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Calcio
30 Settembre

Il Wolverhampton è più portoghese del Portogallo

Gianluca Palamidessi

127 articoli
La più grande magia del mago Jorge Mendes.

È sufficiente guardare anche solo di sfuggita la terza maglia del Wolverhampton 2020/2021 per rendersi conto del legame sempre più profondo tra i Wolves e il Portogallo. Abile strategia di marketing? Senza dubbio. Segreto fil rouge tra uno degli uomini più potenti e portoghesi al mondo, Jorge Mendes, e una delle squadre più antiche e gloriose d’Inghilterra? Anche. Ma è giusto definire «segreto» questo sodalizio? Niente affatto. Se c’è una cosa che spaventa davvero della cordata Mendes-Guanchang è l’assoluta trasparenza delle strategie di mercato, e di marketing, che ne intrecciano il nodo.

 

 

Sono ormai passati quattro anni da quando Guo Guanchang, imprenditore cinese al 45° posto nella classifica dei cinesi più ricchi al mondo, capo di Fosun International, decide di acquistare il Wolverhampton per una cifra vicina ai 50 milioni di sterline. A fare da intermediario nell’operazione del passaggio del club dalla vecchia alla nuova proprietà è proprio Jorge Mendes, che da vent’anni esatti gestisce la GestiFute, società portoghese che offre servizi di procura sportiva per calciatori e allenatori – giusto per fare due nomi, sotto la GestiFute e Jorge Mendes stanno Cristiano Ronaldo e José Mourinho.

 

 

Dopo il ritorno in Premier League (2018), sotto la guida di Nuno Espirito Santo, primissimo cliente di Jorge Mendes per GestiFute, i Wolves sono riusciti ad ottenere uno straordinario settimo posto in Premier nel 2019, ripetendo questo risultato nell’ultimo campionato. In Europa League i risultati sono stati eccellenti e nell’ultimo anno il Wolverhampton ha sfiorato la semifinale – uscendo col Sevilla poi campione d’Europa. Se i risultati sportivi confermano la bontà della gestione coordinata Mendes-Guanchang, è necessario fare un passo indietro e chiedersi cosa ha spinto tanto il portoghese quanto il cinese ad investire sul Wolverhampton.

 

Il «passo indietro» ci conduce agli albori della trattativa per l’acquisto del club, e a questa strana figura padrona del calcio mondiale: Jorge Mendes, super-agente per eccellenza. Perché uno come Mendes dovrebbe interessarsi all’acquisto del Wolverhampton da parte di Fosun? E perché Fosun dovrebbe ascoltare Mendes?

 

Risposta: Mendes ha interessi espansionistici (e lucrosi) in Cina, un mercato che rappresenta oggi a livello calcistico quello che rappresentava l’Africa una quindicina di anni fa; Fosun ha interessi economici (esclusivamente economici) nell’acquisto del Wolverhampton, squadra il cui seguito – tre anni fa, in Championship, i Wolves erano al secondo posto come presenze allo stadio dietro solo al Leeds United – si riflette sulla visibilità in terra inglese (il club ha vinto tre volte la First Division) come in campo internazionale (se esiste la Coppa dei Campioni, è grazie al Wolverhampton). Guo Guanchang intende fare di Fosun quel che Fly Emirates ha fatto con diverse squadre di livello mondiale: porre le fondamenta per un’espansione nel mondo del football sempre più ramificata e potente.

 

 

wolverhampton portogallo
Nell’ultima partita di campionato, persa fuori casa 4-0 col West Ham, in campo per il Wolverhampton c’erano ben 6 portoghesi, più del 50% della formazione titolare: Rui Patricio, Nelson Semedo, Joao Moutinho, Ruben Neves, Ruben Vinagre, Pedro Neto (foto di Andy Rain – Pool/Getty Images)

 

«Il calcio sta sviluppando un’enorme crescita in Cina – annuncia all’indomani del passaggio di proprietà il neo presidente Jeff Shi, responsabile della negoziazione per conto di Fosun –, ed è lo sport nazionale in Inghilterra. Acquistare un grande club è perfettamente in linea con la nostra strategia».

 

Se guardiamo questa storia dalla prospettiva di Guanchang, i conti (in tutti i sensi) tornano. Il Wolverhampton è una squadra che spende relativamente poco – per essere un club di Premier – preferendo investire nell’Academy – oggi tra le più fiorenti d’Inghilterra –, nell’ampliamento della capienza del Molineux e nella gestione oculata e rispettosa del Fair Play Finanziario, a cura di Jorge Mendes.

 

 

Oculata e rispettosa, almeno apparentemente. I dati sono una cosa, l’interpretazione dei dati un’altra. Dal punto di vista dei «conti», delle «cifre» di mercato, Jorge Mendes è l’uomo più corretto del pianeta. Mendes preleva i giocatori per cifre ridicole, “suggerisce” ai club di rivenderli per cifre monstre e, con qualche colpo di bacchetta, riesce a recuperare situazioni economicamente disastrate (vedasi la Dinamo Mosca) e a far fiorire società in crescita (Rio Ave, Porto, Wolverhampton). Che cosa intendiamo, però, quando parliamo di «colpi di bacchetta»? Mendes è forse un mago? In un certo senso sì. Qual è, infatti, la più grande abilità di un mago? Far apparire ciò che non è come se fosse.

