Calcio
06 Marzo 2019

Giù le mani dal Meazza!

Contro l'abbattimento dello stadio di San Siro.

La notizia è freschissima, anzi praticamente uno scoop, così noi ci teniamo a giocare d’anticipo come un esperto centrale di difesa che sventa la minaccia, rubando il tempo all’attaccante. Secondo “Repubblica”, lo stadio Giuseppe Meazza avrebbe ormai le ore contate ed accanto a lui dovrebbe essere edificato un nuovo e futuristico impianto, insieme ad un palazzetto dello sport ed un centro commerciale. Infatti, mancherebbe soltanto il bene placito del FC Internazionale, affinché si accendano i motori delle ruspe. E’ doveroso allora soffermarsi e riflettere sulle conseguenze di questa decisione, tanto futile quanto luttuosa per tutti i calciofili, condivisa dalle due società meneghine ed avallata dal Comune.

 

Innanzitutto prepariamoci a destinare al dimenticatoio uno dei profili più inconfondibili del panorama del calcio mondiale. Sul globo terraqueo pochi impianti possono vantare un tale connubio di eleganza e maestosità, capace di suggestionare con tanta semplicità l’immaginario dei tifosi, grazie all’inimitabile gioco di superfici, linee e volumi. Addirittura l’estetica dello stadio, inaugurato nel 1926, è sopravvissuta a numerosi interventi di ampliamento e restauro, accrescendo il proprio fascino di volta in volta. Eupalla se ne faccia una ragione: l’Uomo non le dedicherà mai più templi del genere. Asettiche, fredde, ma funzionali e profittevoli, così saranno le cattedrali del futuro.

 

Ora rimarchiamo l’essenza del Meazza in quanto luogo della memoria, approfondendone quindi l’accezione più irrazionale ed intima, partendo dall’impossibilità di descrivere lo spettro di emozioni suscitate in chiunque ne abbia mai varcato i cancelli o tornelli, interista, milanista oppure forestiero. Senza dubbio non possiamo dimenticare l’atmosfera elettrica che lo ammanta nelle notti di coppa, così stracolmo ed imponente. Quando il sipario si alza e rivela il suo palcoscenico verde, la lirica è oscurata e Milano riconosce un’unica Scala, quella del Calcio. Personalmente rimpiangerò la fatica compiuta nel percorrere le infinite spirali delle sue torri, così come il senso di impotenza innanzi al resto dello stadio e la conseguente voglia di cantare più forte dal settore ospiti. Mi mancheranno perfino le impagabili, ma amare, vedute sulla città godibili dal terzo anello, quando l’occhio cercava di evadere momentaneamente dal rettangolo verde per ignorare il risultato avverso.

 

Capitan Giuseppe Meazza prima della finale mondiale del 1938

 

Infine i diritti di denominazione del nuovo impianto, primaria fonte di rientro dell’investimento complessivo di 600 milioni, offuscheranno irrimediabilmente la memoria di uno dei più importanti interpreti del pallone nostrano, nonché uno dei cittadini più illustri del capoluogo lombardo. Le due proprietà straniere potrebbero non saperlo, eppure sembra proprio che anche in Comune si siano dimenticati che Giuseppe Meazza riposi nella cripta del Famedio del cimitero monumentale. Qui gli fanno compagnia esimie personalità milanesi appartenenti ai più differenti ambiti, da quello militare all’arte, passando per la scienza, la politica e l’imprenditoria. Nuovamente la memoria corta ha portato a mettere una mano sul portafoglio.

 

Tuttavia, noi la mano possiamo metterla sul cuore e lo facciamo con fierezza. Tra i più virtuosi capostipiti della scuola calcistica italiana, “Peppin” ha contribuito con le sue prodezze a creare l’immaginario collettivo di un’intera nazione, al netto della strumentalizzazione da parte del regime. Non può essere considerata una casualità se nel sonno eterno lo accompagnano giganti del nostro Paese quali Alessandro Manzoni, Carlo Cattaneo e Francesco Hayez. Dal canto nostro, non possiamo ignorarlo e ciò è sufficiente per farci gridare: no all’abbattimento dello stadio di San Siro!

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