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Calcio
4 Aprile

Bere Eddie Howe e ubriacarsi del Bournemouth

Remo Gandolfi

20 articoli
Il figlio più amato di Bournemouth sta scrivendo un romanzo calcistico.

È il 31 dicembre del 2008. Il Bournemouth F.C. è con un piede e mezzo fuori dal calcio professionistico inglese. I 17 punti di penalizzazione inflitti dalla Football Association per irregolarità finanziarie nella precedente stagione sono un margine troppo ampio da colmare. Jimmy Quinn, il manager in carica, viene licenziato. Presidente e dirigenti hanno un ultima, disperata carta da giocare per evitare di finire nel calcio semiprofessionistico.

 

Occorre un manager che faccia un miracolo, che ridia vita ad una squadra moribonda, sfiduciata e che ormai ha mentalmente già gettato la spugna. La dirigenza si prende un paio di settimane per cercare questo “mago”, scandagliando decine di possibilità. Nel frattempo la squadra viene affidata ad un ex-calciatore del Bournemouth che dall’inizio di questa infausta stagione si sta prendendo cura della squadra Juniores. Si chiama Eddie Howe e ha solo 31 anni.

 

Nel Bournemouth ha giocato 270 delle 272 partite della sua carriera da professionista, prima di arrendersi ad un ginocchio maledetto che lo torturava da anni e che lo ha costretto a lasciare il calcio solo due anni prima. Con Howe sulla panchina del Bournemouth arrivano due sconfitte esterne consecutive: contro il Darlington e il Rotheram. Due giorni dopo il match con il Rotheram la dirigenza annuncia il nuovo allenatore delle “Cherries”, le ciliegie, il soprannome con cui è conosciuto questo club del Dorset, nel sud dell’Inghilterra. È proprio Eddie Howe, nonostante le due sconfitte.

 

Eddie Howe Bournemouth
Un inedito Eddie Howe da giocatore, nel 2004, con la maglia delle Cherries (foto Alex Livesey/Getty Images)

 

L’approccio di Howe ha colpito tutti, dirigenti, allenatori e tifosi. Intanto la squadra ha reagito, ha lottato in entrambi i match ma questa è una consuetudine riconosciuta ad ogni cambio di allenatore. Però c’è qualcosa di più. Eddie Howe ama il Club. È quello dove ha giocato praticamente tutta la carriera ed è quello per cui faceva il tifo fin da bambino. In quelle due settimane ha trasmesso entusiasmo, passione e tanta determinazione. “Cosa abbiamo da perdere?” avranno pensato il Presidente Baker e il consiglio di Amministrazione. Sarà la scelta più indovinata di quella dirigenza giunta ormai al capolinea prima dell’avvento in società di Adam Murry.

 

La salvezza è lontana 10 punti quando Eddie Howe riceve ufficialmente l’incarico di manager del team. Nelle prime cinque partite arrivano tre vittorie e due pareggi e improvvisamente si apre un nuovo scenario. La squadra riprende fiducia e nella penultima partita di campionato, in casa con il Grimsby, una vittoria per due reti ad una sancirà la permanenza del Bournemouth nel calcio professionistico inglese, seppure nella Quarta e ultima divisione. The Great Escape sarà il nome con cui i tifosi dei Cherries ricorderanno quella impresa.

 

La stagione successiva non inizia certo sotto i migliori auspici. L’embargo sugli acquisti di nuovi calciatori è ancora in vigore ma quantomeno il Bournemouth può partire senza penalizzazioni. L’obiettivo è identico a quello della stagione precedente. Salvarsi, il prima possibile e intanto sperare che qualche ragazzo delle giovanili o dei tanti acquisti dalla “Non-League”, ovvero i campionati semi-professionistici e dei dilettanti, possa diventare un giocatore importante per il club in attesa di tempi migliori.

 

Eddie Howe maschera
Tutti pazzi per Eddie Howe, il cavaliere del Bournemouth (foto Chris Brunskill/Getty Images)

 


Il ritorno, sotto Eddie Howe, in Division One


 

Quello che succede nelle prime settimane di campionato però lascia senza fiato tutti quanti. Media, tifosi e dirigenza del Bournemouth. Il Bournemouth vince 9 delle prime 10 partite di campionato. Non era mai successo nei 110 anni di storia del Club. I risultati generano entusiasmo in club e tifosi e autostima nei giocatori. Anche le poche “battute a vuoto” non incidono sull’inerzia del team che continua a navigare nelle zone alte della classifica.

