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11 Marzo

Dino Zoff contro la costruzione dal basso

Federico Brasile

62 articoli
Ripartiamo dalla primarietà del ruolo.

Nell’intervista rilasciata oggi a La Gazzetta dello Sport, Dino Zoff ha affrontato il celebre tema della costruzione dal basso, tornata al centro del dibattito dopo l’erroraccio di Donnarumma che ha dato il via alla rimonta del Real Madrid – ed è sostanzialmente costato la qualificazione al Paris Saint-Germain: «Secondo me quello è un errore concettuale, più che del portiere – argomenta Zoff – nel senso che non si mette in difficoltà l’estremo difensore con certi passaggi. E Donnarumma l’errore che ha commesso è stato quello di non buttar via il pallone lontano dalla zona pericolosa». Ma è nel momento in cui Maurizio Nicita lo stuzzica sul tema che Zoff scioglie le briglie, e si lascia andare.

«A lei non piace la costruzione dal basso, sia sincero?» 

Maurizio Nicita, Gazzetta dello Sport

Dino Zoff: «Lasciamo perdere, altrimenti poi dicono che sono Matusalemme. Ma che senso ha fare una serie di passaggi in orizzontale per poi tornare dal portiere e metterlo in difficoltà? Si corrono rischi eccessivi e comunque non deve correrli il portiere nei pressi della propria area piccola. Il ruolo è diverso da un centrocampista». 

Per finire, alla domanda se fosse o meno d’accordo con il portiere giocatore aggiunto nella manovra e primo costruttore di gioco, Zoff ha tagliato corto: «Io voglio sentir dire che è bravo perché para bene. Poi un portiere può essere forte “anche” con i piedi. Ma in quell’anche c’è tutta la differenza del mondo sulla primarietà del ruolo. Per me Donnarumma resta un ottimo portiere. Forse poi in quell’azione c’è stato un altro fattore che non ha aiutato il ragazzo (…)  penso che in Italia un fallo del genere lo avrebbero fischiato, e questo magari ha condizionato Gigio».


Adesso, uscendo per un attimo dalle opposte tifoserie nostalgici/progressisti nel pallone, bisogna innanzitutto comprendere la posizione dello storico numero 1 azzurro. Zoff ha giocato, e ha vinto tutto, in un’epoca diversa con un calcio diverso: un calcio più originario che, certamente, era più legato alla “primarietà del ruolo”. I portieri dovevano parare (non iniziare la manovra), i difensori difendere e marcare (non impostare), gli attaccanti segnare (non sviluppare il gioco come registi offensivi). Poi certo c’erano le dovute eccezioni, ma oggi l’eccezione è diventata la regola, mentre allora la norma era quella di un calcio più tradizionale e rispettoso dei ruoli, o meglio dei compiti. 

Già solo per questo coloro che lo accusano di essere un vecchio arnese superato dalla storia – tutti quei nerd del calcio supponenti, sarcastici e simpatici come una pallonata sui coglioni – dovrebbero intanto ricordarsi che Zoff viene da un’altra era calcistica, e che soprattutto in quella è diventato grande (in tutti i sensi).

Eppure, ancora oggi la sua lezione può essere attuale. 

Lo sappiamo e sarebbe disonesto far finta di nulla: ormai la costruzione dal basso è spesso e per molte squadre (quasi tutte) fondamentale per provare a creare superiorità ed aprire gli spazi. I compiti che i singoli giocatori devono assolvere sono quindi diversi e più vari, e un portiere è chiamato a saper gestire la pressione avversaria pure tecnicamente, con i piedi. Ciò detto, Zoff ha assolutamente ragione su una cosa: sulla primarietà del ruolo, sul fatto che in quell’“anche” ci passi tutta la differenza del mondo.



Oggi siamo arrivati all’assurdo di giudicare un difensore innanzitutto dalla sua abilità con i piedi, o in certi casi addirittura dalla sua vena realizzativa, e al paradosso di valutare un portiere sulla base della sua capacità di iniziare la manovra dal basso (ricordate ad esempio i titoli dei giornali quando la Roma acquistò Pau Lopez, tutti concentrati su quanto fosse bravo a impostare e funzionale al gioco di Fonseca? – salvo poi dover assistere alle prestazioni altalenanti, diciamo così, tra i pali).

Per questo occorre riportare un po’ di buon senso, e uno come Zoff può senz’altro concorrere alla causa. Ribadendo che su quell’anche si decide l’essenza stessa del gioco, che la capacità di essere fluido palla al piede per un portiere non fa parte della dotazione di serie bensì degli optional; è un plus, che certo ben venga ma che non inficia le caratteristiche strutturali e di base di un estremo difensore. Anche perché, se vogliamo dirla tutta, la costruzione dal basso è cruciale nel calcio contemporaneo ma spesso diventa esasperata, narcisista, fino al punto di sfociare nel masochismo.

Anche qui, ci vuole equilibrio – e buon senso – soprattutto in un calcio in cui certe peculiarità “antiche” stanno venendo meno, e nel quale insieme ai ruoli stanno scomparendo i compiti primari dei ruoli stessi. Poi saranno gusti, ci mancherebbe altro, ma noi rivendichiamo il diritto di preferire un Rüdiger a uno Stones, un Bremer a un Mancini, un Chiellini a un Hummels senza per questo essere tacciati di passatismo. E già che ci siamo di scegliere sempre un granitico portiere rivedibile con i piedi, e che non si faccia problemi a buttare la palla lunga, rispetto a un estremo regista che tocca più palloni di una mezz’ala.

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