo apogeo, per testare la difesa del Biscione? Nel ritorno del Camp Nou, l’inter si trova in inferiorità numerica per l’espulsione di Thiago Motta, con più di settanta minuti da giocare e con il Barça che ha tutto il tempo per rimontare il 3-1 nerazzurro di San Siro. Contro avversari del calibro di Messi, Ibrahimovic, Xavi e Iniesta i dieci di Mourinho serrano i ranghi per tentare l’impresa disperata di uscire vivi da lì.

Scenario fin troppo assurdo per i palati fini del bel gioco, a questi livelli poi. Da una parte il tiki-taka, dall’altra il più grande esempio di catenaccio visto nell’era moderna. Samuel giganteggia, si trova nel suo habitat naturale, perché per difendere il fortino dagli assalti nemici all’Inter serve proprio un muro, niente di più niente di meno. Il tempo scorrerà lento, ma i blaugrana passeranno solo con Pique all’84°, il resto decreterà The Wall come migliore in campo, consegnandolo finalmente alla leggenda.

Samuel Champions League
Il meritato coronamento di una carriera straordinaria. Campione d’Europa nel 2010 a Madrid, nella storica notte del Triplete nerazzurro. (Jasper Juinen/Getty Images)

Nella finale di Madrid, l’Inter arriva con una tranquillità inedita, anche perché con Samuel là dietro i tifosi possono dormire sonni tranquilli. Contro il Bayern è il Principe Milito ad incaricarsi di mettere gli ultimi due sigilli al lavoro iniziato da Walter e compagni, riportando il Biscione sul tetto d’Europa dopo 45 anni. Una ciliegina chiamata Triplete che consente, senza se e senza ma, di canonizzare il difensore di Firmat, consegnandolo ai posteri come l’esempio dello stopper in estinzione.

In tempi di settori giovanili in cui si insiste sulla priorità dell’impostare l’azione da parte dei difensori, che spesso disorientati si mettono a guardare la palla e non più l’avversario persino dentro l’area di rigore, noi non ci dimentichiamo di Walter Samuel. Non solo non ce ne dimentichiamo, ma lo portiamo in trionfo. Con l’onore di averlo visto e la nostalgia di non rivederne più l’esemplare, di stopper, che fu.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Cultura
Diego Mariottini
2 Aprile 2022

Entrenamos en suelo argentino!

Lo sport argentino nel conflitto delle Malvinas.
Cultura
Lorenzo Serafinelli
15 Febbraio 2022

Peronismo, futbol e rivoluzione

Per una nuova Argentina fondata sullo sport.
Cultura
Andrea Mainente
10 Febbraio 2022

Vittorio Sereni e il fantasma nerazzurro

Un amore dolce e intenso come pochi, consumato a San Siro.
Italia
Vito Alberto Amendolara
13 Gennaio 2022

L’anno del Serpente

L'Inter è ancora la squadra da battere.
Ritratti
Marco Armocida
3 Gennaio 2022

Momo Salah è un’icona vivente

Di sicuro in Egitto, probabilmente anche nel mondo.
Papelitos
Lorenzo Santucci
31 Dicembre 2021

Caro Romelu, non funziona così

Troppo facile giurare adesso amore eterno.
Papelitos
Alessandro Imperiali
26 Dicembre 2021

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Dicembre 2021

Tra i tre litiganti, l’Inter gode

C'era una volta un campionato combattuto.
Papelitos
Federico Brasile
8 Dicembre 2021

Siamo periferia d’Europa

Mai così impotente e lontana del centro.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Novembre 2021

La normalità di Simone Inzaghi

L'allenatore dell'Inter non fa notizia, ed è un bene.
Estero
Luca Pulsoni
25 Novembre 2021

Orfani di Maradona

Un anno senza Diego e al calcio è già successo di tutto.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Novembre 2021

Serie A isola Felix (per gli stranieri)

Cosa ci dice la doppietta del classe 2003 giallorosso.
Interviste
Gianluca Palamidessi
21 Novembre 2021

The TED Inside: tifare Roma uccide

Il vero tifoso non vince mai.
Estero
Vito Alberto Amendolara
17 Novembre 2021

Il tempo del Kun

Una carriera vissuta in un attimo.
Papelitos
Federico Brasile
8 Novembre 2021

Un derby che viene dal futuro

Per intensità, ritmo, qualità. La partita dell'anno.
Italia
Pierfilippo Saviotti
7 Novembre 2021

Baùscia contro Casciavìt

Quando il derby aveva un sapore tipicamente meneghino.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Ottobre 2021

L’Inter ha licenziato tre magazzinieri (ma Lautaro ha rinnovato)

Il motivo? Carenza di liquidità.
Papelitos
Andrea Antonioli
28 Ottobre 2021

José Mourinho il dittatore

A Roma si governa solo con il pugno di ferro.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
25 Ottobre 2021

