I tifosi sono chiamati ad una sfida complessa, ma necessaria.
«E però bisogna che egli abbia uno animo disposto a volgersi secondo ch’e’ venti della fortuna e le variazioni delle cose gli comandano, e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato.»
N. Machiavelli, Il principe, cap. XVIII (c.n.)
Dopo il nostro ultimo articolo sulla discesa in campo degli ultras italiani «a fianco» delle forze dell’ordine, partorito a quattro mani da Andrea Antonioli, direttore editoriale di Contrasti, e Andrea Mainente, redattore di punta della rivista, siamo stati accusati di avere avuto una visione miope degli eventi, semplicistica se non addirittura di parte – dalla parte di chi, naturalmente, non è dato saperlo, dipende sempre dai punti di vista.
Ci hanno accusato di essere, più che giornalisti – epiteto che tra l’altro da sempre allontaniamo –, scrittori fantasy! La verità è che, come sempre, pure quando un articolo così complesso viene pensato con tanta cura e misura, con due tesi magari non opposte ma senza dubbio polari, il grado di lettura diciamo «zero», quello superficiale, si ferma ringhioso alla difesa delle proprie posizioni – dettate più dalla paura di mettersi in discussione che da veri e propri argomenti.
Il grado di lettura «uno», più profondo, cerca invece di cogliere nel dibattito l’occasione per crescere singolarmente e come sistema. Noi parliamo spesso di «movimento ultras» perché siamo convinti che, pure nella straordinaria differenza di vedute tra una tifoseria e l’altra, tutte siano accomunate da un amore per la vita da stadio, e ciò che essa rappresenta, come ultimo richiamo di una società dimenticata. Questo amore è genuino e indiscutibile, con tristi eccezioni che confermano, e contrario, la gratuità di quello stile di vita.
Quando però si prova ad entrare criticamente nelle cose, mettendosi con le mani in pasta, tutto sembra improvvisamente grigio e piatto. Esattamente come capitato quando una parte consistente del tifo italiano ha provato, nei mesi scorsi, ad avvicinarsi alle «stanze dei bottoni» parlamentari per discutere insieme sulla possibilità di un calcio più giusto e popolare, anche in questo caso, quando si parla di Ultras in generale, il dibattito si ferma molto prematuramente – purtroppo – al succitato grado zero. In quel caso si era parlato, se ricordate, di “tifoserie colluse col potere”. Ma a forza di puntarsi il dito a vicenda, i veri potenti ridono, e il movimento perde la sua forza propulsiva.
cover Image Sport / Insidefoto
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