Carrello vuoto
Papelitos
16 Giugno

Pure Wenger è diventato razzista

Federico Brasile

66 articoli
Le parole su Mbappé diventate un caso (perso).

E così pure Arsene Wenger, un francese da III arrondisement parigino, algido signore del football, uomo simbolo di una nuova sinistra moderata e progressista e storico fautore del fair play (celebri le sue invettive contro i tackle troppo duri di Scholes e non solo), è stato tacciato di razzismo. Non gli è bastato il suo ruolo in FIFA e l’impegno a coinvolgere quante più federazioni possibili per il mondiale (per carità), che vorrebbe addirittura fare ogni due anni (per carità, pt.2). Quando ti lasci andare a certe dichiarazioni e scivoli su simili “bucce di banana” – finché si potrà ancora usare questa espressione, dal vago quanto indiscutibile retrogusto razzista – nessun curriculum resiste, nessuna giustificazione è accolta.

«Mbappé ha radici africane ma si è formato in Europa. Se fosse nato in Camerun, non sarebbe diventato il giocatore che è oggi. C’è l’Europa e il resto del mondo, e il resto del mondo ha bisogno di aiuto, altrimenti perderemo troppi talenti».

Arsene Wenger

Ecco, per chi non avesse seguito, la frase incriminata. Una frase che ad esempio secondo Tuttosport “fa accapponare la pelle” e che “definire infelice sarebbe riduttivo”. “Una caduta di stile assolutamente imperdonabile“, per cui è “ovvio che ci si domandi quali insegnamenti possa dare Wenger ai giovani che non sono bianchi” (considerato che ha spesso lavorato con e per i giovani, ndr). Ma il sentiment è abbastanza comune, cavalcato da decine di giornali internazionali e alimentato dai sempreverdi social, e porterebbe a drastiche conseguenze: l’allontanamento – perché licenziamento non si può più dire, anche in questo siamo diventati corretti – di Wenger dalla FIFA. Neanche avesse fatto un elogio della teoria razziale di Gobineau.

Inutile stare qui a spiegare il senso della frase dell’ex allenatore dell’Arsenal, che anzi denunciava proprio il fatto che certe zone del mondo – a livello di strutture e risorse – fossero calcisticamente meno sviluppate. Con l’isteria dei risvegliati (e annoiati) il discernimento non vale. E così la dichiarazione di Wenger, invece di essere presa come l’ennesima ammissione di colpa di un Occidente predatorio che pensa solo a sviluppare se stesso anziché ad un equo sviluppo mondiale (questo era il senso), è stata accolta come un “aiutiamoli a casa loro” pronunciato dal borioso razzista di turno, colpevole di aver detto quello che tutti pensano e il buon senso impone: a livello di strutture per lo sviluppo del talento etc., “c’è l’Europa e il resto del mondo”.



E in questo resto del mondo, aggiungiamo noi, alcune zone (larghe parti dell’Africa) sono più indietro – ecco che tornano i tuoni della bufera calcisticamente corretta – di altre. Tutto ciò per noi inguaribili antiprogressisti, critici dell’irregimentazione delle scuole calcio e teorici del calcio di strada, naturale e gerarchico, è solo un bene (umanamente parlando); ma è evidente che Wenger, calcisticamente, sul punto abbia ragione.

Ad andare all’attacco è stata però anche la CONMEBOL (Confederazione Sudamericana, neanche fosse stata quella africana), che ha stigmatizzato le parole “molto infelici” di Arsene le quali, «oltre a rivelare un’insolita ignoranza del prezioso contributo dei giocatori africani al calcio mondiale, in particolare europeo, mostrano un pregiudizio denigratorio che rende invisibili gli sforzi dei calciatori e delle istituzioni sportive che non ‘sono in Europa’. I pregiudizi più riprovevoli si travestono da riflessioni ‘fondate’ e ‘intelligenti’. Il talento, lo spirito di sacrificio e la voglia di eccellere dei calciatori africani e sudamericani vanno apprezzati e rispettati».

Anche qui, in realtà si tratta solo di battaglie politiche travestite da morale a buon mercato. Nella stessa lettera la Confederazione Sudamericana si lamenta infatti di alcune riforme, come quella sulle cinque sostituzioni, approvate dalla FIFA “senza un processo di consultazione“, e di “pratiche escludenti che destano grande preoccupazione“. Una battaglia per il potere, come scrive anche il Corriere della Sera, che però viene fatta passare per una questione ideologica, di lotta al razzismo e ai pregiudizi. D’altronde ormai lo sappiamo: quando un solo cane si mette ad abbaiare a un’ombra, come recita un vecchio proverbio cinese, diecimila cani ne fanno una realtà. E pensare che, a quei tempi, ancora non c’erano i social! #wengerout

