Calcio
13 Marzo 2026

Maldini e la Curva Sud

O della distanza (infinita) tra Ultras e calciatori.

Pochi peccati scandalizzano la società del buoncostume quanto l’immoralità. Frasi e azioni indecenti, inaccettabili come bestemmie durante l’omelia. Nello sport come nella vita, chiunque osi oltraggiare la legge non scritta del decoro viene prontamente messo alla gogna. Da condannare senza indugi, il reo è colpevole di un delitto oltraggioso: quello di aver squarciato un velo sacro, invisibile ma ubiquo. A rientrare in questo calderone, parlando di calcio, vi è senz’altro la profanazione di un giorno speciale come una partita di addio. Specie se l’offesa è rivolta ad una leggenda, un intoccabile, un monumento vivente. Uno come Paolo Maldini, figlio di Cesare. Il cui commiatotra le mura di casa è rimasto impresso nella memoria collettiva pallonara come un ricordo chiaroscuro, un dagherrotipo dalle venature amare, macchiato dai soliti noti.

I fatti sono celebri. È il 24 maggio 2009, a San Siro c’è Milan-Roma, l’ultimo ballo casalingo del capitano. Lo stadio è pronto ad omaggiare il suo campione, e tutto sembra apparecchiato per un tributo unanime e sinceramente grato al più grande difensore della storia del calcio italiano. Tuttavia, prima del fischio d’inizio e durante il giro di campo per il commiato finale, dalla Curva Sud arriva lo smacco.



Così recitano due striscioni. Maldini, di tutta risposta, prima alza il pollice ironico, poi mostra il dito medio, a cui la Sud reagisce inneggiando a Franco Baresi (“C’è solo un capitano” mentre la sua maglia numero sei viene srotolata). La scena è dissonante, sgradevole come un dipinto imbrattato, una coltellata alla solennità del momento. Anche la diretta Sky imbastita per l’occasione viene spiazzata dalla sfacciataggine dello schiaffo anagnino: Ilaria D’Amico definisce l’accaduto come “la pietra miliare dell’incomprensibilità”, mentre Massimo Mauro sottolinea come la maggioranza dei tifosi, quelli spontanei, non si sia unito alla contestazione. Sconcerti balbetta parole d’indignazione, poi la palla passa all’ignaro Donadoni, che preso alla sprovvista dai microfoni prima mette in dubbio la veridicità dell’accaduto, poi lo derubrica ad atto “ininfluente per quello che Paolo ha fatto”.

Lo shock è tangibile, ed innesca il solito tiro al piccione contro gli ultras, colpevoli di irriconoscenza, perfidia, lesa maestà. Il calcio istituzionale, va da sé, si stringe in toto intorno ad un Maldini visibilmente ferito. “Sono orgoglioso di non essere come loro”, dichiara a caldo […]


Andrea Staccioli Insidefoto


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