Altri Sport
23 Marzo 2017

Roger e Stan, un'altra battaglia fratricida

Come Roger Federer ha vinto Indian Wells, confermandosi il più forte del 2017. Come ha portato alle lacrime il valoroso Stan Wawrinka, l'eterno secondo svizzero vissuto due volte.

Stan Wawrinka è pronto a battere. Si posiziona dietro la riga, nella sua metà sinistra del campo. Uno sguardo furtivo oltre la rete, poi scocca la freccia. La pallina, così profonda da sembrare out, è destinata al rovescio dell’avversario; vorrebbe sorprenderlo, ma non ci riesce. Roger ha già intuito la direzione e prepara la risposta: tende gamba sinistra e braccio destro verso il missile giallo in arrivo, mentre la gamba destra è ben piantata a terra. Il volto, tutto indirizzato alla meta, giunge come un’impressione al tarchiatello Stan, in evidente affanno. In quella posa, l’avversario sembra Mercurio, il messaggero degli dei, ma pare non accorgersene. Quei gesti sono così naturali e spensierati da essere mandati giù a memoria, come le filastrocche delle elementari. La sua Wilson rispedisce tutto al mittente. Il punto durerà ancora un paio di scambi, ma già si sa chi lo porterà a casa. Un dritto non convinto di Wawrinka si arrende poi alla rete: 15 pari.

Siamo all’ultimo game della finale del singolare maschile di Indian Wells, domenica 19 marzo. È un trionfo svizzero dovunque lo si guardi: Roger Federer e Stan Wawrinka sono i sopravvissuti di questa settimana californiana, rispettivamente con le teste di serie numero 9 e 3. Strano a dirsi, ma è Stan a dimorare all’attico. Che strana carriera, la sua. Fino a 29 anni era un onesto mestierante della racchetta con qualche bel ricordo di gioventù (un Roland Garros formato juniores) e l’ombra del ritiro sempre più vicina; poi, l’ascesa al potere. Australian Open, Roland Garros (questa volta formato maxi) e U.S. Open: uno Slam all’anno dal 2014 in avanti, avendo come avversario in finale sempre il numero 1 del momento. Cabala vuole che questo sia l’anno di Wimbledon: chi vivrà vedrà. Classe operaia in paradiso, verrebbe da dire. Il re degli underdog ha finalmente trovato la sua dimensione. Ma Roger resta sempre Roger. Molto unisce i due tennisti, non solo la nazionalità: insieme hanno contribuito alla storica vittoria in Coppa Davis della Svizzera nel 2014 e nel 2008 si sono regalati un oro olimpico nel doppio. Per giunta, sono entrambi romantici. Superstiti del rovescio a una mano che fa molto vecchia scuola, visti da vicino ricordano un po’ Dylan e Springsteen, dove il secondo ha declinato in forma operaia ciò che il primo ha cantato dall’alto dei cieli. Se Federer è il re, Wawrinka è Clopin, il re buffone cantore di gesta altrui, un predicatore alla portata di tutti. Le diversità fra i due emergono nel percorso fatto per arrivare in finale. Roger in sei partite non mai perso un set e ha lasciato per strada giusto 36 game. Certo, di mezzo c’è anche il walk-over contro Nick Kyrgios – fermato da un’intossicazione alimentare- ma non per questo l’impresa è meno strabiliante. Emblematica la sfida con l’eterno rivale Rafa Nadal, valida per l’accesso ai quarti di finale: un 6-2 6-3 che ha trafitto come burro le aspettative dello spagnolo e degli spettatori smaniosi di un match al cardiopalma. L’unico incontro in cui Federer ha trovato qualche difficoltà è stato quello del terzo turno contro Steve Johnson, un tennista americano non più giovanissimo che gravita intorno alla trentesima posizione nel ranking. Secondo i pronostici, il menù prevedeva una sfida contro Djokovic ai quarti di finale, ma così non è stato. Il sopracitato Kyrgios, diavoletto della Tasmania, ha fatto fare valigia al serbo campione in carica da tre anni. Nole l’ha talmente presa male che non parteciperà a Miami, dando a tutti l’appuntamento per la stagione sul rosso. Stessa sorte è toccata a Murray, sempre più somigliante a Giovanni Senzaterra da quando è numero 1. Anche lui è salpato verso altri lidi.

Il vincitore e lo sconfitto al Bnp Paribas Open di Indian Wells
Il vincitore e lo sconfitto al Bnp Paribas Open di Indian Wells

Wawrinka è arrivato in finale a modo suo: un po’ in sordina, un po’ tra il serio e il faceto, ma letale. Dopo due turni agili contro Lorenzi e Kohlschreiber (altra cariatide che ancora si diverte sul campo da gioco), sono arrivate le prove più impegnative. Si può dire che Stan abbia affrontato gli spettri dei natali futuri e ne sia uscito vincitore: le sfide contro le promesse Nishioka e Thiem si sono risolte con un tie-break al terzo set, al termine di due partite giocate sul filo dell’equilibrio. Ma come sempre, una volta ingranata la marcia, il diesel Stan non ha lasciato sconti a nessuno. In semifinale ha fatto un solo boccone della rivelazione del torneo Carreño Busta ed è approdato così all’ultimo scoglio. Di solito quando va fino in fondo non manca mai il bersaglio. Da quando poi ha deciso che vincere non era così male, ha perso una sola finale, l’anno scorso a San Pietroburgo contro Alexander Zverev, altra giovane promessa dell’ATP. Se non ci fosse stato Roger probabilmente anche questa volta l’avrebbe fatta franca. Stan conosce tutti e a tutti si adatta: lotta, soffre, travolge. Si finisce col fare il tifo per lui, anche se magari stai dall’altra parte della rete. Demolisce l’avversario col sorriso, con la sua storia, con quell’aria da Rocky scanzonato. È l’uomo barbuto del “Quarto stato” di Pellizza da Volpedo: all’apparenza solo, ma in realtà dietro ha una massa silenziosa.

