Altri Sport
18 Gennaio 2020

Dino Meneghin

Un'epopea lunga quasi trent'anni.

Audace, forte, fiero, inarrivabile. Oggi celebriamo i 70 anni del miglior giocatore italiano di basket di sempre: Dino Meneghin. Leggenda della pallacanestro tricolore, è il primo ed unico cestista nostrano ad essere inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, il 5 settembre 2003.

 

 

Dai campetti della provincia bellunese di Alano di Piave fino ad entrare di diritto nella storia del basket mondiale, la sua carriera è un viaggio iniziato a 16 anni e concluso a 44, raggiungendo quasi il traguardo dei 3 decenni. La leggenda inizia a Varese dove Dino indossa la canotta numero 11, che diventa la sua seconda pelle. Con l’ignis, poi diventata Mobilgrigi, vince tutto in Italia e in Europa.

 

“Per chi non l’ha visto, credetemi: per quanti filmati possiate guardare, non saprete mai cosa vi siete persi.”(1)

 

Sette scudetti, 4 Coppe Italia, 5 Coppe dei Campioni, 2 Coppa delle Coppe e 2 Coppe Intercontinentali: un elenco lunghissimo, come le sue braccia tese a strappare un rimbalzo. A 31 anni, la storia a Varese è già compiuta e Dino ha già conquistato tutto quello che centinaia e migliaia di atleti non riuscirebbero a vincere, nemmeno calcando il parquet per una vita intera. Dopo l’argento con la maglia azzurra alle Olimpiadi di Mosca, dove Meneghin ha lasciato un altro segno indelebile, nella primavera del ’81 circola la voce di un suo passaggio da Atene a Sparta, ovvero all’ Olimpia Milano.

 

 

dino - meneghin
Con la canotta dell’Olimpia e lo sguardo rivolto al canestro (foto pinterest)

 

 

All’epoca la rivalità tra i due club è feroce e, sull’albo d’oro, alla voce scudetto è un alternarsi dei due club lombardi. Nonostante il rischio di fare un regalo ai diretti avversari, Varese cede alle lusinghe milanesi, accettando quello che la Gazzetta definisce come “il più clamoroso trasferimento della pallacanestro italiana”.

 

“Non fu tradimento. Lasciai Varese con la morte nel cuore, ma era necessario per evitare la sparizione della società”.

 

In cambio del pivot, quattrocento milioni di lire più il prestito annuale di Dino Boselli sono le cifre dell’affare. Intanto se Varese piange, Milano dubita. Sì, perché in tanti storcono il naso di fronte ai 204 centimetri del neo acquisto, ritenuto ormai vecchio e perennemente infortunato. Invece, Dino smentisce anche i più irriducibili scettici, aggiungendo al palmares dell’Olimpia 5 scudetti, 2 Coppe Italia, 2 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Korac e 1 Coppa Intercontinentale. Così, tutti sul carro a festeggiare, anche chi, erroneamente, pensava che Meneghin fosse già sul viale del tramonto.

 

 

dino-meneghin
Talis pater talis filius (foto mitotomorrow)

 

 

Durante la seconda giovinezza vissuta sotto la Madonnina, a Nantes nel 83′ gli cinge il collo anche un oro europeo, che lo rende ancora più grande, anzi il più grande. Quindi nel 1990 scocca il tempo di accasarsi presso un’altra grande del basket italiano, Trieste, dove rimane fino al ’93. A 44 anni, però è tempo di dire basta con la pallacanestro giocata e l’ultima stagione con la maglia di Milano è la passerella finale prima del ritiro. All’epilogo della sua inimitabile carriera, gli almanacchi recitano 28 stagioni in serie A con 836 partite, attuale primato assoluto, e 8.580 punti realizzati. Perfino l’implacabile incedere del tempo gli rende tributo, regalando a Dino l’emozione di affrontare il figlio Andrea in campionato.

 

“Un rimpianto? Non aver giocato in Nba. Lo farò nella prossima vita”

 

Alla sua epopea mancherebbe soltanto un capitolo sulle gesta compiute al di là dell’oceano, ma nel 70′ la chiamata degli Atlanta Hawks è priva di esiti. Allora possiamo concludere che la fortuna di acclamarlo sia stata nostra e del basket italiano soltanto, perché uno come Meneghin sarà difficile, se non impossibile, ritrovarlo. Se doveste incontrarlo per strada chiamatelo «Dino! Dino!», come gridavano i tifosi, ma non azzardatevi a definirlo “monumento”. Lui, con quel vocione inconfondibile ed agitando le manone, vi risponderebbe ridendo: «No, monumento no: sui monumenti ci fanno la pipì i piccioni!». Buon compleanno Dino, mito di una pallacanestro che non tornerà più.

 


Note bibliografiche
(1) citazione tratta dall’articolo “Dino Meneghin: l’Olimpia Milano ritira la maglia del più grande di sempre” di Mattia Losi (Ilsole24ore.com, 18/11/19)

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