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20 Aprile 2022

Wimbledon bandirà gli atleti russi, secondo il NYT

Una discriminazione esagerata e immotivata.

Secondo il giornale più importante al mondo, il New York Times, l’organizzazione di Wimbledon annuncerà a breve il divieto di partecipare al torneo a atleti russi e bielorussi. La causa, ormai la conosciamo, l’invasione russa all’Ucraina e il sostegno della Bielorussia di Lukashenko. Così scrive Cristoforo Clarey, parlando di un “ban” che farebbe dell’All England Club il primo torneo al mondo ad escludere atleti russi e bielorussi solo per la loro nazionalità.

Già erano stati cancellati gli eventi in Russia, le federazioni russe e bielorusse erano state espulse dall’ITF (Federazione Internazionale di Tennis) e le rispettive squadre di Coppa Davis escluse dal torneo (come le Nazionali di calcio e di altri sport). Ma questa sarebbe la prima volta che si bannano dei tennisti per la sola nazionalità, malgrado si siano spesso schierati contro la guerra: pensiamo a Medvedev, che ha auspicato la pace il prima possibile, ad Anastasia Pavlyuchenkova, che ha dichiarato «sono molto impaurita, come la mia famiglia e i miei amici. Ma non temo di espormi chiaramente: sono contro la guerra e la violenza», o ad Andrey a Rublev, che dal primo momento si è schierato contro la guerra.

«Quello che sta succedendo è terribile. Capisci quanto sia importante la pace nel mondo, e rispettarsi gli uni con gli altri, non importa chi siamo. Essere uniti. Dobbiamo avere cura della Terra e del nostro prossimo. In queste ore molti mi hanno attaccato su internet solo perché sono russo, ma anche se mi tirano pietre io voglio mostrare che sono per la pace».

Andrey Rublev, 25/02/2022

Già il Ministro dello Sport britannico d’altronde, Nigel Huddleston, aveva mostrato la linea dura inglese, espressione della politica del governo Johnson: «Abbiamo bisogno della garanzia che non siano sostenitori di Putin e stiamo valutando di quali requisiti potremmo aver bisogno, per ottenere alcune assicurazioni in tal senso», lasciando intendere la possibilità di richiedere agli atleti la condanna pubblica del governo russo. Una posizione che come scrive anche il NYT «avrebbe potuto mettere loro o le loro famiglie in una situazione difficile»; a questo punto, allora, si sarebbe deciso direttamente di escluderli.

Ebbene, speriamo che l’indiscrezione non venga confermata, seppure la fonte e soprattutto la sicurezza ostentata dalla fonte non lasciano ben sperare. Sarebbe un passo indietro non solo per l’Occidente democratico, ridotto a discriminare dei singoli individui per la sola nazionalità, ma anche per lo sport: un linguaggio universale che già aveva adempiuto al suo ruolo con le dichiarazioni pacifiste degli atleti, certamente non la migliore propaganda possibile per Putin; e che invece così, usato come una clava per una discriminazione totale e immotivata, si rivela addirittura controproducente, fornendo un assist alla Russia per mostrare il volto più antidemocratico dei suoi avversari.

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