Ma con Roger è diverso. Già a Melbourne, nel mese di gennaio, si era trovato in imbarazzo a giocare contro l’amico, il compagno di una vita. Tra il sole australiano e quello di Indian Wells la differenza non è poi molta. Una partita lineare, pulita, senza troppi fronzoli porta piano piano Federer alla vittoria. È sereno e non potrebbe essere altrimenti: i critici da mesi hanno le penne asciutte. Vola da una parte all’altra del campo con i sandali di Mercurio; Stan, solitario, scava poco a poco la sua trincea. Se guardiamo le loro schede anagrafiche non notiamo molta differenza: stessa altezza, stesso peso (anzi, Roger ha qualche chiletto in più) eppure sul campo si ha completamente un’altra impressione. Wawrinka è tozzo, quadrato, con un filo di pancetta che fuoriesce dalla maglia azzurro anice a strisce rosa. Federer è asciutto, elegante: una “l” che a una prima vista può confondersi con la cifra “1”, ma in tal caso il lapsus non sarebbe sanzionato. Nell’ultimo game Stan è avanti 40-30: un dritto lungolinea di Roger un po’ troppo osé gli regala una briciola di vantaggio. È alla battuta, ma sta sudando come non mai. Una smorfia spunta tra la barba ispida, segno di disagio. Di lì a poco restituisce il favore: esagera con il top spin e manda fuori una palla facile. Non pago, sbaglia per la seconda volta mandando un rovescio sulla rete. Federer ha così la possibilità di porre fine alla partita: sarà la prima e unica volta. Stan corre a destra e a sinistra, Roger indirizza i colpi quasi da fermo. L’ultimo punto è una stupenda volée di diritto eseguita in corsa. Il re è andato a prendersi la sua vittoria. Durante la premiazione c’è spazio solo per i sorrisi e le lacrime liberatorie. Il primo a parlare è Stan, stremato e commosso: vede l’amico ridere e gli dà del coglione, con quel fare un po’ rude e un po’ impacciato che lo contraddistingue. Aggiunge poi che in Australia era stato il suo primo fan e gli porge le sue congratulazioni. Roger, in attesa del microfono, sorride spensierato: il sole, da Melbourne a Indian Wells, non è più tramontato.

 

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Stefan Edberg era estetica allo stato puro
Altri Sport
Francesco Albizzati
19 Gennaio 2021

Stefan Edberg era estetica allo stato puro

Un genio del tennis in giacca e cravatta.
Matto in cinque mosse: come l’Aquila ha travolto l’Olimpia
Altri Sport
Francesco Albizzati
06 Giugno 2017

Matto in cinque mosse: come l’Aquila ha travolto l’Olimpia

Tra rimpianti e frustrazione, la squadra di Milano ha perso in casa contro l'Aquila Trento, ora alla ricerca del suo primo scudetto
Prima che la terra ci divori
Altri Sport
Francesco Albizzati
02 Marzo 2017

Prima che la terra ci divori

La preview dei grandi Master 1000 sul cemento americano: i profili dei protagonisti e dei possibili outsider fra attese, delusioni e prospettive future.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Rivivere ancora i “Momenti Federer”
Altri Sport
Michele Alinovi
04 Aprile 2017

Rivivere ancora i “Momenti Federer”

Dodici anni fa David Foster Wallace definiva così le magiche prodezze del Re svizzero. Nel 2017 mister 18 Slam è tornato, vincendo i primi tre più importanti tornei della stagione e sconfiggendo la sua nemesi di sempre, Rafael Nadal.
Il re e il suo trono
Altri Sport
Nicola Caineri Zenati
16 Aprile 2018

Il re e il suo trono

Con la stagione sulla terra rossa si aprono le danze per il campione di Maiorca, quel Rafael Nadal che ha costruito su questa superficie il suo monopolio. Eppure le incognite sono tante, tra la mancanza dei big e le nuove stelle nascenti.
Osaka contro Osaka
Altri Sport
Niccolò Maria de Vincenti
03 Giugno 2021

Osaka contro Osaka

Cosa ci dice la giapponese del tennis e del mondo contemporanei
Federer v Nadal 2008: il miglior incontro di sempre
Altri Sport
Niccolò Maria de Vincenti
06 Luglio 2020

Federer v Nadal 2008: il miglior incontro di sempre

4 ore e 48 minuti che hanno cambiato la storia dello sport.
Thomas Muster
Ritratti
Samantha Casella
21 Febbraio 2017

Thomas Muster

L'Ercole moderno del tennis, che dopo un tragico incidente è riuscito a diventare n. 1 del mondo e a vincere il Roland Garros.