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Ritratti
Massimiliano Vino
2 Marzo 2022

Dennis Bergkamp: la ragione, l’idea, l’estetica

Quando lo spirito vince sulla materia.
Papelitos
Federico Brasile
4 Ottobre 2021

Razzismo non è i cori contro Napoli

Bensì gli insulti razziali rivolti a Koulibaly, Anguissa e Osimhen.
Estero
Eduardo Accorroni
21 Agosto 2021

In Inghilterra c’è un razzismo di serie b

Quello nei confronti dei British Asian.
Papelitos
Guglielmo Russo Walti
16 Luglio 2021

Il calcio (non) è un gioco per tutti

Tra il dire e il fare, il mare di soldi del PSG.
Papelitos
Andrea Antonioli
6 Giugno 2021

Facciamo schifo, ma per davvero

La vicenda di Seid Visin ha tirato fuori il peggio di noi.
Altro
Francesca Lezzi
31 Marzo 2021

Jesse Owens oltre la retorica

Un'icona dello sport, non dei diritti.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Febbraio 2021

Non c’è nessun passaggio di consegne

Mbappé e Haaland sono incredibili, ma Messi e Ronaldo sono un'altra cosa.
Papelitos
Andrea Antonioli
1 Gennaio 2021

I razzisti siete voi

Il caso Cavani e il vero razzismo, quello della FA.
Calcio
Marco Gambaudo
12 Dicembre 2020

La Familia Abraham

Gli accordi di Abramo portano gli sceicchi nella squadra più razzista d'Israele.
Editoriali
Andrea Antonioli
10 Dicembre 2020

La banalità del bene

Dal quarto uomo a Vardy, dai tifosi del Millwall alla marcia sessista.
Papelitos
Federico Brasile
1 Luglio 2020

Gli scacchi sono la nuova frontiera del razzismo

Muovere per primo il bianco è un chiaro segno di discriminazione.
Papelitos
Giacomo Cunial
22 Giugno 2020

Lewis Hamilton vuole abbattere le statue

Ma nelle sue posizioni estreme c'è qualcosa che non torna.
Storie
Mattia Di Lorenzo
10 Giugno 2020

Nicolò Carosio e il razzismo inesistente

Un insulto razzista mai pronunciato può costare l'epurazione.
Storie
Mattia Azario
5 Giugno 2020

Ali vs Frazier: la storia dell’odio più grande

L'epica e drammatica rivalità tra due uomini tremendamente diversi.
Ritratti
Lorenzo Solombrino
12 Maggio 2020

Robin contro Van Persie

Una carriera contraddittoria ma circolare, divisa tra estetica e ambizione.
Papelitos
Lorenzo Santucci
17 Dicembre 2019

Le scimmie siete voi

Avete visto le tre scimmie dipinte all'ingresso della Sala Assemblee della Lega Calcio?
Storie
Stefano Peradotto
11 Settembre 2019

Il calcio in Israele è una questione da adulti

In Israele la scelta della squadra per cui tifare è una questione maledettamente importante, collegata spesso alla politica e all’appartenenza etnica.
Papelitos
Federico Brasile
31 Luglio 2019

Disfarsi di Kean è stato un affare

Gli sbrodolamenti dei media a favore di Kean non sono stati solo patetici, ma anche dannosi.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Maggio 2019

Il caso Mkhitaryan e il silenzio della UEFA

Il lato corrotto del politicamente corretto.
Editoriali
Luca Giannelli
28 Dicembre 2018

Il fallimento di un modello che non c’è

Concentrarsi sul singolo fatto per non mettere in discussione un sistema marcio.
Editoriali
Andrea Antonioli
7 Luglio 2018

Nazionali senza Nazioni

Come la globalizzazione calcistica ha privato il Mondiale della sua essenza.
Storie
Alberto Fabbri
12 Aprile 2018

Che fine ha fatto l’Arsenal?

7 Maggio 2006, addio ad Highbury: quel giorno è morto l'Arsenal.
Calcio
Gezim Qadraku
31 Agosto 2017

Molto più di uno sport

Cosa ha veramente significato l'affare Neymar (e Mbappè) per la proprietà qatariota del Paris Saint Germain?
Recensioni
Gezim Qadraku
8 Luglio 2017

Forever Pure

La squadra più razzista del mondo.
Calcio
Gianluca Palamidessi
13 Maggio 2017

Stella cadente

Finirà mai l'epopea di Arsène Wenger?
Altri Sport
Nicola Galati
14 Dicembre 2016

La protesta di Kaepernick

In un'America segnata dai problemi razziali, lo sport spesso può essere da esempio. Il 26 agosto Colin Kaepernick, quarterback dei San Francisco 49ers, decise di non alzarsi durante l'inno nazionale. Un gesto che ha diviso il mondo del football e non solo.