 

wolverhampton mendes
La tribuna dei Wolves al passaggio di consegne: è presente Jorge Mendes, in alto a sinistra; sotto di lui Steve Morgan e Jeff Shi, attuali co-proprietari di un club di cui è difficile dire chi sia davvero a capo (foto di Catherine Ivill/Getty Images)

 

 

Spiega Pippo Russo (tra i massimi esperti di Jorge Mendes), da noi intervistato un paio d’anni fa sul suo libro “M. L’orgia del potere” (ed. Clichy), che «uno come Jorge Mendes, in una singola trattativa, può essere al tempo stesso 1) agente del calciatore trattato, 2) consulente del club che cede e di quello che compra, 3) agente di uno o di entrambi gli allenatori, 4) “amico” dei direttori sportivi che conducono la trattativa, e infine 5) titolare di una quota dei diritti economici sul calciatore o rappresentante degli investitori esterni che quei diritti detengono. L’abuso sta tutto qui, nella costruzione di una posizione che va oltre il monopolio per diventare controllo totale del mercato».

 

 

Jorge Mendes, d’altronde, opera sempre alla stessa maniera, da sempre. Vi ricordate Nuno Espirito Santo, l’attuale allenatore del Wolverhampton? Bene. Egli, discepolo mendesiano della prima ora per GestiFute, stringe un’alleanza con l’agente portoghese nel 1996, quando gioca come portiere per il Vitoria Guimaraes (in Portogallo, naturalmente). Nel giro di poco tempo, prima Nuno diventa portiere del Deportivo in Spagna (anche se già a fine carriera), poi andrà a sedersi sulle panchine di Rio Ave, Valencia, Porto, Wolverhampton. Sapete cos’hanno in comune queste quattro squadre? Tutte, con interessi più o meno espliciti, sono sotto GestiFute, cioè sotto la mano invisibile di Jorge Mendes – pensate solo che il Rio Ave viene anche chiamata, tra la commedia e l’horror, Mendes FC.

 

 

Lo spostamento dell’allenatore, come è facile vedere, risponde al modo in cui Pippo Russo dipinge l’operare del super-agente portoghese: «l’abuso sta tutto qui, nella costruzione di una posizione che va oltre il monopolio per diventare controllo totale del mercato». Cosa gliene torna però, detto in poche parole, a Mendes? Cosa ottiene, l’agente portoghese, a muovere a proprio piacimento i fili del mercato internazionale – sempre più ampio, sempre più controllato?

 

nuno espirito santo josé mourinho
José Mourinho e Nuno Espirito Santo durante un Manchester United v Wolverhampton, derby di Mendes sulle panchine (foto di Matthew Lewis/Getty Images)

 

 

Prendiamo ad esempio la cessione di Ederson al Manchester City. Dei 34.8 milioni di sterline pagati per portarlo a Manchester, 17.4 (l’esatta metà) sono andati al Benfica (squadra precedentemente detentrice del cartellino), 7 alla GestiFute (che detiene il 20% dei diritti d’immagine del portiere) e i rimanenti 10.4 al Rio Ave, squadra che l’aveva venduto al Benfica.

 

 

Capite bene di cosa stiamo parlando: Mendes, acchiappando coi tentacoli di GestiFute percentuali più o meno pesanti sui calciatori di cui gestisce l’immagine, controlla a sua volta i guadagni dei club sotto – o con – i quali GestiFute intrattiene i rapporti più stretti. Chiaramente, il Portogallo è per Mendes un’isola felice da cui prelevare, trafficare, gestire calciatori a proprio piacimento, sapendo che i tasselli del puzzle rispondono quasi esclusivamente ad un’unica voca: la propria.

 

 

Lo stesso è accaduto, e con tempistiche incredibilmente rapide, nel caso del Wolverhampton di Guanchang. Con l’acquisto di Fabio Silva (18enne arrivato dal Porto per la modica cifra di 40 milioni di sterline, acquisto record del club) la rosa dei Wolves è ad oggi composta di più portoghesi che inglesi (il doppio, 10 contro 5), e la squadra allenata da Nuno Espirito Santo vanta più portoghesi di Sporting Lisbona e Porto – un paradosso che oggi è addirittura più contenuto di tre anni fa, quando il Wolverhampton aveva più portoghesi rispetto a ben sei società presenti nel massimo campionato lusitano.

 

I tifosi, che come tutti i tifosi al mondo sono più interessati ai risultati che ad altro, non si permettono di protestare rispetto allo status quo. Ma c’è anche chi non è stato a guardare. Paul Lambert, ex dirigente Wolves, si è dimesso nel maggio di quest’anno perché giudicava troppo invasiva la presenza di Mendes all’interno della società. Prima di lui, nell’agosto del 2016, ad andarsene per ragioni simili era stato l’amministratore delegato Jez Moxey – un addio storico, dopo 16 anni di operato.

 

Anche quest’anno, come nelle due passate stagioni, il Wolverhampton si candida ad un ruolo da protagonista in Premier League. L’obiettivo è migliorare i due settimi posti dello scorso anno, puntando magari al massimo traguardo europeo. Nessuno storcerà il naso, perché i conti – alla fine – tornano sempre. E questo basta per dormire sonni tranquilli, almeno fino a quando qualcuno scoprirà il trucco del mago più prestigioso al mondo.

 

 

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