Nell’anno della celebrazione di Albione come Mecca del calcio, il massimo campionato inglese non poteva deludere le aspettative e mostrarsi scintillante e appassionante come non mai. Se infatti l’epilogo delle competizioni europee per club innalzerà la croce di San Giorgio sul trono del Vecchio Continente, è proprio sotto il Vallo di Adriano che si è consumata la prova di maggiore spessore del football, con due squadre formidabili, Liverpool e Manchester City, che si sono sfidate in un testa a testa esaltante, chiuso solo ieri, al termine di una corsa estenuante, con il rocambolesco punteggio di 98 a 97 in favore dei mancuniani e un distacco di oltre 25 punti dal Chelsea di Sarri, salito sul gradino più basso del podio.

 

E dire che, dopo un inizio travolgente dei ragazzi di Pep Guardiola, i Citizens erano precipitati in un baratro profondo, inanellando, nel solo mese di dicembre, una serie sanguinosa di 3 sconfitte, che aveva portato come dono natalizio calze colme di punti nei camini della Merseyside rossa. Il vento in poppa e i successi in sequenza, avevano lanciato la banda di Klopp a raggiungere il vantaggio massimo di ben 7 lunghezze sugli avversari, ipotecando un titolo che manca ad Anfield Road da 29 anni.

 

Solo oggi comprendiamo il peso dello scontro di gennaio, vinto dal City (foto Clive Brunskill/Getty Images)

 

Ma se l’entusiasmo dei Reds è stato il veicolo attraverso cui raggiungere le irrazionali imprese delle ultime campagne europee, allo stesso modo il pragmatismo ideologico del Maestro Guardiola ha contribuito a non far perdere mai la bussola del gioco ai Citizens anche nel periodo più buio. Nonostante l’assenza per buona parte del campionato del genio indiscusso di De Bruyne, la scarsa vena di Gabriel Jesus e lo sliding doors difensivo con tanti interpreti e nessun imprescindibile, la macchina di Guardiola ha continuato a macinare calcio e vincere sulle ali realizzative di Sterling e dell’infallibile Agüero. Il Kun nei momenti decisivi è stato trascinatore e leader indiscusso, nascondendo sotto l’improbabile chioma ossigenata le soluzioni tecniche più disparate per collezionare punti fondamentali nella rincorsa al titolo. L’hat-trick ai Gunners, i gol decisivi contro gli Hammers e il Burnely, ma soprattutto l’apertura delle marcature contro il Liverpool che ha contribuito a infliggere l’unica sconfitta in campionato dei Reds e determinare il vero turning point del campionato, sono state le sassate contro la fortezza del Liverpool.

 

Una lenta e costante erosione di punti culminata il 2 Marzo con il sorpasso e quel +1 mantenuto fino all’ultima giornata. Una striscia impressionante di 14 vittorie consecutive (eguagliato il record stabilito dal City lo scorso anno) e un girone di ritorno monumentale, caratterizzato da 18 vittorie nelle ultime 19 partite, hanno spinto il titolo verso Manchester.

 

La passione dei tifosi del Liverpool ieri, all’Anfield Road (foto Catherine Ivill/Getty Images)

 

Al Liverpool non è bastata una stagione superlativa: i 97 punti totalizzati avrebbero consentito di vincere comodamente le ultime 25 edizioni, ma non quelle del dominio targato Guardiola, capace di collezionare 198 punti in due anni. Il catalano festeggia la decima stagione in panchina mettendo in bacheca l’ottavo campionato della sua già epica carriera, fatta di idee, dettagli e soprattutto vittorie. A Klopp rimane il rammarico di un campionato quasi perfetto, vinto alle ore 16:27 di ieri, con la rete di Mané e il contemporaneo vantaggio inatteso del Brighton. Una gioia durata il tempo di un attimo, fulmineo come il pareggio del Kun e il vantaggio di Laporte, che ha definitivamente riportato il trofeo a Manchester in un back-to-back nell’era Premier riuscito solo in questa città, prima da parte della sponda rossa, ora anche da quella celeste.

 

A Liverpool rimane la dolce consolazione di potersi giocare l’alloro più importante nello scontro fratricida con il Tottenham di Pochettino tra qualche settimana, mentre il City potrebbe già il prossimo weekend completare un ‘Treble’ dal valore tecnico immenso se dovesse imporsi a Wembley contro il Watford. E forse sarebbe un finale adeguato, un riconoscimento meritato alle due squadre che più hanno nobilitato il gioco in questa stagione, un dominio totale nazionale di una e la consacrazione internazionale dell’altra restituirebbero la rappresentazione più elevata del calcio mondiale. Al netto di congetture e possibili scenari, ci rimane impressa l’immagine di Noel Gallagher entusiasta festeggiare nello spogliatoio del City e cantare con la squadra e per la squadra Wonderwall. Noi, con gesto meschino, ce ne impossessiamo e idealmente la dedichiamo a questa Premier League, la meraviglia straordinaria di questa stagione calcistica.