 

I tifosi, che hanno ricominciato a riempire le tribune del Dean Court, il piccolo e compatto stadio dei Cherries, iniziano a sognare un’impresa impensabile solo un anno prima. Un’impresa che a questo punto diventerebbe un autentico miracolo. Il secondo consecutivo. Nella prima metà di gennaio arrivano però tre sconfitte di fila. D’altronde cosa ci si poteva aspettare da una squadra che spesso non riesce neppure a portare in panchina neppure tutti e sette i giocatori permessi dal regolamento?

 

Sarà invece l’unico momento veramente difficile di una stagione che ritorna ben presto in carreggiata. Il 24 aprile del 2010, con la vittoria esterna contro il Burton Albion, il Bournemouth sancisce il ritorno in Division One, la Terza Divisione del calcio inglese.

 

“E’ un gruppo di ragazzi fantastico. Siamo andati a giocare partite con 14 giocatori a disposizione. C’è chi ha giocato infortunato stringendo i denti, c’è chi ha giocato in un ruolo non suo e c’è chi, infortunato, non è mancato ad una trasferta. Quello che abbiamo fatto quest’anno sarà impossibile dimenticarlo per tutti noi” (queste le parole di Eddie Howe al termine di quella straordinaria stagione).

 

La stagione successiva inizia con una grande sorpresa: Brett Pitman, il bomber dei Cherries e autentico protagonista della promozione nella stagione promettente con i suoi 26 gol, viene ceduto al Bristol City. Questo solo pochi giorni dopo la prima partita interna della stagione, vinta dal Bournemouth con un netto 5 a 1 ai danni del Peterborough e con Pitman autore di una tripletta! Il milione di sterline incassato dalla vendita di Pitman vuol dire finalmente denaro da spendere sul mercato per Howe, dopo anni di totale carestia.

 

“Non ho bisogno di spendere. I giocatori che ho sono più che all’altezza per competere con tutte le squadre più forti della Division One”.

 

Con questo attestato di stima la squadra riprende la sua marcia, come se il fatto di trovarsi in una divisone superiore non potesse incidere minimamente. L’8 gennaio del 2011, dopo 23 partite di campionato il Bournemouth è secondo in classifica, in piena bagarre promozione. Eddie Howe però ha sul tavolo decine di proposte di altri club, tra queste quella del Crystal Palace, ambizioso team di Championship. Sono giorni difficilissimi per Howe. Il suo legame con il club è fortissimo, fin da quando era un calciatore della rosa.

 

 

Eddie Howe Burnley
Eddie Howe insieme al proprio assistente, Jason Tindall, al Burnley (foto Laurence Griffiths/Getty Images)

 

 


Il figliol prodigo. Dal Burnley al Bournemouth


 

 

Alla fine però Howe non riesce a resistere alle lusinghe del Burnley, squadra ambiziosa di Championship che ha mire (e finanze) per tornare a breve nell’elite del calcio inglese. Saranno 18 mesi più che dignitosi ma senza riuscire ad arrivare all’obiettivo. Dopo il tredicesimo posto conquistato al termine della stagione 2011-2012 non c’è però pressione da parte della dirigenza del Burnley. In Inghilterra si può ancora lavorare su progetti a medio termine e Howe ha ancora quasi due anni di contratto. Tanto più che, fedele alla sua idea di calcio, il Burnley, come il Bournemouth, ha un approccio moderno, fatto di pressing e pallone rigorosamente a terra.

 

Ad ottobre di quel 2012, però, il richiamo di “casa” è davvero troppo forte. Eddie Howe torna al Bournemouth. La gioia dei tifosi e di tutta la città della costa del sud-ovest dell’Inghilterra è pari a quella dei suoi trionfi recenti sulla panchina dei Cherries. “The Messiah is back” titolano i giornali del posto. Il titolo non è esagerato. Quello che accade da quel 12 ottobre è veramente qualcosa che supera ogni possibile immaginazione.

 

Quando Howe torna sulla panchina trova una squadra al ventunesimo posto in classifica, con una sola vittoria nelle prime undici giornate di campionato e reduce da quattro sconfitte consecutive. Il 13 ottobre il Bournemouth gioca in casa contro il Leyton Orient vincendo per due reti a zero. Dopo quella partita arriveranno 14 partite consecutive senza conoscere la sconfitta, al termine delle quali ci sarà un secondo posto in classifica che il Bournemouth FC riuscirà a conservare sino a fine stagione: ecco allora la promozione nella Championship inglese, la serie cadetta nella quale i Cherries non giocavano dal maggio del 1990.

