Le Note delle Piazze è una rubrica (a cura di Filippo Colombo) che racconta le realtà del calcio italiano indagando le commistioni tra calcio, tifo, musica e identità locali
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Ritenete giusti concerti di queste dimensioni proprio a Venessia?
No, parché l’è na cità tropo picola
Però l’è a gratis, vuto du tiri?
Chi viene da Venezia, avrà agilmente riconosciuto i versi di Pin Floi, il celebre brano del 1989 dei Pitura Freska. Chi viene da qualche altro posto, e possiede memoria, diretta o indiretta che sia, di alcuni momenti epocali e per certi versi tragici della storia della musica in Italia, avrà capito che il riferimento è al concerto in Piazza San Marco che fecero i Pink Floyd durante il Redentore del 1989. Fa sorridere pensarci oggi, in un periodo in cui i prezzi dei concerti schizzano continuamente: c’è stato un tempo, nemmeno quarant’anni fa, in cui potevi andare a sentire i Pink Floyd gratis.
E in un contesto, diciamo così, singolare. Il palco costruito con zattere ormeggiate nella laguna, niente bagni chimici per motivi estetici, un limite di 60 decibel per non danneggiare i mosaici bizantini, l’imposizione a David Gilmour e compagni di accorciare le canzoni per la volontà di trasmetterlo in diretta, e 300 tonnellate di rifiuti lasciate in giro che costrinsero la giunta comunale a dimettersi. Una bella storia tutta italiana, come si suol dire.
Oi nemo a vedar i Pin Floi, il mantra del ritornello di quella canzone dei Pitura Freska, è una specie di Ave Maria per i veneziani.
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