Zero a zero è puro punk

Roma vs Napoli è stata la partita perfetta.
Tennis
Marco Armocida
19 Ottobre 2021

Radja Nainggolan, guerriero incompreso

Un giocatore irripetibile, come i suoi eccessi.
Interviste
Antonio Aloi
8 Ottobre 2021

Il pallone è rotondo come il mondo

Intervista ad Antonio Stelitano, tornato a Messina dopo aver giocato (quasi) ovunque.
Papelitos
Luca Pulsoni
1 Ottobre 2021

Carlos Bilardo e il fantasma di Maradona

Il mitico ct dell'Argentina campione del mondo non sa ancora che Diego è morto.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Settembre 2021

Non ditelo a Florentino

Lo Sheriff Tiraspol dà una lezione al Real e ai (pre)potenti del calcio.
Papelitos
Alessandro Imperiali
29 Settembre 2021

Moriremo di moralismo

Lasciate in pace Nicolò Zaniolo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Settembre 2021

Sarri ha fatto il Mourinho

Il derby va alla Lazio.
Italia
Antonio Torrisi
22 Settembre 2021

Joe Tacopina, il primo tifoso

Il giro d'Italia del Presidente d'America a tempo determinato.
Cultura
Emanuele Meschini
14 Settembre 2021

Non escludo il ritorno

La storia d'amore tra Franco Califano e l'Inter.
Papelitos
Valerio Santori
11 Settembre 2021

Il lancio degli Inter Fan Token è stato imbarazzante

Il sonno dei tifosi produce mostri.
Estero
Vito Alberto Amendolara
6 Settembre 2021

Una follia studiata a tavolino

La sospensione di Brasile-Argentina non è puro teatro.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
24 Agosto 2021

Dazn ha le gambe corte

Il nostro paese è pronto per lo streaming?
Cultura
Lorenzo Serafinelli
22 Agosto 2021

Quella canalla di Fontanarrosa

In una vita spesa tra china e parole il Rosario Central è stata la vera passione del 'Negro'.
Ritratti
Lorenzo Santucci
18 Agosto 2021

Cambiasso, il cervello in campo

Storia del Cuchu, il nobile proletario.
Ritratti
Paolo Cammarano
14 Agosto 2021

Jorge Valdano e il gioco infinito

L'ultimo poeta del fútbol.
Estero
Marco Armocida
8 Agosto 2021

Lukaku al Chelsea è già Superlega

Sul ponte (italiano) sventola bandiera bianca.
Interviste
Mattia Di Lorenzo
4 Agosto 2021

Fernando Signorini, all’ombra di Maradona

Due chiacchiere con lo storico preparatore di Diego.
Interviste
Leonardo Aresi
30 Luglio 2021

Conversazione con Jorge Burruchaga

A tu per tu con il campione argentino.
Editoriali
Andrea Antonioli
28 Luglio 2021

Umano, troppo umano

Walter Sabatini, una sintesi impossibile.
Ritratti
Marco Metelli
23 Luglio 2021

Julio Cruz, il giardiniere di San Siro

Il dodicesimo uomo nerazzurro.
Cultura
Sergio Taccone
20 Luglio 2021

Osvaldo Soriano, del San Lorenzo

Il fútbol come riassunto dell'esistenza.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
11 Luglio 2021

Finalmente Leo, finalmente Argentina!

L'Albiceleste vince la Copa America.
Italia
Gianluca Palamidessi
9 Luglio 2021

Amici miei

Il ritorno col botto di Mourinho e Spalletti.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
3 Luglio 2021

Uno, nessuno e Nicolò Barella

L'amore per la Sardegna, l'importanza della famiglia.
Tennis
Enrico Ricciulli
26 Giugno 2021

Juan Martìn Del Potro, eroe del popolo

Un gigante dal cuore d'oro che lotta per non arrendersi.
Podcast
La Redazione
30 Maggio 2021

Ago

Una chiacchierata con Antonio Bongi su Agostino Di Bartolomei.
Ritratti
Luca Giannelli
29 Maggio 2021

Bruno Pesaola, napoletano d’adozione

Le estrose geometrie calcistiche attraverso il fumo delle sigarette.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Maggio 2021

Sempre il solito Conte

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Maggio 2021

La lezione del calcio sudamericano

E la brutta figura del nostro calcio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Maggio 2021

Errare è umano, perseverare…

La classe arbitrale italiana ha bisogno di una rivoluzione.
Italia
Valerio Santori
2 Maggio 2021

La scuola italiana ha vinto ancora

L'Inter di Conte è campione d'Italia.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
6 Aprile 2021

Lasciate riposare Maradona

Non l'abbiamo fatto vivere, e neanche morire, in pace.