“Mamma, butta la pasta!”. Si sprecano le volte in cui abbiamo pronunciato questa frase, usandola un po’ dappertutto, in diversi contesti. In radio o in televisione, nessuno è mai riuscito a far breccia nel cuore dei tanti “amici sportivi” all’ascolto, come faceva The Coach: Dan Peterson. Ottantaquattro candeline, da spegnere tutte d’un fiato, per l’allenatore più poliedrico del mondo, nato a Evanston in Illinois, cresciuto da una brillantissima mamma, stilista di moda, e dal papà poliziotto, che ne hanno forgiato il carattere.

 

 

Lo sport come stella polare. A testimoniarlo l’abilitazione, tramite laurea, come insegnante di pallacanestro a 22 anni, seguita, pochi anni dopo, dal titolo accademico in Sport Administration alla Michigan University. “Non fare una cosa stupida è come fare una cosa intelligente – che cosa la vita e lo sport possono insegnare, recita il titolo del suo ultimo libro. Così, dopo 2 lauree in 8 anni, Dan vola in Sudamerica a insegnare pallacanestro ai cileni, ottenendo risultati strabilianti, allenando quella da lui definita “la squadra di basket più bassa del mondo”. Tempo di portarla al 6°posto dei giochi del Sudamerica, che arriva la chiamata dell’avvocato Porelli, Patron Virtus Bologna, che gli cambia la vita.

 

 

Dan Peterson Virtus

Il nano ghiacciato tra i suoi giganti (foto Virtuspedia)

 

 

Il piccolo grande coach arriva in Italia con look da rocker, capelli lunghi e pantaloni a zampa di elefante, ma le apparenze, si sa, ingannano, e in spogliatoio, quando parla il coach, non vola una mosca. Autoritario, tenace, esigente, al primo anno vince subito la Coppa Italia poi, nel ’76, riporta il tricolore sul petto delle V nere, trionfando sull’imbattibile Ignis, dopo un digiuno lungo 18 anni. Da Bologna a Milano, ed è storia anche lì: 4 scudetti, 2 coppe Italia, una coppa Korac e una Coppa dei Campioni alla guida delle scarpette rosse. I premi e riconoscimenti sono tantissimi e Peterson si sente di aver dato tutto, dicendo basta col basket in panchina, ritirandosi nell’87 a soli 51 anni.

 

 

Fu un grave errore, ammise il coach qualche decennio più tardi, ma lo stress, il dover vincere a tutti costi, il non sopportare la sconfitta lo facevano stare male, troppo male. The Coach lasciò la panchina, ma non la palla a spicchi, cominciando l’avventura da telecronista di partite NBA su canale 5, raccontando di un basket diverso, spettacolare, in maniera unica e inconfondibile, avvicinando tantissimi telespettatori a questo sport. Peterson si fa conoscere anche fuori dal mondo del basket e, come testimonial del tè Lipton, la notorietà del “nano ghiacciato” aumenta a dismisura. Le telecronache su le reti Mediaset si estendono al Wrestling, poi arriverà anche il momento di fare l’attore, recitando in una puntata de “L’Ispettore Coliandro”. Il tutto a testimoniare una personalità e un carisma unici, che non solo nel basket hanno lasciato il segno.

 

 

Dan Peterson

Gli anni passano, ma non grinta e carisma (Foto Luca Lussoso – LaPresse)

 

 

A inizio 2011, nel mezzo delle sue tante avventure da giornalista, opinionista e uomo del mondo dello spettacolo, una chiamata che non si può rifiutare, quella dell’Olimpia, che esonera Piero Bucchi, e lo chiama al suo posto. A 75 anni, dopo 23 anni di inattività, il piccolo grande coach torna sulla Sua panchina, quella dove ha vinto tutto quello che c’era da vincere.

 

“Quanto al mio ritorno nel 2011, è stata la più grande gioia della mia vita. Ho amato quella squadra, poi abbiamo fatto quello che potevamo fare”.

 

All’esordio, dal sapore romantico, spazza via Caserta davanti ai 12mila del Forum, riaccendendo l’ambiente biancorosso e facendo affiorare ricordi di un basket che non tornerà più. Sotto la guida di coach Peterson l’Olimpia non va oltre le semifinali con Cantù, pur chiudendo la sua seconda esperienza milanese con un record positivo di 12 vittorie in 18 gare.

 

 

Fine dei giochi, questa volta per davvero, ma quello che ha provato Dan nuovamente su una panchina dopo tanto tempo e quello che abbiamo provato noi, “amici sportivi”, ritrovandolo di nuovo alla guida dell’Olimpia rimarrà qualcosa di indescrivibile. McAdoo, D’Antoni, Premier, Driscoll, Meneghin i suoi migliori 5 dell’avventura italiana, sesto uomo Vittorio Gallinari. Per noi, invece, come avrebbe detto lui, coach Peterson è il Numero Uno.