 

 

Bournemouth
Al Goldsands Stadium sanno riconoscere i propri figli (foto Charlie Crowhurst/Getty Images)

 

 


The Messiah is back. La consacrazione di Eddie Howe


 

 

È il terzo miracolo. A questo punto però sono tutti, ma proprio tutti convinti che il massimo obiettivo possibile sia stato raggiunto. Per i 9000 tifosi che si preparano a riempire il piccolo Dean Court nella stagione 2013-2014 quello che sta accadendo è semplicemente assurdo. La Championship è un campionato estremamente difficile e competitivo. Nella rosa del Bournemouth non c’è un solo calciatore che abbia giocato nella serie cadetta del calcio inglese.

 

Lecito quindi attendersi diversi movimenti di mercato. Vanificare un’impresa del genere solo per non voler spendere un po’ di denaro non sembrerebbe una scelta oculata. Eddie Howe però rimane fedele ai suoi principi.

“Avevamo ragazzi che giocavano in Division Two che non erano ritenuti all’altezza della Division One. Invece abbiamo conquistato la promozione. E anche stavolta sarà lo stesso. Questi ragazzi hanno tutte le qualità, tecniche, fisiche e caratteriali per competere anche a questo livello”.

In quell’estate arrivano solo due difensori, Elliott Ward e l’espertissimo nazionale irlandese Ian Harte, entrambi a parametro zero più il centrocampista Andrew Surman in prestito per tutta la stagione dal Norwich. L’unico denaro sarà speso per l’attaccante sudafricano Tokelo Rantie, acquistato dal Malmoe per la cifra record per il club di 900.000 sterline…

 

Sarà un campionato senza patemi, chiuso al decimo posto e con qualche soddisfazione importante come le spettacolari vittorie ottenute contro il Leeds United e il Nottingham Forest (entrambe per quattro reti ad una) tra le mura amiche, o la vittoria esterna per quattro reti a due contro il Birmingham. Ma quello che più conforta tifosi e staff è l’eccellente finale di campionato. Tre sole sconfitte negli ultimi 15 incontri raccontano in maniera inequivocabile che il progetto di Howe continua a crescere, e bene.

 

Lo stratosferico 4-1 contro il Leeds United

 

 

Per l’ennesima volta non c’è nessuna rivoluzione. I movimenti sul mercato sono pochi e molto mirati, come da sempre nella politica di Eddie Howe. Vengono acquistati Dan Gosling e Junior Stanislas entrambi svincolati; il prestito di Andrew Surman dal Norwich è trasformato in acquisto definitivo per una cifra intorno al milione di sterline. L’ultimo acquisto spiazza non poco i sostenitori dei Cherries: il bomber Lewis Grabban, autore di 35 gol in campionato nelle due stagioni precedenti, viene ceduto al Norwich per tre milioni di sterline.

 

La stessa cifra viene immediatamente reinvestita da Eddie Howe per l’acquisto del 22enne Callum Wilson, proveniente dal Coventry, che gioca in Division One! Sarà l’ennesima scommessa vinta da Eddie Howe. Wilson segnerà 20 reti in campionato che si riveleranno fondamentali nella conquista del titolo della Championship e, successivamente, nell’incredibile promozione nella Premier inglese. Il ruolino di marcia dei ragazzi di Eddie Howe è impressionante. Dopo un avvio altalenante arrivano 14 partite consecutive senza sconfitta tra le quali spicca un clamoroso otto a zero rifilato in trasferta al Birmingham e un sei a uno, sempre in trasferta, ottenuto sul Blackpool.

 

Il gioco messo in mostra dal Bournemouth è un autentico spettacolo per gli occhi. La squadra va in campo per “fare” sempre la partita, per imporre il proprio gioco. In alcune situazioni si vedono i 10 giocatori di campo del Bournemouth rimanere per diversi minuti nella metà campo avversaria con un pressing altissimo e aggressivo per recuperare il pallone il più vicino all’area di rigore avversaria. A fianco di Wilson, autentico uomo-gol, rapido e opportunista, si muove un centravanti nel più puro stile britannico, anche se è un francese e si chiama Yann Kermorgant, ex-idolo del Charlton Athletic ma messo sul mercato nel gennaio di quella stagione perché ritenuto ormai finito o quasi.

