Serbia e Albania, di nuovo contro.
Tra Tirana e Belgrado, il calcio non è mai soltanto uno sport. È codice d’onore, identità, memoria di secoli: Besa per l’Albania, promessa di lealtà e rispetto; Čojstvo per la Serbia, capacità di proteggere l’altro dai propri difetti, difendere l’onore e la comunità. Questi principi ancestrali attraversano strade, piazze e stadi, intrecciati tra storia e presente dei due popoli Così. Besa e Čojstvo percorrono tutta la storia passata tra Albania e Serbia e tutt’oggi si riflettono negli animi dei due Paesi. Anche in senso sportivo. Oggi, 11 ottobre, ci attende allora una sfida che va ben oltre le semplici qualificazioni Mondiali.
Senza dilungarci sulle vicende storiche e politiche dei due Paesi, e su un’ostilità che meriterebbe una trattazione dedicata, si può prendere quello del Kosovo come caso emblematico – e, pure qui, lo si vede plasticamente nello sport, sulle gradinate e non solo. Da una parte i serbi, che ne rivendicano la proprietà in quanto culla della loro civiltà; dall’altra gli albanesi, per diversi anni l’etnia più presente sul territorio. È lì, nel cuore di Pristina, che troviamo il pieno compimento del sentimento nazionalistico dei due popoli . . .
Immagine di copertina: I disordini dei tifosi serbi che bruciano una bandiera dell’Albania
Italia Serbia – Qualificazioni Euro 2012
Stadio Luigi Ferraris di Marassi, Genova, 12/10/2010
© Giorgio Perottino / Insidefoto
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