Oggi sarebbero 98 candeline per Morice Fredrick Winter, per tutti gli amanti della palla a spicchi, semplicemente Tex. Il giorno dopo la cerimonia pubblica per l’ultimo saluto a Kobe, di cui è stato padre putativo sul parquet, è doveroso celebrare una delle menti più creative e rivoluzionarie nella storia della pallacanestro.

 

“Il mio mentore. Con Tex ho riguardato ogni minuto di ogni partita della nostra prima stagione insieme. Mi ha insegnato come studiare ogni dettaglio. Era un genio del basket, nel vero senso della parola. Mi mancherà tantissimo. Grazie, Tex: senza di te non sarei arrivato dove sono oggi”. (Kobe Bryant su Twitter l’11 ottobre 2018, giorno dopo la scomparsa di Tex Winter).

 

Winter è passato alla storia come l’architetto del Triple Post Offense, chiave di volta su cui ha costruito i successi di Bulls e Lakers, condotti al titolo come assistente di Phil Jackson tra gli anni 90 e l’inizio del nuovo millennio. Rivoluzionaria strategia offensiva, il cosiddetto Attacco Triangolo è diventato prima un libro nel 1962, poi il credo, con il quale Tex è riuscito a plasmare il talento di tre campioni inarrivabili, quali Jordan, O’Neal e Bryant, al servizio del gioco di squadra. Questa probabilmente è la più grande impresa di Tex Winter, ovvero riuscire a far digerire tale schema ai tre fenomenali solisti, convincendoli di essere membri dell’ingranaggio collettivo, proprio come tutti gli altri compagni.

 

 

tex winter jordan

“His Airness” a colloquio con Tex e coach Phil Jackson.

 

 

Il primo a convertirsi alla fede nel “TPO” è stato proprio MJ a Chicago. Dopo tanti bocconi amari buttati giù da entrambi, nel 91′ ecco il primo dei 6 titoli NBA vinti assieme, al secondo anno di Tex come assistente di Phil Jackson nei Bulls. Una squadra leggendaria di cui hanno fatto parte, tra gli altri, Scottie Pippen, Dennis Rodman e Steve Kerr.

 

Ho imparato così tanto da coach Winter, un pioniere e un vero studente del gioco. Il suo triangolo è stata una componente fondamentale dei sei titoli vinti con i Bulls. Era un lavoratore instancabile, concentrato sui dettagli e sulla preparazione. E’ stato un grande maestro: sono fortunato ad aver giocato per lui”. (Micheal Jordan in una mail al Chicago Tribune, l’11 ottobre 2018)

 

In seguito il passaggio da Chicago a Los Angeles, dove la sfida raddoppia: da convincere ora ce ne sono 2, cioè Kobe Bryant e Shaquille O’Neal, che già faticano a passarsi la palla tra loro. Storia già vista e nuove amarezze digerite a stento, finché anche nella Città degli Angeli il risultato raccolto è straordinario. I 3 titoli consecutivi vinti dal 2000 al 2002 dimostrano ancora l’efficacia del metodo, fondato sul perfezionamento e sull’attenzione maniacale ai dettagli voluta da Winter durante ogni allenamento. Ogni seduta si apre con trenta minuti di esercizi sui fondamentali, da svolgersi con la massima concentrazione ed intensità, perché secondo Tex l’equazione “movimento di palla più movimento di giocatori, uguale successo” non è opinabile.

 

“Senza Tex probabilmente non avremmo mai vinto un titolo: ci ha insegnato a fare a pezzi i nostri avversari in attacco. Avevamo il migliore di tutti (il riferimento è a Jordan, ndr), ma sono stati gli insegnamenti di Tex e il triangolo che ci hanno aiutato a fare a pezzi le difese. E’ stato duro con me nella prima parte della mia carriera. Ma credeva in me e mi ha dato la fiducia in me stesso di cui avevo bisogno per far funzionare il triangolo. Diceva sempre: “Non sto criticando, sto allenando” (Scottie Pippen su Twitter, l’11 ottobre 2018)

 

Nel 2011 l’ingresso nella Hall of Fame, dopo che il suo nome è accostato più volte a quello di James Naismith, l’inventore della palla a spicchi. Infatti anche Tex, con la sua teoria dell’ attacco a triangolo, ha cambiato e rivoluzionato l’orizzonte del basket, segnando un’era.

 

“E’ stata una delle persone più importanti della mia carriera nel basket. Quello che ha fatto per me, quello che mi ha insegnato e le opportunità che mi ha dato con Phil Jackson a Chicago hanno cambiato tutta la mia vita. Da lui ho imparato tantissimo, nei 5 anni in cui ho giocato per lui. Molto di quello che faccio con i Warriors è stato forgiato dalle cose che ho imparato da Tex”. (coach dei Golden State Warriors, Steve Kerr).

 

Provare a spiegare a parole il Triple Post Offense ci è sembrato riduttivo ed a tratti perfino complesso, allora abbiamo preferito celebrare la grandezza di Tex tramite le voci dei suoi straordinari allievi. Eppure siamo certi che ancor di più, lui gradirebbe che le sue lezioni fossero rievocate in appena sessanta secondi, ovviamente sulla lavagnetta di un coach impegnato nel time out, prima dell’ultimo possesso in attacco della partita.