Cultura
12 Settembre 2025

Kim Jong-un e il basket

Un amore surreale ma vero.

Era il 1998 quando nella classe di una scuola internazionale di Berna, un ragazzino di nome Pak Un spiccava per il suo abbigliamento sportivo e il suo fare disinvolto.

Vestiva prevalentemente in tuta, indossava scarpe Nike e raccontava di essere il figlio di un diplomatico della Corea del Nord. João Micaelo, suo compagno di classe di allora, figlio di immigrati portoghesi, lo descriveva come un ragazzo tranquillo ma determinato nel raggiungere i suoi obiettivi. Specialmente, a colpire João era la sfrenata passione di Pak Un per la pallacanestro:

«Giocavamo tanto insieme. Vorrei dirgli: “Se avrai mai tempo, contattami e becchiamoci ancora”».

Desiderio di difficile realizzazione, per la delusione del suo ex compagno di classe. A dir la verità, quel giovanissimo studente nordcoreano di tedesco affascinato dalla cultura europea e occidentale, aveva solo in parte rivelato la propria identità.

Sul paese di origine non c’erano dubbi. Vera era anche la “funzione di rilievo” (e che rilievo!) della sua famiglia all’interno degli apparati della Repubblica Democratica Popolare di Corea. Eppure, Pak Un era un nome inventato. A frequentare le aule svizzere con i propri colleghi e compagni di classe europei tra il 1998 e il 2000, spacciandosi per Pak Un, fu niente meno che Kim Jong Un, secondogenito del leader Kim Jong Il, nonché attuale e controverso leader della Corea del Nord.

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