 

 

Un anno fa, Wilson varcava la soglia dei 50 gol col Bournemouth

 

 


27 aprile 2015: Bournemouth in Premier League


 

 

Della squadra che conquista la promozione, quattro titolari sono al club dai tempi della Division One (Simon Francis, Steve Cook, Tommy Elphick e Charlie Daniels) e due, Mark Pugh ed Harry Arter, sono in squadra dalla prima promozione dalla Division Two alla Division One. Il 27 aprile del 2015 con la vittoria interna ai danni del Bolton Wanderers arriva il giorno più grande e importante nei 116 anni di storia del club: la promozione nella massima serie del calcio inglese.

 

Tutto questo a sette stagioni di distanza dal possibile oblio. Il resto, come si suol dire, è storia recente. Il Bournemouth sta giocando la sua quinta stagione consecutiva in Premier, in barba ai bookmakers e agli addetti ai lavori che ad inizio stagione inseriscono regolarmente i Cherries tra le principali candidate alla retrocessione.

 

Eddie Howe è ancora lì. Per costruire un altro miracolo, l’ennesimo: quello di vedere la sua “creatura” giocare una competizione europea. Ne ha fatti tanti di miracoli e questo, nel campionato più ricco del mondo, è con ogni probabilità il più difficile di tutti. Ma come racconta ogni volta Eddie Howe, oggi quarantatreenne:

 

“Può forse spaventarmi qualcosa dopo che a 29 anni ho dovuto smettere di giocare e mi sono trovato senza un lavoro?”.

 

 

Eddie Howe Jurgen Klopp
Eddie Howe ha tanti estimatori in giro per il mondo. Di lui Klopp ha detto: “‘Eddie Howe is the most exciting manager in Premier League” (foto Jan Kruger/Getty Images)

 

 


Aneddoti e curiosità su Eddie Howe


 

 

Quando nel marzo del 2002 Eddie Howe, dopo oltre 200 partite nel Bournemouth, viene ceduto al Portsmouth per la cifra di 400.000 sterline sembra giunto il momento della definitiva consacrazione. In una squadra di Championship che nelle sue fila aveva giocatori del valore di Robert Prosinecki e di Peter Crouch, Eddie Howe è il primo acquisto del celebre manager Harry Redknapp. Al suo debutto contro il Preston però Howe si rompe il legamento crociato di un ginocchio. Rimane ai box per quasi un anno e mezzo.

 

Il Portsmouth, per saggiarne le condizioni, lo presta alla sua vecchia squadra, il Bournemoth. Le sue prestazioni sono talmente convincenti che il Bournemouth cerca il modo di riportarlo a casa in via definitiva. Le casse del club però sono praticamente vuote. Nasce allora la “Eddieshare”, una raccolta fondi tra i tifosi per finanziare l’acquisto di Howe. In pochi giorni i tifosi mettono insieme la cifra di 21.000 sterline che diventano decisive nel finanziare il ritorno del “figlio più amato di Bournemouth”.

 

Le casse del club però sono praticamente vuote. Nasce allora la “Eddieshare”, una raccolta fondi tra i tifosi per finanziare l’acquisto di Howe. In pochi giorni i tifosi mettono insieme la cifra di 21.000 sterline che diventano decisive nel finanziare il ritorno del “figlio più amato di Bournemouth”.

 

Come già raccontato, durante la sua prima stagione al Bournemouth uno dei problemi più frequenti per Howe era quello di non avere calciatori a sufficienza da mandare in campo e in panchina. La data è quella del 26 settembre del 2009. Il Bournemouth è già in testa alla classifica e nel pomeriggio attende sul suo campo il Burton Albion. Quando Howe fa la conta si accorge che ha un totale di 13 calciatori disponibili, di cui uno stirato (Tindall) e presente solo per onor di firma. Con tre cambi permessi dal regolamento presentarsi in quelle condizioni sarebbe molto, molto pericoloso.

 

Allora Eddie Howe prende in mano il telefono e chiama la Preside della Lytchett Minster School di Poole, cittadina a pochi chilometri da Bournemouth. Gli serve il permesso della Preside per esentare da una lezione di matematica un ragazzo che ha compiuto 16 anni la settimana precedente, e per portarlo con sé in panchina alle 15 di quel pomeriggio. Quel ragazzo si chiama Jayden Stockley e oggi gioca nella Championship inglese con il Preston North End. Il Bournemouth vincerà anche quel match con un gol di Brett Pitman a quattro minuti dalla fine, facendo una sola sostituzione durante l’incontro.

 

 

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